B. Sascha Horowitz
S V A N I A
3 semplici storie sentimentali
a mio nipote
P A T R I C E H O R O W I T Z
detto scontato ma riconquistato:
“L’amore non è sempre Amore
anche se talvolta
gli assomiglia”
I N D I C E
1. S V A N I A (la fuggitiva)
2. A L S I A (la farmacista)
3. D U L Y A (la moglie)
Prima parte
1. S V A N I A (la fuggitiva)
Pseric, ormai vedovo da qualche anno, stava cenando al “Ristorante Falchesini”. Vi si recava di tanto in tanto, perché a casa doveva accontentarsi più o meno dei medesimi pasti: quei pochi e semplici che riusciva a preparare .
Improvvisamente una mano si posò delicatamente sul suo braccio, impedendogli di portare la forchetta alla bocca:
– Scusi…potrei…potrei parlarle un momento?
Pseric alzò lo sguardo alquanto seccato e incontrò due splendidi occhi azzurri, circondati da una morbida chioma di capelli biondi che cadevano fin sul seno.
Un sorriso dolce e apparentemente ingenuo, riuscì almeno per un momento a disarmare la spiccata diffidenza di Pseric.
– Scusi, riprese il sorriso che si era reso conto della situazione un po’ imbarazzante, ho proprio bisogno di parlarle!
– Mi dica…, intervenne in tono quasi professorale l’uomo, marcando così senza volere la sua età ormai avanzata .
– Ho bisogno del suo aiuto, sottolineò con una sfumatura di supplica lo sguardo al di sopra del sorriso .
– Del mio aiuto? chiese Pseric sorpreso. Pose la forchetta e riprese ad essere più sospettoso di prima, squadrando attentamente la giovane donna .
– Mi chiamo Svania, disse appoggiando di nuovo con delicatezza la mano sul braccio di Pseric.
Questi, come al solito, cominciò a rimuginare, notando dapprima che Svania aveva un lieve accento nordico e che quel toccamento del braccio poteva benissimo essere un espediente che voleva ammorbidire i suoi dubbi, la sua diffidenza .
Che cosa poteva volere questa giovane donna che non aveva mai notato prima di allora, né in quel ristorante che frequentava ormai da qualche anno, né altrove? Faceva forse parte di un giro di prostituzione clandestina, magari di droga, di truffaldini o altro ancora?
– Il mio nome è Pseric, disse però stringendole la mano con poco entusiasmo, pensando che in certe situazioni i nomi erano di poca importanza e potevano celare qualsiasi ordine di realtà .
– Piacere, ma conosco già il suo nome…, rispose la mano calda e morbida, aggiungendo in tono assai mesto come per confermare la serietà dell’intenzione:
– Ho veramente bisogno di un uomo di cui potermi fidare…di qualcuno come lei!
– Come mai? inquisì Pseric .
– Ho bisogno di un uomo di fiducia perché…, ma Pseric la interruppe di nuovo:
– Per prima cosa non m’interessa tanto “il perché” quanto la ragione della sua scelta…come mai si è rivolta proprio a me?
– Stavo per dirglielo, affermò Svania un po’ contrariata, è per…, esitando un attimo come se temesse d’indisporlo,…è per la sua età…il suo sguardo chiaro e diretto, il suo comportamento rispettoso con i camerieri, il pasto che ha scelto.. .
– Magari ha già letto le linee della mia mano e conosce anche il mio oroscopo, interferì ironicamente Pseric, come se volesse mascherare il suo disagio di fronte ad un’invadenza che gli sembrava tutt’altro che conclusa .
– Scusi…ma non sto scherzando e d’altronde non sono in vena di scherzare, perché ho veramente bisogno d’aiuto.
– Non volevo…, e mentre Pseric stava per dirle “irritarla”, fu colpito dal fatto che Svania si scostò improvvisamente, scrutando la parte della sala situata vicino alla porta d’ingresso, dov’era apparso un uomo alto, ostentatamente elegante, scuro di capelli con la testa un po’ quadrangolare e l’espressione piuttosto glaciale, lo sguardo tetro e fisso che lasciava presagire un atteggiamento poco rassicurante .
L’uomo la squadrò per un attimo, poi si ricompose come se lei non ci fosse e infine raggiunse un tavolo all’altra estremità del ristorante, sedendosi vicino a un individuo che gli somigliava molto nell’atteggiamento. Pseric si accorse che Svania era impallidita, nonostante il colorito già molto chiaro:
– Sarebbe lui il pericolo? chiese sommessamente, evitando accuratamente di guardare verso il fondo sala.
– Sì e non soltanto…, sussurrò Svania tremando lievemente .
“Ah”, pensò Pseric manifestamente in difficoltà, “qui ci troviamo di fronte a un garbuglio…attento vecchio mio!”, articolando le parole di Svania, dando loro più peso, tempo e significato:
– Ah…non sol-tan-to…!
– Lui si chiama Salovacz e l’altro.. .
– Fanno parte della mafia alcesina? chiese Pseric sempre più preoccupato, interrompendo le rivelazioni di Svania.
Svania restò a lungo silenziosa come qualcuno che, colto in fallo, è sorpreso di essere scoperto mentre non se l’aspettava, soprattutto non così all’improvviso .
– Com’è riuscito a capirlo…? Pseric le indicò i capelli bianchi e con tono ironico:
– Figlia mia, non sono nato né oggi né ieri…se non sbaglio dev’essere stato ier l’altro…perché, era difficile da capire? Svania lo interruppe stizzita:
– Ho bisogno di aiuto…la prego non continui ad ironizzare, per me la situazione è molto seria!
– Va bene, disse Pseric con tono conciliante, ma non so se potrò.. .
– Ne sono sicura, non saprei proprio a chi altro rivolgermi…una cara amica mi ha parlato di lei!
– Ah? disse Pseric guardandola stupito .
– Sì, ha frequentato parecchi anni or sono, alcuni dei suoi seminari. Ma dopo un breve intervallo, come se volesse evitare degli equivoci, aggiunse rapidamente:
– Ora si è ripresa, ha trovato ciò che cercava e sta bene!
– E sarebbe?
– Lulia.. .
– Lulia? Pseric era notevolmente sorpreso:
– E…sta tuttora bene?
– Sì, ed è una delle mie migliori amiche…mi assicurò che avrei potuto riporre in lei la mia più completa fiducia…
Pseric si tranquillizzò: Lulia era stata una delle più impegnate partecipanti dei suoi seminari, certo con qualche difficoltà iniziale che era riuscita a sormontare in poco tempo, per crescere ed evolvere in modo inaspettato. Ma che nesso poteva esserci tra Svania e Lulia, soltanto amicizia o ben altro?
– Non è quindi stata tanto l’età, lo sguardo e il resto a decidere la sua scelta, insinuò Pseric.
– Anche, si affrettò a ribattere Svania, ma è stato soprattutto per quanto mi ha raccontato Lulia…
– Come, chiese Pseric preoccupato anche se ciò che supponeva gli sembrava inverosimile, è nel “giro” anche lei?
– Oh, no no, sottolineò con veemenza Svania, lei non c’entra, sono io in trappola e vorrei uscirne!
– Allora sarà meglio che cominciamo dall’inizio, vorrei capire.. .
– Certo certo, confermò Svania, ma non qui e adesso, perché mi sono intrattenuta fin troppo con un uomo sconosciuto, soprattutto un po’ anziano…, accentuando con tatto il “un po’ anziano”,…la chiamerò non appena possibile…per ora dovrò giustificare il lungo colloquio avuto con lei!
Pseric fece il gesto di porgerle il biglietto da visita…
– Non si disturbi, il suo indirizzo è già nella mia agenda.. .
Il fatto di trovarsi inserito negli appunti di Svania, gli sembrò di nuovo poco rassicurante, ma d’altra parte e, tutto sommato, non poté fare a meno di biasimarsi per l’eccessiva diffidenza con cui investiva tutto e tutti.
Fu Svania a concludere l’incontro:
– Cercherò una soluzione, ne parleremo la prossima volta.. .la chiamerò presto…, e alzandosi scomparve furtivamente da un’uscita laterale .
Per qualche istante Pseric rimase stupito: c’era ancora di che meravigliarsi e doveva capitargli proprio ora alla sua veneranda età, durante la cosiddetta quiescenza? Ancora assorto nei suoi pensieri, lasciò il locale frastornato e un po’ simile ad un automa.
Passarono diversi giorni finché giunse la preannunciata telefonata:
– Pseric?
– Eccomi.. .
– Ufficialmente dovrei organizzarmi con la parrucchiera, ma posso cambiare il programma…se mi puoi ricevere per mezz’oretta…, poi aggiunse esitante, scusa se ti do del tu, ma.. .
– Non c’è di che…e quando vorresti venire?
– Ora, tra qualche istante.. .
Vi fu un prolungato silenzio, perché Pseric, supponendo che si trattasse di uno dei prossimi giorni, si ritrovò alquanto sopraffatto.
– Ci sei ancora?
– Sì sì…va bene…sai dove abito?
– Certo, me lo ha mostrato Lulia.
Dopo un quarto d’ora, Svania suonò alla porta:
– Sono alquanto di fretta, sussurrò entrando un po’ a corto di fiato, ma credo che riuscirò a spiegarti l’essenziale, soprattutto se non ci attardiamo troppo sui dettagli .
Si sedette a cavalcioni sulla prima sedia a portata di mano:
– Quando vivevo nell’Antralcia del Nord, mi promisero “il paradiso terrestre” qualora fossi venuta come ballerina, attrice oppure, soltanto per cominciare e ovviamente nel peggiore dei casi, come dama di compagnia di una vecchia signora molto ricca, con paghe da capogiro, almeno per le nostre precarie condizioni di vita .
Ero ignara, ingenua e desideravo lasciare il mio paese, povero e per me senza prospettive, sperando di poter far seguire mia madre, se non subito almeno in un secondo tempo.
Mi fidai di un mio cosiddetto cugino…che forse non era un vero cugino, ma che allora si presentò come tale, cosa che d’altronde non sono mai riuscita a verificare e potrebbe già di per sé essere significativo: comunque è colui che hai intravisto l’altra sera al ristorante e.. .
-…ti sei trovata in un bel vespaio!
– Proprio così…e che vespaio! Per qualche istante Svania rimase pensierosa:
– Inoltre è come una prigione. Vivo da una parente di Salovacz che forse non è una parente, ma gli serve da copertura. Dovrei figurare come dama di compagnia, ma devo invece essere la “dama di compagnia” degli uomini che vengono “in visita” a qualsiasi ora del pomeriggio o della serata…e potrai immaginare senza difficoltà a cosa siano servite le mie violente ribellioni iniziali!
Devo essere a loro disposizione, ma incassa la vecchia signora. Sembrano uomini ricchi: sono eleganti e per mia fortuna sono almeno ben curati ed educati, ma molto taciturni. Suppongo che appartengano a delle categorie speciali: diplomatici, servizi segreti, mafia, imprenditori, bancari, non mi è molto chiaro…forse si tratta di tutti questi tipi e altri ancora…
Si aveva l’impressione che Svania volesse rincarare la dose, tuttavia tralasciò i termini ingiuriosi soggiungendo:
– Mi sento come un robot perché non c’è comunicazione, manca un minimo di calore umano…ho dei sentimenti, rifletto, sono pur sempre una donna sensibile, non una macchina !
Dietro questa affermazione si poteva percepire al tempo stesso un tono di veemente ma legittima amarezza, aggressività e rivendicazione .
– Non puoi evadere?
– Ecco il punto: in concreto non ho mezzi propri e per le mie prestazioni ottengo dei nonnulla, briciole…dovrei partire molto lontano, all’altro capo del mondo per sfuggire alla loro cricca, organizzandomi molto bene, con tanta prudenza e mezzi che al momento non posseggo. È per questo che ho pensato a te…non a regali o prestiti che magari non potrei restituirti, no, m’immaginavo un’intesa di tipo…di tipo…, Svania esitò molto e si poteva percepire nettamente le sue difficoltà:
– Un’intesa di tipo un po’ professionale, se così posso dire .
– Professionale? Pseric sembrava alquanto sorpreso .
– So che vivi da solo, che le donne non ti dispiacciono e che…, ma Pseric la interruppe:
– Ormai ho una certa età e…, anch’egli esitò ma per altre ragioni,…non è più facile, anzi direi piuttosto difficile.. .
– Appunto, trovare una donna che ti possa piacere ma…, Svania lasciò volutamente la frase in sospeso perché la questione toccava aspetti delicati .
– Certo che…, tentò d’insinuare Pseric, ma Svania lo precedette:
– Magari potrei essere io.. .
Pseric era sbigottito e a corto di parole.
– Non ti piaccio?
– No no…anzi, non è questo il punto, ma ormai sono già nella terza età, per esser più preciso sono nella zona del “canto del cigno” se capisci cosa voglio dire!
– Certo, interruppe Svania con tono di convincente comprensione, ma di ciò non ti dovrai preoccupare, sarà mio compito cercare soluzioni ai problemi, qualora dovessero essercene .
– Ma…, cercò di obiettare Pseric.
– Niente ma…, tu mi piaci, anche se per i miei gusti, scusami, sei un po’ anzianotto, ma credo che tu riesca a compensare con la tua umanità…Lulia mi aveva assicurato…
A questo punto Pseric cercò di essere evasivo:
– Mi sembra di avere capito in linea di massima, ma in concreto?
– Ho pensato che ci si potrebbe incontrare alcune volte al mese e mi sono organizzata nel modo seguente: ho fatto capire a Salovacz e ai suoi che ero molto a disagio per la lontananza da casa, per mia madre e ciò che ero costretta a fare in rapporto a quanto mi era stato promesso!
Ho spiegato che questo “stato depressivo” cominciava a incidere sulle “prestazioni nel mio lavoro”, ragione per cui ho proposto che mi si concedessero dei “colloqui” con te. Non è stata la “depressione”, quanto il problema delle “prestazioni” che li ha seriamente preoccupati e dopo un’animata discussione, hanno acconsentito se pur controvoglia. Così ho potuto giustificare il nostro incontro nel ristorante. Svania riprese fiato un attimo…:
– Tutto ciò mi permetterebbe di guadagnare da 200 a 300 brac con te come “cliente”, più 100 brac che ti “devo” per ogni “consultazione”.. .
– Caspita, aggiunse Pseric sorpreso da tanta arguzia, ma sei più cara di uno specialista!
– Lo credo bene, sorrise Svania in modo smaliziato, …ho pensato che così, in dieci mesi, un anno o poco più, potrei forse partire…ammesso che tu sia d’accordo con la mia proposta.
Pseric si lisciò il mento, riflettendo alcuni istanti:
– Sai, le disse, non è nelle mie consuetudini agire in questo modo, né di sostenere altri nel praticare simili contorsioni.. .- E…? chiese Svania preoccupata che Pseric potesse desistere da una possibilità che per lei rappresentava non soltanto una speranza, ma forse l’unica via d’uscita.
– Poiché mi sono promesso di aiutarti e dato che le circostanze non sembrano permettere soluzioni oneste con gente disonesta, temo che qualche artificio sarà necessario per risolvere il tuo problema…a parte il fatto che ti trovo…ti trovo una donna oltremodo affascinante.. .
– Dici sul serio? Svania lo interruppe abbracciandolo prima, baciandolo poi intensamente sulle guance…, non sai quanto te ne sono grata e penso che almeno così potrò finalmente uscire da questo inferno!
– Ma, riprese Pseric, da cosa dipenderanno i 200 o 300 brac a cui alludevi?
– Diciamo…dal tempo…
– Sì, ora vedo ciò che intendevi per un “po’ professionale”! Svania fece una breve pausa di riflessione:
– Sai, credo che l’aspetto “professionale” ci permetterà di creare una vera amicizia…ci terrei molto, perché come mi sembra di averti già detto, il tuo modo di essere mi piace e non so se tu…, si fermò un attimo come se nel frattempo il filo dei suoi pensieri avesse preso un’altra direzione, ma poi proseguì esitando:
– La “professionalità”…potrebbe evitarci…dei coinvolgimenti diciamo sentimentali, o perlomeno attenuarli!
Pseric annuì, perché sia la proposta che la conclusione gli sembravano la prima accettabile, la seconda appropriata .
– E quando sarò in possesso della somma necessaria, scomparirò…
e non ti dirò né quando né dove andrò, anche se forse lo avrai già intuito, ma in verità non lo saprai veramente e sarà meglio così, perché con quella gentaglia.. .
– Posso immaginarmelo…, completò Pseric.
– Tra qualche anno avrai mie notizie, forse tramite Lulia…anche lei vorrebbe vivere altrove, forse sulle rive del…, qui Svania interruppe improvvisamente una possibile rivelazione, non fosse che per non contraddire quanto affermato prima; sembrava trasognata e si poteva percepire un silenzio denso di significato. Dopo essersi ripresa:
– Se sei d’accordo, ci si potrebbe incontrare settimana prossima…per gli orari ti telefonerò di volta in volta…ho dovuto fare la concessione di non stabilire date e orari fissi, come mi pare sia consuetudine…vedremo in seguito se riesco a conquistare degli spazi più regolari.
Si alzò come un felino e con passi decisi si avviò verso la porta .
– Quanto ti devo? insinuò Pseric con una lieve sfumatura d’ironia .
Svania gli lanciò uno sguardo particolarmente espressivo, un po’ come quello di una mamma che rimbrotta il suo piccolo:
– Adesso non esageriamo! Ciao…, e scomparve rapidamente.
Pseric rimase un po’ frastornato: doveva ammettere che Svania ci sapeva fare ed ebbe la netta impressione che sarebbe riuscita a realizzare il suo coraggioso progetto.
Passarono però alcune settimane senza telefonate o altri messaggi e Pseric cominciò ad impensierirsi. Per ragioni di riservatezza e allo scopo di non entrare durante momenti inopportuni nella “sfera professionale” di Svania, si erano accordati che lui non avrebbe preso conoscenza del numero telefonico della giovane e così non poteva raggiungerla, anche se desiderava accertarsi che nulla di grave le fosse successo.
Durante un pomeriggio della terza settimana, squillò il telefono:
– Potrei venire tra mezz’ora…ti andrebbe? Era Svania, con la voce alquanto concitata.
Pseric si sentì spiazzato da quel ritmo martellante, poco consono alle sue abitudini: da un lato la giovane donna gli piaceva, d’altra parte lo entusiasmava l’idea di poterla aiutare a uscire dalla “gabbia” in cui si trovava . Dopo un attimo di esitazione e sormontata una certa contrarietà confermò:
– Va bene, vieni pure.. .
Furono momenti indimenticabili: Svania era di un tatto e una delicatezza tali, da far dimenticare a Pseric, almeno per qualche istante, l’età che ormai lo consumava con avvisaglie inconfondibili. Per un momento ebbe quasi l’impressione che si stesse consumando un atto d’amore, ma poi si dette uno scossone, prendendo coscienza che non era il caso di abbandonarsi a tenere illusioni: Svania era una giovane ed esperta “professionista”e se non avesse avuto bisogno di “denaro occulto”e di una complicità veramente leale, nulla avrebbe avuto a che fare con lui, soprattutto in un modo così intimo; in ogni caso tra non molto se ne sarebbe andata per sempre, quindi.. .
Si costrinse a non interpretare ciò che sembravano e forse erano espressioni di tenerezza, effusioni d’affetto nonché piacere sessuale, come se fossero realtà più profonde, acquisite con lo scorrere del tempo nell’avvicinamento progressivo tra due amanti. Ciò nonostante Pseric sospirò e i suoi pensieri corsero nostalgici a tempi passati, quando…
Si ritrovarono così diverse volte.
* * *
So long, I am around…
Seguirà la seconda e ultima parte di SVANIA
SVANIA, SECONDA ED ULTIMA PARTE (del primo racconto)
Dopo alcuni mesi, durante un pomeriggio, Svania giunse in uno stato d’agitazione inabituale:
– Temo che stiano sospettando qualcosa. Hanno cercato di mettermi alle strette, affermando che intendevo raggirarli con i tuoi prezzi…
Pseric mostrò un certo stupore.
– Sì, proseguì Svania, perché ho detto loro che le tue consultazioni ammontavano a 150 brac…
– Brava! fece in tono di rimprovero Pseric, e questo non me lo potevi dire prima?
– Perché, ti hanno chiesto qualcosa?
– Non personalmente, ma avrebbero potuto, indirettamente…e forse lo hanno fatto.. .
– Ah, sospirò Svania.
– Infatti, queste non sono le mie tariffe abituali. Ora, se mi dovessero chiedere qualcosa, saprò almeno come rispondere…per esempio che…a causa del tuo stato alquanto…precario, abbiamo prolungato le sedute oltre il previsto! Svania sembrava rassicurata e Pseric aggiunse:
– Forse ti rendi conto, quanto sia importante di essere estremamente prudenti se non vogliamo compromettere tutta l’operazione: questo significa che dobbiamo assolutamente consultarci per qualsiasi modifica della nostra intesa! Svania per tutta risposta gli si appese al collo e, contrariamente alle premesse che sembravano velare l’incontro, i momenti che seguirono furono inabituali: Pseric la strinse forte per cercare di tranquillarla e durante quell’ora rimasero sdraiati l’uno accanto all’altra, mentre lui le accarezzava delicatamente il capo, un po’ come avrebbe potuto fare una madre che desiderava calmare il suo piccolo dopo un incubo notturno.
Prima che lei partisse le tese duecento brac, ma lei abbozzò un gesto di rifiuto:
– Sono io che dovrei darteli…, ma Pseric la interruppe:
– Va bene così, ne avrai bisogno per poter partire al più presto…, rendendosi conto che già sin d’ora l’idea lo addolorava e che quel gesto era un po’ come dell’autosabotaggio .
Infilò il denaro nel soprabito di Svania che, visibilmente commossa, diede a Pseric un bacio tutt’altro che professionale, prima di scomparire come al solito alquanto frettolosa. Se qualcuno l’avesse incontrata nell’atrio o nelle scale, avrebbe potuto intravedere alcune lacrime sulle sue diafane guance.
Passarono diversi mesi durante i quali il loro rapporto divenne sempre più tenero e fors’anche passionale, ma d’altra parte si aveva l’impressione che i due facessero di tutto per contenere un certo ardore, il quale cercava d’infiltrarsi con insistenza nella loro relazione.
Dopo qualche tempo e alla fine di uno dei loro appuntamenti, come se volesse sottrarsi al peso di ciò che stava per dire:
– Dovrò partire tra non molto…cominciano a rendermi la vita impossibile con i loro sospetti e controlli, le loro domande a tranello e altro ancora, come se avessero intuito che stessi tramando qualcosa…
– Pseric intervenne immediatamente, quasi volesse impedire la separazione, auspicabile per lei, temuta per sé stesso:
– Ma ti basta il denaro che hai messo da parte? Svania dovette riconoscere:
– No, non ancora…temo però che dovrò partire prossimamente per non compromettere tutto e pensavo che…forse…avresti potuto prestarmi…i tremila mancanti! Poi più risoluta:
– Non voglio doni, vorrei soltanto un prestito e cercherò di restituirtelo tra due, tre anni al massimo!
Ma Pseric pensieroso:
– Ho l’impressione che ci sia dell’altro.. .
– Infatti…e suppongo che tu abbia capito, anche se potrebbe sembrare secondario…penso che sia ora di partire, anticipò Svania con determinazione, aggiungendo quasi per scansare il delicato argomento,…so che me li regaleresti, ma desidero che rimanga un prestito…da buoni amici! Pseric sospirò: gli sembrava che il limite dell’amicizia fosse ormai oltrepassato da qualche tempo, ma voleva rispettare il tentativo di Svania di rimettere le lancette del loro rapporto all’ora giusta:
– D’accordo, disse, li preparo per il nostro prossimo incontro, se non ti occorrono prima.. .- Sì sì, va bene, non so come ringraziarti…settimana prossima, stesso giorno, stessa ora, salvo imprevisti…
Andandosene, depose alcuni baci sulle guance di Pseric, più intensi della volta precedente e scendendo dalle scale, si mise a singhiozzare. Pseric si sentì dolcemente ferito e per consolarsi pensò che la situazione era scontata fin dall’inizio, ciò che non gli evitò né la stretta al cuore, né il nodo alla gola che provò intensamente vedendola partire in quel modo.
Quando Svania giunse la settimana seguente, non soltanto i tremila brac richiesti, ma qualcosa di più era già a sua disposizione. La giovane abbracciò calorosamente Pseric, sussurrandogli all’orecchio:
– Rimaniamo tranquilli e in silenzio come quella volta…
Ciò che fecero, con la sola differenza che Pseric accarezzò più a lungo e intensamente la fronte e i capelli di Svania, mentre lei si strinse ancor più fortemente a lui, quasi volesse rendere impossibile una separazione .
Infine Svania lo baciò a lungo sulla fronte, si alzò e dopo essersi vestita frettolosamente, se ne andò quasi con la rapidità di una lince, mentre Pseric rimase ancora a lungo sdraiato, immerso in alcuni lugubri pensieri e certi interrogativi, che al momento non potevano trovare una risposta: “sarebbe riuscita nel suo intento, o l’avrebbero intercettata? Sarebbe stata in grado di realizzare il suo sogno di pittrice, oppure sarebbe dovuta tornare alla sua attività attuale? Avrebbe sopportato un clima e un ambiente sociale così diverso? E altro ancora…”
Si sentiva pesante e privo di forze, un po’ come se stesse per morire…poi si addormentò.
Al risveglio nel tardo pomeriggio, tutto gli apparve come un sogno, quasi un incubo e a dir poco sperò che le immagini si estinguessero, cancellate da una memoria evanescente, sommersa da nuove realtà.
Ma le immagini e i segni lasciati da Svania, come il suo inconfondibile profumo, rimasero troppo vivi: era impossibile cancellarli con leggerezza, mentre invece cominciavano a dolere per la presente e futura assenza della giovane.
Passarono due settimane. Nel giorno e nell’ora solitamente stabiliti per i loro incontri, squillò il telefono e una voce maschile alquanto tentennante, chiese con un evidente accento straniero:
– Potrei parlare con Svania? Senza esitare un attimo, Pseric ribatté:
– Ma qui non c’è nessuna Svania…chi parla? Vi fu un momento di silenzio, disturbato da un sussurrato dialogo tra due persone, poi un po’ meno titubante un’altra voce maschile proseguì all’apparecchio:
– Sono Salovacz il cugino di Svania e la sto cercando per qualcosa di molto importante, potrei parlarle un momento?
– Ma qui Svania non c’è, riaffermò deciso Pseric.
Nuovo indugio, come se non si credesse a quanto affermato .
– In tal caso potrei venire a parlarle personalmente?
– Certamente, quando?
– Ora, tra poco…, proseguì Salovacz.
Pseric, colto di sorpresa, pensò che sarebbe stato preferibile riceverlo subito per non destare inutili sospetti:
– Va bene, venga pure, sa dove abito?
– Sì sì, non si preoccupi, a presto.. .
Dopo qualche istante suonò il campanello del portone: era Salovacz con l’uomo già visto nel ristorante. Evidentemente avevano telefonato da molto vicino, forse da dove stavano sorvegliando la casa.
Mostrando con affettazione una certa sorpresa, Pseric li fece accomodare nello studio e si rese conto che speravano di trovarvi Svania o perlomeno uno strascico del suo profumo.
– Mio cugino Vacoslav… Salovacz presentò così il suo compagno e Pseric pensò “sì, tutti cugini, tutti della medesima famiglia di delinquenti!” I tre uomini si sedettero:
– Lei sa dove si trova mia cugina?
– È ciò che mi stavo chiedendo anch’io…, e Pseric, fingendosi ancor più sorpreso, proseguì immediatamente:
– Doveva venire settimana scorsa per la solita seduta, ma non l’ho rivista né ha telefonato per disdire l’appuntamento, cosa che ha sempre fatto in previsione di assenze…
Pensavo che sarebbe venuta oggi, avendo magari confuso le date…in verità non ho neppure un suo recapito telefonico, ragione per cui non ho potuto informarmi…e da quando la state cercando? Pseric voleva spiazzarli a tutti i costi, bombardandoli con affermazioni e domande, non fosse che per riprendere il coltello dalla parte del manico.
– Da pressappoco dieci giorni, precisò Salovacz.
– Ah! fece Pseric fingendo di nuovo un grande stupore.
– Pensavamo che lei potesse dirci qualcosa, aggiunse Salovacz, visto che veniva da lei per.. .
– Capisco, anticipò rapidamente Pseric, ma lei saprà che non possiamo intrattenerci sulle persone che ci consultano…, poi con fare apparentemente remissivo aggiunse,…visto però che la situazione sembra eccezionale, direi addirittura drammatica, poiché la signorina Svania non è mai mancata agli appuntamenti o perlomeno li annullava telefonicamente nel caso di un qualche contrattempo, vorrei confidarle alcuni aspetti del problema che dovrebbero preoccuparci!
Salovacz sembrava particolarmente interessato e si chinò in avanti come se non volesse lasciarsi sfuggire ciò che Pseric gli avrebbe potuto rivelare:
– Dica pure…
– Ecco, proseguì Pseric, ci sono due fatti che mi hanno colpito: primo…che la signorina Svania aveva una gran nostalgia della sua patria, qui non si trovava a suo agio, si sentiva spaesata, smarrita…mi segue?
– Certamente…
– Esprimeva dei rimorsi nei confronti della madre, per averla lasciata sola, anche se curata in una casa per anziani…
Salovacz sembrava annuire, ma fissò Pseric come per dire che tutto questo non lo interessava, anche perché lo sapeva già…
– Il secondo dato, continuò Pseric, che m’inquieta più di tutto, è lo stato depressivo…
– Vale a dire? intervenne Salovacz più attratto da questo particolare.
– La prima ipotesi, quella più probabile, è che potrebbe essere tornata in patria per porre rimedio a tutto ciò…
Ma Salovacz scosse la testa con impazienza come per dire “no no, là non c’è, abbiamo già controllato…”, ma disse soltanto:
– Continui! e qui Pseric si fece molto grave:
– La signorina Svania mi ha raccontato la trama di un vecchio film che l’aveva molto impressionata: non mi chieda né titolo, né regista, né il nome degli attori, perché veramente non saprei dirle di più. Ricordo però che il personaggio chiave, uomo deluso dalla vita in generale e dal rapporto con la moglie in particolare, durante un’intensa crisi depressiva, si recò con una teleferica sulle Grandi Montagne del Nord e dopo avere camminato a casaccio in quella natura ostile e selvaggia fino all’esaurimento delle forze, al tramonto si abbandonò alle nevi di un ghiacciaio, addormentandosi e morendo per assideramento! A questo punto Pseric si fece ancor più grave:
– Dopo avermi parlato di questo film, la signorina Svania aggiunse…, e Pseric si fermò un attimo come per riprendere fiato, ostentando “forti emozioni”,…che anche lei…un giorno…avrebbe voluto morire in quel modo!”
Salovacz e il “cugino” si guardarono attoniti: per la prima volta sembravano completamente disarmati, mentre Pseric contò sul fatto che potessero credere a questa “ipotesi”: di vero c’era soltanto la pellicola da lui vista molti anni addietro .
– Lei pensa…? chiese Salovacz e Pseric intervenne subito:
– Così come ho conosciuto la signorina Svania, temo molto che…lo credo veramente possibile!
Vi fu un silenzio carico di tensione, poi Salovacz con la sua abituale freddezza:
– E magari ha pure un’idea dove potrebbe…?
– Questo proprio non lo saprei dire, ma visto che sua cugina è, e qui Pseric tossì come per correggersi,…era una persona intelligente, immagino che avrà scelto con cura il luogo: molto elevato, grande ghiacciaio con tanti crepacci, tanta neve…e, come lei certamente saprà, nella nostra regione ci sono molte possibilità, soprattutto in questa stagione…!
I “due cugini”, fatto insolito per gente di quello stampo, sembravano disarcionati, addirittura scoraggiati, forse perché la situazione sembrava sfuggire completamente al loro controllo, in modo così inaspettato e tutto sommato verosimile.
Pseric aveva recitato la sua parte in modo brillante, anche se quel ruolo non gli era connaturale: aborriva giocare al venditore di fumo, ma si trattava di aiutare Svania nel suo tentativo di liberarsi da individui e da uno stile di vita in cui stava male, sbarazzandosi in modo pacifico di delinquenti, che l’avevano profondamente ingannata e che Pseric disapprovava risolutamente. Salovacz e il suo compare si alzarono come un solo uomo, infine il primo tese il suo biglietto da visita a Pseric:
– Mi chiami se dovesse avere qualche notizia…, e Pseric di rimando proseguendo il suo gioco:
– Anch’io le sarei molto grato se volesse informarmi qualora dovesse farsi viva con lei…ma francamente, e scosse la testa desolato, …a questo punto…temo proprio il peggio…!
Finalmente i due se ne andarono. Con gran sollievo di Pseric: nulla di quanto temuto si era verificato, essendo egli uscito perfettamente incolume da quell’incontro. In ogni modo i “due cugini” sembravano molto irritati e contrariati per avere perso uno dei loro soggetti (scusate: uno dei loro “oggetti”) più redditizi, senza sospettare la corresponsabilità di Pseric.
Questi invece e, nonostante tutto, era soddisfatto di essere riuscito a sviarli in una direzione aberrante! Contrariamente ai persistenti timori di Pseric, non vi fu nessuna “rappresaglia” e non udì né rivide mai più i due ambigui figuri .
Dopo due anni, giunse invece un messaggio dagli Stati Centrali Riuniti, firmato “Verica”, in cui Svania raccontava in breve che era riuscita a raggiungere felicemente l’agognata destinazione, ben inteso senza precisare né il dove né il quando. Si era iscritta a vari corsi di pittura, frequentati con gran passione, tanto che, più o meno dopo un anno, aveva già potuto inaugurare la sua prima mostra con un successo inaspettato: tra non molto sarebbe perfino stata in grado di restituirgli il famoso “prestito”. Era felice e convinta di aver deciso per il meglio, a favore di un percorso che le corrispondeva perfettamente.
Terminava la lettera, come se volesse sottolineare la sua nuova identità, sottolineando con i colori dell’arcobaleno un: “NON TI DIMENTICHERÒ MAI!”
Pseric era certo che “Verica” (e fu commosso per la scelta di questo inequivocabile pseudonimo), non si trovasse negli Stati Centrali Riuniti, mentre supponeva che vivesse su un continente ben diverso, utilizzando una sua amica, forse Lulia, quale fidato “corriere internazionale”.
Infatti, chi avrebbe mai riconosciuto in quell’appartato, ma pur sempre notevole luogo in riva a un mare stupendo, la ragazza alta, con la lunga chioma di capelli biondi e lisci, snella ed elegante che a suo tempo portava attillate minigonne e tacchi considerevoli, sotto l’aspetto di quella giovane pittrice dai grandi occhiali variopinti, ovviamente fasulli perché Svania ci vedeva benissimo, la chioma un po’ arruffata e rossastra, lunghe camicie e gonne dai colori discreti, nonché morbidi mocassini scamosciati che avvaloravano il suo passo felino?
Non molto tempo dopo, probabilmente sempre tramite il medesimo canale, giunse la restituzione dei cinquemila brac promessi, da parte di una certa “Lila Parden”, sfruttando in modo inequivocabile alcune lettere del nome di Lulia Paraton.
Pseric era quasi certo che se fosse stato più giovane di una trentina d’anni, sarebbe andato a cercare Svania nel luogo dove supponeva si trovasse, per trascorrere la vita con lei.
Aveva tuttavia qualche dubbio, perché temeva che così facendo, avrebbe intralciato l’evoluzione di Svania che si prospettava particolarmente promettente! Invece, non poté fare altro che pensarla, ragione per cui, qualcuno che lo avesse seguito più da vicino, avrebbe percepito periodicamente i suoi sommessi e nostalgici sospiri.
Qualcuno vorrebbe forse sapere se Salovacz e i suoi seguaci riuscirono a trovarla…
Pur avendo sguinzagliato i loro “mastini”, mai e poi mai furono in grado di rintracciare Svania, non sospettando minimamente né il luogo, né la sua nuova identità, che la proteggevano in modo quasi inespugnabile. Dopo qualche tempo si dettero per vinti e abbandonarono le ricerche, giustificando il loro insuccesso con “l’ipotesi” della “neve e del ghiacciaio come trappola mortale”, proposta a suo tempo da Pseric.
Un’ultima cosa: Svania incaricò l’autore di questo breve racconto, di risparmiare ai lettori ulteriori particolari della sua vita e di ribadire, come già accennato, che finalmente viveva realizzata e felice.
Inoltre, cosa che le procurava veramente una grande gioia: era riuscita con strategie eccezionali, per vie tortuose e indirette, a far espatriare sua madre, che ora poteva finalmente vivere in pace gli ultimi anni della sua travagliata esistenza, godendo i privilegi che le procurava quella stupenda località, in prossimità delle rive di uno dei più straordinari mari di quel lontano angolo di terra e la compagnia della sua unica e amata figliola!
* * *
So long, I am around…
Fine…del primo dei 3 racconti con:
Alsia (la farmacista) e
Dulya (la moglie)
P.S. C’è una particolarità che mi sembra di aver scoperto a proposito di questi tre racconti (Svania, Alsia e Dulya), ma soltanto dopo averli scritti. Ciò che mi è sembrato di poter rilevare “post hoc” è stato tutt’altro che qualcosa d’intenzionale!
Si tratta del fatto che in tutte le tre storie ci sono state difficoltà tra le rispettive coppie e che poi, volenti dolenti, per una ragione o un’altra, le persone si sono lasciate.
Ciò che mi ha colpito è che, pur essendoci state delle difficoltà ed infine delle separazioni, questo è sempre avvenuto in modo “civile”, senza aggressività particolare, senza utilizzare gli altri, oppure certe realtà come strumenti di ripicca, di vendetta.
Questo mi sembra particolarmente importante soprattutto quando la coppia ha dei bambini, perché diversamente sono questi solitamente a doverne fare le spese!
In breve: così come ci sono delle “buone unioni, dei buoni matrimoni”, così ci possono anche essere delle “buone separazioni, dei buoni divorzi, anche se sono più difficili!”
Be the first to comment on "S v a n i a (la fuggitiva) : 3 semplici storie sentimentali con Alsia e Dulya (circa 80 pagine, tascabile)"