Beni Sascha Horowitz
No, non era un’autostoppista, né una passeggiatrice
(breve storia di una coppia un po’ particolare)
N.B. Si tratta probabilmente di un mix tra un racconto e una scenetta teatrale, anche
se la definizione è decisamente di subordinata importanza!
1.
Zendiù stava circolando a velocità ridotta in una radura tra due boschi, quando già da
lontano avvistò una donna…o forse era un uomo, perché portava pantaloni in parte
coperti da un cappotto color cammello, donna-uomo che si trovava ferma sul margine
della strada..
Zendiù si avvicinò e dovette constatare che si trattava di una donna: bella, slanciata,
con i capelli marroni raccolti sotto un berretto alla francese.
– Mi sto recando nel prossimo borgo…posso offrirle un passaggio?
La donna lo squadrò ma senza rispondere
– Che lingua parla: l’antralcese, il romedanese, o forse il mirandese?
Nessuna risposta, ma uno sguardo un po’ compassionevole, se lo si vuole annoverare
tra le risposte, un po’ come per dire…”ma tu che cosa vuoi da me?”…”occupati dei fatti
tuoi!”
Invece tutt’a un tratto si fece sentire in buon antralcese
– Non rompere, lasciami in pace…ti ho chiesto qualcosa?
Però Zendiù insistette
– Guardi che il prossimo borgo è alquanto lontano e visto che ci vado…
– Ti ho già detto di non importunarmi…
– Se si vuole rendere un servizio, ora lo si chiama “importunare”…e tra non molto,
per così poco si sarà magari anche accusati di “molestie sessuali”.
– Ma sii franco: nel prossimo borgo, che d’altronde conosco bene, c’è anche un bel
albergo e ovviamente mi vorrai portare a letto.
– A parte il fatto che saresti sempre libera di rifiutare, no guarda, con l’atteggiamento
e il carattere che sembri avere, non mi salta neppure per la testa, fatti pure gli affari
tuoi!
Zendiù riavviò la macchina e cominiciò a partire…ma dopo alcuni metri, la giovane
donna lo richiamò
– Fermati…aspetta…e abbozzò una rincorsa verso l’automobile…
Ma Zendiù, pur avendo udito il richiamo, partì alquanto irritato da quel comporta-
mento, dirigendosi in direzione del borgo.
2.
Strada facendo si fermò da un cugino che gestiva una fattoria con dell’ottimo for-
maggio, specializzato nella produzione di robiole…ne comperò quanto gli bastava e,
visto che non andava di fretta, s’intrattenne con lui qualche momento.
Continuando giunse nel borgo verso mezzogiorno, recandosi direttamente al Bar dell’
Albergo Centrale.
Grande fu la sorpresa quando vi trovò la giovane donna in procinto di sorseggiare un
frullato di verdura, una specialità del luogo, perché il responsabile era vegetariano e
da un grande orto circostante utilizzava gli ortaggi per i frullati che offriva ai clienti…
tutti prodotti bio, secondo la moda del momento!
Zendiù si sedette non lontano da lei, ma senza salutarla né guardarla e comandò un
frizzantino.
Dapprima lei lo squadrò sottocchio, poi prese il bicchiere e si sedette vicino a lui,
rimanendo un momento in silenzio…
– Suvvia, non tenermi il broncio…so di essere stata scortese e mi scuso…ma ero più che
irritata, perché il mio compagno mi aveva lasciata in mezzo alla strada…o meglio…sono
stata io a voler scendere dalla sua vettura, perché era diventato insopportabile, non ne
potevo più e l’ho piantato, anche se il posto per scendere non era raccomandabile, il più appropriato…ma ero esasperata!
Zendiù era alquanto in difficoltà…perché da un lato le scuse gli sembravano attendibili
e degne di rispetto, dall’altro lato però la donna aveva qualcosa di…poco convincente…
per cui preferiva mantenere una certa distanza.
– Sono Lidijana e mi sono scusata sinceramente, anche perché quel mio atteggiamento
non è nelle mie consuetudini, ragione per cui ti prego di non esserne risentito.
– Però non capisco perché insisti tanto!
– Perché a dire il vero mi sento in colpa per averti trattato male e che, senza conoscerti
veramente, ti avevo anche tassato di libertino che voleva portarmi a letto, mentre forse
volevi soltanto offrirmi un passaggio proprio perché mi trovavo sola e sperduta in una
specie di landa, alquanto lontana da ogni abitato!
Abbassando le difese iniziali e tendendole la mano
– Ok, va bene, scuse accettate, sono Zendiù…
– Grazie, mi sembrava che tu non fossi un tipo veramente permaloso…
– Infatti non lo sono e come ti sei spiegata, posso anche capire la tua reazione…probabil-
mente anch’io avrei reagito allo stesso modo!
– Dici per davvero?
– Certo, perché non dovrei…perché dovrei raccontarti delle storielle…non è nelle mie
abitudini…
– Per abbonirmi…magari per sedurmi…
– E dai, ci risiamo… a parte il fatto che ti trovo seducente…sei una gran bella figliola!
– Dici sul serio?
– Guarda che quando dico qualcosa, lo dico sul serio…a meno che la situazione non
provochi il mio spirito ludico o la mia ironia…e per quanto ti ho detto, non vedo pro-
prio perché non dovrei averlo espresso sul serio…perché hai dei dubbi? …a parte il
fatto che te lo avranno già ripetuto chissà quante volte…
– Lì potresti sbagliarti…anzi…
– Come…anzi?
– In famiglia mi hanno sempre trattata da brutto anatroccolo e fuori, di complimenti
ne ho sentiti ben pochi…
– Non avranno osato…e il tuo compagno?
– Ex-compagno…quello mi ha solitamente trattato male…
– Non capisco…
– Sì…, che mi trascuravo, che perfino le cameriere degli alberghi erano più carine di me,
che ero una fallita, che…
– E che ci facevi con quel sadico?
– Appunto, ho resistito per un po’ e poi l’ho piantato, proprio là dove mi hai incontrata…
– In mezzo a un no-man’s-land!
– Dove ho poi scaricato la mia restante rabbia su di te!
– Mettiamoci una pietra sopra…posso magari offrirti il pranzo?
– A dire il vero una certa fame l’avrei…e ho perfino lasciato la mia borsetta nella mac-
china di quel tipaccio!
– Qui fanno degli ottimi piatti del giorno e per il resto non preoccuparti, ti darò una
mano fin che hai ricuperato la tua borsa…suppongo che almeno sarà abbastanza cor-
retto da restituirtela!
– A dire il vero non ne sono poi tanto sicura…l’hai detto che è una personalità sadica!
– Comunque, per ora puoi contare su di me…
– Ti ho trattato male e adesso vuoi anche aiutarmi…
– Sul trattar male avevamo già messo una pietra tombale e, visto che posso, non vedo
perché non dovrei darti una mano…
– Va bene, anche se non è necessario, conosco bene il responsabile dell’albergo, è…
ma dimmi, nella vita che fai?
– Sono architetto…e tu?
Qui Lidijana interpose una pausa che sembrava tinta d’imbarazzo…
3.
– In verità non pratico una professione…però scrivo.
– E che scrivi?
– Storie di animali, storie per bambini…
– E riesci a pubblicare?
– Con una certa fatica!
– E riesci a viverci?
– Non bene, ma per fortuna ho ereditato un bel gruzzolo da uno zio, deceduto qualche
anno fa!
– Il famoso zio d’America?
– No no, viveva proprio in questo borgo ed è perciò che ti avevo detto che lo conoscevo
bene…e stavo dicendoti, ma poi ho esitato…che anche l’albergo è…mio…e il cosiddetto responsabile è un mio dipendente…
– Sì ricordo che ti eri fermata sul è…, ma comunque non ti avrei creduto, pensando che
fosse una specie di sotterfugio…
– Vedo che sei alquanto diffidente…
– Hai ragione, infatti lo sono!
– Chissà che cosa avrai pensato di me fino a questo momento…
– Non molto, ma veramente provo una certa diffidenza nei tuoi confronti!
– Come mai?
– Ho una qualche difficoltà a collocarti…e poi l’inizio…
– Vuoi dire che non rientro in un qualche appartamento delle case che hai costruito?
– Si potrebbe anche dirlo così e sarebbe un modo originale per esprimerlo…infatti
non rientri bene nei miei schemi mentali!
– Ma ci siamo appena conosciuti…e vorresti già potermi circoscrivere?
– Solitamente non ho bisogno di molto tempo e ho sviluppato un intuito alquanto atten-
dibile…
– D’accordo, ma anche l’intuito potrebbe darti delle informazioni erronee…
– Certamente, però provo un certo disagio che non riesco a spiegarmi…
– Perché, riesci a spiegare sempre tutto?
– Ovviamente no, però…
– Sei diffidente!
– Infatti…l’hai detto e forse è perfino un mio…vizio!
– Forse un vizio vero e proprio non direi, perché da un lato è anche una forza che può
combattere l’ingenuità, dall’altro lato semplicemente una debolezza che s’interpone
forse nel rapporto con gli altri…
– Be’…ora siamo giunti alla psicologia…mi stai forse analizzando?
– Non proprio…ma talvolta la cosa mi sfugge un po’ di mano perché…perché ho studiato psicologia e mi sono laureata all’Università di Vrastlan…tutto sommato sono psicologa,
ma non pratico…scrivo!
– Ah!…credo che comincio a capire meglio…
– Che cosa ti sembra di capire meglio?
– Quel qualcosa di un po’ misterioso che emana da te, forse dovuto al fatto che voi psico-
logi vedete, osservate, pensate parecchie cose che però non dite direttamente, aperta-
mente ciò che vi frulla per la testa!
– Lì potresti, almeno in parte, avere anche ragione…però rimane il fatto che ognuno di
noi ha sempre un lato che non soltanto rimane oscuro agli altri, ma pure a noi stessi…
e che tutto sommato “siamo e spesso rimaniamo pur sempre oltre che per noi stessi,
anche lo strano, l’estraneo di qualcun altro”
– Interessante, è un detto che hai inventato tu?
– No, per nulla, ma non ne conosco la provenienza…forse l’ho soltanto modificato un
pochino…
Zendiù fece una pausa…poi riprese
– E se invece ci mettessimo a tavola, immagino che ora dovresti essere veramente af-
famata…
– Infatti, stamani non ho mangiato nulla, ho bevuto soltanto un frullato arrivando qui!
Così fecero, dedicandosi a un piatto vegetariano, specialità della casa…
4.
– Quindi sei una psicologa scrittrice…
– Ufficialmente psicologa, ma non mi considero una scrittrice anche se vorrei diven-
tarla…
– Come mai non saresti una scrittrice ? Hai pur sempre pubblicato…
– Il pubblicare non fa ancora di te uno scrittore…oggi come oggi tutti possono pub-
blicare, sia su internet, oppure in versione cartacea se sei disposto a pagare la stampa
dei tuoi testi!
– Capisco, ma allora secondo te che cosa ti manca per essere una scrittrice?
– Mi è assai difficile definirlo…
– Va bene, ma se affermi che non sei una scrittrice, dovresti almeno essere un po’ in
chiaro su che cosa sia o non sia una scrittrice…a una negazione di questo tipo dovresti
poter opporre un’affermazione, non fosse che come punto di riferimento….
Lidijana rimase pensosa un momento, poi esitando
– Sai, devo confessarti qualcosa…ma non fraintendermi…mi piaci sempre di più!
– Come mai?
– Perché con te si può parlare seriamente ed è da parecchio tempo che non mi succede
più…
– Va bene, di questo potremo riparlare, però non sviare il discorso, perché ti ho fatto
una domanda che mi sta abbastanza a cuore…ossia non mi piace quando le persone
tendono ad inferiorizzarsi, ragione per cui desidero che almeno si giustifichino!
– Vedi, è ciò che intendevo: “con te si può parlare seriamente”…no, non voglio evitare
la tua domanda e cercherò di rispondervi il meglio possibile…e prima di proseguire
interpone una breve pausa…
– Non mi ritengo una scrittrice…perché da un lato potrei anche non scrivere ed eserci-
tare semplicemente la mia professione, dall’altro lato non mi sembra di avere gli stru-
menti linguistici adatti e la facilità di scrittura per potermi annoverare tra le scrittrici
e anche la rapidità di scrittura accompagnata da una notevole inventiva, da un’eccezio-
nale fantasia…se penso a coloro che scrivono libri di 300-400 pagine e che diventano
poi dei best seller, ogni tanto anche dei long seller…i miei invece fatico a scriverli, poi
non vengono quasi letti e men che meno venduti…
– Capisco, però c’è da ripensare al fatto che, come per tantissimi fenomeni, ci sono delle gradazioni e non soltanto per la temperatura corporea o metereologica ma, come per il
tuo caso, anche per gli scrittori: ci sono quelli che raggiungono alte temperature, altri
quelle medie o inferiori e si possono pur sempre inserire nella categoria degli scrittori…
così è per gli architetti…io per esempio non sono un grande architetto e non progetto
strutture straordinarie che passano alla storia, ma sono pur sempre un architetto…
– A proposito, che ci fai in questo borgo sperduto: il tuo posto non sarebbe in uno studio d’architettura della capitale ?
– Infatti ho uno studio a Trâmenstatt, ma sono qui perché nonostante tutto ho vinto il
concorso con un progetto per la casa degli anziani regionale e domani ho un incontro
con il Sindaco e con la Commissione Dipartimentale per trattare i vari aspetti del pro-
getto.
– Ah !…Lidijana sembrava sorpresa e tacque per un momento…
– Sai, per la Commissione…ci devo essere anch’io!
– Come mai?
– Perché la costruzione è prevista su terreni che ho ereditati da mio zio!
– Non dirmi…che strana coincidenza!
– Però ne parliamo magari in un altro momento perché vorrei tornare un attimo sul
problema della scrittrice alla quale hai fatto allusione prima…capisco il tuo punto di
vista e a partire da quello potrei forse anche definirmi una scrittrice…però…soltanto
“di bassa temperatura”…accentuando quest’ultima affermazione.
– Scusami, ma ho come l’impressione che tu a priori ti stia sottovalutando, anche se
ovviamente non posso giudicare senza aver letto qualche tuo testo, ragione per cui
ti sarei grato se potessi accedere a un paio dei tuoi libri…
– E saresti disposto ad assumerti questo incomodo?
– Vedi, ora lo definisci addirittura un incomodo, mentre forse per me sarà un vero
piacere!
– Lo dicevo prima…con te si può parlare seriamente…però ora sono stanca…sento
che devo andare a dormire…è stata una giornata piena di emozioni!
– E scusa, dove andresti a dormire?
– Perché vorresti portarmi con te per passarvi la notte?
– Guarda che non ho detto questo…
– Ma l’avrai pensato…
– Beh, a essere sinceri…
– Credo di avere capito…
– Sì, ma e tu?
– A essere veramente sincera…però vado a casa mia…mio zio mi ha lasciato la sua
casa in questa borgata dove passo la maggior parte dell’anno, anche se ho pure un
appartamento a Trâmenstatt, …ma qui la casa è bella, spaziosa, nel verde…non tan-
to lontana da dove è prevista la costruzione della casa per anziani…e tu ?
– Io ho riservato una stanza in quest’albergo, nel tuo albergo…
– Se rimani ancora per qualche giorno potresti spostarti da me…ho molto posto…
– È molto generoso da parte tua, ma non vorrei disturbarti…
– Vedi, adesso fai la stessa cosa che mi hai fatto notare prima…parli di disturbo mentre
per me potrebbe essere…un vero piacere…notte…
– Buona notte, a domani…
Lidijana se ne va, seguita dallo sguardo compiaciuto di Zendiù.
5.
L’indomani, il pranzo di Zendiù con la sindaca, che non era un sindaco come pensava,
si svolse in un ambiente professionale ma cordiale senza problemi particolari, a parte
la sorpresa di Zendiù nel trovarsi di fronte a una persona bella, rappresentativa, sedu-
cente, intelligente, che gli propose subito un gesto d’intimità, “se non era semplice-
mente diplomatico!”, almeno così s’interrogò Zendiù quando lei gli strinse calorosa-
mente la mano
– Non formalizziamoci, sono Rasiyana…inoltre nel pomeriggio, per l’incontro con la Commissione alla presenza di Lidijana, quest’ultima salutò Zendiù come se fossero
dei vecchi amici, fatto che notò subito la sindaca che sembrava volersi accaparrare
l’attenzione esclusiva di Zendiù
– Ah, vi conoscete già? –
anche se la Commissione riuscì a trattare con facilità al ribasso il prezzo del terreno,
senza opposizione da parte di Lidijana, tant’è che all’uscita Zendiù le fece parte della
sua lieve perplessità
– Sono rimasto alquanto sorpreso che tu non abbia difeso il prezzo iniziale…il terreno,
non dico che l’hai quasi regalato, però…
– Vedi, sono beneficiaria di una fortuna importante ed essendo il progetto a carattere
sociale volevo che il comune e quelli limitrofi potessero contare su dei prezzi contenuti!
– Capisco…poi, quasi a mo’ di battuta…infatti avresti anche potuto regalarlo…
– Addirittura…però adesso non esageriamo…mi è risaputo che tutto sommato si tratta
di un collettivo di comuni assai benestanti !
– Sai, era più che altro una battuta…
– Sarà, ma sappiamo che certe battute hanno pure un doppio senso…
– Vero…anche se io forse l’avrei regalato…
– Ma guarda un po’…allora come mai ti fai retribuire per il tuo lavoro d’architetto?
– Perché non sono abbiente e sono ben contento di aver ottenuto questo incarico per-
ché cominciavo ad entrare nelle cifre rosse…
– Se hai bisogno di liquidità posso concederti un prestito…ovviamente senza interessi!
Zendiù alquanto sorpreso si fermò un momento, poi con tono conciliante
– Sei molto generosa e te ne sono riconoscente, ma questo progetto mi salva dal lavora-
re in perdita, comunque…lo terrò presente se un periodo di bisonti magri dovesse ripre-
sentarsi…al che Lidijana intervenne subito
– Guarda che il detto originale è “vacche magre” !
– Lo so, ma è quel “vacche” che non mi piace, mi suona male…ma a parte questi fron-
zoli, veniamo a cose più serie…che ne dici se ti proponessi un invito a cena per questa
sera?
– E tu lo chiameresti una cosa seria?
– Certo, mi piacerebbe molto intrattenermi più a lungo con te…
– Va bene, d’accordo…ma prima potresti trasferirti a casa mia, visto che domani devi
incontrare di nuovo la Commissione e poi potresti prenderti un qualche giorno di va-
canza durante i quali ti farei visitare le nostre belle montagne…
Zendiù la guardò con un misto di perplessità e ammirazione…
– Sarei disonesto se ti dicessi di no…invece sono francamente e piacevolmente sorpre-
so dalla tua proposta…e quindi Lidijana, visibilmente soddisfatta
– Quindi andiamo a liberare la tua stanza…
6.
Quando giunsero davanti alla casa di Lidijana
– Caspita, questa non l’hai proprio descritta al ribasso…
– D’accordo, però ci sarebbero alcuni ritocchi da fare, soprattutto all’interno…magari
te ne potresti occupare tu quando sarai impegnato nei lavori della Casa per anziani…
– Certamente, molto volentieri e questo gratuitamente!
– Adesso non esagerare, posso sopportarne gli onorari…
– Questo l’ho capito, ma mi farebbe piacere proportelo a titolo amichevole…
– Va bene, avremo ancora occasione di riparlarne, non dobbiamo deciderlo all’istante…occupiamoci dell’immediato…per esempio che ne diresti se cenassimo qui questa sera,
che sarebbe poi tra non molto…ho un’eccellente governante che è pure un’ottima cuoca…
– Come preferisci…
Infatti, al tempo stesso apparve sulla scena la governante che salutò cortesemente i
due ancora fermi a discutere sul piazzale antistante la casa. Lidijana diede le dispo-
sizioni per preparare la stanza degli ospiti e una cena a piacimento della cuoca stes-
sa.
– Vedo che le lasci parecchia libertà…
– Sì, è pure un’eccellente cuoca e non mi ha mai deluso…penso inoltre che questa libertà,
come la chiami tu, la faccia sentire più valorizzata, appagata…
– Complimenti!
– Perché mai?
– Ma perché non è da tutti e trovo che sia un bel tenere conto dei bisogni altrui, insomma
di ciò che può far bene…e mi trovi perfettamente in accordo con ciò che faccio, o almeno
tento di fare con gli altri, in particolare con la mia segretaria e il mio disegnatore.
Continuarono animatamente il loro discorso, dapprima nel salotto per l’aperitivo, poi
si accomodarono in sala da pranzo senza interrompere il loro scambio. Per concludere,
dopo un eccellente pasto, Lidijana si rivolse a Ileania lodandola
– Sai, per stasera puoi concludere…di riassettare la cucina mi occuperò io e se vuoi, vista
l’ora avanzata, puoi utilizzare la mia macchina per rientrare, basta che me la riporti d’un
pezzo domattina…dove si trovano le chiavi lo sai…
– Certo signorina, grazie signorina, le sono molto grata soprattutto perché questa sera,
il mio fidanzato che è in congedo militare, mi sta già aspettando, grazie ancora…
– Va bene Ileania, salutalo da parte mia…
– Sì signorina, grazie…grazie…
Un attento osservatore avrebbe però potuto notare un abbozzo di sorrisino smaliziato
sul volto di Ileania che aveva capito l’allusione al fatto che poteva disporre così presto,
utilizzare la macchina e che la signorina si sarebbe occupata della cucina…
Infatti, quando Zendiù udì che Ileania ebbe messo in moto la macchina, prese Lidijana
tra le braccia, al che lei non si oppose anzi, fece appena in tempo ad esclamare
– Finalmente!
prima che i due sprofondassero in effusioni calorose e prolungate…
L’indomani mattina di buon ora, Zendiù incontrò di nuovo la Commissione per trattare
alcuni dettagli tecnici assai importanti e verso fine mattinata Lidijana aspettò Zendiù
davanti al Municipio e i due partirono in direzione delle “Montagne Stanche” (denomi-
nate così perché erano spesso soggette a delle lievi frane) dove, il facoltoso zio di Lidi-
jana, aveva fatto costruire un rifugio a nome suo, il “Rifugio di Alcenso”, che veniva
gestito da una giovane coppia molto disponibile e premurosa.
7.
Durante il viaggio però
– Sarei curiosa di conoscere i risultati del vostro colloquio e se c’era anche la sindaca…
– Credo che abbiamo risolto tutti i problemi iniziali ed essenziali, tant’è che i lavori
possono iniziare tra un mese circa…ma perché la domanda per la sindaca, non sarai gelosa
per caso?
Lidijana lo guardò un po’ sottocchio facendo trasparire un certo disagio…
– È una donna molto seducente!
– Per chi si lascia sedurre…guarda che io non procedo su doppie piste…
a proposito mi viene in mente un bel detto dei Bantù, un gruppo di etnie africane:
“Anche il cane pur avendo quattro zampe, può seguire una sola pista per volta”…a parte
il fatto che mi sembra anche una donna sposata!
– Infatti lo è, con un uomo che cornifica regolarmente…ma se non fosse sposata?
– Guarda che sei tu che ho scelto, mi piaci moltissimo e non ti scambierei con nessun’altra,
figurati poi con una seduttrice sposata, magari per di più anche ninfomane!
Lidijana fermò la macchina dopo averla posteggiata sul bordo della strada e abbracciò
Zendiù appassionatamente…
– Quindi dovrò aspettare un mese per rivederti fin che iniziano i lavori?
– Ma stai scherzando? Trâmenstatt non è poi dall’altra parte del globo, una qualche volta
vengo io, una qualche volta e se te la senti verrai anche tu…per ritrovarti percorrerei ben
altre distanze!
– Lo faresti per me? sai non mi piace viaggiare…
– Ma certamente…perché me lo chiedi?
– Perché il mio ex-compagno esigeva sempre che mi spostassi io, pur sapendo che mi
costava una gran fatica…
– Che cavernicolo, hai fatto bene a lasciarlo, anche se in mezzo alla strada!
Lidijana lo abbracciò di nuovo calorosamente, corrisposta pienamente da Zendiù…
poi avviò di nuovo la macchina e proseguirono senza sosta fino a un grande posteggio
che sembrava quasi adibito specialmente per i turisti, con tutto l’occorrente.
– Questo lo ha fatto installare mio zio, anche perché da qui bisogna proseguire a piedi,
sia per le montagne nel loro insieme, ma anche per il suo rifugio, non ci sono più strade
e talvolta neppure sentieri e questo volutamente, però con dei cartelli indicatori per le
aree pericolanti, di cui le più in forse sono solitamente delimitate da reticolati…anche
questo è stato organizzato e finanziato da mio zio…e l’approvvigionamento del rifugio
si svolge con un elicottero…
– Però, un bel personaggio a carattere sociale e così come ti conosco devi aver avuto un
eccellente rapporto con lui…
– Oh sì, mi manca molto…è stato per me come un padre…ma ora ci sei tu!
– Per favore non attribuirmi questo ruolo, non voglio farti da padre…
– Non è ciò che intendevo, soltanto che in te, non so perché, ho come una fiducia che
solitamente si ha soltanto per un padre o una madre.
– Sì, però sembravi essere gelosa della sindaca!
– Ma quelli sono dei tipici tratti femminili, che possono apparire ogni tanto…sono tal-
volta più forti di noi…quando ci sentiamo minacciate dalla “concorrenza”, ma tu non
farci caso…
– Va bene…tanto questo esiste pure tra gli uomini e credo non da meno…però penso
che sarebbe ora di metterci in moto, altrimenti arriveremo di notte al rifugio, se ci
arriveremo ancora oggi!
– Ma non preoccuparti, conosco il percorso…
Però fu una bella camminata di parecchie ore attraverso un paesaggio che a più ri-
prese lasciò Zendiù stupito…
– Saranno delle “Montagne Stanche”…insinuò…però sono belle e pittoresche…comin-
cio a capire meglio tuo zio e il suo sforzo per renderle più sicure e attraenti anche per
un ampio pubblico!
8.
Tra uno scambio e l’altro giunsero finalmente al rifugio, dove Lidijana fu accolta
come una principessina…
– Oh, signorina è da tanto che non l’abbiamo più vista e speriamo molto che nel frat-
tempo non sia successo nulla di grave…se rimane questa sera le prepariamo la stanza
più bella, quella che piace tanto a lei, preferita pure da suo zio…la cena è già pronta e
se volete mettervi a tavola…
Fu un pasto frugale, ma gustoso sul tipo “Pro Salute” con una minestra di verdura,
polenta e broccoli, poi ben stanchi si ritirarono nella stanza di “Alcenso”: dapprima
ricuperarono le forze con alcune ore di sonno, poi si dedicarono l’uno all’altra come
succede facilmente a giovani pieni d’energia!
L’indomani continuarono la loro escursione con un Zendiù sempre più entusiasta
della regione,e verso la fine del pomeriggio tornarono a Branjonden a casa di
Lidijana.
9.
La sera a cena, accarezzando la mano di Zendiù
– Perché non verresti a vivere a casa mia…il posto ci sarebbe pure per il tuo studio…
– Non pensi che sarebbe preferibile che dapprima ci conoscessimo un po’ meglio
prima di intraprendere dei cambiamenti così radicali?
– Perché, hai ancora dei dubbi sul nostro rapporto…e poi non sarebbe un’ opportu-
nità per conoscerci veramente meglio?
– Sulla qualità del nostro rapporto non ho dubbi, anche se è da poco che ci siamo
incontrati e anche in uno strano modo, però c’è tutto il problema dei miei impiegati,
dovrei dapprima parlarne con loro e non credo che vorranno spostarsi qui a Bran-
jonden…
– Ma si potrebbero trovare delle alternative…per esempio cercare sul posto o nei
dintorni degli impiegati che sarebbero disposti ad assumere il ruolo di quelli di
Trâmenstatt…
– È un’idea che mi piace poco…anche perché da un lato i miei sono molto competenti,
dall’altro lato mi sono rimasti fedeli per parecchi anni…
– Perché non manterresti lo studio in città, ne installiamo uno privato per te a casa
nostra e ogni tanto fai la spola tra i due centri?
– Sei già al “casa nostra”, non credi che stai correndo un po’ troppo ?
– Io tengo molto a te…e non vorrei perderti !
– Ma guarda che non mi perderesti, non sono un farfallone !
– Questo l’ho capito, ma mi mancheresti se per alcuni giorni, o forse una o più setti-
mane tu fossi assente e con la mia proposta saremmo molto più spesso vicini anche
quando, ma suppongo per poco, dovrai recarti nella capitale!
– Lasciamoci ancora un po’ di tempo, ci pensiamo, ne parliamo e maturiamo la solu-
zione migliore per tutt’e due, o c’è pericolo che così facendo ci sarebbe invece forse
per me la possibilità di perderti ?
– Oh, no, no, non l’ho pensato neppure un attimo, ora che mi sembra di aver trovato
l’uomo della mia vita!
Zendiù la prese tra le braccia con molta tenerezza…
– Anche a me sembra che tu potresti essere la donna della mia vita…però ambedue
abbiamo utilizzato il verbo “sembrare” e quindi perché affrettarci?
Prolungata riflessione da parte di Lidijana…
– Sì, credo che tu abbia ragione…lasciamo che la situazione cresca giorno per giorno
un po’ come una bella pianta che porta i frutti al momento voluto, perché è risaputo
che non si possono far maturare sulla pianta semplicemente con i desideri o la volon-
tà e per di più magari anche in breve tempo…!
* * *
So long, I am around…
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