B. Sascha Horowitz
“…escursione nell’immaginario…”
breve racconto semisentimentale
Breve premessa
Si tratta di un anziano che, avendo l’impressione di non vivere nel momento che avrebbe preferito, o perlomeno non adatto a lui, s’immaginò uno scenario di cui divenne l’attore principale, più o meno come in una pellicola cinematografica…ma vivendo il tutto come se fosse attuale, effettivo, reale!
Era la fine di un venerdì pomeriggio e nella stazione centrale degli autobus un uomo attempato si trovò di fronte a un’affascinante giovane donna, probabilmente sulla trentina, forse con un qualche anno in più, o qualche anno in meno, poco importa.
Capelli scuri, lunghi, molto curati, una gonnellina attillata, di ottimo gusto, dalla quale facevano capolino delle belle gambe affusolate, proporzionate, armoniose, che avrebbero potuto presentarsi a qualsiasi concorso di bellezza: lo sguardo era aperto al mondo, luminoso, interessato a ciò che
succedeva tutt’intorno, sembrava che lei non avesse nulla da nascondere, nulla di cui essere imbarazzata.
L’anziano signore provò l’impulso di avvicinarla, di rivolgerle la parola, ma si fermò in tempo ostacolato dal pensiero “ma che ti salta in mente? potresti essere suo nonno!”
Nel momento successivo e nella sua mente vi fu un cambiamento di scena repentino, per cui si ritrovò nel medesimo luogo nella medesima situazione aspettando il bus numero 3, ma ringiovanito di mezzo secolo, con la medesima giovane donna accanto.
Le si avvicinò con garbo cercando di parlarle…ma lei lo anticipò
– Guardi che non sto aspettando soltanto il bus, ma pure il mio fidanzato!
– Forse non verrà…
– È sempre stato puntuale!
– Sarà, ma il sempre non è una regola assoluta…
breve silenzio tra i due…
– Il bus sta arrivando, ma non vedo il fidanzato…
– Si trova all’interno…lei sale, lui pure…
– Adesso mi sta seguendo?
– Scusi ma devo prendere questo bus!
lei si siede, intenzionalmente lui non si siede accanto…
poco dopo lei lo raggiunge e gli si siede vicino, unico posto ancora libero…
– Sa, mi deve scusare, ma l’uomo che si è seduto vicino a me puzza ed è una cosa che non sopporto…lasciandolo gli ho detto che un po’ più avanti avevo intravvisto il mio fidanzato!
– Per me è un piacere…sono Erian
– Desleila, piacere mio…
– Ma dov’è rimasto il fidanzato?
– Non saprei…
– O lei sarebbe semplicemente la Desleila di messere Molticolli?
– E chi sarebbe?
– Uno dei massimi poeti del Trecento!
– Mi sta prendendo in giro?
– In un certo senso sì.
– Come mai?
– Perché comincio ad avere seri dubbi sul suo presunto fidanzato!
silenzio imbarazzato da parte di Desleila che abbassa lo sguardo, arrossisce e farfuglia un po’…
– Sa volevo soltanto…
– Non è necessario che si giustifichi…già sospettavo…ma ora sono certo che desiderava soltanto proteggersi da un’intrusione estranea, magari inopportuna, banale, noiosa…
Desleila sollevò lo sguardo quasi riconoscente, il volto si rischiarò e smettendo di farfugliare…
– Grazie…
– Ma per cosa?
– Per avermi risparmiato delle spiegazioni…direi un po’ imbarazzanti…
– A me sembra molto comprensibile, naturale… un perfetto sconosciuto invade il tuo territorio, non sai chi sia, da dove viene, che cosa vuole…e di cose diverse ne può volere parecchie: sedurti per portarti a letto, derubarti, manipolarti magari per convincerti al traffico della droga, inserirti
in un gruppo di prostitute, venderti a un qualche strariccone orientale e quant’altro…
– Addirittura!
– Beh, non dico che tutto questo debba succedere, ma è possibile, succede ed è per ciò che è bene essere guardinghi e non abbandonarsi ingenuamente a una qualche avventura imprevedibile con un qualche bel imbusto, a parte il…(sorride con malizia) sottoscritto!
– Sta dicendo, che lei è il solo di cui mi posso fidare?
– E perché no? qualcuno di affidabile ci sarà pure ancora in circolazione dalle nostre parti!
– Lo spero bene…ma mi sembra che sono proprio coloro che fanno queste dichiarazioni che sono i meno credibili!
– Ha perfettamente ragione, ma non ha che da mettermi alla prova…
– Ma chi le dice che ho voglia di metterla alla prova?
– Ha ragione anche in questo, certo, liberissima…era soltanto una proposta.
lo guarda sottocchio…
– Ci farò un pensierino…ma devo scendere alla prossima fermata…
– Scendo anch’io…
– Guarda caso, deve proprio scendere anche lei?
– A dire il vero no, lo dovrei ma a una qualche fermata più in là…
– Non capisco…
– Vede, abbiamo iniziato una conversazione che mi è piaciuta e non me la sento di interromperla a questo punto, un po’ come una piccola opera d’arte incompiuta…e certamente non sto parlando della sinfonia incompiuta di Schubert!
– Come, lei conosce l’incompiuta di Schubert?
– Certo, bellissima….
– Come mai?
– Ma, di musica ne ho ascoltata parecchia!
– Sì d’accordo, ma come mai?
– Perché in famiglia siamo tutti un po’ melomani… e perché me lo chiede con una certa insistenza?
– Ma perché, perché…sono pianista…
– D’accordo, ma il pianoforte nella sinfonia di Schubert non c’entra!
– Ha ragione!
– Ma ora dobbiamo scendere e, visto che c’è un simpatico bar qui di fronte, se ha ancora un momentino, mi permetto di invitarla per un rinfresco, visto che la temperatura non sembra volere scendere, così possiamo continuare un istante il nostro scambio…
i due scendono e si dirigono verso il bar, che stranamente si chiama “Degli incontri fortunati” e sedendosi lei continua
– Non sarà forse proprio uno di quei personaggi che con destrezza s’insinua nell’anima per sedurti?
– Be’, tutto sommato sta a lei di lasciarsi o non lasciarsi sedurre…
– Sì, giusto…
– D’altronde suppongo che lei sia in grado di difendersi egregiamente, a parte il fatto che per il momento non ho nessuna intenzione di sedurla!
– Sta dicendo per il momento…
– Certo, la conosco a malapena, quindi…tranquilla…sorseggi senza preoccupazioni il suo sorbetto…e chissà se non sarà poi lei a volermi sedurre? lei potrebbe esser un’esca delle Mafia!
– Ci mancava anche questa…, ma torniamo a un discorso serio…c’è qualcosa che dovrei rettificare…non sono pianista, ma vorrei esserla…nel frattempo sono studentessa di pianoforte al Conservatorio Centrale, nelle classi di preparazione per il diploma ed è per questo che sono scesa a questa fermata.
– Quindi come disse, è una pianista…
– Eh no, dall’ottenimento di un diploma all’essere pianista, almeno professionale, può essere ancora un lungo percorso e non so se riuscirò a percorrerlo…
– Ma, sarebbe poi indispensabile…non basta essere un buon melomane?
– Oh no, no, ho delle ambizioni, desidero farmi valere, conquistare dei punti anche nell’apprezzamento da parte della mia famiglia che mi ha sempre considerato come una povera smarrita!
– Mi sembra che qui tocchiamo un problema delicato e penso che varrebbe la pena che lo affrontiamo magari in circostanze più favorevoli.
– Perché, lei suppone che ci saranno altri momenti in cui potremo continuare a scambiare come ora?
– Non lo so, ma mi permetto di chiederglielo: posso invitarla, quando e se lo desidera, per una cenetta qui accanto nel ristorante cinese dei “Tre Loto d’Oro” ? lo trovo ottimo!
– Devo pensarci, semmai le farò sapere…
lui le tende il suo biglietto da visita
– Ecco le mie coordinate, e se dovesse decidersi, mi chiami a qualsiasi ora.
lei guarda il biglietto da visita
– Ora capisco, lei è docente di filosofia…un filosofo…
– No, è come per la pianista…insegno filosofia, ma sono ben lungi dall’essere un filosofo e forse non lo sarò mai, per ora insegno e questo potrebbe essere una premessa per diventare filosofo, ma potrebbe pure significare il contrario…anche di questo parleremo successivamente, se lo desidera.
– Ci penserò!
– Ma mi raccomando, non si lasci troppo influenzare dal suo “fidanzato”!
– Ne terrò conto…
i due si lasciarono a quel punto, senza che lei dapprima non lo squadrasse sottocchio con un sorriso ironico alquanto espressivo a causa dell’ultima aggiunta di Erian…
All’incirca dopo una settimana egli ricevette non una telefonata, bensì un messaggio scritto nel quale Desleila dapprima si scusò per il ritardo, avrebbe voluto farsi viva prima, ma fu afflitta da un forte raffreddore, poi
< Il nostro incontro mi ha fatto molto piacere e accetto volentieri la sua proposta di proseguire il colloquio iniziato, visto che il mio “fidanzato” non ha nulla in contrario…le lascio in calce il mio indirizzo, in modo che lei possa chiamarmi per accordare una data…>
Erian von volle affrettarsi e attese qualche giorno prima di chiamarla
– Desleila?
– Sì, qui non abita nessun altro e anche il mio “fidanzato” è partito all’estero, rassicurandomi che non sarebbe più tornato!
– Ah, questa sì che è una buona notizia…ma a parte gli scherzi, come sta…si è ripresa dal raffreddore?
– Sì grazie, sono pronta e desiderosa di uscire, perché sono rimasta tappata in casa tutta la settimana! Se ben ricordo lei ha parlato del ristorante dei “Tre Loto d’Oro” e sono curiosa perché non lo conosco, anche se in principio la cucina cinese mi piace!
Si accordarono per la data e al momento voluto Erian andò a cercarla
– Sa, francamente sono molto contenta di uscire con lei!
– Come mai?
– A parte il fatto che lei mi è simpatico, ho avuto l’impressione che sia una persona affidabile, con la quale si possa scambiare liberamente temi che ci interessano, senza perdersi in inutili chiacchiere…d’altronde con un filosofo!
– Attenzione, come le dissi non sono un filosofo, ma potrei diventarlo, così come lei potrebbe diventare la pianista che non ritiene ancora di essere!
– D’accordo, però suppongo che non gradisca molto le paparazzate, né di passare il tempo in futili chiacchiere…
– No di certo ed è per ciò che non ho esitato ad invitarla, perché suppongo che anche lei sia di questo stampo, a parte il fatto che la trovo molto carina, insomma una donna come piace a me…
– Evviva la franchezza, comunque grazie per “il mazzo di fiori”!
E così, scambiando un qualche pensiero, giunsero al ristorante dei “Tre Loto d’Oro“ e furono alquanto sorpresi perché il proprietario che venne loro incontro non era per nulla cinese…Erian si rivolse discretamente a Desleila:
– Strano, hanno cambiato il proprietario, speriamo che non abbiano pure cambiato il tipo di cucina.
– Se no ce ne andiamo da un’altra parte…
Pur rimanendo ancora in piedi, Erian diede una breve occhiata al menu
– Credo che non sia cambiato nulla.
– Quindi proviamo!
Il proprietario si presentò e pur rivelandosi un nordico, li rassicurò affermando che aveva trascorso molti anni in Cina¸ dove era stato iniziato alla cucina cinese da un esperto cuoco, un suo zio di origini cinesi.
I due giovani presero quindi posto ed Erian venne subito al dunque:
– Io ho un forte legame con certi aspetti della cultura cinese, a parte la cucina alla quale sono affezionato, perché nella mia evoluzione personale ha inciso molto lo spirito taoista…
– Che sarebbe?
– Qui ci troviamo in un campo delicato e devo riconoscere che provo sempre una certa difficoltà quando me lo si chiede…per rimanere dapprima un po’ nel concreto…il taoismo è stato dapprima una corrente filosofica alla quale successivamente si è aggiunta pure una corrente religiosa, ma è la prima che mi ha sempre interessato e non la seconda…vi si parla di “tre padri”, ossia di tre pilastri fondamentali, e guardi che li pronuncerò all’italiana: Lao-Tze, Ciuang-Tze e Lie-Tze, il primo essendo considerato un po’
il Maestro per eccellenza della corrente, anche se forse era soltanto un personaggio leggendario per rappresentare la corrente di per sé e al quale si attribuisce un testo di base, forse del quinto-sesto secolo prima della nostra era, il Tao Te Ching, composto da 81 aforismi, di cui il primo comincia già in modo misterioso, dicendoci che:
“Il Tao che può essere nominato, non è il vero, l’eterno Tao…” ossia che l’ultima istanza dell’Universo non è definibile! Ma per ora mi fermo qui e sarà meglio dare un’occhiata al menu per comandare qualcosa, anche perché un detto taoista recita “Con la testa nel cielo, ma con i piedi ben
piantati per terra”…
– Ciò che mi ha detto, a me sembra un po’ da capogiro e anche se mi interessa, non credo che questo sia il momento migliore per trattare un argomento così delicato…
– È ciò che pensavo…quindi rimandiamo ad un’altra volta…
I due sprofondarono le loro teste nel menu, comandarono e iniziarono a pasteggiare…
– Molto buono, mi piace proprio, è stata una buona idea…
S’intrattennero per un po’ del più e del meno, poi Erian riprese un discorso un po’ più impegnativo
– Sa, una volta mi piacerebbe sentirla suonare un qualche brano, ovviamente quando le farà più comodo…
– A dire il vero l’idea non mi piace molto…
– Capisco, però se lei desidera diventare pianista, dovrà pure abituarsi a suonare anche davanti a dei perfetti sconosciuti…
Lei si mise a riflettere un momentino
– Non ha tutti i torti…va bene, a casa mia, almeno ho un bel pianoforte che, nonostante tutto, mi hanno regalato i miei genitori per il ventesimo compleanno!
– E che cosa mi suonerà?
– Questo non lo so ancora…vedremo…non mi chieda troppo!
Breve pausa, forse un po’ imbarazzata per ambedue …
– Sa, non deve sentirsi costretta…ma udirla suonare mi interessa molto!
– Sì, sì, ho capito…ha ragione che con gli obiettivi che mi sono posta, dovrei sempre essere pronta a suonare…direi quasi in qualsiasi situazione e di fronte a chiunque…soltanto che mi sento ancora alquanto insicura…
– L’insicurezza la si vince affrontandola, non dandole corda…ricordo che da piccolo avevo un maestro di sci che prima di affrontare un pendio ripido ci diceva “La paura è un maiale che bisogna macellare”…
non era forse molto elegante e pedagogico, non piacerà agli animalisti, vegetariani o vegani, ma diceva bene ciò che voleva dire e subito dopo averlo detto si lasciava scivolare verso valle senza esitazioni davanti ai suoi allievi…
– Lo so, lo so e non intendo tirarmi indietro…
Così, colloquiando di palo in frasca, a una certa ora conclusero la serata ed Erian la accompagnò a casa
– Non la invito a salire, perché domani devo alzarmi presto…
– Non si preoccupi, non ci pensavo neppure…
Ciò che tutto sommato lasciò Desleila alquanto delusa…
Erian sfiorò con un lieve bacio la sua guancia, salutò e cominciò ad andarsene…
– Ci risentiamo?
– Certo, ci conto!
Erian si rigirò per andarsene senza voltarsi indietro, lasciando però, con quel “certo ci conto!”, Desleila alquanto rassicurata…
Dopo qualche giorno in casa di Erian squillò il telefono
– Sei tu Erian?
– Certo Desleila, è un piacere sentirla…ma posso darle del tu anch’io?
– Senz’altro, a meno che tu non gradisca questa formula d’approccio…
– Anzi, preferisco!
– Volevo invitarti per mantenere ciò che avevo promesso…
– A dire il vero non lo avevo considerato come una promessa e non ci contavo, ma oltre che per me, sono contento per te che tu ti sia decisa!
– Ti andrebbe sabato prossimo alle cinque? e dopo, magari ti preparo qualcosa di europeo per uno spuntino, se ti va…
– È perfetto…il tuo indirizzo ce l’ho già, quindi a presto e grazie…
Si soffermarono ancora un attimo per un qualche convenevole…
Il sabato successivo Erian si presentò da Desleila puntuale con un mazzo di fiori e un buon Bordeaux…
– Ma non dovevi!
– Sì, sì, lo so, nessuno mi ha obbligato!
Desleila, in tenuta alquanto sexy, lo invitò ad entrare con un sorrisino per quell’ultimo “nessuno mi ha obbligato!”…
l’appartamento non era grande ed aveva un sottotono d’intimità, nel soggiorno troneggiava, contrariamente a un semplice pianoforte verticale come se lo immaginava Erian, un bel pianoforte a coda Bechstein, tra i pianoforti già apprezzati anche in passato, tra l’altro da Debussy e Rachmaninov…
– Pensavo di suonare prima di cena, anche per non disturbare la serata dei vicini…
– E a che cosa hai pensato?
– Sarà una sorpresa e sono curiosa di vedere se è un brano che conosci, ciò che a dire il vero non credo proprio!
Si mise al pianoforte con la sua bella gonnellina attillata, esibendo le sue belle gambe fino a metà coscia e cominciò a suonare…Erian riconobbe il brano e quando lei ebbe finito…
– Mi sai dire che cosa potrebbe essere?
– Se indovino che premio mi daresti?
– Un bacio…
– Sì, ma uno sul serio…
Lei, sicura di sé
– D’accordo
– Sono, sono…
– Sì?
– Sono i “Frammenti lirici per pianoforte” di Nikolai Medtner
Lei era allibita e non voleva crederci
– Ma come fai a saperlo, non li conosce quasi nessuno?
– Beh, a dire il vero sono un grande fan di Medtner!
– Questa poi, era l’ultima cosa che mi aspettavo!
– Va bene, ma ora il premio…
– Non vale, è stato un po’ un inganno…
– Vedilo come vuoi, ma i patti sono patti…
Lei si avvicinò ad Erian e fu un lungo bacio appassionato, anche perché lui non lasciò che Deslelia si sottraesse troppo rapidamente, al che lei non oppose alcuna resistenza particolare, uscendone un po’ trasognata…ma ripresasi rapidamente:
– Va bene per Medtner, ma che cosa ne pensi del mio suonare?
Qui Erian fu messo in serie difficoltà, perché non sapeva bene se essere franco oppure diplomatico e lei sentì le sue esitazioni…
– Sai, puoi dirmelo francamente…non mi offendo mica!
Erian esitò ancora, poi:
– Sai c’è un detto di Cicerone che mi piace molto:
“Guai a me se lo dico, guai a me se non lo dico…”
– E chi era Cicerone?
– Un politico, scrittore, oratore e filosofo romano…
– Quindi “…guai a te se non lo dici!”
– Ecco, in fondo in fondo suoni bene, ma come ti dicevo, non c’è sempre bisogno che quando si suona uno strumento anche bene, bisogna farne una professione con delle alte mire, si può anche essere un ottimo melomane…
Qui il volto di Desleila si trasformò, la sua espressione diventando arcigna…
– Stai dicendo che non devo pensare a voler diventare pianista concertista come lo intendo io?
– Mi hai detto di essere franco…sì, è ciò che sto dicendo!
Il volto di Desleila si trasformò ancor di più, pieno di rabbia
– Ma come ti permetti di giudicarmi, chi sei tu e che ne sai veramente? sarai tu forse il melomane, ma non venire a dirmi chi sono io e che cosa posso o devo fare!
Gli volse le spalle seriamente corrucciata…
Erian non sapeva che cosa fare, ma lei intervenne drasticamente per facilitargli il compito
– Penso che è meglio che terminiamo qui l’incontro …non voglio più vederti!
Erian si alzò e le si avvicinò
– Ma mi hai detto che non te la saresti presa…
– Non m’importa che cosa ho detto o non ho detto…vattene…
Erian si diresse verso la porta d’uscita e lei…
– E riprenditi i tuoi fiori e la tua bottiglia…
ma lui uscì senza darle retta…tornando a casa perplesso¸ scuotendo ripetutamente la testa come per dire “questa poi…una bella personcina e guarda un po’ che succede quando si pizzica l’amor proprio…”
Non si videro e non si sentirono più per circa 2 anni, poi giunse ad Erian un breve messaggio
< Caro Erian,
ho acquisito il diploma, a malapena con il minimo dei voti, insomma l’ultima della classe! Temo che avevi ragione e dovrò riprogrammarmi!
Ma come facevi a saperlo dopo avermi ascoltata soltanto nei “Frammenti”
di Medtner?
Vorrei scusarmi per il mio comportamento assurdo e contraddittorio, poiché ti avevo detto che non me la sarei presa…
Molto cordialmente, sperando che tu possa perdonarmi perché vorrei rivederti
Desleila >
Al che Erian rispose dopo qualche tempo in tono alquanto reticente
< Gentile Desleila,
mi ero permesso quella valutazione perché ero molto consapevole di quanto stavo dicendo. Ho studiato durante 5 anni al Conservatorio di Frontfort con Lev Mantryn e ho conseguito il diploma con lui nell’anno
prima del suo decesso, quale primo della classe e certamente non lo dico per vantarmi, ma perché si pensava che fossi un suo degno allievo con grandi speranze per il futuro, invece sono stato un suo infedele seguace perché ho smesso di suonare…alcune persone hanno affermato che fosse per il trauma del suo decesso, ma non è stato così, bensì perché avevo scoperto che non ero un musicista…è per questo che dopo alcuni anni di sperimentazione esistenziale mi sono iscritto all’Università pure di Frontfort per studiare innanzi tutto filosofia, ma psicologia nonché pedagogia come materie secondarie.
Ma una cosa importante ho imparato con Lev Mantryn, ossia ciò che è “la Grande Arte” e quando valuto qualcosa come mi avevi chiesto di fare, parto da questo presupposto, da questo punto di riferimento!
Perché non suono più? perché per suonare bene bisogna studiare parecchie ore al giorno e come recita il detto germanofono “Che non si può danzare a più di un matrimonio per volta!”…non sopporto, di sentirmi suonar male!
Forse ora ti sarà più comprensibile la mia valutazione…
Ormai sono legato a una giovane collega dell’istituzione in cui lavoro che insegna letteratura e penso che non abbia molto senso se ci incontriamo di nuovo, anche se a suo tempo tenevo molto a te e, se pure in così breve tempo, me ne ero innamorato.
Ti saluto quindi cordialmente, augurandoti di trovare la tua via, così come ho potuto trovare la mia
Erian >
Poco tempo dopo giunse un riscontro da Desleila
< Caro Erian,
ti ringrazio molto per le tue informazioni e mi sto chiedendo perché non me lo hai detto che eri stato un allievo di Lev Mantryn, uno dei massimi pianisti del secolo scorso.
Probabilmente avrei dato un altro peso a ciò che cercavi di dirmi, mentre così sono rimasta accecata dal mio orgoglio pensando che eri semplicemente un profano che si permetteva di giudicarmi senza le necessarie competenze. È vero, ho sbottato smisuratamente, ed è un aspetto al quale dovrò ancora lavorare,perché mi sono resa conto che rappresenta una grossa barriera evolutiva.
Mi dispiace molto perché anch’io provavo una forte inclinazione per te, ma così gioca la vita e talvolta non ci si può fare un gran che.
Anche a te auguro ogni bene per il tuo futuro e quello della tua compagna, affettuosamente…
Desleila >
Era la fine di un venerdì pomeriggio e nella stazione centrale degli autobus un uomo attempato si trovò di fronte a un’affascinante giovane donna, probabilmente sulla trentina, forse con un qualche anno in più, qualche anno in meno, poco importa.
Capelli scuri, lunghi, molto curati, una gonnellina attillata, di ottimo gusto, dalla quale facevano capolino delle belle gambe affusolate, proporzionate, armoniose, che avrebbero potuto presentarsi a un qualsiasi concorso di bellezza: lo sguardo era aperto al mondo, luminoso, interessato a ciò
che succedeva tutt’intorno e che sembrava non avere nulla da nascondere, nulla di cui essere imbarazzata.
L’anziano signore provò l’impulso di avvicinarla, di rivolgerle la parola, ma si fermò in tempo ostacolato dal pensiero: “ma che ti salta in mente? potresti essere suo nonno!”
Lei sembrava aspettare il bus numero 3 e quando giunse con qualche minuto di ritardo salì senza esitare, mentre l’anziano signore faticò alquanto.
Si sedettero l’uno accanto all’altra, ma non scambiarono una sola parola.
Lei scese alla fermata del Conservatorio Centrale, lui invece qualche stazione più avanti per recarsi all’Istituto nazionale di ricerca filosofica…
So long, I am around…
Fine dell’escursione nell’immaginario
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