Riflessione sul senso della vita

Riflessione sul senso della vita
Beni Sascha Horowitz

1. “La  Vita non ha senso…”

La vita non ha un senso al di fuori di sé stessa: semmai il suo senso è di essere: ragione per cui si potrebbe dire che la vita non ha un fine, ma è fine a sé stessa, riposa in sé stessa, non ha un progetto al di fuori del suo essere (altrimenti a un certo punto sarebbe finita e non in-finita!).

Ma a livello umano ognuno di noi può dare un senso alla propria vita, ascoltando le proprie inclinazioni che, se all’inizio sono magari mute, quindi virtuali, o si manifestano sottovoce, richiedono l’attuazione affinché si possa sentirne il senso.
Il senso si realizza…se realizziamo queste inclinazioni alle quali noi diamo senso.

Ora si può avere l’impressione che la propria vita non ha senso perché non si è ancora stati capaci di riempirla con un senso, o magari si ha vissuto una vita in-sensata.
Allegoricamente si potrebbe confrontare la nostra vita a un recipiente vuoto in partenza e che man mano che si procede nella vita lo riempiamo con svariati elementi, diversi sensi:

– se si riempie con degli scarti, con dell’urina e-o delle feci ovviamente puzzerà e ne saremo disgustati,
– se si riempie con dell’acqua sarà meglio perché funzionale, ma forse poco interessante;
– se si riempie con del latte sarà molto meglio, ma si rischia di rimanere infantile;
– se si riempie con del vino, sarà forse apparentemente più interessante e consolante, ma pericoloso sia per il corpo che per la mente e pure per la società, soprattutto qualora si dovesse finire alcolizzati, o drogati con gli allucinogeni;
– se lo si riempie con dei buoni succhi di frutta o di verdura questo sarà salutare e nutriente sia per il corpo che per la mente, ecc. ecc. ecc.
Se non si è ancora trovato il senso della propria vita si tratta di cercarlo anche se questo può sembrare noioso, faticoso, costoso.
Siamo noi che dovremo trovarlo perché solitamente non sarà offerto gratuitamente.

È inutile che si continui ad aspettare o addirittura ad esigere che siano gli altri a offrirci su di un
vassoio d’oro o d’argento il senso della nostra vita. Se siamo adulti nessuno ci deve niente. Siamo soltanto noi che possiamo conquistare il nostro senso.
Ma per conquistarlo dobbiamo darci daffare e la conquista esige uno sforzo di riflessione e d’azione: l’indolenza, la pigrizia ma pure il disfattismo non hanno mai costruito nulla.
Per fare il pane bisogna mettere mano alla pasta, per costruire una casa bisogna mettere mano ai mattoni!
Possiamo farci aiutare e talvolta può essere indispensabile, senza che ciò debba ledere un nostro eventuale orgoglio, il nostro amor proprio.
Tutti noi in un modo o in un altro ci siamo fatti aiutare in un periodo o un altro della nostra vita, in maggiore o minor misura, più o meno consapevolmente e molto probabilmente dovremo pure farci aiutare in futuro, in particolare durante la vecchiaia, anche se a guardar bene questo succede perennemente, dalla nascita, dalla culla in su!
Questo si chiama “interdipendenza” ed è questa che ci fa vivere tutti quanti (dipendenza e indipendenza sono degli stati parziali, occasionali e transitori o addirittura illusori).

Nell’Universo tutto è interdipendente:
il nostro sole dipende dai suoi pianeti, i pianeti dipendono dal loro sole, il sole dipende dalla sua Galassia e questa dai propri soli;
la Galassia dipende a sua volta da altre Galassie, ecc. ecc.  ecc.
Per non parlare della nostra terra dove l’interdipendenza la fa da padrona ed è immediata-mente visibile e tangibile! Che saremmo noi senza il globo, l’aria che lo avviluppa, l’acqua che contiene, senza navigazione e pesca e i lavori della terra, senza la terra su cui posare i nostri corpi e poterli muovere?
Cosa sarebbero le piante senza sole, acqua, aria, vento, insetti e l’umile terreno in cui possono affondare le loro radici?
Cosa sarebbero gli uccelli senza l’aria, lo spazio e svariati elementi su cui posarsi, i semi, le bacche, gli insetti da divorare? (senza parlare di terreni, piante, corsi d’acqua, ecc. ecc. ecc.)

E il discorso potrebbe continuare quasi all’infinito, penetrando pure il campo umano, come per
esempio:
– Che sarebbe il medico senza pazienti e i pazienti senza medico?
– Che sarebbe il panettiere senza i suoi clienti e i clienti senza il loro panettiere?
– Che sarebbe l’architetto senza i muratori e i muratori senza architetto?
– Che cosa sarebbe una struttura statale senza i suoi cittadini e che diventerebbero i cittadini senza una struttura statale?
– Che cosa sarebbe l’Università con i suoi professori e corsi senza gli studenti e che sarebbero
gli studenti senza l’Università? ecc.  ecc. ecc.

2.  Avere l’impressione che non si doveva nascere o che è stato inutile, un errore, o un inadeguato incidente, perfino senza che ci sia stato chiesto se volevamo nascere o no…
Quando si è piccoli e le cose attorno a noi vanno magari male, le persone che dovrebbero curarsi di noi circolano su dei falsi binari, sono troppo occupate con sé stesse e talvolta malamente e non hanno tempo e cura per il piccolino che sta per crescere, che magari rifiutano, trattano male, non rispettano, non gli danno il valore che si merita in tanto quanto piccolo essere in fase di sviluppo, che ha bisogno di sostegno e non di atteggiamenti distruttivi, allora…?
Allora si può avere l’impressione che anche da individuo adulto (e qui torniamo al senso), che tutto ciò non aveva senso, che tutto ciò è stato uno sbaglio, che non si doveva venire al mondo per vivere in queste condizioni, che la propria presenza in questo mondo non avrebbe dovuta  avvenire e che quindi ci si dovrebbe annullare, eventualmente anche suicidare, in modo che questo evento inutile venga cancellato.

Ma questa è una trappola alla quale bisogna stare molto attenti: potrebbe essere anche una bella scusa per non darsi daffare per uscire da ciò che gli altri hanno guastato in partenza…gli altri!?
Ciò significa però che attorno ai 15-20-30 anni la vita non è conclusa, anzi è soltanto all’inizio se veramente si desidera che la vita prenda un senso, quel senso che possiamo darle.
Non serve guardarsi indietro (se non per capire meglio presente e futuro) e piangere sulle rovine, perché ciò che importa è guardare avanti e progettare una vita migliore, quel meglio
che spesso è possibile se veramente lo si vuole, poiché a 15-20-30 anni si hanno ancora molte energie a disposizione per costruirsi il proprio mondo e non disperderle inutilmente in momenti privi di senso che ci lasciano soltanto l’amaro in bocca e magari la voglia di farla finita.
Quando c’è un progetto costruttivo le energie vengono convogliate nel progetto e così talvolta
si può costruire ciò che si è progettato (senza pretendere delle situazioni ideali!)
È un po’come per le centrali elettriche, dove l’acqua viene incanalata per uno scopo ben preciso:
acquisisce progressivamente velocità, quindi forza per far girare le turbine che creano l’elettricità che potrà servire per tante cose utili (se siamo assennati!)
Se invece l’acqua (che è una forma d’energia) va in dispersione, addio elettricità e tutto ciò che di sensato se ne sarebbe potuto fare!

La stessa cosa succede con le nostre energie personali: se incanalate in un progetto sensato allora possono dare senso alla nostra vita, di cui diventiamo in buona parte gli autori e non degli assenteisti o addirittura dei puntuali distruttori.
È ovvio che è più facile distruggere o lasciare che le cose si deteriorino  che costruire una vita che ci dia delle soddisfazioni reali e non fasulle.
Se lasciamo andare le cose per un certo verso inferiorizzante (in direzione degli inferi!), non dobbiamo poi lamentarci se siamo frustrati e cerchiamo delle false evasioni, come per esempio nelle compagnie superficiali o sociopatiche, nelle attività criminali, oppure  nelle droghe compreso l’alcool, oppure ancora in una sessualità-atletica perversa, in un’avidità smisurata o nelle false giustificazioni:
“è la sfortuna”, “è la vita che è fatta male”, “sono gli altri che mi hanno messo i bastoni tra le ruote”, “non me ne va bene una”, “sono predestinato a finire male”, “nessuno mi capisce, nessuno mi aiuta”, “mi rifiutano, mi odiano”, “perfino il mio oroscopo è negativo”, ecc. ecc. ecc.
Tutte frottole per disfattisti oziosi!
Certo, ci sono difficoltà nella vita e per taluni non sono né poche né lievi, ma non ci sono soltanto quelle!
Se poi pensiamo di voler porre fine alla nostra giovane vita perché finora è andata così male, siamo completamente allato del problema, siamo veramente fuori strada e non accettiamo che ci siano delle alternative che possiamo assumere, fare nostre, trasformando le frustrazioni in gratificazioni, anche se inizialmente ci facciamo magari aiutare, anche se l’inizio può essere difficile (d’altronde come di consueto: le trasformazioni, anche per il meglio, non sono del tutto indolori!):

“Felice colui che sa trasformare il male in bene” credo fece dire Shakespeare a uno dei suoi personaggi principali nel dramma “Macbeth”(forse a questo personaggio stesso ma non ricordo bene) !
Però tutto questo processo va svolto con impegno e serietà, affinché possa portare frutto: superficialità, leggerezza, disimpegno, scoraggiamento, rifiuto della responsabilità, atteggiamento da scansafatiche, mancanza di perseveranza, di tenacia sono pessime consigliere e portano da nessuna parte…
(“…che la diritta via era smarrita. ” /  Dante, Commedia: Inf. I – 3 ) !
 
C’è perfino un filosofo che pretende che la vita sia mal combinata, perché nessuno ci ha chiesto se volevamo nascere però, pur non essendosi suicidato ed essendo ora in età avanzata, nella terza età e si avvicina alla quarta, egli continua a vivere più o meno allegramente: si vede che almeno la filosofia, molto probabilmente, gli è stata d’aiuto per trovare il senso della sua vita (questa povera filosofia così negletta, sottovalutata, mentre invece potrebbe forse essere una brava “tata” ?)

So long, I am around…

Fine della monografia


 

About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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