Sascha Horowitz
DAN GRiiNFELT, iL RiNATO
né risuscitato, né reincarnato,
ma riesumato in uno strano racconto,
un po’ fantastico…
Breve premessa
Prima di tutto, questo racconto non ha nulla del film poliziesco, della sua logica, della sua precisione, quindi non aspettatevele, perché altrimenti sarete delusi!
È la storia di un uomo che a trent’anni, morendo in un incidente stradale, avendolo desiderato ardentemente, nacque già formato e al-la medesima età, da un “misterioso campo androenergetico” (no, non dal “campo morfogenetico” di Rupert Sheldrake: che è un’altra cosa), perché desiderava riprendere in mano la sua vita, completarla e perfezionarla più o meno da dove aveva dovuto lasciarla…
Quindi non ha a che fare con la reincarnazione o la resurrezione, bensì con un’incarnazione immediata vera e propria, per così dire e apparentemente “ab nihilo”! (Attenzione: il Nilo qui non c’entra, non è sorto improvvisamente dalle acque del Nilo, con tutto rispetto parlando!)
Desiderava cercare finalmente il suo giusto posto nel mondo, anche perché non aveva avuto l’impressione di averlo occupato in modo adeguato!
E poi: in che modo e in quale tipo di mondo?
Non lo si sa ancora…non si sa niente…stiamo a vedere!
1.
Era attorno alla mezzanotte di una mite notte di primavera, in piena campagna, ai margini di un grande bosco, però composto da uno strana miscela di faggi, betulle, querce, conifere e castani, che però non si sposavano oltremodo tra di loro.
Vi fu un insolito bagliore che nessuno ebbe modo di osservare.
Dopo di che si poteva scorgere vicino ad una grande quercia un uomo alto, biondo sulla trentina che esprimeva forza e coraggio, uomo che prima del bagliore però non c’era e che sembrava venire da nessuna parte.
Era come se si svegliasse da un lungo sonno, ma non aveva dormito.
Si guardò in giro disorientato, attonito, come se non conoscesse il luogo in cui si trovava e infatti non lo conosceva.
Era completamente nudo come al momento della nascita, soltanto che era un neonato sulla trentina, già completamente formato: bello e robusto.
Al momento sembrava non ricordarsi di nulla: “come mai era lì e che cosa avrebbe dovuto fare a partire da quella situazione…? “
Poi, a poco a poco, qualcosa in lui sembrò chiarirsi…: d’accordo, si trovava in un…bosco, quindi…uscire dal bosco…avvicinarsi a…un abitato, …a una strada…ma chi era e perché mai si trovava lì?
Fece alcuni passi in una luce che veniva dall’alto…alzò lo sguardo e vide un disco luminoso che cercò di seguire…luna…quella doveva essere la luna e, dopo non molto si trovò in un luogo…sì ecco…quello doveva essere…una strada…strada…udì il suono della sua voce che articolava quella parola e fu come un qualcosa, una chiave che fece più luce anche dal di dentro…
Tutt’a un tratto rivide il momento del suo decesso, ricordò il suo desiderio e il fatto che non ci credeva, ma che lo desiderava ugualmen-te…intensamente, perché aveva l’impressione che c’era qualcosa d’incompiuto nella sua vita, qualcosa che doveva avvenire, ma di cui non sapeva però bene che cosa avrebbe dovuto essere…ah sì…vivere meglio…pienamente…più a fondo… ma che cosa voleva dire tutto ciò e…più a fondo?
Il suo cogitare fu interrotto dall’avvicinarsi di un rumore e dalle luci che venivano dalla strada, ragione per cui istintivamente fece alcuni passi indietro in direzione della parte un po’ adombrata del bosco…
Pochi istanti dopo qualcosa sfrecciò davanti ai suoi occhi…certamente… on poteva che essere…un’automobile…automobile…e di nuovo udì la sua voce che articolava quella parola…auto-mo-bi-le…e quasi come in un lampo rivide la scena in cui stava morendo, appunto in…un’automobile… dove espresse quel desiderio di poter tornare suppergiù a quell’età per…, per completare la sua vita…ma vivendola di-versamente…non più così… spericolatamente, superficialmente, quasi inutilmente…e fu un continuo ed intenso accavallarsi di immagini e pensieri tant’è che portò le mani al capo che cominciava a dolergli seriamente per tutto quel trambusto!
Dopo un po’ si riavvicinò alla strada e vide sopraggiungere una macchina per la quale fece il segno dell’autostoppista…oh sì, di quel segno si ricordava, perché prima dell’impatto aveva raccolto una giovane che lo distrasse, facendogli cadere una sigaretta accesa sulla gamba, ragione per cui perse il controllo della macchina, uscendo di strada per scontrarsi con un albero massiccio che non cedette minimamente all’urto…e la giovane… “che sarà successo alla giovane…o ironia della sorte se la sarà forse cavata? oppure è rimasta invalida o forse pure lei è deceduta? “
2.
Mentre era così sovrappensiero, l’automobile si fermò e un uomo di mezza età si sporse dal finestrino:
– Allora mio giovane amico, ti hanno spogliato, derubato della tua macchina e abbandonato ai margini del bosco? Non saresti né il primo né l’ultimo in questa regione!
Ho già ripetutamente proposto al Consiglio Regionale della Romedania di far circolare ogni tanto delle Pattuglie di Sicurezza in questa zona così appartata, che per sua natura si presta facilmente a malefatte notturne…ma finora non mi hanno dato retta…ma lo riproporrò…
suvvia sali…e l’autista gli aperse lo sportello.
Il nostro uomo salì, perché non gli sembrava il caso di rifiutare un’offerta da parte di un personaggio che sembrava affidabile e che d’al-tronde gli tese subito la mano presentandosi:
– Sono Alec De Truniken…
Mentre il nostro uomo esitò qualche istante, non essendo più sicuro del suo nome…
– Non avrai più né macchina né vestiti, ma avrai pure un nome!
Il nostro uomo esitò ancora però, rendendosi conto da un lato che capiva bene quel linguaggio, che dall’altro lato sentiva di poterne di-sporre…ma era poi proprio il suo?
– Devi scusarmi, ma sono ancora sotto…shock…, pensando che per fortuna aveva ritrovato questo termine e che, quasi contemporanea-mente gli ritornò in mente un nome, ma di cui non era tanto sicuro che fosse veramente il suo, ma bisbigliando strinse l’altra mano:
– Sono Dan Griinfelt, piacere e tante grazie per l’accoglienza, al momento non sapevo bene che cosa fare…
– Capisco, non avrei voluto essere al tuo posto…ma vedo che almeno non ti hanno ferito…
– Infatti non credo…aggiunse Dan a bruciapelo, stando al gioco e fingendo di dare un’occhiata al proprio corpo.
Pensò che ormai doveva agire con un po’ di furbizia, poiché era escluso che spiattellasse la verità che stava scoprendo, al primo incontra-to anche se questi, almeno a prima vista, gli ispirava fiducia.
Ciò che però riteneva importante era il fatto di non danneggiare eventualmente qualcuno con le sue piccole bugie che considerava per co-sì dire necessarie in quel momento, in quella precisa situazione.
– E da dove vieni?
E qui di nuovo Dan fu un momento in difficoltà…infatti da dove?
Ma dopo pochi istanti gli venne spontaneo…
– Da Kroniom…, senza sapere veramente se ciò fosse esatto.
– Non ci sono mai stato…, poi Alec, squadrandolo dall’alto al basso:
– Sui sedili posteriori ci dovrebbe essere un mio boxer da bagno e forse anche una maglietta…ti proporrei quindi di metterli almeno prov-visoriamente…tra non molto apriranno i negozi nel prossimo capoluogo e così potremo darti un assetto più presentabile…
– Non so come ringraziarti…ma ovviamente mi rifarò per la tua cortesia…
– Di questo avremo forse occasione di parlarne più tardi, per ora cerchiamo di rimediare a quanto hai dovuto subire nella nostra regione e di cui sono veramente poco fiero!
– Ma è molto più di quanto potevo aspettarmi e credimi, ti sono veramente riconoscente!
– Suvvia, non c’è di che…darti una mano mi sembra naturale…tu al mio posto non avresti fatto la medesima cosa?
– Certamente…aggiunse Dan in modo convincente poiché ne era sicuro…
– Vedi? mi sembra che tu abbia detto che sei di…Kroniom e dove sarebbe?
– Infatti sono…sono…ah sì, vengo dall’Antralcia e sono in cerca di lavoro…
E così, scambiando qualche informazione in cui Dan cercava di assemblare alla ben meglio i pezzi del suo puzzle passato, giunsero al capoluogo, mentre all’orizzonte dietro ben disegnate e piacevoli colline stava spuntando il sole. Alec posteggiò dapprima davanti a un bar che sembrava situato in posizione centrale:
– Suppongo che anche tu provi il bisogno di un piccolo spuntino dopo le emozioni notturne…io comunque sento il bisogno almeno di un buon caffè per rimanere sveglio!
– Volentieri…rispose Dan…ma penso che prima sarebbe forse più indicato che mi vesta un pochino…puntando il dito soprattutto sui boxer…
– È vero…confermò Alec…stavo quasi dimenticando…, ma qui di fronte c’è proprio un negozio d’abbigliamento e non ci vorrà molto per trovare qualcosa di adatto anche se provvisorio!
Si recarono quindi nel negozio indicato e non ci volle molto perché Dan ne uscisse semplicemente, ma dignitosamente vestito.
– E ora possiamo andare a rifocillarci un po’…
Dan era preoccupato di che cosa avrebbe potuto bere e-o mangiare in questa nuova, inaspettata situazione, tutto sommato piena di incognite, in cui ricordava e si rendeva conto di certi aspetti, altri invece gli rimanevano ancora celati.
Una realtà rassicurante era che capiva la lingua locale e poteva farsi capire.
D’altra parte aveva l’impressione che si trovava effettivamente su territorio romedianese a causa della parlata di Alec, mentre Dan comin-ciava a ricordarla meglio, poiché aveva vissuto poco oltre la frontiera, appunto nello stato dell’Antralcia del Nord, che al momento però non lo interessava in alcun modo, poiché era proteso verso nuove, inaspettate ed imprevedibili prospettive.
– Che cosa posso servirvi ? interruppe improvvisamente il suo immaginario la voce della barista e Dan aspettò che Alec comandasse la sua parte, per chiedere prudentemente la medesima cosa. Ma Alec:
– Come, vuoi soltanto un caffellatte? ma non fare complimenti!
– Non conosco questo bar…che cosa mi consigli? E Alec alla barista:
– Gli porti per favore un piatto a scelta dei vostri ottimi muffins!
Così, tra una cosa e l’altra conclusero il loro spuntino e Alec, alzandosi:
– Ora dovresti denunciare l’accaduto alla polizia locale…
“Ahi”, pensò Dan, “qui le cose si mettono male, devo assolutamente evitare questo confronto”:
– Ma in verità non saprei bene che cosa denunciare…era buio, erano mascherati…silenziosi…non riconoscerei neppure una voce…
– Sì, ma la macchina…ti hanno derubato, spogliato…
– Però non ricordo più il numero di targa…non ricordo più l’ora in cui è successo…
– Ho l’impressione che ora sei stanco…forse ancora sotto shock… facciamo una cosa…comunque stavo andando da mia sorella che ha una tenuta non molto lontano da qui…ti riposi un poco e poi ne riparliamo…
– Va bene, te ne sono molto grato…
– E poi, a proposito…che attività svolgi?
– Stavo per l’appunto cercando lavoro…
– Sì, ma che cosa sai fare?
– Ho svolto molte attività diverse…
– Anche il giardinaggio, orticoltura e frutticoltura ?
– Sì certamente!
– Te lo chiedo perché improvvisamente a mia sorella è partito il giardiniere per delle ragioni a me sconosciute…so soltanto che mia sorella è alquanto difficilina…insomma ha un suo caratterino e forse…
– Questo non mi preoccupa e potremo vedere con tua sorella che cosa si aspetta da me…in principio a me potrebbe anche andare bene, visto che sono disoccupato…
– Benissimo, allora ti porto con me e mentre ti riposi ne parlerò con mia sorella…a me non dispiacerebbe se riesco ad aiutarti anche in questo senso!
– E così potrò pure ripagarti se il salario è sufficiente e non si limiterà al vitto e all’alloggio…
– Di questo non dovrai preoccuparti, mia sorella oltre che essere facoltosa è anche generosa nonostante il suo caratterino!
3.
E così discutendo giunsero nei pressi della dimora della sorella di Alec:
– Caspita, esclamò Dan vedendo il complesso abitativo…si direbbe che vive in un castello…
– Be’, proprio in un castello non direi, ma ne ha le somiglianze perché si tratta di quelle dimore estive dei nobili di un tempo, marchesi, conti, duchi che fossero…
– Sì, però è impressionante…forse eravate anche voi dei…discendenti di quelle nobili famiglie?
Qui Alec mostrò un certo imbarazzo e prima di rispondere si schiari la gola:
– Be’ sì, ma è senza importanza…nella regione siamo conosciuti come De Truniken e i nostri antenati erano…dei conti…
– Ma allora saresti…un conte anche tu…e tua sorella…una contessa!
– Formalmente sì, ma come ho detto…è senza importanza…non ci piace essere salutati come conti…ormai i tempi sono passati…viviamo in una democrazia…quindi per favore niente signora contessa per mia sorella!
– A dire il vero preferisco e mi sentirei a disagio di doverla interpellare ogni volta con un “signora contessa qui, signora contessa là” !
– Allora siamo intesi…, e Dan annuì.
Nel frattempo erano giunti davanti all’entrata principale e venne loro incontro un uomo anziano…ma non poteva essere…un maggiordo-mo?
– Quello è Frider…il maggiordomo dei miei genitori…che abbiamo tenuto in ricordo e rispetto della loro volontà…e lo terremo fino al suo trapasso… va quindi trattato, oh paradosso…con i guanti!
– Mi sembra ovvio…aggiunse Dan, ma non è un po’ tanto anziano per lavorare?
– È lui che desidera non smettere di svolgere il suo lavoro fintantoché gli è possibile…dice di non voler rimanere inattivo e quindi lo ri-spettiamo…
In quel istante si affacciò al portone quella che doveva essere la sorella di Alec…
– Ecco Anèle, la mia cara sorellina…e le andò incontro abbracciandola…
Mentre Alec la stava abbracciando, questa sbirciò verso Dan chiedendo:
– E chi sarebbe quel bel ragazzo?
– È un mio giovane amico, Dan Griinfelt…ti racconterò poi…
Anèle si liberò dall’abbraccio di Alec e tese la mano a Dan:
– Piacere…gli amici di mio fratello sono i benvenuti in questa casa:
– Il piacere è tutto mio…e Dan abbozzò un baciamano di cui fu il primo ad essere sorpreso…“ma da dove mi viene questo gesto…come mai?”…ma lì per lì non trovò una risposta!
– Oltre che bello è anche galante…ma prego entrate…e i tre, seguiti da Frider, misero piede nell’atrio:
– Ma qui ci starebbe quasi una chiesetta!…esclamò Dan…e Anèle di rimando:
– Infatti i nostri antenati non hanno lesinato con questo edificio…era la loro dimora estiva preferita!
Alec sviò da quel discorso, perché gli sembrava che scivolasse troppo nei convenevoli e venne al dunque:
– Sai Anèle, ti ho portato Dan a causa del tuo giardiniere…
– Del mio ex-giardiniere…puntualizzò Anèle…
– Stavo dicendo…che Dan essendo in cerca di lavoro e visto che ha un ampio ventaglio di esperienze, poteva eventualmente sostituire Graplon, qualora riuscite a mettervi d’accordo sul “come, dove, quando e quanto”.
Dapprima Anèle sembrò sorpresa…poi piacevolmente sorpresa, ma cercò di nasconderlo, soprattutto perché si rese conto che le sarebbe piaciuto di poter accogliere quel giovane, di qualche anno più giovane di lei…e disse soltanto:
– Ah…ma non stiamo qui in piedi…accomodiamoci nel soggiorno… beviamo prima qualcosa…cerchiamo di conoscerci un po’ meglio… avremo poi, se del caso, tutto il tempo per formalizzare il problema del lavoro!
Così fecero e Frider si dimostrò essere quel classico maggiordomo di una volta, guanti bianchi compresi, che misero un po’ a disagio Dan che ebbe l’impressione di essere addirittura fuori posto in quel ambiente!
S’intrattennero a lungo, durante un’ottima cena, scambiandosi l’alquanto e solito banale più o meno quotidiano, durante il quale Anèle non poté fare a meno di notare però certe reticenze e un atteggiamento alquanto evasivo di Dan, soprattutto di fronte a domande più personali, fatto di cui rese partecipe il fratello, però in modalità appartata:
– Suppongo…, le disse Alec, …che non sia abituato al nostro ambiente e che questo lo abbia messo a disagio inibendolo alquanto…ma da come lo conosco, mi sembra un giovanotto molto per bene e non posso che consigliartelo, altrimenti non te lo avrei neppure portato in casa.
Queste considerazioni sembrarono rassicurare Anèle che diede discretamente ordini, prima di raggiungere il giovane nel soggiorno, af-finché fosse preparata una stanza per ospitarlo provvisoriamente per una prima notte.
4.
Anèle ed Alec raggiunsero Dan…
– Frider, ci porteresti per favore portare un buon caffè? e poi rivolgendosi a Dan:
– Mi scusi, ma ho trascurato di chiederle se gradiva il caffè dopo il pasto…
e Dan, questa volta senza esitazioni:
– Sì grazie, molto volentieri…, pensando che ne avrebbe fatto anche a meno, dopo l’esperienza nel bar del capoluogo, ma non volendo rifiutare la proposta di Anèle…
– Penso che ora possiamo anche trattare delle condizioni di un suo eventuale impiego, qualora non dovesse avere nulla in contrario…
– Le posso assicurare che non ho delle esigenze particolari e al momento mi ritengo fortunato di poter svolgere l’attività di giardiniere…, ricordandosi tutt’a un tratto…
– Anche se ho una formazione accademica…
Qui Dan si rese conto che era ricaduto in una sua vecchia abitudine, quella di voler stupire gli altri con una sua qualità imprevista e talvolta anche imprevedibile, magari anche apparentemente speciale, forse per compensare ciò che di sé riteneva per altro di poco significativo.
– Come, però non me ne hai parlato finora…intervenne Alec stupito.
– Sai, a dire il vero al momento non ero soltanto intontito, ma avevo perso una buona fetta di memoria che, almeno così mi sembra, non ho ancora ricuperato totalmente!
– Ma di che cosa state parlando? intervenne Anèle un po’ interdetta…
E Alec descrisse al meglio la situazione nella quale si erano incontrati.
– Ah, ma allora varrebbe forse la pena di pensare a una visita medica…potrei chiamare il nostro medico di famiglia e…
– È molto gentile da parte sua, ma non lo credo necessario, perché vedo che sto riprendendo poco a poco i miei sette spiriti…devo aver ricevuto anche una botta in testa…, e cominciò a tastarsi il cranio…
– Infatti qui mi duole un poco, però vedo che non sanguina…
– Frider, potresti per favore portare un po’ di ghiaccio per la testa del nostro giovane amico?
– Ma vi prego, non preoccupatevi oltremodo…non lo ritengo veramente necessario…posso sopportare una lieve botta in testa!
Nel frattempo Frider sopraggiunse con il ghiaccio…
– Lo applichi almeno per un po’…vedrà che poi starà meglio…
Dan consentì e Alec intervenne:
– Sai mia sorella è stata una crocerossina, puoi quindi capirla!
Dan non si ricordò che cosa potesse essere una crocerossina e quindi sorrise simulando una certa comprensione.
– Ma mi dica, che formazione accademica ha avuto?
Qui, Dan ebbe un momento di esitazione perché si rivedeva quale studente universitario, ma non immediatamente nella conclusione dei suoi studi o in ambito professionale…per sua fortuna però e improvvisamente, anche se non ne era sicuro al cento per cento:
– Ho studiato lettere e…ho insegnato…in un liceo…
– Quindi, da mia sorella saresti un po’ il “poeta contadino”…
– Be’, contadino sì, ma poeta non saprei proprio, non credo di aver pubblicato qualcosa!
– Come…non credi…sai o non sai ?
– Devo riconoscere che qui ho ancora una qualche difficoltà mnemonica!
– Che parolone, ma che cosa vuol dire?
– Il nostro giovane amico ha ancora qualche difficoltà con la memoria…
– Ah, esclamò Anèle, ma allora possiamo o non possiamo trattare il tema dell’impiego?
– Ma certamente, non si preoccupi, sto ricuperando…
Al che iniziarono il discorso delle mansioni e delle condizioni e Dan, ricordandosi repentinamente, rivelò che da giovane, durante le vacanze universitarie, aveva lavorato per diversi anni da giardinieri e contadini, ciò che rassicurò ancora maggiormente Anèle.
Dan però ricordò pure, ma senza esprimerlo, che i suoi genitori, ambedue architetti, avrebbero voluto che studiasse architettura per poi riprendere il loro studio…egli seguì i corrispondenti corsi per un certo tempo ma che, e fu per loro una grande delusione, scoprendo la sua vocazione per la letteratura, cambiò facoltà dedicandosi alle lettere e in seguito anche all’insegnamento!
Dopo non molto si erano accordati e Alec, rivolgendosi alla sorella:
– Potresti alloggiarlo nella dépendance, nell’appartamentino sopra il garage, dove abitava Graplon…e Anèle un po’ irritata:
– Ma certamente, è ciò che intendevo fare, mi sembra ovvio…subito domattina incaricherò Meline di dare ai locali una bella ripulita, ma nel frattempo Dan potrà dormire da noi…ho già dato le disposizioni in merito!
Poi rivolgendosi a Dan in modo un po’ protettivo e familiare:
– Te la sentiresti di cominciare domani, oppure preferiresti riposare ancora una giornata per ricuperare le tue forze e magari anche guardarti d’intorno, per valutare che cosa ci sarebbe da fare, eventualmente cambiare, in modo che ne possiamo parlare e decidere in merito…
– Non credo di avere bisogno di riposo, ma l’idea di osservare la tenuta per valutare il daffare e discuterne poi con lei, mi sembra ottima…
– Poiché con mio fratello vi date del tu, propongo che tu lo faccia pure con me…e Anèle non si rese conto che utilizzò questa scusa per abbreviare le distanze tra lei e Dan, alla cui persona cominciava ad essere particolarmente interessata…
– Ma molto volentieri e devo riconoscere che comunque il lei nelle relazioni interpersonali mi dà sempre un po’ fastidio, lo trovo inutile e ricordo che ci sono delle lingue in cui c’è una sola forma di approccio, a parte il fatto che non è ciò che decide sulla presenza o assenza del rispetto reciproco…!
Per quella sera gli scambi si fermarono a quel punto, si augurarono la buona notte e ognuno si ritirò nelle proprie stanze, non senza che Anèle avesse pregato Frider di mostrare a Dan la stanza che gli era stata preparata.
5.
Dan ringraziò Frider, stringendogli calorosamente la mano, cosa alla quale il maggiordomo non era abituato, apprezzando però molto il gesto che solitamente, nel rigore del suo ruolo e della relazione con gli altri, gli era raramente concesso. Per concludere Frider gli dette ancora alcuni ragguagli a proposito degli orari e le consuetudini della casa!
Dan si stupì dapprima del buon gusto e della funzionalità con la quale era stata concepita la stanza degli ospiti e immaginò che fosse il frutto dell’intervento di Anèle, che fino a quel momento aveva percepito come una donna bella, affascinante, matura, insomma di una certa levatura socioculturale, ma riuscì ad attardarvisi soltanto brevemente perché si assopì rapidamente esausto dagli eventi di una giornata così significativa e decisiva.
Il sonno fu ristoratore, ma al tempo stesso carico di immagini che probabilmente, per un misterioso connubio, dovevano essere in prove-nienza dal suo passato. Però e prudenzialmente non prese questi sogni eccessivamente sul serio per non incorrere in una serie di inter-pretazioni pregiudizievoli e magari fuorvianti.
Era deciso di vivere il momento pienamente e di tralasciare eventuali richiami del passato, a meno che si presentassero con una tale chia-rezza ed insistenza da richiedere una particolare attenzione, insomma di essere presi sul serio!
Si ritrovò con Anèle ed Alec a colazione e dopo i soliti convenevoli:
– Sei pronto per il giro di ispezione?
– Certamente, molto volentieri…, al che Alec intervenne:
– E noi ci vedremo ancora per pranzo, dopo di che devo tornare a casa mia, nel mio ufficio per sbrigare alcune pratiche ancora in sospeso…
Anèle e Dan s’incamminarono:
– Tuo fratello ha or ora parlato di pratiche in sospeso e mi sto chiedendo che attività svolge…non me lo ha detto e io non ho osato chieder-glielo…
– È un ottimo avvocato e mi ha aiutato a districare alcune matasse alquanto ingarbugliate, soprattutto in relazione ai nostri possedimen-ti…
Continuando a scambiare, giunsero dopo non molto a un recinto che sembrava alquanto malmesso:
– Eccoti già un primo compito…la recinsione da controllare e ritoccare…è quella che separa il terreno circostante l’edificio principale, vale a dire il giardino, l’orto e il frutteto ed è ciò che ti compete, mentre dall’altra parte dello steccato si trovano i terreni per il pascolo e l’agri-coltura, che sono gestiti da Triun, il fattore e la sua famiglia…anche se da qui non puoi vederne tutta l’estensione, né la casetta del fatto-re…
– Però, esclamò Dan, una cosetta da niente…, mentre Anèle sorrideva:
– Eh sì, ci danno parecchio da fare…se vuoi puoi già cominciare…gli attrezzi e l’occorrente materiale li puoi trovare nella casupola vicino alla “dépendance” dove abiterai e che Meline sta preparando…noi ci vedremo a pranzo…
– Questi recinti sono un classico e credo che non ci sia una fattoria che non abbia un recinto da rivedere…,detto ciò, Dan ebbe l’impressio-ne di avere ricuperato buona parte della sua memoria…
– Infatti anche da mio fratello e da Velladia ce n’è almeno uno e forse un giorno ti presterò loro per rimetterli a posto…
– Scusa, Velladia chi sarebbe?
– Ah sì, è la mia migliore amica e suppongo che tra non molto verrà a visitarmi, per cui ne potrai parlare direttamente con lei per avere maggiori ragguagli…a presto.
Anèle tornò alla sua dimora, mentre Dan si diresse verso la casupola degli attrezzi e, incrociando Meline vicino alla dépendance, dalla quale stava uscendo…
– Se ho ben capito tu devi essere Meline…salutandola cordialmente…
– Piacere mio…penso che avrò finito per fine pomeriggio e verrò a chiederle se tutto è in ordine e se magari ha ancora bisogno di qualco-sa…
– D’accordo, ma penso che tra noi impiegati ci possiamo dare del tu…
– Posso?
– E perché non dovresti?
– Perché lei mi fa soggezione, precisò Meline arrossendo imbarazzata…
– Non capisco…
– Mi hanno detto che lei non è semplicemente un giardiniere, ma un universitario e professore di lettere!
– È impressionante come circolano rapidamente le informazioni…ma comunque anche questo per me non è una ragione sufficiente…quindi se mi dai del tu, mi faresti un grande piacere…
– Se è così…va bene, ci vedremo più tardi.
E mentre Dan se ne andava verso la casupola, lei si voltò e, seppure di sfuggita, lo guardò con attento interesse arrossendo però di nuovo.
Nella casetta degli attrezzi, Dan prese ciò che gli sembrava necessario e tornò al recinto, mettendosi alacremente all’opera.
6.
Ai tocchi di mezzodì della campana del borgo, Dan tornò alla residenza e, incontrando di nuovo Meline, la seguì per trovarsi nella vasta cucina, dove la giovane lo presentò alla cuoca…
– Ecco questa è Olassia la nostra straordinaria cuoca…,
la quale tendendo la mano ancora lievemente bagnata a Dan, mormorò un lieve “piacere”, arrossendo pure lei.
Dan si disse che, a parte la rapidità con la quale venivano trasmesse le informazioni per non dire le paparazzate, c’era ancora come un’ a-ria di classismo con la sua scala di valori “tu sei di più, io di meno, tu sei in posizione più elevata, io in quella inferiore”, cercò quindi di ridurre le distanze che per lui erano illusorie:
– Ma che buon profumo…viene voglia di mettersi subito a tavola per gustare le delizie che ci hai preparato! ma Olassia intervenne subito:
– La signora cont…Anèle mi ha detto che lei avrebbe pranzato al tavolo dei signori!
– Non posso pranzare con voi?
– Pare di no…, intervenne Meline visibilmente dispiaciuta.
– Va bene e poi vedremo…
Dan si diede una breve ripulita per recarsi nell’ampia sala da pranzo, dove incontrò pure Alec, ma rivolgendosi prima ad Anèle:
– Con il recinto avrei concluso…
– Come, di già? mi sembrava un lavoro di…almeno una giornata!
– Puoi venire a controllare quando vuoi…
– Lo farò…perché stento a crederci…
– Non dimenticare che da giovane ho lavorato da alcuni contadini e di recinti da riattare ce n’erano parecchi…
– Non ti ho consigliato a vanvera il nostro giovane amico…aggiunse Alec.
– Va bene ma ora pranziamo…Frider, Meline, possiamo cominciare…
Meline, durante il servizio, sembrava come privilegiare Dan, tenendosi molto vicina a lui ed attardandovisi un po’ più dello stretto neces-sario, ciò che non sfuggì ad Anèle, sempre molto attenta a tutto ciò che succedeva attorno a lei e di conseguenza il comportamento nei confronti della giovane, d’altronde molto carina, quindi si irrigidì alquanto, ciò che non sfuggì a Dan, mentre Alec, ignaro di questa dina-mica interna, continuava imperterrito a raccontare certe sue avventure di Tribunale mentre, come se nulla fosse, si continuava a pasteg-giare.
A pranzo concluso, dapprima salutarono cordialmente Alec che non mancò di proporre a Dan:
– E non dimenticare di venire a trovarmi, mia sorella ti darà tutte le indicazioni necessarie…, incamminandosi verso la sua macchina.
Anèle si rivolse pure a Dan:
– Mi piacerebbe dare un’occhiata al recinto e poi continuare con te il giro di valutazione…
– Ma certamente…mi rendo conto che non ti fidi del mio recinto e questo non mi crea problemi anzi, fai bene a non fidarti, perché questo mi dà più sicurezza e non mi sento abbandonato a me stesso in questo lavoro che, tutto sommato, ho svolto già diversi anni or sono e quindi la mia memoria per ciò che faccio potrebbe non essere sempre eccessivamente servizievole!
Anèle fu piacevolmente sorpresa da questa specie di confessione e, sorridendo interiormente pensò, “ma che tipino”…e incamminandosi gli lanciò uno sguardo compiaciuto, che Dan non colse perché stava guardando da un’altra parte un po’ sovrappensiero…per riprendere poi la parola camminando:
– Ricordo che una volta, da studente e non dovevo avere più di vent’anni, ebbi l’opportunità di lavorare durante le vacanze per un costrut-tore di flauti dolci, che mi affidò un mazzo di ottimi flauti in legno pregiato di ciliegio, per perfezionarne le aperture, ossia i buchi con dei coltellini estremamente ben affilati, lavoro che le macchine non riuscivano a svolgere! Mi fece vedere un attimo come fare, e poi lasciò l’officina per un suo appuntamento personale.
Io mi misi al lavoro e quando il proprietario tornò alla fine del pomeriggio, guardò esterrefatto i flauti, si mise le mani nei capelli ed esclamò:
– Mamma mia, che cosa ha fatto, mi ha rovinato tutti i miei bei flauti…i buchi sono irrimediabilmente deformi, devo buttare tutto quanto!
Fu l’inizio e la fine della mia brillante carriera di costruttore di flauti dolci!
Contrariamente da quanto Dan si aspettava, Anèle scoppiò in una risata di buon umore, spontanea e prolungata, poi di nuovo lanciò a Dan un’occhiata significativa e divertita:
– Sì, ho capito…ho capito molto bene ciò che mi stavi dicendo…
Dan fu molto soddisfatto di avere al suo fianco una donna intelligente, recettiva, ma pure molto bella, anche se di alcuni anni più grande di lui e non riuscì a negare che questa presenza lo coinvolgeva forse più di quanto non era in grado, o semplicemente non voleva ammet-tere!
7.
Con ciò giunsero al recinto che Anèle ispezionò da tutte le parti…
– Però…l’hai rimesso a posto come si deve…e devo ammettere che non ci credevo tanto!
– Sono contento che tu sia soddisfatta, perché anch’io avevo i miei dubbi…
– Quindi possiamo continuare il nostro giro e dapprima ti faccio vedere il frutteto…
Ivi giunti, Dan si rese subito conto che necessitava di una buona potatura, ma che ci stava anche un qualche innesto e che si doveva diserbare…
Lo disse subito ad Anela che confermò:
– Vedo che hai l’occhio e in così breve…
– Sai, quando ero ventenne, uno dei contadini con il quale trascorsi un periodo di “Mobilitazione per la Campagna”, mi disse che per il mio futuro, mi prevedeva come specialista di frutteti, suggerendomi di seguire dei corsi di specializzazione…
– Però!…forse non aveva tutti i torti…
– Sarà, ma mi suggerì pure di sposare la figlia unica del contadino della fattoria vicina, perché oltre che essere una bella ragazza, tutta forza e salute, avrebbe ereditato anche una fattoria ragguardevole!
– E…?
– Figurati, ero lì durante le vacanze all’inizio dei miei studi…
– Ora ti faccio vedere il nostro orto, che solitamente ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno!
Vi giunsero in poco e Dan diede un’attenta occhiata a tutto l’appezzamento…che non era una bazzecola…
– Che ne pensi?
– Tutto sommato, tra una cosa e l’altra ci sarà parecchio da fare…
– D’accordo, ma ogni tanto ti potranno aiutare sia Olassia la cuoca che Meline la cameriera, sono di famiglie contadine ambedue…
– Sì lo so chi sono, le ho già incontrate tutt’e due e mi hanno fatto un’ottima impressione, ambedue dall’aspetto piacevole, in grado di assumersi anche compiti di questo genere!
Quel “ottima impressione”, ma soprattutto “dall’aspetto piacevole”, che forse era sfuggito a Dan e che con il resto, in quella situazione non c’entrava, crearono in Anèle un certo disappunto, come se volesse essere la sola donna in campo, o meglio “nel territorio attorno a Dan”, così come era già successo a tavola a proposito di Meline.
Dan se ne accorse come prima, a causa del cambiamento d’umore della “castellana” e si propose di essere più attento agli interventi che potevano ingelosirla !
– Quindi sai che cosa fare e per i semi da utilizzare, ne potremo parlare questa sera a cena…
– Ah, pensavo di dover cenare in cucina con il personale…
Qui Anèle si fermò un istante, alquanto titubante…poi confessando:
– Sono alquanto annoiata di pasteggiare da sola e visto che, a quanto pare, sei una persona di un certo livello culturale, mi piacerebbe avere a tavola un interlocutore valido!
– Non so se sarò all’altezza dei tuoi bisogni, delle tue aspettative…
– Se non lo sarai, possiamo sempre cambiare programma…, comunque la colazione la puoi prendere con gli altri, anche perché solitamente non sono tanto mattiniera!
I due si separarono e Dan si recò di nuovo per cercare gli attrezzi ed iniziare il lavoro nel frutteto…
Ma guarda caso, strada facendo incrociò di nuovo Meline:
– Ho finito e come promesso passerò questa sera per verificare che tutto sia in ordine e di tuo gradimento!
– Va bene, ma sono sicuro che avrai riassettato tutto per il meglio…però a più tardi per la verifica…
Di nuovo quando si lasciarono, Meline non poté fare a meno di seguire Dan, questa volta con un prolungato sguardo alquanto svenevole, di cui egli non poteva rendersi conto, poiché si stava dirigendo verso la casetta degli attrezzi.
8.
Dan lavorò fin sull’imbrunire poi, dopo essersi preparato per la cena, raggiunse Anèle nella sala da pranzo e questa senza mezzi termini:
– Ho notato che Meline ha un debole per te…d’altronde è una gran sentimentalona…aggiungendo, come se c’entrasse, ma forse per velare le sue riapparse tendenze alla gelosia…,
– D’altronde è figlia del fattore e cugina di Olassia, mentre il fattore stesso è un lontano cugino, credo di terzo grado, di mio padre…
Al che Dan non poté che inserire una battuta, pure lui imbarazzato per le affermazioni iniziali di Anèle:
– E ora non dirmi che Frider il maggiordomo è il nonno delle ragazze…, vedo che qui succede tutto o quasi in famiglia!
– Quasi…infatti Graplon l’ex giardiniere non lo era ed è forse per questo che se ne andò così presto…, credo che la nostra famiglia abbia una coerenza maggiore!
Così il prosieguo del discorso su Meline fu sviato, con un certo sollievo per Dan, al quale le svariate reazioni di Anèle non piacquero, perché aveva come l’impressione che “la signora contessa” volesse inibirlo nella sua libertà decisionale! Proprio così, tra sé e sé Dan utilizzò il termine “signora contessa” con un sottotono un po’ ironico, un po’ come per dire “ma questa qua chi si crede di essere?”
A questo proposito Dan s’interrogò sul suo passato relazionale, perché questo era ancora come sommerso nella nebbia: era stato sposa-to…aveva dei figli, avuto delle amanti…? Ma questi interrogativi furono interrotti:
– A che punto sono i lavori nel frutteto?
– Ho appena cominciato, ma se sei d’accordo intendo continuare in questi prossimi giorni…poi mi dedicherò all’orto per il quale dovremo stabilire ciò che desideri come ortaggi…
Così, tra una cosa e l’altra, a cena conclusa, Anèle dichiarò di essere stanca e si ritirò nelle proprie stanze, ciò che a Dan apparve come un residuo attinente alle manifestazioni di gelosia nei confronti di Meline e capì meglio Alec, quando questi gli parlò del “caratterino” della sorella.
Tornò quindi alla dépendance per riposarsi un momentino: si assopì e fu svegliato soltanto quando si bussò alla porta…era Meline:
– Scusa se ho fatto un po’ tardi, ma nella “reggia” c’era parecchio da fare.
A Dan sembrò una scusa, forse per evitare che la si vedesse entrare da lui!
– Ma non c’è di che…accomodati pure…, Meline si lasciò cadere nella prima poltrona a portata di mano, d’altronde l’unica:
– Uffa, che giornataccia e poi la contessa, chissà poi perché, era di cattivo umore!
Dan non cercò di spiegarle ciò che gli sembrava di aver capito, perché lo ritenne più prudente…
– Ma non sono venuta per lamentarmi, ma chiederle se le sembrava tutto in ordine e se non le mancava nulla…e quindi si rialzò.
– Ma non volevamo darci del tu?
– Oh sì, scusa me ne ero dimenticata…
– Vediamo un po’…mi sono addormentato rientrando e non ho ancora fatto in tempo per rendermene conto…
Fece il giro dell’appartamentino…
– A me sembra tutto perfettamente a posto e funzionale…non saprei proprio…
– Sicuro che non ti manca nulla? e si lasciò cadere di nuovo nella poltrona, questa volta però a gambe più divaricate, al che Dan poté intravvedere… quasi non ci voleva credere…, ma questo gli risvegliò scene del passato, anche passionali…Meline insistette:
– Sei proprio sicuro?…magari ti manca un po’ di compagnia?…
Dan fu sopraffatto da un impulso irresistibile…si chinò verso Meline e la prese tra le braccia, cominciando a coprirla di baci…al che la giovane cominciò a dibattersi, ma poco, quasi pro forma:
– Ehi, vacci piano! però si agganciò al collo di Dan lasciandosi andare ai propri desideri con l’intenso trasporto di “un’affamata” della quale ci si poteva rendere conto che era in carenza di affetto e di intimo contatto corporeo!
Lo scambio fra i due fu intenso, come lo può essere tra due giovani carichi di energie e di passioni…
Quando si calmarono, fu un po’ come se si svegliassero da un sonno profondo e benefico…
– E beh, questa proprio non me l’aspettavo anche se lo desideravo moltissimo! e Dan di rimando…
– Io non mi ricordavo quasi più come fosse…e che cosa in fondo in fondo mi mancava…
– Cosa dici mai…tu che puoi avere tutte le ragazze che vuoi…mia cugina Olassia per esempio, continua a metterti su un piedestallo…e la padrona…forse ti sarai accorto delle sue più o meno discrete scene di gelosia!
– Infatti…e se l’è presa con te!
– In verità non mi fa né caldo né freddo…
Si fermò un istante, squadrando Dan in modo particolare un momento…
– A meno che tu e lei…, al che Dan…
– Ora non mi starai facendo anche tu una scenetta di gelosia!
– No, no…, soggiunse Meline in modo poco convincente e infatti:
– Sì però…
– Che cosa?…e Meline senza mezzi termini:
– Però non mi piacerebbe…ma almeno vorrei sapere se…visto che è una gran bella donna, anche se un po’ grandicella per te…ma so che ai giovani talvolta piacciono le donne mature…!
– Infatti è molto attraente!
– Vedi?
– Che cosa vuoi dire?
– Che sarebbe possibile…
– Certo, impossibile non sarebbe…
– Ecco, vedi?
– Suvvia, tranquilla, non è successo nulla!
Ma Meline non ne fu convinta, ciò che però non le impedì, anzi forse proprio per questo, di stringersi nuovamente e fortemente contro Dan trascinandolo nel giardino delle delizie!
Poi si assopirono esausti e, dopo non molto, al primo risveglio:
– Sarà meglio che ora me ne vada…domattina devo alzarmi presto!
– Anch’io devo occuparmi seriamente del frutteto, perché mi sembra che sia stato trascurato…
– Ho notato che Graplon il giardiniere era un po’ un poltrone e sono contenta che se ne sia andato…era anche antipatico!
– Perché non ci stava?
– No guarda, ero io che non ci stavo, non era proprio il mio tipo!
– E quale sarebbe il tuo tipo?
– Oh bella, ma tu per esempio…non te l’ho provato?
– Sì, credo proprio di sì!
– Meno male! e nel frattempo essendosi vestita…
– Ma ora devo proprio andare…ci rivediamo questa sera?
– Non so ancora, stiamo a vedere…
– Dai, adesso non fare il difficile…perché non ti piaccio?
– Certo che sì, ma non so come mi sentirò stasera…
– Verrò a vedere…ciao, adesso me ne devo proprio andare!
Dan dovette riconoscere che si trovava alquanto spiazzato da questa situazione…da un lato di ritrovare un evento che lo aveva già messo in difficoltà alcune volte in passato e che gli era sembrato di non aver saputo gestire correttamente, dall’altro lato il desiderio per il mondo femminile, che riteneva essere una sua debolezza, ma che sembrava rispingerlo nella medesima direzione che, a partire dai buoni propositi, avrebbe voluto evitare!
Però l’esperienza con Meline gli sembrava troppo piacevole e poco complicata, nonché la propria situazione troppo solitaria per doverla rifiutare e così lasciò che delle scene simili potessero ripetersi, lasciando la porta aperta al successivo e regolare bussare serale della gio-vane.
Di giorno Dan continuava il lavoro nel frutteto e nell’orto fino ad una sera in cui Meline giunse alquanto in ritardo:
– Sai, ho dovuto aspettare, perché la padrona stava gironzolando più o meno attorno alla dépendance, un po’ come se ti stesse spiando…
– Ne sei sicura ?
– Certo, altrimenti che ci stava a fare?
– Capisco…, aggiunse Dan soltanto per evitare di prolungare il discorso, però con il proposito di approfondire ulteriormente la situazione per conto proprio…
9.
Con Anèle non fece trasparire nulla dell’informazione ricevuta, pensando che preferiva aspettare l’evolversi della situazione, poiché negli incontri durante i pasti, Anèle sembrava sempre più interessata agli scambi con Dan e questi ebbe anche l’impressione che gli facesse sempre più concessioni, come per esempio quella di potere a piacimento, andare e tornare dal borgo vicino, non fosse che per fare acqui-sti personali, i quali furono possibili anche grazie al fatto che gli versò in anticipo lo stipendio mensile senza che lui lo chiedesse…
Poi, un giorno dopo alcune sere che Meline non si fece viva e che non la incontrava neppure per colazione, non volendo chiedere agli altri che cosa fosse successo, tornò in fine giornata come al solito nel suo appartamentino sperando addirittura nel ritorno della giovane.
Ma, un po’ sul tardi qualcuno bussò alla porta e, oh sorpresa, si trovò faccia a faccia con Olassia la cuoca, che sembrava di fretta per en-trare e di fatto scostò Dan dalla porta cercando di chiuderla subito dietro di sé.
– Posso ?
– Ma sì certo…, soggiunse il giovane non nascondendo la sua sorpresa,… in verità sei già entrata!
– Scusa, sono un po’ tardi e sono entrata di fretta perché ho aspettato che la signora Anèle se ne fosse andata…ma ero poco sicura…avrebbe potuto tornare sui suoi passi…già mia cugina Meline mi aveva detto che spiava la dépendance !
– E che altro ti ha detto?
– Che tu e lei…, e Olassia si lasciò cadere come Meline nella “famosa poltrona”…, che le piaceva molto stare con te e…che era la prima volta che stava così bene! Ma non preoccuparti…oltre che essere cugine, siamo anche delle ottime amiche da sempre e non lasciamo trasparire nulla della nostra vita privata !
– Va bene, ma che cosa è successo con Meline ?
– Suo padre l’ha richiamata improvvisamente perché la nonna stava male e aveva bisogno di essere assistita…
– E quanto starà via?
– Nessuno lo sa, ma potrebbe durare parecchio, perché i Triun sono tenaci e sono sempre stati duri a morire!
– È grave a questo punto?
– Certo, altrimenti non sarebbe partita…d’altronde la padrona sta cercando qualcuno per sostituirla!
Poi Olassia, esitando, ma facendo gli occhi da innocentina:
– Ma per te…ci…sarei io!
Dan, in un primo tempo fece finta di non aver sentito, al che Olassia si alzò dalla poltrona, avvicinandosi a Dan di parecchio, talmente che questi fece un passo indietro…
– Perché…non ti piaccio?
– Sì, ma andiamoci piano…
– Sai è da quando sei arrivato che avevo voglia di stare con te…e ora che Meline non può esserci e non sappiamo per quanto…
– Non farmi fretta!
– D’accordo, allora ci vediamo domani?
– Domani no, perché vado a Frantocik per la spesa…
– Posso venire con te?…domani è il mio giorno libero…
– Preferirei starmene tranquillo, da solo senza che qualcuno…
– Ma non ti darò fastidio, promesso…e poi conosco molto bene Frantocik e…ti potrei fare da guida…
– No guarda, non vorrei…ci abita Alec…
– Che ci si veda insieme? Si potrebbe prendere il medesimo treno, saliamoda parti opposte e c’incontreremo per caso…suvvia, mi piacerebbe tanto!
Olassia sembrava un bella gattina che faceva le fusa, al che Dan non seppe resistere…
– E va bene…a che ora vorresti partire?
– Per me è come vuoi tu…so che c’è un treno alle 10:25, ti andrebbe?
– Okay…, e quel o.k. venuto così spontaneo, gli fece una strana impressione…ma quando l’aveva pronunciato per l’ultima volta?
– Allora ci troviamo sul binario numero 2, è da lì che partono i treni per Frantocik…, ma ci fu una breve riflessione ed esitazione da parte di Dan…
– Ma non pensi che è forse un po’tardi, visto che a quell’ora Anèle è già sveglia e ci potrebbe vedere partire assieme?
– D’accordo, allora possiamo prendere quello delle 9:15, tanto io prenderò un’altra strada per giungere alla stazione in modo che non ci si vedrà partire insieme e soprattutto non nella medesima direzione!
Dan fu alquanto stupito e pensò “furba la signorina”…, pur sapendo che qualche sotterfugio non basta per nascondere certe realtà!
– Va bene, allora ci vediamo domani, però…
– Non temere, non ti darò fastidio, promesso…ma non posso rimanere ancora un pochino? e si avvicinò di nuovo a Dan come un felino…
– Sai, se non ci fosse stata Meline, mi sarei fatta avanti subito…
– E come mai?
– Di giovani come te non se ne trovano qui in giro e poi ho una gran voglia che tu mi prenda tra le tue braccia…, e cominciò a mettergli le braccia attorno al collo…
Dan era alquanto in difficoltà, combattuto tra il desiderio di rispondere all’ abbraccio e l’impressione che si stava complicando l’esistenza, con Meline che poteva tornare a breve, Anèle che continuava a fargli la corte senza dichiarasi apertamente, cosa che molto probabilmente non avrebbe fatto prima di Dan.
Ora si aggiungeva Olassia che lo tentava e nei confronti della quale le difese di Dan calavano da momento a momento, chiedendosi se delle tre non era forse la più attraente, che esercitava su di lui un forte fascino, al quale sentiva di avere sempre più difficoltà a resistere e di cui non capiva bene la natura…
Certo le tre erano belle, interessanti, cariche di passione, ma Olassia aveva un non so che di speciale, indefinibile…e così riflettendo, quasi quasi non si accorse che Olassia si era stretta sempre di più a lui e che le labbra della giovane erano sempre più vicine alle sue…
L’ultimo baluardo delle difese di Dan crollò, strinse fortemente a sé la giovane e il contatto delle loro labbra fu inevitabile…
(Il resto lo potete immaginare, non sto a descriverlo, perché non vorrei essere accusato di qualcosa che potrebbe suonare come “porno-grafia”, n.d.a.)
Anche se il rapporto fu molto intenso, non si attardarono a lungo in previsione dell’indomani…
10.
L’indomani i due si ritrovarono in stazione per l’ora stabilita in attesa del 9:15 che giunse con un certo ritardo, i due salirono sulla medesima carrozza ma ognuno dalla parte opposta all’altro e, come programmato, s’incontrarono per “puro caso” all’interno della carrozza.
Una volta seduti “dopo la sorpresa dell’incontro”, Olassia volle stringersi contro Dan, ma questi la rese attenta a non essere imprudente:
– Dimmi un po’, vuoi tenerti il tuo posto di cuoca, o lo vuoi perdere a breve termine?
– Ma cosa dici mai?
– Non hai pensato che Anèle potrebbe licenziarti a causa della sua gelosia?
– Affatto…
– Meline non ti ha raccontato il cambiamento di atteggiamento nei suoi confronti quando si è troppo avvicinata e attardata con me?
– No…che cosa è successo?
E Dan le descrisse brevemente l’avvenimento.
– E poi non ti ha colpito il fatto che gironzola di sera attorno alla dépendance?
– Sì certo…te l’ho detto perfino anch’io!
– Quindi vedi un po’ tu…
– Ho capito…e mi dispiace…mi sento così bene appiccicata a te!
– E sappi che se ti allontano non è nulla di personale…
– Sì, sì…ho capito e mi dispiacerebbe veramente di perdere il posto!
E così, scambiando questo e ben altro giunsero a Frantocik…
– Dove devi andare?
– Dovrei completare il mio abbigliamento e pensavo di recarmi qui di fronte dove mi ha portato Alec…
– Guarda che conosco un posto che ha più scelta ed è meno caro…
Dan non fece obbiezioni e seguì Olassia…ma strada facendo questa, voleva stare a braccetto con Dan…
– Come, hai già dimenticato?
– Scusa, non ci pensavo più, anche perché non sono mai stata confrontata con questi problemi di gelosia…
– Vuoi dire che sei già venuta parecchio a Frantocik accompagnata…?..
– Non poi tanto, ma qualche volta sì…
– Allora devo temere io una qualche scena di gelosia?
– Oh no, tu no! io non te ne faccio e quelli che potrebbero fartene non sono più qui…erano i giardinieri della signora!
– Come, te li sei fatti tutti?
– No, non tutti…ma qualcuno sì!
– Perché la chiami così spesso “signora”?
– Per la sua età e poi mi fa soggezione…sempre così severa…io credo che le manchi un uomo…ma penso che sarà difficile accontentarla, ragione per cui è sempre sola…a meno che…
– A meno che…?
– Che…sia dell’altra sponda…ogni tanto c’è la sua amica Velladia che viene a trovarla, rimane pure di notte e mi sono già chiesta che cosa stiano combinando!
– Addirittura…, io però non ho avuto questa impressione, visto le scene di gelosia che faceva e il suo trattenersi ancora di sera nelle vici-nanze della dépendance…
– Ma forse potrebbe essere bisex…
– Forse…
– Però non metterla alla prova !
– Perché, mi faresti della scenate di gelosia ?
– Non lo so ancora ancora…, e un sorriso smaliziato velò per un attimo il volto di Olassia.
Così giunsero davanti al negozio delle…”Quattro Pulci” !
– Non è che, invece degli abiti, mi porterò a casa una colonia di pulci ?
Olassia lo guardò sottocchio in modo ironico ed entrò nel negozio.
Subito le si avvicinò un venditore e abbracciandola:
– Eccoti finalmente perla rara…da quanto non ti se vede più? un momento
torno subito…, e mentre fu fuori campo:
– Ti sei fatto anche quello?
– Ora mi sa che sei tu che stai cominciando a farmi delle scenette di gelosia e a me piace! No, è lui che avrebbe voluto, ma io non ci stavo ed è perciò che ci vengo il meno possibile, anche se il reparto donna è interessante da tutti i punti vista…
– Ma allora permetti che ti offra qualcosa?
– Guarda che io non…
– No, non lo intendevo in quel senso, ma visto che dicevi il bene del reparto ho pensato che…
– Ma guarda che guadagno bene, spendo poco nella “reggia”, ragione per cui mi posso permettere parecchio, volendo anche una macchinetta…
– E perché non ce l’hai?
– Perché…perché…ho paura di guidare!
– Ah!…fece Dan con quel ah, che nascondeva molto di più che qualsiasi persona avrebbe potuto immaginare!
– Allora mi permetti ugualmente?
– Va bene, ma soltanto per questa volta, diciamo…in compenso per il fatto che ti faccio da guida…
– Vuoi dire che non è possibile fare un regalo senza tanti perché e percome?
– Sì, d’accordo e ti ringrazio in anticipo…so apprezzare il tuo gesto !
– Così suona meglio…
Il venditore tornò e i due, dopo un po’ uscirono dal negozio carichi di borse.
– Non ci siamo meritati un buon pranzetto ?
– Io conosco una trattoria dove si trovano delle specialità regionali e inoltre ci sanno fare…e non è tanto lontano.
– Se lo dici tu, ovviamente mi fido…
– Puoi stare tranquillo…seguimi…
Si avviarono e dopo non molto si trovarono davanti al ristorantino dei “Tre Fiaschi”.
– Caspita, non ci vorranno mica ubriacare?
Medesimo sorriso ironico di prima e Olassia entrò, accolta con una scena simile a quella di prima, soltanto che il cameriere era più espansivo del venditore precedente.
– Però questo te lo sei fatto?…le chiese quando il cameriere andò a cercare i menu…
– Bè, non proprio, ma quasi…
– E che cosa vorrebbe dire quasi?
– Ci siamo sbaciucchiati un po’ ma poi mi ha stufata…
– Come mai?
– Non ci sapeva fare…
– Non è che sei un po’ difficilina?
– Non credo proprio…ma se uno è tonto…
– Ho capito, dovrò segnarmelo dietro la fronte!
– Ma no, tu no…forse con te sarò io che…
– Non mi starai mica idealizzando per caso?
– Che cosa vuol dire ?
A Dan la parola era venuta spontanea e dovette rifletterci un attimo…
– Vuol dire…vuol dire…che…in parole povere…mi valuti più di quanto non sono, non valgo in realtà!
– Non credo…per me sei una rivelazione…non sono mai stata con qualcuno come te…così bene come in tua compagnia…Meline aveva ragione!
In quel preciso momento tornò il cameriere con i menu.
Olassia e Dan scelsero, comandarono, pranzarono e in particolare Dan ne fu molto soddisfatto:
– Sai, è qui che ho fatto il mio tirocinio e ho imparato ciò che credo di saper fare bene, in più ci sono parecchi particolari e specialità che mi sono state insegnate anche dalla signora Anèle…d’altronde è lei che cucina quando sono libera, come oggi per esempio…
– Ah, ora capisco!
– Che cosa capisci?
– Ma perché sei una brava cuoca!
– Davvero, trovi che lo sia?
– Eccome, ho sempre apprezzato molto le tue pietanze!
– Ne sono felice, avrei voglia di baciarti…non me lo dice mai nessuno… ma voglio ricuperare questa sera!
Olassia sembrava visibilmente radiosa e vogliosa!
Passarono il pomeriggio insieme visitando il borgo…entrarono in alcuni negozi…ed infine ripresero il treno per rientrare nell’area dei De Truniken.
11.
Ma oh sorpresa, per cena a tavola c’era un ospite:
– Ti presento la mia carissima amica Velladia, alla quale avevo accennato, soprattutto a proposito del recinto…
– Ah sì, ricordo…, e stringendole la mano:
– Molto piacere…e del recinto parleremo quando meglio le aggrada…
Cenarono scambiando più che altro dei convenevoli, non senza che Velladia squadrasse ripetutamente Dan, apparentemente sempre più interessata, sguardi che Dan cercò di ignorare perché, e questo non sfuggì al giovane, Anèle dava l’impressione che tenesse d’occhio l’amica!
A cena conclusa, che si protrasse alquanto, in ogni modo più del solito, Dan si alzò:
– Non voglio disturbare e quindi vi auguro una buona serata…
– E domani parleremo del recinto…, stringendo in modo particolarmente caloroso la mano di Dan…
– Certamente…con permesso!
Partito Dan ci fu, almeno per un momento, un acceso scambio tra le due amiche, di cui il nostro giovane percepì una parte uscendo…ma la cosa non lo interessava più di quel tanto, intuendone il contenuto!
Rientrò nel suo appartamentino ed ecco che, come prevedibile, Olassia bussò alla sua porta:
– Temevo che tu non venissi più…che ti fossi lasciato sedurre dalle due signore…che avreste fatto un tris!
– Addirittura…mai fatto!
Dan cominciò a sentirsi seriamente a disagio e aveva l’impressione che tutte queste bellezze senza compagni avrebbero potuto metterlo veramente in difficoltà. Olassia si accorse di Dan soprappensiero:
– Che cosa hai?
– Credo che qui si sta preparando un maltempo di gelosie!
La giovane esitò un istante:
– Anche se a malincuore…ma io di storie…non te ne farò…solo che non vorrei…perderti!
E si strinse sempre di più contro Dan…il quale non aveva nessun desiderio di opporsi all’insistenza di Olassia…
L’indomani si accordò con Velladia e Anèle per la riattazione del recinto durante uno dei prossimi fine settimana, anche se Anèle sembrava contrariata, a causa degli sguardi insistenti di Velladia all’indirizzo di Dan, pur non potendosi sottrarre alla promessa fatta all’amica.
La quotidianità dei giorni seguenti avvenne suppergiù nel modo abituale, senza particolari rilievi fino alla vigilia della partenza di Dan al quale, anche se controvoglia, Anèle diede tutte le indicazioni necessarie per raggiungere Velladia senza contrattempi.
Il giorno seguente il giovane partì e ritrovò Velladia che lo aspettava alla stazione di Postrink, villaggio che si trovava a tre fermate di ferrovia dopo quella di Frantocik:
– Ti rivedo molto volentieri…, accompagnando il saluto con un’intensa stretta di mano…
– Sai, ho pensato che, visto che con Anèle vi date del tu, di procedere allo stesso modo se non hai nulla in contrario…, al che Dan non fece che un cenno d’approvazione con la testa …supponendo che Velladia stesse applicando un po’ la medesima modalità dell’amica per…ridurre le distanze, fatto che però non gli dispiacque affatto.
Si recarono quindi nel villaggio vicino, dove risiedeva la giovane donna.
Questa volta Dan non si trovò di fronte a una specie di reggia, ma a una casa e un terreno pur sempre di notevole importanza.
– Sai…, disse come per scusarsi…, non è una dimora come quella di Anêle De Truniken, anche perché non faccio parte della nobiltà regionale!
– Sarà, ma la trovo bella e così a prima vista mi sembra anche funzionale…
– Infatti lo è…
– Inoltre, l’appezzamento di terreno visibile, appare essere di tutto rispetto…ma chi lo gestisce?
– C’è un fattore molto capace, ma per ciò che concerne il mio giardino, non trova il tempo necessario per riparare il recinto e visto che il giardino lo gestisco io…
– Capisco…, e senza mezzi termini Dan chiese di poter cominciare subito i lavori di ripristino dello steccato, che lo occuparono fino alla fine della giornata. Sull’imbrunire dovette smettere, perché quasi non ci vedeva più, facendolo notare a Velladia che era venuta per con-statare a che punto fossero i lavori:
– Non riesco proprio a concludere per oggi…
– E ciò che ho pensato e ho già preso contatto con Anèle per avvertirla… non sembrava molto contenta e mi sono chiesta che cosa c’è tra di voi… poiché anche a tavola l’altro giorno mi è sembrata irrigidirsi quando ti guardavo con una certa insistenza, poiché provavo piacere ad ammirarti…
Dan ritenne di non dover entrare in merito all’osservazione di Velladia e si creò un certo silenzio, forse anche d’imbarazzo d’ambo le parti…
– Scusa non volevo essere invadente…ma mi sarebbe piaciuto…
– Sì lo so…pare che Anèle abbia qualche problema con chi cerca di avvicinarsi in modo particolare alla mia persona…ma…
– Scusami ancora…ma non voglio sapere…
– Non c’è ragione di scusarti…posso capire che qualcuno possa interrogarsi di fronte al suo atteggiamento…comunque io non ho fatto nulla per provocarlo!
Dan ebbe tempo per prepararsi per la cena e i due si ritrovarono dopo non molto nella sala da pranzo, serviti da una signora già un po’ anziana:
– Ti presento mia zia Ginelia…
Dopo i convenevoli e la zia uscìta per recarsi in cucina:
– Se capisco bene ti fai servire da tua zia!
– È lei che lo desidera…dopo la morte di suo marito è rimasta sola e poiché non sapeva bene che cosa fare, mi chiese…quasi mi supplicò, di proporle un’attività all’interno della casa…voleva rendersi utile, anche perché io ero la sola parente rimastale!
– Vedo…in fondo è un bel gesto, mentre in un primo tempo pensavo a una situazione di sfruttamento!
– Addirittura!…ma sei di sinistra?
A quel punto Dan sentì l’imbarazzo che proveniva dal fatto che proprio in quel momento non ricordava la sua posizione politica del passato: era uno dei pochi aspetti che, con quello religioso, era rimasto ancora alquanto nell’ombra!
– Francamente ho ancora dei dubbi…ma ciò che mi sembra sicuro è il fatto che credo di avere una forte propensione per la vera gestione democratica, sia nel piccolo che su grande scala!
E Dan rivide d’un tratto le sue posizioni politiche del passato, un po’ come se le sollecitazioni esterne mobilitassero le sue visioni interne…
– Va bene, ma che cosa vuoi dire esattamente?
Qui Dan dovette però raccogliere i suoi “sette spiriti” per riuscire a dare una risposta in qualche modo soddisfacente…
– Dunque…il primo fattore che mi viene in mente è…il rispetto…rispetto per tutto e tutti, amici o nemici che siano…e se mi vorresti chie-dere che cosa sia il rispetto, ti direi che è un atteggiamento in cui si ha riguardo anche per l’altro e non soltanto per sé stessi…l’altro, che è un tuo simile per il semplice fatto che come te è ospite di questo globo terracqueo, in cui permane un certo tempo senza che lo abbia vo-luto, in cui si è dovuto fare strada per vivere e-o sopravvivere , talvolta tra non poche difficoltà…e che poi, come tutti quanti, deve lasciare per una destinazione sconosciuta!
– Però!
– E poi…dove si vive al di fuori di una scala di valori, per cui qualcuno non dovrebbe valere più di qualcun altro ed essere pure privilegiato economicamente, ciò che però è ancora il caso in tutte quelle nazioni che si vogliono democratiche, o in altre parole…la democrazia eco-nomica non è ancora né attuale e men che meno diffusa!…Le cosiddette democrazie, da un punto di vista economico sono ancora…a li-vello di…vorrei dire…una specie di “feudalesimo moderno” !
– Addirittura…
– Ti basta così, o devo continuare?
– Ho capito, ho capito…ma mi piacerebbe sentire ancora un qualche tuo punto di vista a proposito!
Da un lato si poteva dedurre una reale curiosità da parte di Velladia, dall’ altro lato si aveva l’impressione che voleva prolungare la serata in compagnia di Dan…
– A parte il problema del rispetto e quello socioeconomico, ce ne sono altri che dovrebbero essere eliminati, o perlomeno ridotti all’osso da un vero spirito democratico…
– E sarebbero?
– Per esempio la meritocrazia: un essere umano non può valere più o meno di un altro…d’altronde, a partire da quali presupposti?
– Ma quelli della responsabilità, delle competenze, del livello raggiunto nella scala dei valori sociali, degli studi svolti nella formazione universitaria o politecnica, con i rispettivi sacrifici finanziari e d’impegno personale!
– Ma è proprio qui che ti voglio, perché si potrebbe considerare questi fattori anche da un altro punto di vista…
– E sarebbero?
– Primo, per quanto concerne la responsabilità, e per dirla in breve…una persona dovrebbe essere di per sé soddisfatta se ha questa fa-coltà, che tanti non hanno, un po’ come un dono della natura e della cultura, quindi potrebbe già sentirsi gratificata per questo, che rappresenta tutto sommato il risultato dell’androcultura;
secondo, le competenze che si raggiungono solitamente con apprendistati e-o studi superiori, nonché l’impegno personale, sono da con-siderarsi un privilegio concesso alla nostra vita, talvolta a partire da circostanze in gran parte insondabili e se sono avvenute, dobbiamo esserne riconoscenti, perché non è concesso a tutti…non tutto ciò che succede è dovuto alla nostra volontà…le inclinazioni, le dotazioni hanno spesso radici che trascendono le nostre progettazioni, le nostre intenzioni, …quindi questo non significa un plusvalore personale da premiare particolarmente, bensì una funzione che possiamo attuare all’interno di una comunità per il bene di questa, di conseguenza anche per ognuno di noi!
– Ma sta diventando una conferenza…
– Sarà, ma mi hai invitato a continuare e un tema di questa ampiezza richiede un certo spazio…ma posso anche interrompere…
– Per questa sera preferirei passare ad altro…
Così conclusero la cena quasi filosofando e Velladia a bruciapelo:
– Sai giocare a scacchi?
Qui Dan ebbe di nuovo l’impressione che Velladia volesse protrarre ancora per parecchio la serata in sua compagnia, poiché gli era risa-puto che questo gioco non è breve e talvolta richiede una rivincita che non si può sempre rifiutare a causa del fairplay.
Qui Dan si sentì spiazzato e cercò di cavarsela a buon conto:
– Tanti anni or sono mi piaceva e lo giocavo anche…ma da allora…non ricordo quasi più niente…perché?
– Si potrebbe giocare una partita…e se non ti ricordi…ti dò una mano…
– Va bene, però non essere delusa se non sono alla tua altezza…in ogni modo suppongo che avrai il gioco facile!
– Tu non preoccuparti…semmai sarà per te una specie di lezione durante la quale potrai rinfrescarti la memoria!
Quindi, dopo essersi trasferiti in salotto, iniziarono a giocare e Dan, molto stranamente, poco dopo l’inizio sembrava già essere in vantag-gio, fatto che gli rimase perfettamente inspiegabile, mentre lei cominciava a sentirsi in difficoltà, non capendo assolutamente perché do-po non molte mosse incominciava a sentirsi come sopraffatta dal modo di giocare di Dan:
– Ma scusa…dove hai imparato a giocare in quel modo?
– Non mi crederai, ma francamente non te lo saprei dire!
– Mi stai prendendo in giro?
– Per nulla…e perché dovrei?
Velladia rimase allibita, anche perché dopo non molto ebbe il re messo a scacco e dopo altre poche mosse anche scacco matto, lei che si riteneva una discreta giocatrice, che avrebbe voluto dare una bella lezione a Dan!
– Giochiamo per la rivincita?
– Forse un’altra volta…a dire il vero sono alquanto stanco e preferirei potermi riposare…visto che domani devo concludere con il recinto e dopodomani ho dei lavori da riprendere nell’orto di Alène.
Velladia non osò fare obbiezione e lo accompagnò nella stanza degli ospiti, ma aggiunse:
– E io mi trovo proprio qui di fronte!
Dan afferrò l’allusione ma fece finta, come se non avesse udito…
12.
Il giovane si addormentò rapidamente, ma tutt’a un tratto si svegliò per un lieve cigolio nei cardini della sua porta che stava aprendosi prudentemente …a dire il vero non si rendeva conto dell’ora che poteva essere, ma in ogni modo fece finta di dormire, mentre dei passi esitanti di piedi nudi e quasi inudibili si avvicinarono al letto, poi qualcuno si fermò un momento rimanendo immobile, mentre Dan continuava a fare finta…
Poi si rese conto che qualcuno si stava togliendo la camicia da notte lasciandola scivolare per terra e, dopo un altro istante di esitazione, le coperte del letto furono sollevate delicatamente e un caldo corpo di donna si fece vivo contro la pelle di Dan che comunque e come al solito dormiva nudo.
Velladia sospirò profondamente stringendosi ancora di più contro il corpo di Dan e sentendo che era sveglio:
– Non ne potevo più…sono vissuta troppo a lungo senza questa straordinaria sensazione e per me eri un po’ come la manna venuta dal cielo…spero che saprai perdonare questa mia irruzione…domani te ne vai e…
Ma Dan le impedì di continuare a parlare suggellando le labbra con un intenso bacio, che scatenò tutta la passione accumulata da Velladia negli ultimi tempi, da quando suo marito l’aveva lasciata a causa della solita e banale situazione di quella giovane, bella e seducente segretaria, che l’aveva portata a divorziare proprio con l’aiuto di Alec, con il quale aveva avuto in seguito una breve ma poco felice relazione!
Con Dan furono dei momenti di intenso scambio, fin che esausti si lasciarono scivolare verso un sonno ristoratore…ma già al risveglio:
– Spero che tornerai…non farmi aspettare troppo…ho una gran fame di te…e poi non ci sarà più nessun recinto da risistemare…
Dan era alquanto frastornato e preferì non reagire…
Dopo colazione continuò con il riattamento del recinto concludendolo verso mezzogiorno e pensò di ripartire ancor prima di pranzo.
Ma Velladia fu categorica:
– Suvvia rimani ancora un poco…pranziamo insieme…ho già dato le disposizioni a mia zia…poi magari, se hai voglia facciamo una breve passeggiata… ti farò vedere un breve squarcio della regione che è molto bella … nel frattempo, durante il pranzo e se vuoi, potresti conti-nuare un momento a spiegarmi i tuoi punti di vista politici.
Dan, visto il tentativo comprensibile di Velladia di ritenerlo ancora per qualche ora, si rese conto che non era il caso di interrompere in modo improvviso la propria presenza e non si oppose alla proposta!
– Avevo accennato alle nostre funzioni all’interno di una vera democrazia, contrariamente a dei valori artefatti che creano la meritocrazia e con ciò le ingiustizie sociali, per cui molti sono sottovalutati e pochi privilegiati…, proseguì quindi Dan.
– Fino a un certo punto concordo, ma…
– Ma rimane il fatto che tutte le attività costruttive, da un punto di vista funzionale e non di una scala di valori illusoria, in una vera democrazia dovrebbero essere parificate e quindi pure la retribuzione!
– Niente meno…
– Sì, ragione per cui ci dovrebbe essere qualcosa come uno stipendio unico, cosa che mi sembra non venga neppure concepita dall’estre-ma sinistra!
– Penso che rimarrà una bella utopia!
– E ciò che temo anch’io, perché si tratterebbe di fare un balzo qualitativo almeno dall’egocentrismo all’allocentrismo. mentre mi sembra che l’umanità sia ben lungi dall’essere pronta per questo passo, mentre osservo che sprofondi sempre di più nell’egocentrismo con tutta la coorte di aspetti inquinanti, sia per gli individui che per la natura!
– Ma perché, ci sarebbe ancora un altro passaggio da compiere?
– Certo, ossia dall’allocentrismo all’olocentrismo, che sconfina già in una regione di tipo filosofico-religioso-mistico, beninteso non di tipo dogmatico, istituzionale, ma in cui significa saper tenere conto dell’insieme dei fenomeni, di vederli come unità e non come frazionati, non come i mille pezzi di uno specchio, o di un vaso caduto per terra, che sarebbe poi la nostra decadenza, anche sul piano politico…
“È la cagion che ‘l mondo ha fatto reo.” come recitava Dante già parecchi secoli or sono!…Dan fece una pausa, poi riprese come per concludere…
e Dante disse ancora sempre nello stesso passo:
“Però, se ‘l mondo presente disvia, in voi è la cagione, in voi si cheggia”
– Nientemeno…ma qui mi sento trascesa…
– Lo credo…perché è ciò che succede alla maggior parte degli individui, ed è la ragione per cui il mondo sembra andare a capitombolo, a catafascio!
Velladia lo pregò di fermarsi a questo punto e, dopo avere pasteggiato,
volle retribuire il lavoro del giovane, cosa che Dan rifiutò categoricamente e, invece della passeggiata, nonché le insistenze della giovane donna, i due finirono questa volta nella stanza da letto di Velladia, dove però giunse subito una breve telefonata…
– Sì va bene…non ha ancora finito…ma glielo dirò…ciao…
Poi rivolgendosi a Dan…
– Era Anèle che, apparentemente un po’ confusa, raccontava di un temporale che aveva fatto cadere una pianta sulla casupola degli attrezzi, danneggiandone il tetto…temeva che, se dovesse piovere ancora, l’acqua avrebbe allagato il ripostiglio…e naturalmente s’interrogava su quando saresti tornato per rimediare all’accaduto!
Dan, così some conosceva Anèle, sospettò un sotterfugio da parte della sua “preposta”, meravigliandosi alquanto del termine che le aveva appioppiato, e tanto più fu disposto a rimanere ancora qualche momento con Velladia. Così trascorsero alcune ore prima che lei lo riac-compagnasse alla stazione…
– Ti prego, non dimenticarmi…sussurrò Velladia all’orecchio di Dan, mentre questi stava salendo sul treno.
Dan non rispose ma l’abbracciò calorosamente…
13.
Tornò quindi da Anèle e quando la pregò di mostrargli i danni arrecati dal temporale, questa arrossì ed…esitando parecchio…confessò:
– Non c’è stato nessun temporale, nessun albero è caduto sulla casetta e…
– Volevi che tornassi perché sospettavi…
– Conosco bene Velladia ed è una gran seduttrice e…
– Ho visto che sei molto gelosa…
– Sì, lo confesso…sono in difficoltà con tutte queste donne che ti girano d’intorno e che fanno le cascamorto…mi piaci troppo e non ho voglia di dividerti con le altre!
E quando Dan volle intervenire, lei continuò…
– Sì, da un lato potrai dirmi che non ho il diritto di volermi impossessare di te e che dall’altro lato non mi sono mai dichiarata diretta-mente, ma speravo che tu facessi il primo passo, soprattutto vedendomi darti dei segnali con le mie velate espressioni di gelosia…
– Non poi tanto velate…ma non volevo essere invasivo e urtare eventualmente la tua sensibilità…
– E così mi hai messa a digiuno!
Anèle si avvicinò di molto a Dan e senza mezzi termini:
– Possiamo stare un po’ insieme dopo cena?
Dan non se la sentì di rifiutare, anche perché Anèle era molto affascinante nel pieno della sua maturità, valutandola sui quarantacinque anni circa, qualche annetto in più della sua amica Velladia, che non doveva averne più di trentacinque-quaranta al massimo…
Si rese conto che si sentiva fortemente attratto forse proprio per la non irrilevante differenza d’età, ma soprattutto per la qualità della presenza di Anèle, molto dignitosa anche se un po’ rigidina, forse come erano solitamente le donne tempi addietro…nobile o no, aveva comunque un portamento che rivelava anche un’evidente qualità interiore!
Quella sera successe ciò che doveva succedere e portò Anèle a concludere la serata con un grande sospiro:
– Finalmente…lo sapevo che non mi avresti deluso…!
Dan rientrò sul tardi e quasi subito udì bussare alla porta…era Olassia che entrò di fretta:
– È tutta la sera che ti aspetto…
– Però ora sono stanco!
– Lo credo bene se ti sei fatto la padrona…, e affermandolo con un certo astio…, credevo di poter passare la serata con te!
– Non ti avevo promesso nulla e non ci siamo messi d’accordo per questa sera…
– Sì scusa, avevo affermato che non ti avrei fatto delle scene di gelosia, però…
– Ti capisco…ma ora sono stanco…ne parleremo un’altra volta…
Con tatto, ma gli occhi umidi, Olassia uscì dall’appartamentino e fuori si mise a singhiozzare in modo commovente ciò che, almeno in parte, fu percepito da Dan, che non rimase indifferente e perciò non mancò di farsi dei rimproveri, con il proposito di pensarci in un momento in cui non si sarebbe sentito così stanco: stanchezza ovviamente non simulata, ma perfettamente comprensibile!
14.
Dormì come una roccia, inamovibile e il mattino seguente si recò direttamente al lavoro, senza passare dapprima dalla cucina per la colazione con il personale.
A metà mattinata sopraggiunse Alène con i semi, per descrivere i bisogni d’ortaggi e constatò in Dan una certa distanza, quasi come se non fosse successo ciò che invece lo era tra di loro la notte precedente…poi comunicò a Dan, ciò che per questi complicò ancora maggior-mente la situazione, ossia che la nonna di Meline era deceduta e che la cameriera sarebbe tornata prossimamente…
– È sorto un qualche problema?
Dan però non se la sentiva di affrontare in quel momento il problema che lo tormentava, ossia di essersi arrenato in una situazione dalla quale non sapeva bene come uscire e che gli ricordava stranamente il passato in cui si era già imbattuto in situazioni simili, dalle quali già a suo tempo avrebbe voluto liberarsi…ma poi avvenne l’incidente mortale ad interrompere i buoni propositi!
Ora l’evento della matassa ben ingarbugliata con il mondo femminile sembrava ripetersi e questo non era affatto di suo gradimento…
Ma non volle parlarne con Alène:
– Oggi non sto tanto bene…suppongo di aver fatto indigestione…
– Vuoi dire di donne? insinuò rapidamente e ironicamente Alène, ma si riprese subito come se le fosse sfuggita quella frase:
– Preferisci forse interrompere i lavori per oggi, almeno fintanto che non stai meglio?
– No no…penso che il movimento all’aria aperta non mi può fare che del bene…
– Se vuoi, ti posso mandare Olassia con una buona tisana digestiva…
– Ti ringrazio, ma non credo sia necessario…semmai andrò in cucina e me la farò preparare…
Anèle afferrò che Dan avrebbe voluto rimanere da solo e, dopo avere concluso con le direttive per i vari semi, si ritirò silenziosamente, ciò che il giovane seppe apprezzare e riconoscere come una delle qualità di Anèle!
Mentre lavorava, Dan continuò a rimuginare e ciò facendo gli venne l’idea che la cosa migliore sarebbe stata quella di lasciare la situazio-ne e quel luogo, anche se a controcuore: credeva di poter prevedere a breve, una serie di complicazioni con il quartetto femminile, soprat-tutto quando sarebbe tornata Meline, con lei ma anche con Olassia ed Alène, meno con Velladia!
C’era soltanto un problema che lo assillava: da Alène aveva ottenuto in anticipo uno stipendio mensile e riteneva perciò di dover lavorare almeno un mese per intero. Per fortuna la scadenza era vicina e Dan sperava molto che Meline non tornasse prima di questo termine…diversamente la situazione non si sarebbe che complicata!
Ma come aveva potuto essere così imprudente, spensierato…che cosa si era immaginato?
Più ci pensava e più era convinto che la miglior cosa che poteva fare era quella di andarsene prima che…ma non osava neppure preveder-lo!
Nei prossimi giorni sia con Alène che con Olassia cercò di comportarsi al meglio delle sue possibilità e una sola volta Velladia telefonò ad Alène per chiedere “in prestito” Dan per dei lavori poco precisati, al che le fu risposto che al momento non era possibile perché c’erano dei lavori urgenti e impegnativi da svolgere nel frutteto!
Così, un giorno prima, per il quale gli fu annunciato il ritorno di Meline, raccolse nella borsa e lo zaino acquistati a Frantocik, le poche cose in suo possesso e all’alba si allontanò molto prudentemente dalla tenuta di Alène, dirigendosi indisturbato in direzione della strada principale che attraversava la Romedania, non senza aver lasciato un biglietto sul tavolino d’entrata con il messaggio:
“Sono sinceramente dispiaciuto, vi prego di volermi scusare, ringrazio sentitamente per l’ospitalità, ma non ho trovato un’altra soluzione che quella di andarmene definitivamente…per favore non cercatemi…cordialmente Dan” .
15.
Giunto alla strada provinciale, cercò di fare dell’autostop…
Passarono alcune macchine senza fermarsi poi, all’incirca dopo mezz’ora d’attesa si fermò un automezzo pesante…l’autista si sporse dal finestrino:
– Allora giovanotto, dove vorrebbe andare?
– Dove va lei, se va lontano…
– Infatti vado parecchio lontano…fino in Branteania!
– A me va bene…, Dan si ricordava della Branteania e che si trovava parecchio a nord della Romedania.
L’autista gli aprì lo sportello e gli tese la mano:
– Sono Neltren e tu?
– Dan Griinfelt…
– Griinfelt…Griinfelt…ho conosciuto dei Griinfelt in Antralcia parecchi anni or sono, che gestivano un’impresa di trasporti internazionali e per i quali ho lavorato un certo tempo, fin che mi sono messo in proprio…
– Ma quelli erano i miei nonni paterni!
I due si guardarono allibiti…questa poi…!
Neltren riprese la mano di Dan stringendola e scuotendola calorosamente:
– Che piacere…e come stanno i tuoi nonni? È da molto che non li vedo più!
– A dire il vero anch’io non ho più avuto contatti con loro da qualche tempo , per cui non ti saprei dire…
– Ma guarda un po’ che caso…a meno che non sia un caso e sia…qualcosa come un destino…ossia a cui eravamo destinati!
– Io credo che nella vita ci siano i due aspetti…causa e caso…che cosa potrebbe essere questo incontro, almeno per ora, proprio non saprei…
– Comunque è ben strano…ma dove vuoi andare così di buon ora?
– A dire il vero non lo so…ma il più lontano possibile!
– Non avrai dei problemi con la giustizia spero…i tuoi nonni erano delle persone molto corrette…
– No, no, per niente…mi sono soltanto trovato impegolato con alcune donne e francamente non sapevo più come gestire la situazione, ragione per cui sto cercando di dileguarmi il più in fretta possibile…
– Non ne avrai mica messa incinta una qualcuna…
– No, no…ma erano un quartetto…parecchio carico di energia e per finire un po’ tante…difficili da gestire…
– Lo credo bene…ma non ti sarai mica messo in mente di praticare la poligamia?…insomma e se ho capito bene, un vero Don Giovanni!
– Erano tutte stupende, ognuna a modo suo…
– Beato te, ma è pur vero che “il troppo guasta”, come diceva un vecchio saggio orientale…
– Sono molto contento di averti potuto incontrare…
– Anch’io e di poter essere utile al nipotino dei miei ex datori di lavoro, con i quali ho sempre avuto un ottimo rapporto sia personale che di lavoro…ora abito in Branteania e devo recarmici per consegnare un carico non indifferente di merce in provenienza…to’, proprio dall’-Antralcia…e tu, come mai da questa parti?
Dan era alquanto imbarazzato di fronte a questa domanda, ma pensò bene di continuare a giocare il gioco e di non rivelare il suo segreto:
– È una storia un po’ complicata…magari te la racconterò un’altra volta…sappi però che lavoravo a Frantocik in una tenuta di un certo ri-lievo, ma dove c’erano le donne alle quali ti avevo accennato e alle quali sto cercando di sottrarmi…
Per un po’ continuarono a scambiare fatti attuali e ricordi del passato fino a che, in una zona un po’ isolata:
– Attento! intimò improvvisamente Dan, perché Neltren si era distratto un momento dal fissare la strada, mentre Dan aveva visto un uomo che vi si dirigeva nel bel mezzo, facendo segno al conducente di fermarsi!
Questi si avvicinò alla portiera vicino a Neltren ed estrasse una pistola, mentre dalla parte di Dan si avvicinò un altro uomo che era appe-na uscito dai cespugli.
Il primo uomo intimò Neltren di scendere, cosa che questi però non fece, mentre lo stava per fare Dan:
– Non scendere…, gridò Neltren…, è pericoloso…, ma successe qualcosa di strano, perché Dan, proprio in quella situazione di pericolo si ricordò che a suo tempo era stato una cintura nera di quinto grado nel San Ci Cran, una temibile arte marziale orientale ed era sicuro di essere ancora all’altezza delle capacità acquisite con molto impegno durante un periodo di almeno una quindicina d’anni…
Scese dunque dall’autotreno e con velocità fulminea atterrò l’uomo appena uscito dai cespugli, che lo minacciava con una spranga…poi altrettanto velocemente, passando dall’altra parte, tra la motrice e il rimorchio, mise fuori combattimento anche l’uomo con la pistola e con una mossa, che lasciò stupito Neltren, lo atterrò pure come il suo malaugurato compagno, in modo tale che non si mosse più, toglien-do di mezzo la pistola caduta per terra nonché la spranga di ferro.
– Li hai uccisi? chiese Neltren oltremodo preoccupato, non appena sceso dalla motrice…
– Non temere…saranno soltanto incoscienti per un po’…ma ora che ne facciamo?
– Io direi di trascinarli nei cespugli e di ripartire al più presto!
E così fecero…
Non appena partiti Neltren chiamò la polizia regionale rendendola attenta al fatto che nella zona circolavano due personaggi sospetti, che potevano essere molto probabilmente dei pregiudicati! Poi rivolgendosi a Dan:
– Ma dove hai imparato questa tecnica con la quale hai liquidato in poche mosse i due malviventi?
– Prima in Antralcia e poi, per brevi periodi, sono stato anche in Oriente …
– Devi aver avuto degli ottimi Maestri, per poter raggiungere questo livello…
– Infatti…erano molto capaci e al tempo stesso anche molto esigenti… praticamente non te ne lasciavano passare una e al minimo sbaglio ti dicevano “così tu essele già uomo morlto…licominciale da capo plego” e ci passavi anche ore, finché le mosse corrispondenti non fun-zionavano a dovere !
– Ma veniamo ad altro…se ho capito bene, per ultimo hai lavorato in una grande tenuta come…
– Giardiniere, orto- e frutticoltore…, precisò Dan…
– Però non dirmi che sono il tuo mestiere…a me sembra che probabilmente, e come ho conosciuto i tuoi nonni…avranno voluto farti stu-diare!
– Infatti hai visto bene…ho studiato lettere e sono stato insegnante liceale, proprio grazie ai miei nonni che hanno insistito con mio padre affinché mi desse la possibilità di studiare…ma a un certo punto ho voluto cambiare e ho chiesto un anno sabbatico…
– Posso immaginarmi che, soprattutto ai nostri giorni, l’insegnamento non deve essere facile con lo spirito di minimalismo e rassegnazio-ne che serpeggia tra i giovani… e suppongo non di rado…
– L’hai detto!
Per qualche tempo si scambiarono informazioni, poi Dan tutt’a un tratto:
– Ma dimmi un po’…alla frontiera tra Romedania e Branteania ti chiedono i documenti?
– Perché, avresti dei problemi?
– Sì, sono stato derubato nottetempo sia della macchina che del suo contenuto, mentre stavo rifocillandomi in un bar lungo la strada principale…e ho avuto l’imprudenza di lasciare la mia borsa con documenti, soldi, carte di credito e cellulare in macchina…
– Bravo, complimenti!
– È successo qui in Romedania…mi fidavo come in Antralcia, nella quale questi fattacci non succedevano…la polizia mi fece comprendere che c’era poco da fare e che eventi di questo genere erano all’ordine del giorno…
Dan rimase sorpreso della sua capacità nel raccontare delle storielle per cavarsela, sotterfugi che non aveva mai utilizzato prima dell’inci-dente…ma di nuovo e al momento non vedeva altre soluzioni, consolandosi con un pensiero del Grande Poeta “che l’importante era di non danneggiare, di non fare del male ad altri”…era persuaso di attenervisi con le sue “piccole imprecisioni” soprattutto quando gli sem-bravano inevitabili, come in quel preciso momento!
– No, e per tua fortuna, tra questi due stati c’è un accordo di libero transito, quindi non devi preoccuparti…però dovremo prevedere una soluzione per il prossimo futuro…
Vi fu un silenzio significativo tra i due, poi Neltren riprese il discorso:
– Ho un amico che è in grado di procurarti dei documenti ineccepibili, a prova di bomba…ma pur essendo un amico, i suoi soldini li vuole, anche se è sempre disposto a fare una qualche concessione…ma per il denaro…, non ho problemi, ti posso dare una mano e quando potrai me li restituirai!
– Ma ti fidi?
– Certo, ho fiducia in te, così come i tuoi nonni la dimostrarono nei miei confronti…mi sento di doverlo loro e penso che non mi deluderai…!
Inoltre ho pensato che i primi tempi potrei ospitarti a casa mia…abbiamo una stanza per gli ospiti che solitamente è suboccupata…
– Hai detto abbiamo?
– Sì, non te l’ho ancora comunicato, ma sono sposato e ho una carissima moglie, anche bellina e di parecchio più giovane di me…quindi…mi raccomando …visto che sei un gran bel giovanotto!
– Tranquillo…per me le donne sposate sono sacre e quelle con le quali mi sono ingarbugliato non lo erano…e poi…ti considero un amico…
– Perché, con i non amici ti comporteresti diversamente?
– No, non è ciò che volevo dire…ma che con un amico la serratura è irremovibilmente chiusa a doppia mandata!
– Lasciamo perdere…comunque non dimenticare che è mia moglie!
( Per inciso e a questo punto qualcuno potrebbe chiedersi, ma che cosa successe nell’area dei von Truniken dopo l’improvvisa e tacita partenza di Dan? In breve e secondo le informazioni raccolte successivamente:
dapprima non ci vollero credere, Meline tornata la sera stessa ne rimase talmente turbata che si precipitò nella propria stanza singhiozzando, Olassia non aveva più parole e anche lei era sul punto di piangere, ma si controllò, mentre Frider girava per la casa a vuoto, senza che a prima vista si capisse il perché, mentre Anèle telefonò a Velladia per darle la notizia sentenziando “non capisco che cosa si era immaginato…ci ha giocate tutte quante…voleva fare il bellimbusto…di questi uomini c’è veramente poco da fidarsi!”
Poi chiamò il fratello che era mortificato di averle suggerito un “furfantello”, al che Anèle di rimando:
– No guarda, non ha sottratto nulla, ha lasciato tutto in perfetto ordine…
– Devo dire che anche con me è stato corretto, perché l’ultima volta che è venuto a trovarmi ha restituito il dovuto…
– Quindi si è soltanto dileguato lasciando una breve missiva, per così dire scusandosi, perché non vedeva un’altra possibilità nel gestire la situazione in cui si era imbarcato….ho cercato perfino a Kroniom in Antralcia, da dove mi avevi detto che provenisse, per scoprire almeno il suo indirizzo, ma tutto ciò che sono riuscita a sapere è che un Dan Griinfelt non esiste perché è deceduto qualche tempo fa!
– Come, era una specie di falsario…chissà che cosa nascondeva sotto false spoglie…?
– Comunque non ha messo incinte ne Meline, ne Olassia e io sono stata molto attenta!
– Come, anche tu…così guardinga?
– Eh sì, ci sono cascata anch’io, come d’altronde Velladia, sotto il fascino di questo tuo giovanotto!
– Anche Velladia?
– Certo, non sarebbe la prima che ti verrebbe in mente?
– Sì, ma…sono senza parole!
– Per un avvocato…non c’è che dire!
Il discorso principale si fermò lì, anche se di strascichi verbali in cucina e nei corridoi, ce ne furono ancora abbastanza a lungo )
16.
Continuando ad intrattenersi, Dan e Neltren giunsero verso il tramonto alla frontiera e in effetti, forse soltanto pro forma, c’erano due guardie che però salutarono amicalmente l’autista con un semplice cenno della mano:
– Tutto qua?
– Sì, come te l’avevo detto…ogni tanto, nel tempo libero vado a pescare con loro nel vicino fiume e lago…e in ogni modo…come ho accennato, la situazione è tranquilla.
Continuando con un buon ritmo, giunsero in serata a Fleriokan, domicililio di Neltren:
– Prima depongo il rimorchio davanti alla ditta che ha comandato il carico, poi andremo a casa per cenare…suppongo che Miryanah abbia preparato una pietanza che spero gradirai…l’ho già informata del nostro arrivo…
Deposto il rimorchio si recarono a casa di Neltren e Dan rimase commosso dallo scambio affettuoso con la moglie anche se, al dire di Neltren, non erano rimasti separati che qualche giorno.
Fece conoscenza della moglie, alquanto piccola e graziosa, vivace e con due occhi da furbetta, ma nel buon senso, non di una che vuole ingannarti alla prima occasione, ma di qualcuno che capisce le situazioni al volo e si diverte anche per questa sua rapidità che anticipa la comprensione per rapporto a molte altre giovani donne, suppergiù sue coetanee!
Il pasto fu alquanto particolare, semplice ma eccellente: del tritato di tacchino alle verdure e del formaggio di pecora con delle prugne cotte…
Rimasero qualche momento nel soggiorno, discutendo e sorseggiando un buon caffè al ginseng, dopo di che i due uomini, alquanto stan-chi della lunga giornata vollero andarsene a dormire, non prima che…
– Domattina sarò occupato, ma nel pomeriggio sono libero e ti potrò far visitare la nostra borgata…, soprattutto la visita all’amico “falsa-rio”.
Dan poté constatare brevemente quanto fosse piacevole l’appartamento e la stanza degli ospiti arredata con gusto, dal quale traspariva il tocco femminile, ma si addormentò molto rapidamente…si sentiva veramente stressato, promettendosi di evitare situazioni come quelle delle ultime settimane!
Si svegliò alquanto tardi, probabilmente perché si bussava alla porta…
Era Miryanah che voleva portargli la colazione…entrò, soltanto coperta con una vestaglia alquanto trasparente che permetteva di perce-pire le sue forme invitanti.
Depose la colazione sul letto e vi si sedette molto rilassata…
Dan fece finta di non capire quei segnali che gli sembravano inequivocabili e ringraziando per la gentilezza, cominciò ad assaggiare la colazione, mentre Miryanah diventava sempre più invadente, occupando maggior spazio sul letto scoprendo intenzionalmente le sue belle cosce…
E quando la giovane donna cominciò a chinarsi maggiormente verso Dan, egli balzò dal letto…
– Scusa dov’è il bagno?…e vi scomparve frettolosamente, rimanendovi a lungo, tant’è che Miryanah bussò per chiedergli se fosse tutto a posto…
– Sì sì, ora esco…, ma oh sopresa, si trovò di fronte Miryanah nuda!
Ma ebbe la presenza di spirito:
– Sei molto ma molto piacevole e se tu non fossi sposata, non esiterei un istante…ma così è contro i miei principi…sono spiacente e spero che tu non ti senti offesa!
La giovane donna scoppiò in una grande risata, mentre Dan non vedeva alcun nesso situazionale…
– Sai, confessò Miryanah, mio marito voleva tenderti una trappola per verificare se ciò che avevi affermato corrispondeva alla realtà e so-prattutto se poteva fidarsi di te ed io sono stata al gioco, anzi mi sono divertita un mondo…quando torna glielo racconteremo!
– Ah è un bel amico…furbo però!
– Non te la sarai mica presa a male?
– No, figurati…ripensandoci era un’ottima idea…
– Trovi?
– Sì, anche perché non ho sospettato neppure un attimo che fosse una messa in scena…bien joué!
– Che vorrebbe dire?
– Che avete inscenato bene, destramente, chiaro che così tutta nuda non sei niente male e la voglia di saltarti addosso c’era, eccome!
– Ti piaccio veramente?
– Sì, molto!
– Anche tu…
– Ma vedi, per me una donna sposata è sacra e vive protetta dal motto “noli me tangere”! e Dan fu il primo ad essere sorpreso di ricordarsi del detto…
– Sarebbe?
– Semplicemente “non mi toccare” in latino, per quel poco che mi sembra di ricordare, perché studiando lettere un po’ di latino ci voleva…
– E sei anche religioso?
– Tutto dipende da che cosa intendi per religioso…
– Ma di credere in Dio, di andare in chiesa, di seguire le prescrizioni, di osservare i dieci comandamenti, di leggere i testi sacri e quant’al-tro…
– In questo senso direi di no…perché ciò che tu chiami Dio, per me rimane un mistero, semmai sostituirei il termine con “Leggi Universa-li”, di cui qualcosa si sa e moltissimo si ignora, comunque non mi comporto come se Dio fosse il vicino di casa, di cui certuni pretendono di sapere un sacco di cose, come per esempio che è buono, misericordioso, onnisciente, onnipotente, onnicomprendente, che cosa vuole, quali sono i suoi progetti e così via…
Vi fu una breve pausa di riflessione d’ambo le parti e Miryanah sembrò alquanto perplessa…
– E tutto ciò da dove lo sai?
– Ho fatto l’esperienza di alcune istituzioni religiose: tutte pretendevano di detenere la verità e che parlassero di un altro Dio, un po’ come se ce ne fossero diversi e le altre istituzioni religiose fossero nell’errore!
Poi ho letto diversi testi cosiddetti sacri e ho riflettuto parecchio, infine sulla base di ciò che ho osservato esteriormente e provato inte-riormente, ho deciso che non volevo far parte di nessuna istituzione religiosa , ma di vivere la mia religiosità liberamente in uno stato di intimo legame con la Vita, cercando di non antropomorfizzarla, come solitamente si fa…
– E antropom…che vorrebbe dire?
– Che abbiamo la tendenza di ridurre ciò che è universale a delle misure, delle caratteristiche umane, in particolare nelle categorie di giusto – ingiusto, bene – male, bello – brutto, dovere – non dovere, ecc. ecc. ecc… ma vorrei aggiungere ancora qualcosa, perché c’è chi vorrebbe capire il tutto, intendo tutto l’Universo, la sua nascita nonché la finalità, il come mai, il senso e magari raccogliere questa com-prensione in una formula di tipo fisico-matematico, ma credo non sia possibile per qualcuno che è già compreso in tutto ciò, ossia “com-prendere ciò che lo Comprende! “
– Per me tutto questo è troppo complicato…
– Suppongo che sia meglio se ci fermiamo qui…visto che per il resto potrebbe diventare un gioco un po’ pericoloso…perché tra un po’ po-tremmo trovaci tra le braccia l’uno dell’altra!
– Hai ragione…lo penso anch’io, anche se finora non sono mai stata infedele, però, però…ho una carissima amica, è sola soletta perché non riesce a… trovare “l’uomo giusto”, o perché lo lascia lei, oppure viceversa, fatto sta che rimane quasi sempre da sola e trovo che è sprecata, perché è una gran bella persona, intelligente, autonoma e anche…sexy, forse ti piacerà…!
Probabilmente per proteggersi, Dan sorvolò le ultime considerazioni di Miryanah.
17.
Quando tornò Neltren, gli raccontarono l’accaduto, tacendo però la forte attrazione che avevano provata a un dato momento e il pericolo per la giovane donna di cadere nella medesima trappola che aveva tesa a Dan.
– Lo sapevo che potevo fidarmi di te…sei per qualcosa il nipotino dei tuoi nonni…erano la dirittura personificata!
– Sì però, che scherzo da amico! Secondo me sono dei giochetti pericolosi e, come affermava un noto scrittore francese: “On ne badine pas avec l’amour”, ossia “non si scherza, non si giocherella con l’amore”!
– Suvvia, adesso non esageriamo…
– E se avessi perso le staffe e utilizzato la forza?
– Guarda che ero armata, avevo una pistola…, mostrandola…
Dan non osò chiederle “ dove l’avevi quando ti sei presentata nuda? ” ma si limitò a chiedere:
– Ma per un gioco, vale la pena di giungere eventualmente a un omicidio?
– Penso proprio che non avresti tentato di stuprare mia moglie e inoltre che sei il degno nipotino di nonni ineccepibili…
– E dagli con quei nonni…credi proprio che se è gente pacifica e onesta, questo sia una garanzia per il nipotino…non potrebbe essere un gran farabutto?
– Certo, ma per quanto ti riguarda non lo credo proprio!
A questo punto intervenne Miryanah alquanto irritata…
– Non possiamo cambiare argomento, comincio ad essere alquanto seccata da questa sfilata di supposizioni!
E i due uomini, quasi con una sola voce…
– Sì, hai ragione…, e così smisero di insistere.
Dopo pranzo i due si recarono dall’amico di Neltren…
– Quando saremo da Cralgan e come lo conosco, credo sia preferibile che gli parli soltanto io…tu limitati a rispondergli il più brevemente possibile quando ti chiede qualcosa…è un uomo di poche parole e si irrita quando ci si dilunga!
– Per me non è un problema, già in passato mi sono allenato a sopportare dei prolungati silenzi…
– Forse quando sei stato in Oriente?
– Sì, in particolar modo…
– Bene, quindi entriamo.
Trovarono strani locali ripieni di oggetti inabituali e libri, tanti libri, pareti piene zeppe, altri invece ammucchiati per terra che assomigliavano a una città in miniatura con i suoi grattacieli…
Cralgan era seduto davanti al suo ordinatore e stava cercando qualcosa…
– Che butta? chiese seccamente Neltren…
– Per prima cosa dobbiamo cercarli un nome valido, che lo metta al riparo da eventuali indagini della Polizia Statale!
– Che centra la stradale?
– Macché stradale, ho detto statale…con un tono che stava crescendo…ma mi lasci lavorare?
Neltren trangugiò il consiglio che aveva dato a Dan e verificò una volta di più che Cralgan era sì un buon compagno, ogni tanto disponibi-le ma probabilmente pieno di fisime che si dovevano sopportare se si desiderava essere irradiati dai suoi momenti solari!
Cralgan continuò a cercare…
– Credo di aver trovato…ma non è stato facile optare per nomi inabituali…
ecco, potrebbe essere Slert Erbantan…
– Ma perché un altro nome?
– Se non ti vuoi far trovare troppo facilmente…non è da escludere che qualcuno ti cerchi…e questo mi sembra un nome sicuro, anche se il cento per cento non esiste!
Dan lanciò uno sguardo significativo a Neltren, ma questi:
– Se lo dice lui, puoi contarci!
– Ora avrei bisogno di alcuni dati…non posso inventare tutto di sana pianta!
Dan diede le informazioni volute, posò per delle foto e, a operazione conclusa, intervenne Neltren:
– Costo dell’operazione?
– Cinquemila brac…
– Cinquemila? non puoi ridurre almeno un tantino? lui è squattrinato e me li restituirà poco a poco, quando potrà!
– Va bene, perché sei un amico…facciamo quattro…
– È proprio l’ultimo prezzo?
– Ma proprio in via eccezionale…diciamo tremila cinquecento, ma non chiedermi altro!
– D’accordo, ti ringrazio molto, apprezzo veramente…
– Passate domani più o meno alla stessa ora…penso che sarà pronto…
– Anch’io sono veramente riconoscente, così almeno potrò circolare con una certa tranquillità e anche candidarmi a un qualche posto vacante o perlomeno a quello di supplente…
– A proposito, io ho un figlio che ha qualche difficoltà a scuola, non potresti dargli una qualche lezione, ovviamente dietro pagamento…
– Ci posso provare…per i dettagli ci telefoniamo stasera o domani.
– Va bene a risentirci.
18.
I due partirono e quando giunsero a casa per l’ora di cena, oh sopresa:
– Guarda un po’ chi si vede! esclamò Neltren…ti presento Levissania, la migliore amica di mia moglie!
– Sai ho pensato che è da un po’ che non la invitiamo più a cena e che era un’occasione per…
– Ma hai fatto benissimo, ottima idea e spero che hai preparato una cenetta degna dei nostri ospiti.
Nel frattempo questi si erano scambiata una disinibita stretta di mano e sia l’uno che l’altra provarono qualcosa di forte scorrere tra di loro.
La serata si svolse con toni oltremodo gioviali e quando Levissania si alzò facendo notare che era di turno presto il mattino seguente, anche Dan, tra poco Slert di nome, si alzò proponendo di accompagnarla…
– Ma non sto molto lontana…
– Ragione di più, così non rischio di smarrirmi per il ritorno…, aggiunse Dan sorridendo smaliziato.
– Te lo consiglio vivamente, visto l’ora inoltrata, è come una guardia del corpo, o forse anche meglio…
E Neltren riferì brevemente l’accaduto con i due malviventi, ciò che aveva omesso di fare durante la serata…
– In questo caso sì, volentieri…
I due partirono nella notte…e a un certo punto Levissania si mise a braccetto di Dan…
– Così mi sento ancora più sicura!
Mentre Dan colse l’intenzione per accentuare la stretta.
Quando giunsero davanti a casa della giovane donna:
– Sai, ti devo confessare…ho difficoltà a staccarmi…
– Anch’io…ma spero che ci rivedremo presto, tanto Miryanah ha il tuo numero telefonico.
– Oh sì, ci conto…notte…e non perderti…
Dan, seppure quasi un po’ stordito da quell’incontro, non ebbe difficoltà a trovare la via del ritorno e, non appena rientrato, Miryanah quasi quasi lo assalì:
– Allora che ne pensi, come l’hai trovata, ho fatto bene a invitarla?
– Furbacchiona con quel “è da un po’ che non l’abbiamo più invitata a cena!”…hai mai pensato di fare la sensale?
– Oh sì, soprattutto per Levissania, vorrei tanto che trovi la persona che fa per lei…è tanto cara!
– E visto che l’hai invitata per…una strana coincidenza…pensi che potrei essere io quella persona?
– Scusa, perché no?
– Suvvia non facciamo tante congetture…stiamo a vedere…, aggiunse Neltren…, non è il caso di farci tante illusioni…sappiamo che Levissania è alquanto difficilina e che…
– Sarà, ma io non l’ho mai vista reagire così favorevolmente a qualcuno…
– Infatti l’ho osservato anch’io…ma sai…la novità, il fatto che è da parecchio sola…forse incomincia a diventare un po’ meno selettiva…
– Grazie per il “meno selettiva”…a me sta bene se è selettiva, comunque ho avuto un’impressione toccante…
– Come…vi siete già baciati?
– No, ma ci mancava poco…e ci siamo ripromessi di ritrovarci!
E la moglie, rivolgendosi esplicitamente a Neltren:
– Vedi, te l’avevo detto che erano fatti l’uno per l’altra!
E così, con quei piccoli tira e molla e per finire anche stanchi, si augurarono la buona notte…e Dan si ritirò nella stanza degli ospiti.
19.
L’indomani assai di buonora a colazione:
– Ho lavorato molto in questi ultimi tempi e ho deciso di prendermi qualche giorno di riposo, così ti potrò mostrare la borgata e soprat-tutto dove sono situate le scuole qualora tu volessi candidarti per un qualche posto…e credo che non dovrebbe essere difficile, perché da noi persiste una penuria di docenti qualificati…una buona parte provengono da oltre frontiera e hanno soltanto delle infarinature ottenute in scuole private di livello discutibile, che accordano diplomi assai facilmente con degli allunghi di qualche bigliettone supple-mentare per rapporto alla tariffa abituale…quindi puoi immaginarti la situazione!
– Durante un certo periodo l’ho riscontrata anche da noi, però le autorità hanno dovuto correre ai ripari per il malcontento dei genitori…
Per concludere la colazione si scambiarono il programma delle attività quotidiane:
– Oggi il mio turno all’ospedale comincia sul tardi e suppongo d’incontrare Levissania, in modo che sentirò il suo parere sulla serata di ieri…
– Abbiamo dimenticato di dirti che ambedue sono infermiere e che lavorano nel medesimo reparto, là dove si sono incontrate per la pri-ma volta…
– La nostra amicizia ebbe inizio quando un giorno e a bruciapelo le chiesi se poteva sostituirmi per qualche giorno per un evento impor-tante al quale dovevo assistere fuori zona, senza precisare quale…lei non chiese nulla, ma disse semplicemente: “Se è importante e ti pos-so essere utile, lo farò molto volentieri…tanto dispongo del mio tempo libero i-l-l-i-m-i-t-a-t-a-m-e-n-t-e…” accompagnando il termine con un sorrisino lievemente autoironico”…al tempo stesso compresi la sua solitudine ed è così che cominciai ad invitarla a casa…
Neltren dovette uscire un momento per concludere l’aspetto finanziario del carico depositato l’altro giorno e sulla soglia di casa:
– Mi raccomando voi due…, espresso con una sfumatura di ambiguità!
– Sta tranquillo che ne approfitteremo, ma lo faremo discretamente…i vicini non lo verranno a sapere!
Così scherzando, ma con un velo di verità, una volta soli:
– Se tu non fossi stata sposata, non me lo sarei fatto dire due volte, soprattutto quando ti sei presentata nuda!
– D’altronde quella non era prevista nel piano, era un’improvvisata mia e temo che se tu ti fossi fatto avanti, mi sarei lasciata andare al primo adulterio della mia vita e ti sono grata che hai resistito…ho notato lo sforzo che hai fatto…insomma sei ancora bello e giovane e pieno di energia!
– Infatti con donne come te e Levissania sono sempre in difficoltà di fronte al sì o al no, e ho ancora la tendenza a cedere con una certa facilità, non però con le donne sposate che, come credo dissi a tuo marito “per me sono sacre!” E sono molto soddisfatto di questo mio principio, anche perché non ne ho poi molti, ma quelli che ho sono ben radicati, solidi e trovo che il rispetto degli altri e dei loro usi e costumi sia fondamentale!”
– Da un lato sono contenta di sentirtelo dire, dall’altro mi provoca una certa nostalgia, ossia quella di non poter evadere ogni tanto…
– Chi lo sa, forse un giorno si dovranno modificare le regole del matrimonio e renderlo più elastico, meno rigido, forse in direzione del matriarcato, allorquando e a quanto sembra, la visione a proposito del possesso personale era ben diversa, soprattutto delle donne e degli uomini che, a quanto pare, si frequentavano liberamente non conoscendo ancora il processo dell’ inseminazione…
– Sì, ma per quel giorno, tu ed io non ci saremo già più…, ed emise un profondo sospiro!
– Mi ricorda ciò che disse un mio piccolo parente a proposito di una difficoltà esistenziale per così dire insormontabile, e mi piace ripeterlo, perché credo non avesse che cinque anni quando concluse con “C’est la Vie!”…e che ci piaccia o no, così stanno le cose…
Neltren tornò per pranzo e squadrando i due da cima a fondo:
– Allora avete fatto i bravi? al che Miryanah di rimando con un largo sorriso
– Sfortunatamente sì…
Ciò che, almeno in un primo tempo, lo lasciò alquanto spiazzato. Ma vedendo che anche Dan abbozzava un bel sorriso, si tranquillizzò.
– Nel pomeriggio andremo a trovare Cralgan per ritirare i documenti…
Infatti dopo pranzo, Dan e Neltren uscirono e quest’ultimo strada facendo:
– Prima vorrei saltare di palo in frasca senza mezzi termini: come hai trovato Levissania?
– Ho capito perché sono delle amiche diciamo…irrinunciabili…anche se formalmente diverse, infatti hanno alcuni punti in comune: per esempio hanno uno sguardo aperto, franco, sincero, senza nascondimenti particolari, una femminilità discreta ma fortemente attraente, sul tipo acqua e sapone, senza manipolazioni cosmetiche, sono molto attente e poco sfugge loro, ossia soltanto quelle fette della realtà che in un modo o in un altro vengono travisate più o meno da tutti noi…
– D’accordo, ma l’avrai capito che ciò che mi interessa è che cosa provi per lei…
– E come mai?
– Visto che è così legata con Miryanah e che le due sembrano stare così bene insieme, ci tengo che questo continui, anche a causa dei miei prolungati periodi di assenza professionali e non vorrei che…
– Temi che possano diventare lesbiche?
– Per niente…mia moglie è troppo portata…vedi che cosa voglio dire…no, non vorrei che per dei dissapori con te, le due si allontanino l’una dall’altra…
– Tranquillo, proprio per le esperienze lasciate dietro le spalle, non ho l’intenzione di creare altre situazione ingarbugliate: o è sì o è no e…parafrando un vecchio detto evangelico…”non soltanto il vostro dire ma anche il vostro comportamento sia sì per sì e no per no!…quindi per quanto dipenderà da me “non romperò di certo i piatti già in cucina prima di portarli in tavola!”
– Mi fa piacere e penso che una volta dovremo parlare anche di religione, perché è ciò di cui in fondo si tratta ed è un po’ un mio chiodo fisso…capisci…?
Dan capì molto bene, non per ultimo per il semplice fatto che in una regione come quella, con un eccesso di donne, e doveva riconoscere di una qualità non indifferente sia esteriormente che interiormente, il pericolo di seduzione era notevole e quindi era preoccupato per sua moglie… e forse anche da qui il test al quale era stato sottoposto e per il quale poco ci mancacava che…
Così, scambiando i propri pensieri, giunsero da Cralgan: i documenti erano pronti, in perfetto stato…, Neltren pagò la somma stabilita e uscendo dal laboratorio di Cralgan:
– Appena posso ti rimborserò tutto quanto, anche vitto e alloggio…
– Andiamoci piano…in questi ultimi anni ho lavorato parecchio e bene, ragione per cui ho potuto mettere da parte una sommetta non in-differente…restituirai quando potrai…per ora, con i nuovi documenti, potrai almeno cercare un lavoro e, una volta trovato e guadagnato, abiterai in modo autonomo e così…potrai lasciare casa mia e…
– Non so come ringraziarti, è stato veramente un gran gesto d’amico e so veramente apprezzarlo…non sto parlando a vuoto!
– Lo credo e ne sono contento, soprattutto di aver potuto aiutare un nipotino dei miei stimati ex datori di lavoro, che sono stati importan-ti per il mio percorso verso l’autonomia e senza i quali, forse non sarei riuscito sia ad intraprenderlo che a portarlo avanti!
Così giunsero davanti alla casa di Neltren, dove questi fece una pausa…era soprappensiero, come se cercasse qualcosa e infine si confidò con Dan:
– Come accennato, desideravo parlarti di problemi diciamo religiosi, perché faccio parte di una corrente denominata i “ Guardiani del Portale d’Oro”…
– Addirittura!
– Non scherzare, per me è una cosa seria!
– Ma non sto scherzando, sono soltanto perplesso e anche incuriosito, perché non ne ho mai sentito parlare!
– Infatti è una corrente spirituale, non molto diffusa…formalmente alquanto recente ma che affonda le radici in un lontano passato…
– E quindi?
Vi fu un breve ripensamento da parte di Neltren, forse per concentrarsi e raccogliere in sintesi una spiegazione che potesse essere com-prensibile a un non addetto ai lavori.
– Come avrai osservato e come già fece presente uno dei massimi poeti meridionali del basso medioevo:
“Lo mondo è ben così tutto diserto d’ogni virtute…
E di malizia gravido e coverto…”
e Neltren, sempre riferendosi al grande Poeta, continuò ad attribuirgli il fatto che, dopo una certa e dettagliata spiegazione concluse:
“Ben puoi vedere che la mala condotta è la cagion che’l mondo ha fatto reo, e non natura che’n voi sia corrotta.”
– È qui che si inseriscono i “Guardiani del Portale d’Oro”, i quali si sono proposti, anzi si sono imposti il compito di riportare il mondo a un pascolo in cui prevale la virtù, dove si trasformano i vizi in virtù e non il contrario, perché attualmente si tende a fare di vizio virtù, ossia ci troviamo in uno stato di perversione culturale!
– Nientemeno!
– Sembri scettico…come se tu stessi minimizzando questo tentativo…
– No, il mio punto di vista è semplicemente un po’ diverso…prima di tutto condivido il punto di vista di un ricercatore del secolo scorso che, in un testo magistrale propose il concetto che in diversi tempi, luoghi e sotto diversa denominazione avvenivano espressioni, addirit-tura tentativi simili tra loro, ma aggiungerei, mi sembra anche simili a quanto mi stai cercando di spiegare…
Ora i secoli, addirittura i millenni sono trascorsi e mi sto chiedendo: tutte queste intenzioni, questi progetti, queste aspirazioni dove sono finite?
– Di questo i “Guardiani del Portale d’Oro” sono consapevoli, ma ritengono che proprio per questo si tratta di rinnovare periodicamente la consapevolezza di certi valori per non disperderli, addirittura per non perderli e lasciarli fuoruscire dalla cultura umana.
– E secondo te, voi, insomma i “Guardiani”, in che cosa consisterebbero questi valori?
– Un po’ in quelli di sempre e che si stanno non soltanto assottigliando, ma addirittura scomparendo! Te ne cito alcuni a titolo di esempio come: “la trasparenza che è collegata alla chiarezza, alla sincerità, all’onestà, oppure l’umiltà che è collegata al rispetto, alla non manipo-lazione, al non sfruttamento, alla non repressione, al non maltrattamento del prossimo, ma al tenerne conto come un simile che non va inferiorizzato, ma neppure visto come superiore, quindi alla non gerarchizzazione dell’umanità, ma alla considerazione della funzionalità di ciascuno all’interno della società. al di fuori di ogni scala arbitraria di valutazione…
In quel momento sopraggiunse Miryanah, uscita per fare la spesa:
– State per caso parlando di coloro che io chiamo gli “Unimodisti”?
– Come mai?
– Perché hanno un modo unico per vedere le cose…devono salvare il mondo a tutti costi…
– Ora mia moglie sta esagerando…è sempre un po’ contrariata da questa missione…la trova senza speranza!
– Forse non ha tutti i torti…, riprese Dan…, e in parte condivido il suo punto di vista, perché temo che l’umanità si sia ingolfata in una situazione di non ritorno, anche se certuni, come d’altronde da sempre, reagiscono e cercano di resistere ai processi di deterioramento in cui ci si trova, ragione per cui tutti i tentativi di trasformazione di questa situazione ben vengano, proprio per dilazionare il tonfo nel pre-cipizio, per eventualmente circoscriverlo, un po’ come quando una pallina di golf sembra entrare nella buca e poi invece ci passa accanto di poco!
– Mi piace l’immagine delle pallina di golf, ma le nostre ambizioni vanno ben oltre e pensiamo di poter salvare l’umanità dallo sfacelo se non a breve, almeno a lungo termine, poco a poco!
– È ciò che ho sempre detto…mio marito è un utopista come i suoi compagni che hanno quella tendenza che spesso si ripete nella storia, ossia quella del messianismo che emerge periodicamente soprattutto quando gli eventi girano male!
– Ma è comprensibile…certi esseri umani cercano di contrastare le tenden-ze al degrado socioculturale e ambientale, cercano di difendere certi valori e credo che facciano bene, proprio per cercare di evitare il precipitare…e
talvolta ci riescono anche, almeno in un qualche modo, magari soltanto parzialmente, ma così vengono perlomeno tramandati certi valori che altrimenti rischierebbero di andare persi!
– Sì…, intervvenne Neltren…, penso che sia importante rimanere creativi e costruttivi, proprio per accordarci con le “Leggi Universali”, in un qualche modo cercando di imitarle, perché loro perennemente creano e trasformano, creano e trasformano, creano e trasformano in un perenne viavai ed è ciò che cerchiamo di fare nel tentare di mantenere un certo equilibrio dinamico che è fatto di alternanze e non di polarizzazioni, come succede ai nostri giorni in un egocentrismo madornale !
Nel frattempo si poteva notare che Miryanah diventava sempre più irrequieta…
– Però per ora potrebbe bastare e propongo di metterci ai fornelli, cosa in cui vi prego di volermi aiutare, prima di voler cambiare il mon-do, perché a dire il vero ho semplicemente fame e non voglio essere semplicemente la vostra “madre nutrice”!
E ridendo e scherzando i tre si trasferirono in cucina, dove ognuno si dette da fare sotto le attente direttive di Miryanah…
20.
Passarono alcuni giorni che si assomigliavano: Slert era alla ricerca di un lavoro, ogni tanto pranzava o cenava con Neltren e Miryanah, mentre di sera si vedeva con Levissania in un rapporto sempre più ravvicinato e appassionato, al punto che gli propose di venire ad abitare con lei…
– Sai, preferirei avere un lavoro e un appartamentino e poi di scambiarci di tanto in tanto gli habitat: ogni tanto sto da te e viceversa!
– Sì lo so che ti vorrei tutto per me, ma credo che non sia realistico: probabilmente rischierei perfino di perderti…
– Perdermi non credo proprio, ma forse il nostro rapporto sarebbe più teso, ciò che può succedere facilmente quando ci si sta troppo addos-so…mentre così…
– Può darsi che tu abbia ragione…però invece di abitare da Miryanah e fin che hai trovato lavoro…potresti stare da me…mi piacerebbe tan-to…è da molto che non ho più avuto accanto qualcuno…soprattutto come te…
– Ma poi non sarai delusa quando occuperò il mio appartamentino?
– Almeno avrò goduto appieno la tua presenza per qualche tempo!
Slert (alias Dan), promise di pensarci e di parlarne pure con Neltren, ma non tardò ad accettare l’opzione di Levissania e così, con il suo in-significante bagaglio si trasferì da lei, con un ben celato rincrescimento da parte dell’amica.
Verso la fine del primo mese, mentre stava pensando di cercare un appartamentino, fu convocato d’urgenza con Levissania per un incontro da Neltren, in presenza di Cralgan, lasciandoli alquanto perplessi.
Che cosa stava succedendo? Perché proprio anche Cralgan, questo personaggio, se pur amico, alquanto ambiguo? Questi venne subito al dunque:
– Ho appreso tramite degli informatori che qualcuno sta cercando Levissania…qualcuno in provenienza dall’Antralcia e che si trova ora in Romedania, qualcuno di molto facoltoso che non risparmia mezzi per incontrarla!
– Come mai? intervenne Neltren…
– Pare che in un video di documentari regionali, qualcuno gli abbia detto di avere intravvisto qualcuno che assomiglia a sua figlia, deceduta qualche tempo fa…ma subodorando un qualche plagio, voleva assicurarsi di persona e si è messo a ricercare…e dalla descrizione fatta ho pensato che… potrebbe eventualmente essere Levissania che ho conosciuta quando ero degente per qualche tempo all’ospedale in cui lavo-ra.
Tutti erano alquanto sbalorditi e perfino Levissania sembrò non capire di che cosa poteva trattarsi…mentre Cralgan:
– Io pensavo che fosse mio compito informarvi, anche se la cosa mi sembrava alquanto strana…ma vedo che nessuno ci capisce niente, ragione per cui me ne vado…dovessi avere più informazioni, ve lo farò sapere…buona sera a tutti…
– Ma non vorresti rimanere per cena?
– Caro Neltren ti ringrazio, ma ho già un impegno…
– Speriamo un’altra volta…
– D’accordo, buona serata a tutti.
La cena si svolse all’insegna di domande, supposizioni, incertezze, affermazioni di vario tipo, ma tutte inconcludenti.
21.
Slert e Levissania tornarono a casa di quest’ultima e subito lei gli si attaccò al collo stringendosi fortemente contro di lui:
– Devo farti una strana confessione…qualcosa che non ho mai detto a nessuno, ma per la quale ho bisogno della tua solenne promessa che non lo dirai a nessuno…
– È così grave…hai ucciso qualcuno?
– No, ma ho bisogno che tu me lo prometti veramente…a nessuno…né a Neltren, né a Miryanah…
– Ma è la tua migliore amica…
– Sì, ma se glielo dico, sono quasi sicura che la nostra amicizia sarebbe finita, probabilmente in quel preciso momento!
– E per quanto mi riguarda non temi…
– In te ho un’inspiegabile, incredibile fiducia, anche se non so perché…però sediamoci, vedrai che è qualcosa che non avrai mai sentito!
Si misero comodi, Levissania servì un tè ben caldo e iniziò la sua confessione:
– Avevo all’incirca trent’anni e l’autunno era già inoltrato e quindi faceva alquanto freddo. Era il mio giorno libero e, come spesso, facevo la mia solita passeggiata lungo la riva di un bel lago in Antralcia…
– Quale? non so se ti ho detto che anch’io sono…ero antralcese…
– Sì me lo hai detto…era il lago Endokran…
– Lo conosco…
– Cerca di non interrompermi…è qualcosa di molto importante che mi tocca profondamente…dunque…a un tratto vedo una bambina che vuole afferrare un oggetto vicino allo specchio d’acqua, fece un gesto maldestro, scivolò in acqua, apparentemente non sapeva nuotare e ge-sticolando si allontanò un po’ dalla riva…impulsivamente mi gettai in acqua per salvarla, ma l’acqua gelida mi penetrò bloccando i miei mo-vimenti, a tal punto che mi sentii venir meno…pensai che probabilmente era giunta la mia ora ed espressi il profondo desiderio di poter tor-nare sulla terra alla medesima età per poter continuare a vivere la mia vita da dove avevo dovuto interromperla, poi tutto si oscurò in un ne-ro nulla…
Slert era sempre più teso e impressionato e ogni tanto scuoteva la testa…
– Non ti senti bene?
– Sì sì, continua, continua!
– Dopo qualche tempo, non saprei dirti esattamente quanto, mi ritrovai sotto un albero su una collina, intatta ma tutta nuda, approssimati-vamente con i miei trent’anni, alquanto disorientata, non capendo che ci stavo a fare e che cosa avrei dovuto fare…
Slert si mise le mani nei capelli con l’espressione stravolta…
– Vuoi che mi fermi qui? Forse non mi credi, forse pensi che soffra di un qualche disturbo mentale…
– No, ti prego…continua!
– Per mia fortuna incontrai una contadina che, vedendomi nuda pensò che mi avessero spogliata e forse stuprata…si prese cura di me ospi-tandomi nella sua fattoria che, a quel momento della giornata era deserta, visto che marito e figlio erano per l’aratura nei campi non visibili dalla fattoria stessa…mi aiutò a lavarmi, mi diede alcuni vestiti e mi chiese se poteva offrirmi qualche brac per poter tornare a casa, cosa che accettai volentieri!
Me ne andai, però senza sapere né dove, né come, fidandomi ingenuamente della provvidenza…certamente non potevo raccontarle l’avve-nuto!
– Fermati, fermati…
– Non ci credi vero? lo sapevo che non avresti creduto! Forse ora mi prendi per pazza…però mi hai promesso che non lo avresti detto a nessuno…
– Sì, l’ho promesso e lo manterrò costi quel che costi, a meno che tu mi autorizzi a raccontarlo…
– No no, per l’amor del cielo! No, non parliamone neppure…ho già avuto difficoltà in Antralcia e in Romedania…
– L’hai raccontato a qualcuno?
– No, come ti ho detto non l’ho raccontato a nessuno, ma avevo difficoltà perché ero squattrinata e senza documenti…
– E come hai fatto?
– Ho dovuto giocare d’astuzia femminile…
– Ah…
– Ma vedo che non mi credi, d’altronde mi sembra normale per una storia così anormale…
– È lì che ti sbagli, ti capisco e come…forse meglio di quanto credi e di qualunque altro!
– Lo dici soltanto per abbonirmi, per non urtarmi, per non dirmi che sono una mitomane!
– Anch’io ti voglio raccontare un evento per il quale ho però bisogno, così come tu me lo hai chiesto, di un silenzio di tomba…così vedrai subito perché ti capisco forse come nessun altro!
E Slert (alias Dan) le raccontò la propria storia per filo e per segno, mentre Lavissania appariva di momento in momento più stupita e incredula…
– Vedi, ora sei tu che stenti a credere?
– Non mi stai prendendo in giro? mi stai magari imitando per burlarti di me!
– Che cosa credi che faccia da queste parti senza un brac e fino ad oggi senza documenti? pensi forse che sia semplicemente stato derubato? e credi che avrei potuto raccontare a qualcuno la mia storia, simile alla tua? probabilmente mi avrebbero rinchiuso in un nosocomio psichi- atrico! o pensi forse che ci si potrebbe presentare alle nostre vecchie famiglie dicendo tranquillamente “eccoci qua! siamo di ritorno!”, spe-cie di “figliol prodigo risuscitato”?
Levissania gli buttò le braccia al collo coprendolo di baci:
– Ma allora siamo…
– Sì, dei…“rinati” !
– Se ci penso…ma è qualcosa di fantastico e anche per il fatto che ci siamo trovati!…e inoltre pensavo di essere l’unica con questa esperienza…
– Anch’io!
E proseguirono con le loro effusioni appassionate…un po’ come due esseri smarriti che si sono inaspettatamente ritrovati!
22.
– Ma ora dobbiamo vedere che cosa fare…
– Temo che sia mio padre a cercarmi…è ricchissimo e con i suoi possedimenti può arrivare dappertutto e quando si mette in mente qualco-sa…inoltre, ciò che aggrava la situazione è…che il mio corpo…non è mai stato ritrovato!
– Il mio ben inteso sì…quindi, almeno per te, la situazione non sembra di facile soluzione…
– Ho l’impressione che dovrò andarmene al più presto verso Nord, forse in Danslonia e tu riprendi il mio appartamentino a tuo nome e quando la situazione sarà ripristinata oppure tornerò, o se vorrai mi potrai raggiungere se le condizioni socioeconomiche e ambientali sono favorevoli, tanto di lavoro come infermiera lo trovo dappertutto, vista la penuria diffusa quasi come una pandemia!
Tra i due seguirono degli scambi intensi, come se si dovessero lasciare da un momento all’altro e infatti:
– Come ho conosciuto mio padre potrebbe, a breve termine, riuscire a rintracciarmi, ossia quella che suppone potrebbe essere sua figlia che lo ha taroccato per sottrarsi al suo impero, cosa che d’altronde ho sempre voluto fare, ovviamente non in questo modo!
– Quindi si tratterebbe di recarci dapprima da Cralgan per dei nuovi documenti, poi…
– No, quelli li ho già…invece dovrò infilarmi nottetempo in un treno per la Danslonia, uscendo magari da casa vestita da uomo…potresti darmi un vestito dei tuoi, per il caso che qualcuno dovesse sorvegliare la nostra abitazione!
– Addirittura!
– Si vede che non conosci mio padre: un vero despota, autoritario, possessivo e manipolatorio al massimo!
– Ma che suocero mi toccherebbe…
– Dimmi un po’, questa sarebbe forse una velata proposta di matrimonio?
Ma Slert tossì imbarazzato…
– Va bene, non è il momento migliore per parlarne…poi, non appena avrò trovato una sistemazione, ti farò avere delle notizie tramite Cral-gan, uomo di fiducia che in queste cose è un vero esperto e se vorrai potrai anche venirmi a trovare, discretamente fino a che mio padre avrà abbandonato le sue indagini con un nulla di fatto!
– Hai giocato “d’astuzia femminile” anche con Calgran?
– Ma no, che vai cercando? il nostro rapporto è semplicemente collaterale a quello di Neltren e Miryanah! però ora non perdiamo tempo inutilmente… preparo le valigie, chiama un taxi e parto come se fossi tu a partire e domani discuterai il tutto con Miryanah e Neltren…a parte il nostro grande segreto…potresti dir loro che mio padre mi sta cercando perché ho tentato di sottrarmi alla sua volontà…i due sono veramente una coppia sulla quale si può contare…e penso che questo lo capiranno!
– Infatti, me ne sono reso conto!
Così fecero e Levissania partì “incognito” per la Danslonia.
23.
Durante i prossimi giorni, meglio le prossime ore dell’indomani, vi fu un’ intensa attività per trasferire al nome di Slert Erbantan l’appar-tamentino occupato da Levissania, facilitata dal fatto che la casa apparteneva a un cugino di Neltren.
Dopo pochi giorni giunse a Cralgan una telefonata da un signor Strinton, che desiderava parlare con lui in privato.
Arrivò un signore molto curato e ben vestito, accompagnato da una grande limousine di lusso, autista compreso:
– Sto cercando una giovane donna che potrebbe essere mia figlia e che pare sia stata avvistata in questa regione…
– Scusi, ma non capisco bene perché si rivolge a me…è già stato nell’Ufficio Controllo Abitanti?
– Sì, ma non mi hanno saputo, o voluto dare delle informazioni e mi è stato detto che lei conosce molto bene la cittadina e i suoi abitanti, forse…, e disponendo sulla scrivania delle foto che rappresentavano Levissania…,conosce o ha conosciuto questa giovane?
Cralgan fece come se nulla fosse e improvvisò un suo gioco:
– Ah sì, qualche somiglianza c’è…era un’infermiera dell’ospedale quando ero degente per un intervento chirurgico…, ma credo si sia trasferita in Antralcia…
– Ma no, vengo da lì e l’avevo già fatta ricercare…e poi non era un’infermiera, era un’avvocatessa e si chiamava Lavveria Strinton…ma è sicuro che non potrebbe essere lei?
Gralgan fece finta di guardare di nuovo e più attentamente le fotografie… poi scosse la testa…
– No, non può essere lei!
– Come mai?
– Perché aveva un “Fuoco di Sant’Antonio” un po’ in basso vicino alla mascella destra e qui, sulle sue fotografie, vedo una pelle purissima senza macchia alcuna!
– Ah!…esclamò Mr. Strinton e, oltre che deluso sembrava pure scoraggiato, ma ritentò:
– Ne è veramente sicuro? il fuoco di Sant’Antonio non poteva essere un artificio sul tipo truccatrice o body painting?
– No guardi, ho pure avuto una breve relazione con lei prima che partisse verso meridione e me ne sarei certamente accorto!
Questo, per il padre di “Levissania” infermiera, trasferitasi in Antralcia, insomma verso sud, con un fuoco di Sant’Antonio e per di più una relazione con quello che valutava un losco figuro, era definitivamente il colpo di grazia…quindi si alzò e borbottò:
– Quanto le devo?
– Ma non è il caso, non è stato un lavoro e poi non le ho potuto essere di nessuna utilità!
– Va bene, la ringrazio molto…buona continuazione…
E il padre di Levissania ripartì con il suo autista e la macchina di lusso verso Sud e non se ne sentì più parlare!
24.
Naturalmente Neltren e Miryanah, ma soprattutto Levissania (alias Lavveria) e Slert furono informati al più presto da Calgran.
Slert (alias Dan), pensò che Levissania avrebbe potuta tornare e quindi le telefonò in questo senso, ma:
– Sai, qui mi sento sicura e poiché non lo sono, per le eventuali mosse che mio padre potrebbe ancora intraprendere, preferisco rimanere qui, dove ho già trovato un lavoro, anche se per il momento part time per sostituire un’ infermiera in congedo maternità…
– Ma mi manchi…!
– Allora perché non verresti il prossimo fine settimana a trovarmi, con il treno superveloce, in cinquesei ore sei qui! E poi ho trovato anche un appartamentino già ammobiliato dove potremo starcene indisturbati…
– Di già, hai trovato anche un appartamentino?
– Mio padre…, si mise a ridere…, tuo suocero…era un uomo superorganizzato e credo che mi abbia trasmesso questa caratteristica, anche al di là del tempo!
– Addirittura al di là del tempo!
– Mi sembra che in questo Universo molte cose siano possibili…
– Certo, ma non esageriamo!
– Senti chi parla…
– Va bene verrò…
– Ne sono felice…anche tu mi sei mancato…eccome!
Il fine settimana seguente, Slert prese il treno per Danslonia City, anche se va detto che nei giorni precedenti si era dato un gran daffare per trovare un posto di lavoro, ciò che in effetti gli riuscì da subito in un liceo regionale, almeno per un semestre, in tanto quanto supplente di un docente assai gravemente infortunato.
L’ambiente e gli orari gli erano sembrati ottimi, la retribuzione al di sopra delle sue aspettative, tanto da poter prospettare la restituzione a breve delle somme dovute ai suoi “benefattori”…
Alla stazione del capoluogo della Danslonia, Levissania lo aspettava a braccia aperte e i due trascorsero il resto della giornata in scambi ca-lorosi …poi uscirono per cena:
– Domattina voglio farti vedere il luogo, perché lo trovo molto bello e piacevole, tanto che potrei passarci una vita e quindi m’interessa sape-re che impressione ne ricavi e se anche tu potresti-vorresti condividerla con me!
Poi festeggiarono anche l’assunzione di Slert, ma si coricarono alquanto presto al fine di trovare il tempo per un esauriente sightseeing pri-ma che Slert dovesse riprendere il treno.
L’indomani visitarono la cittadina ed i suoi dintorni e anche lui ne fu entusiasta…c’era veramente di tutto: campagne e boschi verdeggianti, montagne accessibili senza dover essere alpinisti, fiumi, laghi, campi curati a dovere e pascoli con bestiame sano e in buon numero.
Il capoluogo stesso era costruito in modo funzionale ed esprimeva un senso estetico di tutto rispetto, contrariamente a molte altre località di sua conoscenza, mentre l’insieme si presentava pulito e la circolazione ben organizzata.
– E se ci sposassimo qui? osò proporre Levissania…
– Per principio non sono affatto contrario, perché sento che sei la donna della mia vita, ma prima però vorrei saldare i miei debiti, che non sono pochi!
– Ma se non ti aiuto io, qui non ci sposiamo più…
– Come mai tanta fretta?
– Forse ho come paura di…perderti…
– Potrei dire la medesima cosa per quanto ti riguarda…ma sono sicuro che ci lega qualcosa di molto forte e che perciò entrambi non dobbiamo temere!
– Sì, ma io vorrei dei figli…
– Ma sei ancora giovane…ne hai di tempo…
– Be’ mica poi così tanto…ne vorrei più di uno, almeno due o tre!
– Suvvia non ci metterò poi mica un’eternità per pagare i miei debiti…
mezz’anno, al massimo uno…
E così discutendo giunsero alla stazione…ma ebbero ancora il tempo per pranzare al buffet:
– Ti prego, non mettere in dubbio la mia lealtà e fedeltà…credo di avere capito qualcosa di importante…
– E sarebbe?
– Quando si pensa di avere incontrato la persona giusta e per me saresti tu, non fare nulla che possa indurti a perderla…quindi riprenderemo il discorso alla prossima occasione!
– Spero che possa essere molto presto…non voglio rimanere a lungo senza di te!
– Nemmeno io!
E dopo un intenso e lungo abbraccio, Slert riprese il treno per Fleriokan.
25.
Al liceo insegnò giornalmente, constatando una non indifferente demotivazione da parte degli studenti. In primis pensò a un’inadeguatezza del suo metodo, perfino alla sua eventuale incomprensione della mentalità, dei bisogni degli allievi, ma parlandone con il direttore dell’isti-tuzione, questi gli rivelò che era ormai diventata una modalità generalizzata sia nelle svariate materie che nei diversi livelli di apprendimen-to…aggiungendo che le cause erano probabilmente da ricercare nell’instabilità socioeconomica la quale, a studi conclusi non prometteva sbocchi lavorativi a una buona fetta della popolazione giovanile e semmai offriva attività alquanto unilaterali come l’informatica e la roboti-ca, trascurando in modo sensibile gli aspetti artistici, umanistici, insomma creativi dell’individuo e non semplicemente quelli razionali, an-affettivi, tecnologici.
Con una specie di conflitto di vecchia data tra gli aspetti razionali-tecnici e quelli umanistici-creativi, ben evidenziati da Charles Baudouin, psicagogista, nel simbolismo del mito veterotestamentario della rivalità fraterna tra Caino, l’agricoltore “il razionalizzante, il concreto, il calcolatore, il tecnico, l’industriale, il banchiere” e Abele, il pastore “l’intuitivo che sfociò nella lotta fratricida a scapito di Abele, quest’ulti-mo rappresentante del mondo dell’umanesimo e dell’umanismo, delle scienze umane, sociali, della creazione artistica, della filosofia, del misticismo, delle idee, dell’immaginario, che nella storia dell’essere umano hanno avuto svariati periodi alternativi di privilegi e affossa-menti, mentre le due tendenze dovrebbero essere dei “fratelli complementari, dei gemelli, come le due facciate della medesima medaglia, ambedue importanti per raggiungere un equilibrio individuale, socioeconomico, culturale!
A conclusione del colloquio con il direttore, questi mise l’accento sull’importanza della comprensione situazionale e della pazienza nei con-fronti di giovani insicuri, irrequieti e spesso ribelli, secondo regole attinenti al bisogno di identità, autonomia, di strutturazione della propria personalità, dapprima attraverso l’opposizione ai genitori, al corpo insegnante, all’establishment, ma infine pure per un così dire innato bisogno di equilibrio, di cui sono alla ricerca, attraverso il prolungato periodo dell’adolescenza.
I due si lasciarono e Slert continuò più rassicurato con il suo insegnamento. che comunque lo impegnava molto poiché doveva ritrovare le modalità di un tempo, che poco a poco riemergevano sempre più chiaramente dal passato!
Una sera parlò con Neltren e Miryanah del colloquio con il direttore, però i due vollero saperne di più sulle sue esperienze al liceo:
– Ciò che sto cercando di fare è di combinare i principi dell’Autogestione con quelli dell’Interazione temicentrica, con la prima cercando di ridurre al massimo l’impositività, quindi il potere da parte del docente nell’andamento della dinamica d’apprendimento della classe, cercan-do di distribuire da un lato in modo ottimale il potere tra gli allievi e al tempo stesso di aumentare al massimo la loro facoltà critica, di ana-lisi di ciò che sta succedendo o non sta succedendo, ma che magari dovrebbe succedere, come per esempio quanto dovrebbe avvenire a li-vello di studio, di preparazione, per riuscire ad assolvere un certo programma, alfine di poter procedere nei vari livelli del percorso scolast-co…
– Ma ci riesci? chiese Neltren…
– Non sempre e talvolta sono in difficoltà perché gli studenti non sono abituati a questi metodi…
– Lo credo bene! intervenne di nuovo Neltren…, quando andavo a scuola io, non si conosceva questo modo di procedere!
– Ovviamente è in contrasto con l’abituale insegnamento di tipo gerarchico, dove il docente è il dirigente della classe e gli allievi non devono che seguire più o meno docilmente le sue direttive!
– Ma allora che fai? volle sapere Miryanah…
– Cerco di combinare l’Autogestione con l’Interazione temicentrica, perché in un certo qual modo sono imparentati…
– Che vorrebbe dire? riprese Neltren…
– Che il docente, ossia l’animatore della classe, che anima la sua dinamica, ha una funzione più mobile, così come ce l’hanno gli studenti…
– Non capisco…, fece notare Miryanah…
– Te lo credo, perché per rendere il processo più comprensibile dovrei aggiungere ancora qualcosina…forse potrebbe aiutarti un immagine, ossia quella di una ruota, con il cerchio, i raggi e il perno: il cerchio corrisponde all’animatore che contiene il tutto, i raggi i partecipanti che studiano, ricercano, lavorano e il perno il tema sul quale ci si vuole concentrare…
– D’accordo, ma allora che cosa cambia?
– Sono i ruoli che sono intercambiabili…per esempio nell’Interazione temicentrica l’animatore può periodicamente, a seconda della situa-zione, diventare semplice partecipante alla pari degli altri, oppure tema se il gruppo si occupa di lui e di un suo problema personale, mentre un partecipante può diventare l’animatore che guida il gruppo, oppure il tema se diventa l’oggetto della ricerca…e così via, in una continua mobilità, nella quale l’animatore mantiene la responsabilità principale sull’andamento dei lavori, però sempre alla ricerca del consenso del gruppo, senza essere particolarmente direttivo o al limite prevaricatore…
– Credo di cominciare a capire…, sentenziò Neltren…
– Io faccio ancora un po’ fatica…, fece notare Miryanah.
– Questo succede facilmente quando una spiegazione rimane soprattutto a livello teorico e non viene corroborata dalla situazione vissuta…
– Ma potrei assistere a una tua lezione per capire meglio?
– Sarebbe un’idea e ne parlerò con il preside…poi ti farò sapere!
E lo scambio si fermò, almeno provvisoriamente, a quel punto.
26.
Una serata a metà settimana, suonò alla porta del nostro giovane e…oh sopresa, sul pianerottolo c’era Levissania alquanto affannata:
– Ho dimenticato le chiavi…fammi entrare…questa storia non finisce mai…, lasciandosi stringere intensamente tra le braccia di Slert.
Rimasero così in silenzio qualche momento…e quando la sentì più tranquilla:
– Che cosa ti succede tesoro?
Levissania riprese a respirare normalmente:
– A Danslonia City ho intravvisto il mio ex…
– E allora che c’è di male…tanto da dover fuggire?
– Non si tratta di un amante degli ultimi tempi, che d’altronde non esiste, ma di qualcuno di prima che annegassi nel lago Endrokan…era uno degli architetti preferiti delle imprese di costruzione di mio padre, che lo aveva previsto addirittura come suo futuro genero…
– E tu?
– A me non piaceva…era pieno di boria, presuntuoso. un leccapiedi di mio padre…non so come ho fatto a resistere non fosse che per qualche mese… forse perché era un bel uomo…adesso me ne vergogno addirittura…non so se lavora ancora per mio padre…ma l’ho sentito gridare al gruppo che si stava allontanando “avrò finito il lavoro tra due settimane circa e poi torno in Antralcia…ci vedremo…”
Come lo conosco, questa sera partirà una telefonata all’indirizzo di mio padre per dirgli che gli sembra di avermi vista, o addirittura che mi ha vista!
– Sei sicura che ti ha vista?
– Non ne sono sicura al cento per cento, ma un suo fugace sguardo mi ha sfiorata, sai un po’ come fanno i fari costieri nottetempo… e se telefona a mio padre c’è il rischio che quello riprenda la ricerca in Danslonia!
– Capisco…questo significa che dobbiamo riorganizzarci…
– Per quanto concerne l’ospedale in Danslonia ho chiesto un congedo, pretestando che dovevo tornare a casa per curare mio nonno che aveva subito un infarto…e per l’appartamentino…che avrei fatto sapere se e quando sarei tornata, tanto secondo contratto il pagamento era mensile, così come la disdetta!
– Però…
– Non sai quanto sono contenta che abbiamo fatto un’esperienza simile, così almeno tu sei il solo che mi può veramente capire e del quale mi posso fidare!
Durante la medesima serata e come previsto da Levissania, una telefonata partì dall’architetto in direzione del padre:
– Mister Strinton?
– Chi lo desidera?
– Sono l’archittetto Stlant, ho un urgente bisogno di parlargli.
– Non potrebbe chiamarlo domani durante le ore d’ufficio?
– La prego, gli dica che è urgente e lasci a lui la decisione di rispondere o no, d’altronde non è una questione di lavoro, ma privata, anzi direi privatissima!
– Attenda un momento…, e l’interlocutore, probabilmente un maggiordomo o forse “un gorilla” si allontanò per qualche istante…
– Caro Stlant, come sta? Come procedono i lavori a Danslonia City?
– Mister Strinton non mi sono permesso di disturbarla in privato a un’ora inconsueta per dei problemi di lavoro che non sono urgenti e procedono come previsto…bensì…
– Bensì…è qualcosa di grave?
– Non credo…
– Allora vieni al dunque…
– Vede Mr. Strinton, questa sera uscendo con degli amici mi sembra di aver intravvisto…di aver intravvisto…
– Sìi?
– …di aver intravvisto…sua figlia Lavveria!
– Ah, ma questo fatto me lo avevano già segnalato qualche tempo fa…
ma non è mia figlia, anche se le assomiglia…è un infermiera di un ospedale regionale…sono già stato in zona e ho verificato di persona!
– È proprio sicuro?
– Ma certo…lo sai che quando intraprendo qualcosa…
– Sì, certo signore, certo…
– Comunque ti ringrazio…apprezzo che tu ti sia dato daffare… chiamami pure Lobb…
– Certo, grazie signor Bobb…
– No, Lobb, Lobb…
– Bene signor Lobb…
– E quando torni vieni a trovarmi di persona…notte!
– Certamente Mister Lobb, non mancherò…non mancherò!
– Non Mister Lobb, soltanto Lobb…non dimenticarlo!
27.
Nel mentre, Slert e Levissania si erano decisamente attivati:
– Un problema sarebbe quello di sapere se vuoi tornare a Danslonia City, diciamo tra tre o quattro settimane, quando Stlant sarà tornato in Antralcia, oppure…
– Ho quasi l’impressione che sono più sicura qui, visto che mio padre si è già lasciato convincere da Cralgan e i suoi espedienti, che io non ero io e semmai insisterà, per causa di Stlant e cercherà in Danslonia!
Vi fu una breve pausa di riflessione d’ambo le parti:
– E se ci sposassimo, ciò che presto o tardi volevamo comunque fare…ma viste le circostanze…io riprenderei il mio vecchio nome e cognome …e tu il mio…
– Ma come?
– Grazie a Cralgan e spiegando al liceo che ho desiderato riprendere il cognome in onore di mia nonna appena deceduta, e il mio secondo nome Dan che, dei tre è il mio preferito e anche di mia nonna, mentre il primo Slert non mi piace affatto…
– Perché hai un ancora un altro nome?
– Sì ed è Francis…
– Anch’io preferisco Dan…breve, chiaro, incisivo…
– Ma torniamo al dunque…secondo me dovresti cambiare look…altro taglio di capelli, per esempio del tipo “lob”, altro colore…penso che Saviania sarà in grado di farlo discretamente poi, se proprio vuoi lavorare potresti cambiare ospedale…e per l’abbigliamento vedi un po’ tu…
– Che rivoluzione!…ma penso che hai ragione…mi sentirei più sicura…per te invece è alquanto differente…non sei ricercato da un padre im-possibile!
– E poi ritengo che questo stato di cose non durerà oltre un certo periodo…infine la situazione si placherà!
Così fecero, con l’aiuto di Neltren, Miryanah e Cralgan.
– Un’altra ragione per rimanere a Fleriokan…sono i nostri veri amici…perché più disponibili e fidati di così…!
– Si potrebbero scegliere come testimoni per il nostro matrimonio…
– Assolutamente!
La cerimonia ebbe luogo soltanto in municipio, con molta discrezione e soltanto tra i cinque amici.
Non ci volle molto tempo perché Levissania rimanesse incinta, addirittura di gemelli…
– Racconteremo la nostra storia ai figli? chiese la futura madre…
– Penso che sarà meglio di no…
– Come mai?
– Perché suppongo che diranno che avremo raccontato loro un’altra favola, un po’ sul tipo di una di quelle che racconteremo loro estratte dal libricino …ah, sì magari “dall’Albero di Pasqua”…sai di quello strano autore… come si chiamava?
– Mi dispiace, anch’io non me lo ricordo…ma comunque abbiamo il libro nella nostra biblioteca e penso che non sarà difficile ritrovarlo, an-che se di libri ormai ce ne sono parecchi, forse già troppi…e chi mai potrà leggerli? Probabilmente ci vorranno dei maceri, dei supermaceri potenti per smaltire l’eccesso di massa in circolazione…!
So long, I am around…
Fine del racconto…
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– Non dovrebbe esserci anche la morale della favola?
– Perché no? vediamo un po’…
L’importante nella vita è…
V i v e r e
vivere il meglio possibile
senza danneggiare gli altri
cercando di essere rispettosi
di tutto e tutti nonché per loro
di una qualche sostenibile utilità !
– Ma questo pensiero non l’hai già recitato da un’altra parte ?
– Credo proprio di sì, ma ora forse lievemente modificato e come dicevano
i nostri antenati: “repetita juvant”…non dovrò mica tradurlo spero…!
– No, no…ora però basta, finiamola qui…comincio ad annoiarmi…
– Öh, là là…che dici mai…!
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