Beni Sascha Horowitz
Dipendenza – Indipendenza – Interdipendenza
al di là e al di qua della dipendenza e dell’indipendenza:
breve monografia su alcune modalità relazionali fondamentali
Si parla spesso e un po’ ovunque di questi termini, così come si parla delle due facciate di una medaglia,
tralasciando spesso il terzo incomodo, sia per l’uno che per l’altro tipo di realtà.
Per quest’ultimo si tratta della terza facciata, ossia quella laterale che rappresenta un aspetto fondamentale: ossia quello della facciata
come “nascosta” dalle altre due, senza la quale la medaglia non potrebbe sussistere, poiché non esiste una medaglia senza sostanza, senza spessore, così come non esiste una vita senza un certo spessore!
Questo vale pure per i termini del titolo, tralasciando solitamente anche qui il terzo incomodo: l’interdipendenza, il cui contenuto ritengo d’importanza fondamentale da un punto di vista dei rapporti sia personali che socioculturali!
Sono tre termini di cui i due primi, sono molto diffusi, molto conosciuti e utilizzati, il terzo invece sembra starsene appartato, per così dire in standby, mentre tutti e tre sono altrettanto importanti e attuali.
Perché ne voglio parlare?
Forse perché ho l’impressione che il terzo termine, la terza realtà “l’Interdipendenza”, viene trattata un po’ come se non esistesse,
o come un “orfanello”, senza una famiglia che possa difendere i suoi interessi.
Comunque e in breve, cercherò di spiegarmi meglio, ma di essere possibilmente conciso, quindi:
1. la Dipendenza
Il primo dato che mi viene in mente è quello funzionale, vale a dire che questo aspetto nella nostra, ma pure nella vita del regno animale,
ha un ruolo importante, soprattutto nella fase iniziale del percorso esistenziale: in generale un po’ meno per gli animali, nettamente di
più nell’area umana.
Infatti il neonato umano necessita di quasi due decenni per giungere a una maturità, diciamo relativa, quindi a un relativa indipendenza (non per caso si parla attualmente di una seconda adolescenza che si protrae fin verso i ventiquattro anni, in particolare per gli studenti di studi cosiddetti superiori!)
Quindi, anche se progressivamente, con il passare degli anni, non c’è più una vera e propria dipendenza mentale, persiste solitamente almeno quella economica… (vitto, alloggio, abbigliamento, studi, sport, divertimento, vacanze, ecc. !)
In questa lunga fase di avviamento all’esistenza effettiva, intendendo con ciò relativamente autonoma, troviamo in modo funzionale e non definitivo, la modalità sia infantile che adolescenziale, corrispondenti a un processo di maturazione e sposta l’indipendenza in là nel tempo fino al raggiungimento della cosiddetta maturità reale.
Questo ovviamente nell’evoluzione “normale”…
Se invece la “normalizzazione” del processo di maturazione viene procrastinato e modalità infantili e-o adolescenziali portate avanti nel
tempo della maturità corporea e anagrafica, allora possono subentrare degli stati di una certa patologia, come ad esempio l’asocialità
e-o le nevrosi.
Inoltre, nei primi anni della vita possono avvenire due fenomeni, apparentemente opposti, ma aventi effetti controproducenti simili:
1) uno stato di “iperprotezione” del bambino, soprattutto da parte dei genitori che può portare ad un’eccessiva dipendenza (o in certi casi anche alla ribellione) e che magari si protrarrà nel tempo oltre misura;
2) uno stato di “eccessiva stimolazione, leggi esortazione all’indipendenza” prima del tempo funzionale, tant’è che il bambino
rimane costantemente stressato e sviluppa sentimenti di colpa se non riesce a far fronte alle esigenze dei suoi responsabili, che gli attribuiscono “dei falsi ruoli”, per i quali solitamente non è ancora pronto e rischia così di sentirsi un outsider, una mosca bianca, un incapace, ciò che ovviamente può incidere sulla sua evoluzione e portarlo ugualmente all’asocialità e-o alle nevrosi !
2. l’Indipendenza
A cui anelano i singoli, certi gruppi, addirittura Nazioni intere.
Come se fosse un ideale, forse anche l’ideale per eccellenza!
Stato illusorio in tanto quanto situazione assoluta: perché di fatto non esiste, è un’impossibilità pura e semplice, attinente o producente una libertà altrettanto illusoria.
Questa indipendenza può esistere in situazioni relative, ma a guardar bene, risulterà in definitiva come uno stato di dipendenza, o nel caso favorevole in tanto quanto situazione interdipendente, se la consideriamo spassionatamente, senza pregiudizi, questi ultimi prodotti solitamente dal nostro tornaconto egocentrico, esclusivo.
Per esempio, il pregiudizio che possa essere uno stato in cui non deve proprio niente a nessuno!
A dire il vero, mi sembra un’aspirazione molto infantile-adolescenziale che però ha la sua ragione di essere!
Infatti, per il giovane si tratta di staccarsi dalla dipendenza familiare per raggiungere la propria identità e questo processo di distacco, di “liberazione”, viene solitamente vissuto in modalità oppositiva e non creativa, ma per raggiungere ciò che l’adolescente s’illude di essere “La Libertà”!
Certo è una liberazione dall’identificazione alla famiglia, ma non è certo “la Libertä”. D’altronde quale Libertà, per rapporto a chi e a che cosa?
È soltanto un “cadere dalla padella nella brace”, dalla famiglia nella società, dalla formazione di una nuova nazione per rapporto alle altre, con tutte le dipendenze che si rinnovano, talvolta addirittura si moltiplicano, si complicano…
È quindi un atto ripetitivo a un altro livello, forse perché l’agognata libertà non esiste, proprio perché tutti, in un modo o in un altro siamo:
3. INTER-DIPENDENTI (interdipendenti),
tutti, anche i più ricchi e-o i più potenti di questo mondo, anche se direttamente magari non se ne rendono ben conto.
Ma basterebbe guardarsi un po’ intorno, interrogare la storia umana, riflettere un momento e l’affare è fatto: l’illusione svanisce come in un baleno! Bisogna essere afflitti da miopia o cecità mentale per non rendersi conto di un’interdipendenza generalizzata e non soltanto dagli altri individui, ma pure dalla Natura, nel senso più vasto del termine, fino alla dimensione universale!
Quante “teste” di potentati di tutti i tipi sono state spazzate via (e quante “culture”) sono cadute nel corso della storia: ma a parte ciò, chi permette loro di esistere se non gli altri che nutrono le loro ricchezze, il loro potere, la loro vanagloria, nell’illusione di magari potervi partecipare, di condividerla? E quando, in un qualche modo ci riescono, normalmente è solitamente sul breve, non sul lungo termine (pensiamo soltanto al “tausendjähriges Reich” nazista, al loro utopico, illusorio regno millenario, per non parlare del bolscevismo e, tornando qualche passo indietro alla “Rivoluzione Francese”: ma dove sono finiti tutti quanti questi benintenzionati, ma brevimiranti, presuntuosi e mal impostati movimenti e propositi in cui troppo spesso l’aggredito diventa aggressore?)
Che cosa sarebbero, farebbero tutti questi “zar” (= “cesare”) senza tutti gli altri che sostengono volutamente o involontariamente le loro
ricchezze, i loro poteri?
Che sarebbe il re, o il presidente di una nazione senza i ministri e un popolo che li sostiene, che sarebbe il capo di una chiesa senza i prelati e i fedeli, che sarebbe l’industriale senza gli azionisti e gli operai, nonché la vendita dei loro prodotti agli altri, che sarebbe il direttore della banca senza i collaboratori e i clienti, che sarebbe il generale senza gli ufficiali, i soldati e il popolo che li nutre, che sarebbe il capo della polizia senza le guardie e le loro operazioni sul territorio, che sarebbe il sindaco senza i cittadini a partire dal vice ai cantonieri, che sarebbe il ristoratore senza il cuoco, i camerieri e gli avventori, che sarebbe il proprietario di un supermercato senza i capireparto, i venditori e la clientela?
E si potrebbe continuare così quasi all’infinito!
E non ne fuoriesce che è proprio qui che si può scoprire con estrema facilità l’interdipendenza?
A questo proposito mi viene in mente un vecchio detto rabbinico, di cui certuni non vedranno forse il nesso con quanto detto o andrò concludendo, anche se il rapporto esiste:
– La verità la si trova per terra!
– Ma allora perché nessuno la raccoglie?
– Perché non si è abbastanza umili per chinarci!
E inoltre, è forse anche perché non sappiamo riconoscerla sufficientemente e rispettarla nei suoi svariati risvolti che le cose nel mondo vanno maluccio e sempre peggio!
Apparentemente “meglio” per certuni, come accennato sul breve termine, ma decisamente “peggio” per la maggior parte sul lungo termine:
con l’informatizzazione a oltranza, la robotizzazione, con l’esportazione della produzione, la disoccupazione, l’impoverimento, le manipol-
azioni, gli sfruttamenti, i dissensi sterili, le ingiustizie, carestie, crisi economiche, crudeltà, lotte fratricide, rivoluzioni, guerre e quant’altro!
Si vuole procedere in questo modo ad libitum?
Prego, accomodatevi: che si continui pure a palleggiare tra dipendenza e indipendenza, trascurando, scotomizzando, rimuovendo la realtà dell’ INTER-DIPENDENZA !
So long, I am around
Fine della breve monografia
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