3. D U L Y A (la moglie)
Prima parte
– Mi piacerebbe visitare Dulya, disse Elmia ad Alcaron il mattino di un giorno festivo, è da molto che non la vedo, anche se di tanto in tanto ci telefoniamo. Ronsted non è molto lontana e riusciremo senz’altro ad essere di ritorno in serata.
Alcaron aveva spesso sentito parlare di Dulya, senza averla mai conosciuta di persona. Essendo alquanto incuriosito e siccome poteva disporre della giornata, accettò volentieri:
– Forse sarebbe preferibile che tu la chiamassi prima…
– Non penso sia necessario, ribatté Elmia, di solito è in casa…non vanno da nessuna parte…lui è un po’ un cavernicolo!
– Io preferirei che le si telefonasse…Ronsted non è poi così vicina e non vorrei fare il viaggio per nulla!
Dulya espresse con enfasi la propria sorpresa e al tempo stesso la gioia di rivedere Elmia, l’amica di sempre e conoscerne il compagno.
Con il marito Seriù possedevano una fabbrica e un negozio di mobili in una borgata di provincia.
A dire il vero, era Seriù e la sua famiglia che possedevano tutto quanto e ben altro ancora, case e terreni, mentre Dulya proveniva da una famiglia modesta e sin da giovanissima aveva sempre dovuto lavorare per terzi, in situazioni spesso disagevoli e umilianti.
Elmia aveva l’impressione che il loro matrimonio fosse poco soddisfacente, limitato e limitante, con modesti scambi sociali a parte quelli commerciali. Il loro tempo libero era povero e ripetitivo: una vita avara d’eventi, di coloriture stimolanti, per dirla in breve: una quotidianità alquanto insulsa!
Alcaron fece notare che il fatto di essere finalmente “proprietaria” e non più impiegata di aziende che sfruttavano i dipendenti ed i cui preposti molestavano talvolta il personale, soprattutto quello femminile, poteva compensare almeno parzialmente le frustrazioni matrimoniali.
– Sarà, fece notare Elmia, però da quanto ho capito, credo che sia alquanto frustrata!
Alcaron pensò di dover aggiungere un fatto, che però appariva ovvio:
– Certo, possedimenti e denaro possono sostituire soltanto in minima parte le carenze relazionali di una coppia, soprattutto se uno dei due è particolarmente sensibile, bisognoso di stimoli e affetto, come sembra essere il caso di Dulya!
Discutendo dei due, di sé stessi e di come stavano evolvendo drammaticamente gli eventi nel mondo, giunsero in fine mattinata a Ronsted.
Elmia, nonostante la lunga assenza da quel luogo un po’ sperduto, ritrovò subito la casa dell’amica.
Nel rivederla, questa la strinse forte dalla contentezza e Alcaron ebbe nettamente l’impressione che Elmia doveva essere per Dulya come una sorella, in ogni modo la sua migliore amica.
Era benefico assistere a quell’intensa e pura manifestazione d’affetto tra le due compagne d’infanzia, anche se ormai non più tanto giovani.
Parimenti, la stretta di mano e lo sguardo scambiati con Alcaron, lasciarono passare una forte corrente di simpatia, mentre il rapporto con Seriù si dimostrò più difficile, essendo questi ripiegato su sé stesso, addirittura diffidente e sia Elmia che Alcaron ebbero l’impressione che la loro presenza fosse per lui più un peso che un piacere. Tuttavia sorvolarono il disagio, per dedicarsi a Dulya che era entusiasta della visita.
La si percepiva affamata di rapporti, un po’ come qualcuno che avesse digiunato per qualche tempo e che finalmente poteva mettersi a tavola per consumare l’ambito pasto.
Dopo non molto, Alcaron si accorse che Seriù era alquanto frustrato, molto probabilmente a causa dell’attenzione rivolta esclusivamente a Dulya e cominciò ad intrattenersi con lui: sulle sue attività, i problemi di lavoro, la salute e altro ancora.
Seriù riprese quota, ma ciò che esprimeva era un seguito di lamentele: che la gente non era più quella di una volta, mai contenta, ingrata e soltanto esigente, che non si atteneva ai termini nei pagamenti, che gli sembrava di lavorare per niente e così di seguito. Appariva però soddisfatto dall’interesse che gli dedicava Alcaron e addirittura sembrava essergliene grato! Pranzarono tardi, fecero una lunga passeggiata e il pomeriggio volse rapidamente al termine.
Con sorpresa di tutti, Seriù propose che rimanessero pure a cena, ma Elmia ed Alcaron rifiutarono garbatamente, giustificandosi con il viaggio di ritorno che in verità non era indifferente.
– Tornate, disse Dulya quasi con tono di supplica stringendo forte sia Elmia che Alcaron, come se fossero dei giubbotti di salvataggio per la propria vita che, e ne era probabilmente consapevole, le doveva apparire come un pesante compromesso.
Anche Seriù le fece eco:
– Sì sì, tornate e se volete rimanete un po’ più a lungo, potete passare la notte qui, tanto di posto ne abbiamo abbastanza…
Si aveva l’impressione che finalmente si sentisse gratificato e compreso nel suo isolamento che da un lato assomigliava a qualcosa di autoinflitto, d’altra parte rappresentava forse i limiti della sua personalità poco socievole, culturalmente povera e piuttosto egocentrica!
– Ho notato che Dulya ti piace, insinuò Elmia durante il viaggio di ritorno…
– Certo, è molto cara e si è data un gran daffare per metterci a nostro agio, immagino soprattutto a causa di Seriù.
– Non sviare…volevo dire che ti piace come donna…ho notato come le guardavi le cosce!
– Mi sembra evidente che se qualcuno porta delle gonne corte e mostra delle cosce così belle…, poi s’interruppe un istante assumendo un tono di sorpresa,…non mi starai per caso facendo una scenata di gelosia?
Elmia negò categoricamente, ciò nondimeno e con un minimo di perspicacia si poteva notare in lei un imbarazzo alquanto indefinibile e assente durante il viaggio d’andata.
– D’altronde sai benissimo che anche se non fossi legato a te, non mi permetterei mai e poi mai…è una donna sposata!
– Ne sei proprio sicuro…? alluse di nuovo Elmia.
– Certo, ne ho fatto l’esperienza in passato e ritengo che i rapporti extraconiugali creino solitamente dei disastri familiari. Non vorrei più ritrovarmi in situazioni simili, perché sono cariche di momenti alienanti, di stati alla fin fine insopportabili, sia per mancanza di sincerità, trasparenza e lealtà, che per un notevole calo di fiducia, rispetto e affetto: insomma, solitamente sono privi di rapporti autentici, di vero amore e spesso soltanto un palliativo! Per me è la fine di un valido legame tra uomo e donna, così come lo è tra amici quando si vien meno alla maggior parte delle qualità di cui ti ho appena parlato…, poi guardandola sottocchio,…è per questo che non sei voluta rimanere a cena?
– No, mi bastava così, lui è piuttosto noioso e non gli va mai bene niente!
– Non ti posso dare torto e mi è sembrato che si trovi a suo agio soltanto quando gli si dedica un certo ammontare d’ascolto, mostrandogli particolare interesse e valorizzandolo in ciò che fa.
Tornarono a trovarli diverse volte, ma la situazione rimase più o meno simile:
– Ho la strana sensazione che ti piaccia sempre di più…, insistette di nuovo Elmia sulla via del ritorno.
– Non sarà la tua migliore amica per niente, ribatté Alcaron con un pizzico d’ironia e irritato dalla stoccata di Elmia che d’altronde gli sembrava ingiusta:
– Dovresti ormai saperlo che la qualità del nostro vincolo non è cambiata!
– Sì sì, lo so, ma credo d’essere invidiosa…- Della tua migliore amica?
– Forse proprio perché è la mia migliore amica…, confermò Elmia con una piccola smorfia d’irritazione.
– D’accordo, ma dovresti conoscermi abbastanza per non preoccuparti…
– Sì, ma non hai notato come ti guardava? Sembrava quasi che ti volesse divorare!
– Addirittura…e chi mai si lascia sbranare? Poi, dopo un attimo di riflessione e alquanto preoccupato:
– Ma in fin dei conti non ti sembra di esagerare?
Il loro scambio a proposito si fermò a questo punto, non fu più ripreso e quindi non riuscì a trovare uno sbocco rilassante.
Dopo qualche tempo, Elmia cominciò ad essere più reticente e critica nei confronti di Alcaron ed egli ebbe l’incresciosa impressione che la sua compagna si stesse distanziando sempre di più.
Che cosa poteva essere successo? Aveva a che fare con Dulya o magari con un altro uomo?
Ad Alcaron non sembrava di essere cambiato: il suo rispetto e affetto per Elmia erano rimasti immutati.
Cercò di parlargliene, ma la compagna negò i sospettati cambiamenti, cosicché i vari tentativi di chiarificazione si arenarono più o meno sempre allo stesso modo, in un ostinato diniego o silenzio.
Nel periodo seguente, Elmia non espresse più il desiderio di visitare l’amica e dopo non molto, pregò Alcaron di volerla lasciare sola, almeno per un certo periodo di tempo.
Questi non riusciva a capire il comportamento della compagna e si sentiva afflitto da quanto stava succedendo.
Tuttavia non volle più interferire com’era solito fare in passato, quando insisteva per mantenere certi rapporti che erano in forse. Desiderava lasciarle la libertà di gestire la situazione secondo le proprie scelte
e con gran rammarico non ebbe più sue notizie!
Telefonando dopo qualche tempo a Dulya, questa gli raccontò che, secondo quanto aveva appreso per vie indirette, Elmia si era trasferita nel Grande Nord, sua regione d’attinenza, ma nessuno dei conoscenti aveva avuto altre notizie sul suo nuovo percorso. Il fatto rimase misterioso e, a parte l’impressione generale che Elmia desiderasse rompere i ponti con il passato, nessuno degli amici era in grado di capirne le ragioni.
Dopo qualche tempo, rimessosi da questa inspiegabile separazione, Alcaron pensò spesso a Dulya e ogni tanto le telefonava. Erano chiamate cariche d’intensa simpatia, ma nessuno osava dichiarare apertamente i propri sentimenti e desideri, ragione per cui dopo poco tempo le telefonate s’interruppero, probabilmente poiché erano colme di sottintesi, considerati irrealizzabili d’ambo le parti.
Per consolarsi si abbandonò ad alcune avventure superficiali che si conclusero con lievi conflitti e piccoli strazi. Erano degli incontri occasionali nelle discoteche e nei bar, che lasciarono poche tracce sia nel corpo che nella mente.
Alla fin fine Alcaron ne rimase disgustato e non frequentò più quei luoghi spesso troppo assordanti, viziati dalla solita coorte di bibite, fumo, droghe, prostituzione e inevitabilmente da non pochi perditempo.
Pressappoco un anno dopo, accadde qualcosa di completamente inaspettato:
– Alcaron? chiese al telefono una voce ben conosciuta.
– Dulya!
– Sì…, confermò dapprima timidamente, sono proprio io…è da un po’ che non ci sentiamo…, poi molto più decisa e soddisfatta di poterlo esprimere,…ci sono grosse novità…Seriù mi ha lasciata, ci siamo separati…
– Non dirmi..!
– Mi ha abbandonato per una donna esotica assai più giovane!
– Seriù? chiese Alcaron quasi non ci volesse credere, aggiungendo con un inconfondibile accento emotivo, come se volesse rendere palese la propria inclinazione per Dulya,
…e ha lasciato una donna come te?
– Eccome…si è innamorato di una giovane dei Mari del Sud!
– Lui? chiese di nuovo Alcaron veramente stupito.
– Dapprima non volevo crederci, poi ho dovuto arrendermi all’evidenza…lavorava nella nostra…, ma si corresse subito, nella sua fabbrica!
Alcaron era rimasto senza parole, ma Dulya non gli lasciò il tempo di ritrovarle, passando ad un tono diverso e più carezzevole, come se poco le importasse d’essere stata lasciata:
– Sai, ho una gran voglia di rivederti…
– Sei già divorziata? inquisì Alcaron seppure in modo evasivo e alquanto spassionato, un po’ come se volesse cautelarsi.
– Ho voglia di vederti.., insistette Dulya con un sottotono ancor più penetrante che non lasciava dubbi sul suo significato…cosa c’entra il divorzio? Ora non sto più con lui e almeno per il momento sono tornata ad abitare con i miei genitori.
– Desideravo evitarti delle complicazioni, nel caso ti si dovesse vedere con me…o magari tu volessi tornare da lui!
– Quali complicazioni? e Dulya si affrettò ad aggiungere, ha pur dovuto ammettere ed assumere le sue responsabilità…io tornare da lui? Io che ho sacrificato per lui i migliori anni della mia vita, sopportando tante frustrazioni…di cui ora non voglio parlare!
– Ma qualche tornaconto l’avrai pur avuto.., inserì Alcaron prudentemente.
– Certo, sono d’accordo…però ora ho voglia di stare con te…Elmia mi aveva confessato che ti piacevo e per me sei stato una rivelazione dal primo momento che ti ho visto…ho pensato spesso a te e ora posso confessartelo, non sempre nel modo più innocente!
* * *
So long, I am around…
Fine della prima parte
Seconda ed ultima parte
Se da un lato Alcaron era alquanto incredulo, d’altra parte si sentiva gratificato, quasi sommerso emotivamente da queste dichiarazioni, prendendo ancor più coscienza di quanto Dulya gli piacesse, di quanto gli era piaciuta sin dall’inizio. Era forse la ragione per cui Elmia si era ritirata dapprima discretamente, poi in modo radicale? Infine ebbe perfino il dubbio, anche se gli sembrava alquanto azzardato ma non impossibile, che Seriù avesse cercato un’amante per le medesime ragioni!
– Quando e dove? chiese Alcaron, anche lui impaziente di stringerla tra le braccia.
– Per il momento sono senza macchina…
– Se vuoi, ti vengo a cercare…alle sette ti va bene? Potremo cenare insieme e mi racconterai tutto per filo e per segno.
– Ma non soltanto.., ammonì Dulya lasciando la frase volutamente in sospeso, sai dove stanno i miei genitori?
– Non preoccuparti, Elmia me lo mostrò a suo tempo.
– D’accordo…a presto, concluse Dulya.
Alcaron era stordito. In passato si era sentito scoraggiato, perché prima di quest’inaspettato evento, non era riuscito ad intravvedere alcuna possibilità concreta di realizzare la propria inclinazione per Dulya.
Durante la cena Dulya gli accarezzava ogni tanto la mano e premeva con insistenza la gamba contro quella di Alcaron, un po’ come si usava in passato per sottolineare le proprie intenzioni. Gli raccontò succintamente i dettagli degli eventi trascorsi, ma era palese che né la cena né il riferire i fatti appena successi sembravano interessarla in quel preciso momento.
– Ce ne andiamo? chiese con fare seduttivo prima dell’ultima portata. Alcaron non si oppose e lasciarono il ristorante: pure lui pensava a ben altro che a finire la cena!
Non appena chiusa la porta di casa, Dulya si scatenò come un incendio di bosco con forte vento di favonio dopo un prolungato periodo di siccità, mobilizzando tutta sé stessa e sorprendendo Alcaron con le vampate di una passione travolgente. Egli percepì chiaramente la forza dei desideri accumulati durante diversi anni di un matrimonio assai avvilente e trovò in lei un’amante ideale che si dava completamente a quegli attimi fuggenti, godendo pienamente i piaceri che la sua generosa natura le procurava senza intralci e che molto probabilmente Seriù non aveva saputo né percepire o stimolare, né tanto meno raccogliere come un dono prezioso.
Tuttavia, Alcaron non riuscì a liberarsi dal dubbio, che “quell’incendio” fosse più l’espressione della repressione dei bisogni del passato, che una manifestazione amorosa rivolta a lui personalmente.
Vissero così alcuni mesi, ricchi di frequenti e intensi scambi, ma al termine di uno dei loro incontri:
– L’udienza definitiva è stata rinviata di un mese, affermò Dulya.
– Come mai?
– Non lo so…mi ha telefonato Seriù, informandomi brevemente.
Alcaron ebbe uno strano presentimento, come se sotto sotto covasse una qualche inaspettata manipolazione:
– Speriamo che…, esclamò lasciando la conclusione incompleta.
– Cosa temi?
– Potrebbe darsi che non divorzi più…, disse Alcaron in tono di battuta, pur sospettandolo veramente.
Questa dilazione poteva essere di ordinaria amministrazione, ma Alcaron non lo credeva, perché supponeva che Seriù fosse in difficoltà di fronte a una separazione definitiva.
La conferma del suo presentimento giunse pressappoco due settimane dopo:
– Seriù mi ha chiesto di tornare da lui, disse Dulya con tono grave.
– Come mai?
– Anzi, mi ha supplicato di tornare, perché si è reso conto che si è lasciato sedurre da un’illusione…la giovane dei Mari del Sud voleva soltanto sfruttarlo!
– Che scoperta, esclamò Alcaron proseguendo con palese ironia, questa è proprio una novità!
– Suvvia, non essere troppo severo, si può sbagliare! riprese Dulya con fare conciliante.
– Lo stai pure difendendo! poi con una certa apprensione:
– Ma tu…tu cosa pensi di fare?
Vi fu un prolungato silenzio da cui trapelava l’imbarazzo di Dulya.
– Allora? insistette Alcaron esercitando una certa pressione emotiva con il tono della voce.
– Sai…ho pensato che…
– Non dirmi che gli hai dato il tuo consenso!
Alcaron, presagendo la risposta, interruppe quasi brutalmente le esitazioni dell’amante, ma Dulya proseguì più decisa:
– Ho valutato che pur ottenendo certe assicurazioni finanziarie con il divorzio, dovrò riprendere il lavoro alle dipendenze di una qualche ditta.
– Seriù non può garantirti un avvenire decoroso?
– Sì, ma non sono sicura di quanto riuscirò ad ottenere: il denaro si volatilizza rapidamente e ormai sono abituata a vivere in un certo modo.
– Vuoi dire “da padrona”?
– Si potrebbe dire così e in ogni modo non vorrei ritrovarmi in una posizione subalterna, inoltre…, Dulya esitò molto…
– E poi? incalzò Alcaron.
– Su di te non posso contare, con quello che guadagni come segretario di un modesto ufficio di operatori sociali! Dopo un attimo di dubbio se continuare o meno:
– Elmia mi aveva confidato che eri nullatenente!
– È vero, ma…
– Per me la posizione sociale è importante…la mia famiglia…devo pensare al futuro dei miei genitori…sul piano assicurativo la copertura di cui dispongono per la loro vecchiaia non è ideale!
– Ho capito, la tua passione è…la sicurezza, non l’amore!
– Ora cominci ad essere cattivello oltre che ingiusto, disse Dulya con un sottotono di rimprovero.
– Capirai…sembravi così sicura…ora te ne vai e dovrei rimanere indifferente! proseguì Alcaron con tono sarcastico.
– Ma le cose sono cambiate, ora non è più con quella sgualdrina!
– A quando la prossima? aggiunse Alcaron con tono ironico.
– Penso che quest’esperienza gli sia bastata…infine avrà capito…
– Che cosa avrà capito?
– La differenza che c’è tra me e quella ragazzina!
– E quale sarebbe?
– Non penserai che io sia…?
Alcaron non sapeva cosa rispondere e per la stizza era quasi tentato di confermare l’inespresso, ma si controllò eludendo la domanda, riprendendo l’affermazione di Dulya:
– Quale sarebbe la differenza?
– Che ho sempre lavorato: mi sono occupata della casa, della fabbrica, del negozio, della contabilità…non l’ho mai sfruttato…anzi, sarei piuttosto tentata di affermare il contrario!
– Appunto…
– Ho capito, dipenderò da lui…non mi soddisfa né come uomo né come compagno, ma almeno sono relativamente autonoma, non sono costretta a rendere conto ad estranei e ho una buona fetta di libertà.
– Per fare che cosa? insistette Alcaron.
– D’accordo, non ne facciamo un gran che, però…
– Però?
– Provo una gran sicurezza.
– Ci risiamo!
– Ma se i miei genitori avranno bisogno d’aiuto, so che potrò offrirlo senza problemi e per me questo è molto importante…con te invece…
– Visto così, mi sento messo al tappeto e dovrei darti ragione, però.., e vi fu una pausa densa di significati inespressi.
Dopo una breve riflessione lo sguardo di Dulya s’illuminò e riprese a modo suo la frase lasciata in sospeso da Alcaron:
– Però…ci si potrebbe rivedere quando vengo a trovare i miei genitori, allora ho sempre un po’ di tempo che sfugge a ogni controllo…e potrei trovare qualche pretesto per venire più spesso.
Alcaron prese un tono molto deciso:
– Scordatelo tesoro, sono situazioni nelle quali non mi voglio più invischiare, credo di avertelo già detto, così come lo spiegai a Elmia…ne ho fatto l’esperienza in passato ed è un modo di essere che non voglio più ripetere nel corso della mia vita!
Si fermò un attimo soprappensiero e riprese il filo del discorso con un’espressione di rincrescimento:
– Sono dei grandi imbrogli e solitamente qualcuno, come minimo, ne riporta delle ammaccature dolorose, gli altri poi..!
– Per una qualche ammaccatura…fece quasi eco Dulya, con una lieve sfumatura di superiorità che Alcaron non le conosceva:
– Mi sorprendi, disse un po’ a denti stretti.
– Be’, anche lui me l’ha fatta grossa!
– Perfetto: se l’altro è bugiardo e ladro, lo devo diventare anch’io per una qualche oscura e inevitabile ragione?
Si sentiva chiaramente che Alcaron era esasperato.
– Suvvia…Alco.., non roviniamoci gli ultimi momenti…, e adagiò teneramente ma intensamente il proprio corpo contro quello di Alcaron. Egli sussultò.
Certo, doveva riconoscere che a parte questo riprovevole intermezzo, Dulya gli piaceva molto e vederla ripartire con tanta facilità lo rendeva aggressivo, soprattutto sapendo a che tipo di vita andava incontro.
Doveva ammettere che non le poteva offrire la sicurezza che lei cercava e che rappresentava qualcosa di fondamentale per la sua esistenza, fors’anche perché durante la gioventù, le esperienze della sua famiglia erano rimaste intrise d’incertezze, umiliazioni sociali e di stenti che non avevano mai trovato soluzioni soddisfacenti!
Lei invece, bene o male, qualcosa di consistente in quella direzione era riuscita a conquistare, una concretezza che sembrava prevalere su tutto il resto, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti.
Alcaron dovette arrendersi a quest’evidenza:
– Ti capisco, le disse infine con benevolenza, stringendola fortemente tra le braccia, però non sai quanto mi dispiaccia doverti perdere, soprattutto non appena trovata!
– Come ti ho detto, possiamo rivederci…mi piaci anche se.., Dulya s’interruppe per non sottolineare oltre misura l’aspetto rattristante del loro rapporto.
– Lo sai che non riesco, non posso, non voglio.., Alcaron sembrava veramente desolato.
– Dispiace molto pure a me…forse non mi crederai e ti sembrerò troppo venale: anch’io non riesco a realizzarmi seguendo il tuo percorso, così come tu non riesci ad accettare le mie proposte. Mi rincresce sinceramente.., e cominciò a baciarlo dapprima teneramente, poi in modo sempre più appassionato, mentre Alcaron, per un’ultima volta non resistette alle intense manifestazioni amorose di Dulya, penetrata nella sua vita in modo così inaspettato e travolgente.
Dopo di che non s’incontrarono più e Dulya ripartì per Ronsted.
Seriù, molto probabilmente ignaro di tutto, tentò più volte d’invitare Alcaron che, con molto garbo, trovò sempre delle scuse, per evitare degli incontri che non potevano essere se non imbarazzanti.
Così, poco a poco i loro contatti s’interruppero completamente.
Per sua fortuna e poco tempo dopo, Alcaron incontrò all’interno dell’impresa in cui lavorava, un’operatrice di nuova leva appena tornata dall’estero: piccola, graziosa, ma soprattutto molto affettuosa e leale. Seppur non appassionata, dimostrò subito molto interesse e una particolare dedizione per Alcaron, diventando negli anni successivi una moglie esemplare, cosa che Alcaron contraccambiò sentitamente e sinceramente, offrendole tutto l’affetto, l’attenzione, la comprensione e il rispetto di cui era veramente capace.
Così come da Elmia “dispersa nel Grande Nord”, pure da Dulya non giunsero altre notizie e il ricordo di questi percorsi si estinse a poco a poco come una candela giunta al termine della propria cera.
* * *
So long, I am around…
Fine della seconda e ultima parte di Dulya,
ma pure delle “3 semplici storie sentimentali…”
P.S. C’è una particolarità che mi sembra di aver scoperto a proposito di questi tre racconti (Svania, Alsia e Dulya), ma soltanto dopo averli scritti. Ciò che mi è sembrato di poter rilevare “post hoc” è stato tutt’altro che qualcosa d’intenzionale! Si tratta del fatto che in tutte le tre storie ci sono state difficoltà tra le rispettive coppie e che poi, volenti dolenti, per una ragione o un’altra, le persone si sono lasciate.
Ciò che mi ha colpito è che, pur essendoci state delle difficoltà ed infine delle separazioni, questo è sempre avvenuto in modo “civile”, senza aggressività particolare, senza utilizzare gli altri, oppure certe realtà come strumenti di ripicca, di vendetta.
Questo mi sembra particolarmente importante soprattutto quando la coppia ha dei bambini, perché diversamente sono questi solitamente a doverne fare le spese!
In breve: così come ci sono delle “buone unioni, dei buoni matrimoni”, così ci possono anche essere delle “buone separazioni, dei buoni divorzi”!
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