il “Tai Ci Tu o La Mappa dei due Poli”, il “Tai Chi Chuan” (Tao-Yin-Yang) e la numerologia delle 3 parti

IL “TAI CHI TU  o  LA  MAPPA  DEI  DUE  POLI” 

IL  TAI  CHI  CHUAN  E  LE  SUE  TRE  PARTI

(Tao-Yin-Yang)

Dedicato quale “pro memoria” agli ex-partecipanti dei miei corsi,
ma pure a coloro che s’interessano a questa disciplina

Premessa e prima parte

Quando all’inizio degli anni 70, sono entrato per le prime volte in contatto con questa disciplina, i testi corrispondenti proponevano il nominativo scritto Tai Chi Chuan.
Poi vi furono dei cambiamenti ortografici di vario tipo, ragione per cui, visto che non desidero partecipare a questi periodici cambiamenti, scrivo in italiano e mi sono permesso di adottare una modalità corrispondente all’italianizzazione del termine e quindi per me sarà Tai Ci Ciuan (TCC), senza dimenticare che scriviamo pure Pechino e Sciangai, senza complicarci ulteriormente la vita (e comunque la scrittura cinese è composta da ideogrammi e non dal nostro alfabeto!)
Ciò che conta, è soprattutto il contenuto della disciplina!
Detto questo, passiamo oltre (“guarda e passa e non ti curar di loro” come diceva Dante) e veniamo al dunque…

1.       Innanzi tutto si tratta di un simbolo dei Tao-Sci (i “monaci” taoisti e dovrei spiegare chi, che cosa sono, ma non ora, anche perché su Google si possono trovare delle spiegazioni esaurienti), simbolo che rappresenta il Tao con lo Yin-Yang (i due “pesciolini” in nero e bianco che si compenetrano all’interno di un cerchio), ossia una delle cosiddette Grandi Triadi della cultura umana come ad esempio la Trimurti induista con Brahma, Shiva e Vishnu, oppure ancora come l’Inferno, Purgatorio e Paradiso nella Commedia dantesca.
Esiste pure una triade nella suddivisione della cosiddetta “Sequenza lunga tradizionale di 108 forme” nella pratica della disciplina, ossia:
la prima parte denominata “Terra” (21 forme, dette pure “le 21 Perle del Collare Celeste” e noterete forse subito l’apparente contraddizione “Terra-Celeste”, che ha le sue ragioni di essere, ma poco conosciute, alle quali alluderò più avanti, senza dimenticare i 21 Arcani dei Tarocchi, perché il 22°, il “Taroc” non porta numero !);
la seconda “Uomo” (37 forme);
la terza “Cielo” (50 forme), in tutto 108(che ha pure un valore simbolico, su cui tornerò forse separatamente un’altra volta).

2.       Per ora mi sembra importante anticipare e sottolineare che nella disciplina del Tai Ci Ciuan, si cerca di realizzare fattivamente le componenti del Simbolo sul piano del corpo in movimento, che rappresenta una sintesi e stilizzazione della realtà alla quale ci si cerca di avvicinare e ci torneremo al momento dovuto.
La forma del simbolo è attualmente diffusa ovunque e in tutte le salse: la si trova sui bicchierini dello Yoghurt, sui quadranti degli orologi, per non parlare dei gioielli poco costosi, nelle varie forme di pubblicità e non per ultimo anche per reclamizzare modelli dell’industria automobilistica.

3.       La forma attuale non è apparsa immediatamente, di punto in bianco, ma ha percorso un’assai lunga evoluzione, ossia all’incirca dal 9° secolo della nostra era fino al 13°, per trovarvi poi la forma definitiva, secolo in cui secondo gli uni si dice sia nato pure il Tai Ci Ciuan, secolo molto significativo pure per noi: basti pensare a Dante, ai grandi cabalisti  spagnoli, all’avvicinarsi della fine del medioevo con la scoperta dell’America e così via dicendo, mentre dall’altra parte ci sono coloro che, mi permetto di definirli dei “mitomani esaltati”, vogliono far risalire la disciplina all’incirca a 5’000 anni or sono!

4.       Simbolo che trova l’equivalente significativo (non semplicemente formale!) in altre tradizioni, come quella indù con la vera Svastica, che conoscevano anche gl’indiani dell’Arizona, che d’altronde non è quella nazista, perché quest’ultima è stata posizionata in diagonale, appoggiata su di un angolo in equilibrio precario (fors’anche per questo è caduta presto e per fortuna ben prima del “Tausendjähriges Reich”), perché i suoi adepti non hanno capito il significato della vera Svastica che rappresenta la cosiddetta “Rota Mundi” nel suo moto nonché equilibrio dinamico, in armonia con le leggi universali, come il Tai Ci Tu, oppure altri simboli come la Croce che è anche un simbolo precristiano già conosciuto dai celti, che hanno avuto l’accortezza d’inserirla in un cerchio dal quale fuoriescono delle parti di braccia, rappresentando così l’unità fondamentale della Vita e al tempo stesso la sua universalità.

5.       Tutti questi simboli, che sono da interpretare in movimento, in rotazione, sono per me un oblò sull’Universo e le sue leggi fondamentali:
la creazione di forme, la loro relativa conservazione nel tempo implicito a loro assegnato e la loro trasformazione, grazie al costante alternarsi dello Yin (l’aspetto prevalentemente passivo dell’energia) e dello Yang (la forma prevalentemente attiva), ambedue espressioni della medesima energia che si tramuta, si “ricicla” costantemente e ne permette così la continuità.

6.       Questi aspetti sono un po’ come le facciate della medesima medaglia (che d’altronde, se ci pensate un momentino sono 3, vedi anche la monografia sullo “Scudo” che potete trovare nella sezione delle “Monografie” del medesimo blog!), facciate che si differenziano per ovvie ragioni, ma sono coniate nella medesima materia, hanno quindi la stessa specificità fondamentale.
Non va dimenticato che un simbolo apre la mente a visioni della realtà, dunque non ci immerge direttamente nella realtà stessa. Si potrebbe dire pure che è una forma ideale, schematica della realtà, ridotta “all’osso” ossia all’essenziale e che da questa essenzialità si aprono innumerevoli possibilità interpretative e applicative.

7.       Il Tai Ci Ciuan, vale a dire la disciplina psicosomatica che pratichiamo, ne è una delle applicazioni a livello di movimento corporeo e atteggiamento mentale ed è al tempo stesso un’arte marziale basata sui principi di questo simbolo, quindi in pratica serve anche per difendersi e contrattaccare (nella vita due aspetti da non trascurare).
Ogni forma di questa disciplina, costituita solitamente da un’ispirazione a carattere difensivo e un’espirazione di tipo controffensivo con i corrispondenti movimenti, contiene in modo stilizzato i principi del Tai Ci Tu, detto comunemente e in modo incompleto lo Yin-Yang, perché questo non accenna sufficientemente al concetto di Tao = la Via, ossia il contenitore universale, simbolicamente “la Mappa” che, come una cartina geografica, contiene virtualmente tutto un paesaggio, un insieme e non soltanto i suoi aspetti parziali.

8.       Come accennato, i movimenti di ogni forma contengono in modo alternato e intrecciato il “grande Yin” (nel simbolo la grande parte oscura) con il piccolo Yang (il cerchietto chiaro nella grande parte nera) e il “grande Yang”, la parte chiara, che a sua volta ha la controparte nel “piccolo Yin”, in tal caso il cerchietto nero nella grande parte chiara: se non avete capito, non chiedetelo al vostro vicino, tanto…
Semmai ditelo a me!
In pratica questo significa che se per esempio un braccio è attivo (“grande Yang”), al tempo stesso la mano è passiva (“piccolo Yin”), i due si trasformano dopo un attimo in modo che lo stesso braccio e la stessa mano invertono attività e passività, mentre nell’altro braccio e la mano succede il contrario e così nelle gambe e nei piedi, ragione per cui avviene un incrocio a livello di gambe e braccia.
Semplice vero? Suppongo che si è capito tutto!
Solitamente lo si capisce, dopo anni di pratica, se lo si capisce veramente.
Tempo fa, una ex-partecipante dei miei gruppi (e per nulla inintelligente), mi ha confessato entusiasta che lo ha finalmente capito-vissuto pienamente dopo circa 10 anni di pratica!
(E devo confessarvi che personalmente mi sono reso conto di amare questa disciplina, pure dopo 10 anni all’incirca di pratica e non sto giocando all’imitatore!)

9.       Ciò nonostante faccio un passo più in là, perché la mappa dei due poli dovrebbe, a dire il vero, essere considerata a 3 dimensioni, ossia in forma elicoidale che, detto diversamente, significa che non va considerata come un cerchio chiuso e piatto che gira su sé stesso, bensì come un processo spiraliforme, che a sua volta significa un cerchio aperto in costante trasformazione, in perenne evoluzione, così come succede ai corpi celesti nell’immenso spazio dell’Universo.
Questo a sua volta ci porta a considerare l’alternanza e complementarietà del processo in modo poco abituale, ma corrispondente ad una realtà intrinseca che, dopo le spiegazioni più teoriche, cercherò d’illustrare con un esempio semplice, pratico e quotidiano, in modo che diventi più comprensibile, se comprensibile può diventare.
In teoria: quando uno degli aspetti dell’energia (diciamo quello attivo Yang) si realizza, in modo “sottostante o virtuale” è sempre presente il suo contrario (vale a dire quello passivo Yin). Quando l’aspetto Yang tende ad “esaurirsi”, diventa virtuale ed ecco che l’aspetto Yin comincia a prendere il sopravvento, ossia dallo stato virtuale tende a realizzarsi, ad esprimersi e così di seguito.

10.     Eccovi l’esempio promesso che, come tutti gli esempi vale in situazioni normali e ovviamente come tutti i fenomeni relativi, non è esente da eccezioni, vale a dire che talvolta “zoppica”, dunque:

quando il mattino ci si alza, ci si mette in verticale e s’iniziano le attività quotidiane, ecco che la forma attiva dell’energia (Yang, che durante il riposo notturno si trovava in forma Yin) si realizza, o se preferite attualizza, mentre verso sera, quando l’energia attiva (Yang) comincia a calare ed esaurirsi, lo stato virtuale, quello implicito dunque sottostante e passivo (Yin), comincia a farsi sentire nella stanchezza e dà inizio alla sua fase di realizzazione, ragione per cui a un certo momento sentiamo il bisogno di andare a riposare, mettendoci in orizzontale, fase che si protrae durante la notte, ricuperando l’aspetto sottostante dell’energia attiva, in modo che, se tutto va bene, normalmente il mattino dopo possiamo rimetterci in moto perché è avvenuta la trasformazione energetica dello Yin in Yang, e così via.
Compris? Spero di sì, se no…pazienza, posso sempre cercare di chiarire anche a viva voce: trovate il mio numero telefonico sotto Lugano, dove sono il solo con questo cognome (o via e-mail: [email protected]).

*          *          *

So long, I am around…

Fine della prima parte


Seconda parte

11.     Qualcuno (un filosofo delle scienze rumeno, vissuto a lungo in Francia, Stéphan Lupasco), ha scritto a proposito un interessante libricino con il significativo titolo:
“La tragédie de l’énergie” (che io avrei preferito chiamare il “dramma dell’energia”), poiché in verità e secondo me non è una tragedia, visto che è la “conditio sine qua non” della permanenza energetica, vale a dire della Vita!
N.B. il testo è stato pubblicato anche in italiano dalle Edizioni Paoline nel 1973, ma non ho più ricevuto notizie che possa essere ancora disponibile, o forse soltanto d’occasione!

Detto con altre parole: la permanenza energetica della vita deve trasformarsi perennemente per “sopravvivere”, anche se questo ci crea problemi di non poco conto, come per esempio i problemi di salute e malattia, di unioni e disunioni, di guerre e pace, di nascite e morti, di riuscite e insuccessi, e così via, fatti che succedono regolarmente in questo mondo composto da dicotomie, da apparenti contrari che formano il tessuto fondamentale della vita, ma che non vanno vissute come scisse bensì facenti parti di un’unità inseparabile.
N.B. La trovate pure nei tessuti,  con il loro ordito = l’ordine fondamentale, la base, la costante e la trama = ciò che s’intreccia, s’inserisce nell’ordito con un’infinita e colorata variabilità, dando così sapore alla Vita!
Non per caso si è costituito soprattutto nei Paesi Bassi un gruppo di ricerca spirituale femminile che utilizza la tessitura (da sempre una specialità prevalentemente femminile), come strumento specifico a favore della loro ricerca spirituale.

12.     Questo anche per l’aspetto filosofico.
Ma c’è dell’altro, anche se per me rimane un po’ meno comprensibile (non essendo né un matematico, né geometra), ma ciò nonostante tenterò una qualche interpretazione.
Nel Tai Ci Tu (ripeto: la mappa dei due poli), i due piccoli cerchi (il bianco nel nero e viceversa), hanno un diametro corrispondente a un ottavo del diametro completo dell’immagine.
Le mie supposizioni vanno in direzione del concetto d’armonia:
l’8 è in numerologia simbolo dell’armonia universale e in matematica, in orizzontale quello dell’infinito.
L’ottagono è inoltre la forma intermedia (quella della “mediazione”) tra il quadrato “terrestre” e il cerchio “celeste”. Per inciso lo troviamo in certe chiese: cupola circolare, parte intermedia ottagonale, base del campanile quadrangolare, con un esempio preso a caso, come nel campanile della Cattedrale San Lorenzo di Lugano, (TI/CH)

Questo ci riporta alle 3 parti del Tai Ci Ciuan, di cui quella intermedia corrisponde a quella dell’Uomo (inteso come “essere umano”), ma non tanto di colui/colei che deve essere l’intermediario-a tra Terra (Yin) e Cielo (Yang), ciò che sarebbe pura presunzione, bensì colei-colui che deve cercare di essere il mediatore-trice per sé stesso di questi due aspetti antinomici ma complementari dell’energia, ciò che ci riporta alla funzione del Tai Ci Ciuan e al concetto di “equilibrio dinamico”, per imparare a gestire il dialogo tra i due aspetti fondamentali e unitari dell’energia, indispensabili per la nostra Vita, ma pure per quella in generale!

13.     Solitamente il Tai Ci Tu viene spesso rappresentato con il Pa Kua, ossia con 8 trigrammi di base che formano nelle diverse combinazioni i 64 esagrammi dell’ I’Ching, il cosiddetto libro delle mutazioni, dove si trovano quelle righette intere o interrotte che sono raggruppate a mazzetti, di 3 nei trigrammi del Pa Kua, di 6 nell’ I’Ching.

I 64 esagrammi rappresentano simbolicamente le svariate possibilità di combinazione e applicazione dell’energia esistenziale, mentre i Pa Kua (gli 8 trigrammi di base), vengono disposti nella forma della rosa dei venti attorno al Tai Ci Tu e rappresentano le “8 forze fondamentali” della Vita con la denominazione “familiare” di Padre, Madre, 3 figli e 3 figlie.
Da noi potrebbero corrispondere (non fosse che a livello umano) alle 4 Virtù cardinali e alle 4 Virtù teologali, perché alle 3 mi sono permesso di aggiungere una quarta:
la Sapienza,  e che possa dispiacere a certuni non mi sembra rilevante, poiché di oppositori per tutte le cose li possiamo sempre trovare: vedi anche il capitoletto no. 20. Conclusione, nell’Albero di Pasqua, sotto la categoria della Narrativa del medesimo blog, ma pure quanto segue!

14.     Si potrebbe procedere a un paragone con le cosiddette virtù occidentali, che per me, come accennato non sono 7, bensì 8 e rappresentano, sempre a mio modesto parere una “specializzazione dell’energia”, in altre parole dei vettori energetici che portano a delle modalità esistenziali specifiche, differenziate, con svariati tipi di relazione con la Vita, ma sempre a partire dalla medesima energia di base.
In termini classici queste virtù sono suddivise in 4 cardinali:
“prudenza, temperanza, forza e giustizia”, e 3 teologali:
“fede, speranza e carità”;
termine quest’ultimo però corrispondente ad Amore, con la A maiuscola e nel senso vasto del termine,  non nel senso specifico di “fare la carità”, a cui mi piace aggiungere l’ottava virtù (termine questo che significa “forza” dal “vis” latino o da “vir” = forza attiva, quindi energia creativa, costruttiva), ottava virtù che definirei quella della:
“conoscenza, della presa di coscienza, della consapevolezza e quanto più”, se volete la “Sapienza” della triade dantesca (“Sapienza, Amore e Virtute”), anche se non è di gradimento “dei potenti”, soprattutto quando riesce ad accedervi “il volgo, il suddito, l’individuo della strada”, perché questa “virtù”, questa forza tende a renderlo sempre più autonomo e quindi meno sottomesso, non fosse che interiormente, mentalmente.
Quindi, concludendo questa escursione, si avrebbero degli straordinari strumenti nelle 4 virtù cardinali (E.F. Schumacher, autore del best seller “Piccolo è bello”, in uno dei suoi testi le proponeva come antidoto alla situazione in cui si è arrenata la nostra civilizzazione!)
Non vorrei eccedere, ma a scanso d’equivoci, mi sembra di dover fugare possibili malintesi in particolare per quanto concerne le “virtù teologali”:

“Fede”, potrebbe anche voler dire credere nelle “Leggi Universali, nell’Ordine Implicito”, e non semplicemente nei dogmi delle istituzioni della strada accanto…

“Speranza”, potrebbe pure voler dire sperare nella “Provvidenza Universale”, ossia “in quel qualcosa d’insondabile, indicibile, indefinibile, incomprensibile, incalcolabile”, che provvede affinché le “cose” nell’Universo avvengano come devono avvenire, che è situato completamente al di fuori del nostro ben-o malvolere, ossia delle nostre intenzioni e volontà qualsiasi esse possano essere!

“Carità”, potrebbe altresì voler dire che si tratta dell’Amore per la Vita in generale, per il Creato che ci è caro, per gli esseri viventi, forti o deboli che siano, senza posizioni di parte, senza distinzioni di categorie, senza partitismi, settarismi, in un abbraccio solidale, rispettando la dignità dell’essere umano, anche quando lo soccorri:

“Come essere umano non sei obbligato a volergli bene, ma a soccorrerlo sì!”
(per ossequiare ed integrasi nello Spirito unitivo, che taluni chiamano Amore)

15.     Con questa escursione torniamo al Tai Ci e al Tai Ci Ciuan, ossia al “Campo Base”, che però non abbiamo perso di vista e con il quale eravamo costantemente collegati (via “radiotelefono”).
Cerchiamo dunque di ritrovare il filo sì, ovviamente anche quello di Arianna…
Non era un filo d’oro quello che ha permesso l’uscita dal “Labirinto” e non si dice pure di qualcuno che è “solare” e magari che “è una ragazza d’oro?” (anche quando non ha nulla a che fare con la sua dote!)
Ovviamente si potrebbero dire ancora molte cose a proposito del Tai Ci Ciuan (“On peut se raconter beacoup d’histoires!” come mi disse il mio primo maestro di Tai Ci Ciuan, che tra l’altro era pure uno storico), ma alcune andrebbero ancora dette.

16.     Si potrebbe affermare che questa disciplina assomiglia a un rituale e c’è chi è disposto a dire che in effetti lo è, ossia un rituale taoista (e che cosa potrebbe essere il taoismo, come già accennato, lo potrete trovare su Google, anche perché qui prenderebbe troppo spazio!), così come sarebbe disposto a dirlo il sottoscritto, se lo ritenesse così importante e travisasse completamente la funzione dei rituali.
Questi hanno alcune funzioni a dipendenza della tradizioni religiosa o filosofica che sta loro a monte, come per esempio nel Tai Ci Ciuan, quella di essere coordinatrice, ossia di creare ordine, ritmo nel caos in cui viviamo e che magari abbiamo creato noi stessi!
Un’altra funzione potrebbe essere quella di ricreare l’unità là dove è andata persa, dove ci si trova in uno stato di scissione, soprattutto in un’epoca così “schizofrenica” come la nostra.
Un’altra ancora sarebbe quella di riagganciarci alle profonde radici della Natura, della  Vita, soprattutto nei periodi particolarmente alienanti come quello attuale!
Infine la funzione metafisica che ci permette di andare oltre le apparenze, le esteriorità, le contingenze, i particolarismi umani per ritrovare il senso dell’Universalità da cui siamo dipendenti e con la quale è auspicabile riconoscere e rimanere consapevolmente in uno stato di interdipendenza…(concetto e termine poco utilizzato, forse perché travisato nella sua importanza!)

17.     Ciò che invece ritengo altresì importante è lo spirito in cui si esegue un rituale, qualsiasi esso sia, in questo caso il Tai Ci Ciuan: perché si tratta di una disciplina esigente, rigorosa, precisa, che richiede un importante investimento da parte di chi la esegue. Non bisogna lasciare spazio alla superficialità, al qualunquismo, al buontempismo, al soggettivismo, perché è una disciplina a carattere impersonale, che è anche una delle sue qualità maggiori. Per eseguirla bisogna abbandonare l’egocentrismo e cercare di centrarsi sull’essenziale, sull’essere e non sull’apparire, non sul volere, sul desiderare e dar seguito a illusorie ambizioni!
Maggiore sarà la qualità dell’attenzione, dell’investimento e molto probabilmente maggiore sarà l’avvicinamento all’elevazione qualitativa che la disciplina propone.

18.     Un’ultima osservazione: essere autodidatta in questa disciplina è possibile e ho provato all’inizio con la prima parte molto tempo fa durante le mie vacanze in Corsica, ma devo riconoscere che i risultati ottenuti allora erano ben, ma ben al di sotto di ciò che dovevano essere, soprattutto considerati retrospettivamente e soprattutto perché al momento in cui mi sembrava di aver completato l’apprendimento, credevo di aver fatto centro!
Ben inteso, ne potete trarre le vostre conclusioni…

Ma ora basta con i verbalismi, che possono pur avere la funzione d’avvicinamento, ma tuffiamoci

“in media res, dunque nell’essere”
“Ora…” sì, ma soprattutto “labora”

*          *          *

So long, I am around…

Fine della seconda parte



Terza e ultima parte

NUMEROLOGIA  DELLE  3  PARTI  DELLO  STILE  YANG  
DEL  TAI CI  CIUAN  TRADIZIONALE

Alcuni aspetti numerologici sono estratti dal
Dr. R. Allendy, “Le symbolisme  des  nombres”
(essai  d’arithmosophie,  Editions  Traditionnelles, Paris 1948)

Parte prima:

“della Terra”: solidità, corporeità, supporto esistenziale, nutrimento con piante, animali, acqua, rappresenta tutto ciò che è distintamente materiale, naturale, corporeo, concreto, viscerale, istintivo, impulsivo, ossia tutto ciò che concorre in un primo tempo a esserci fisicamente.
Comprende inizialmente l’acquisizione di forme corporee in movimento come nel TCC, che dapprima non hanno molto a che vedere con l’aspetto psicologico, tanto meno spirituale.
Ma con le 21 forme della prima parte che vengono definite pure le:

“21 perle del collare celeste”

e utilizzando il simbolismo numerologico

 “l’individuo si presenta come risultato della differenziazione cosmica”

vale a dire: si tratta dello sforzo dinamico dell’individualità (la dualità non divisa), che si elabora nella lotta dei contrari ed è l’unità che si organizza nella dualità.

In altre parole si tratta d’iniziare il processo d’individuazione, di presa di coscienza delle nostre caratteristiche, dove abbiamo l’occasione di poter riconoscere i nostri aspetti inferiori, le nostre tensioni, i nostri conflitti, le nostre debolezze, o come taluni dicono “la nostra ombra”, per cercare di congedarla, di liberarcene per quanto sia possibile, o meglio di trasformarla e questo a partire dall’energia primordiale molto concreta, animale, terrena, che però è indispensabile per la nostra esistenza e che si tratta d’imparare a gestire come proposto dalla parte seconda:

quella “dell’Uomo” che, nella sua vita interiore (intra-psichica), relazionale (i contatti con gli altri, quindi inter-psichica), socioculturale (con le varie istituzioni, siano esse ecclesiastiche, partitiche, statali, scolastiche, lavorative,  ecc.) comprende 37 forme che numerologicamente parlando corrispondono:

“all’evoluzione individuale nell’organizzazione cosmica”

vale a dire alla trasformazione dell’energia primordiale a favore dell’aspetto umanizzante, mentale, sentimentale, comportamentale, quindi relazionale, transitando così “dall’egocentrismo iniziale all’allo-centrismo”, che significa pure in altre parole a:

“dobbiamo dapprima esserci materialmente, prendere piede su questa terra, mettervi delle radici, trovare un posto al sole”

e poi in un 2° tempo:

“possiamo evolvere in tanto quanto essere umano, ciò che può significare sviluppare le nostre virtù costruttive, scambiando con gli altri, ma pure costruendo forme collettive, istituzionali, di cooperazione”

per giungere infine alla terza  parte:

quella “del Cielo” e il suo aspetto, la sua dimensione superiore, ma non sul piano dei valori, bensì sul piano funzionale, quello delle facoltà del singolo di accedervi e di perfezionare le qualità acquisite precedentemente.
Qui vi sono 50 forme dove, sempre  da un punto di vista numerologico

“l’Universo si esprime attraverso le vite umane individuali”

forse e addirittura dove:

“l’Universo prende coscienza di sé stesso attraverso l’essere umano”
(in tanto quanto sua parte, suo “organo specifico” n.d.a).

Quindi può avvenire il processo di “spiritualizzazione dell’energia”, in altre parole il perfezionamento dell’acquisito durante il processo di umanizzazione, “dall’allo-centrismo all’olo-centrismo” (con la centrazione sul tutto, sulla vita in toto, sull’Universo e le sue Leggi).
Campo in cui l’essere umano può muoversi, comprendere il mondo delle idee, quello delle sue aspirazioni spirituali (religiose, mistiche, filosofiche, scientifiche, artistiche e quant’altro).

Si tratta del suo cammino verso il sublime, in cui prevalgono le qualità costruttive, allo-centriche e olo-centriche, dove l’individuo s’integra consapevolmente nell’Universo (includendovi pure gli aspetti terrestri), cercando le forme d’equilibrio ottimali secondo le proprie possibilità e i propri limiti, ma dove aspira alla perfezione anche se non la raggiunge e non la può raggiungere, poiché si tratta di un ideale, quindi di un’astrazione, che può però servire come stimolo per evolvere, migliorare o meglio ancora: per esprimere al meglio il proprio potenziale”, che ovviamente in ognuno è diverso.

Come accennato e va risottolineato: una  parte  non  esclude  l’altra,  ma  la  include  integrandola, in  un processo  evolutivo globale!
D’altronde e come accennato, sono in tutto 108 forme e non:
o 21 o 37 o 50, semmai 21 e 37 e 50, supponendo che si riesca ad intravvedere la differenza, secondo l’affermazione gestaltista (una scuola psicologica europea del 20° secolo), ossia  che:

” il tutto è più dell’insieme delle sue parti “

*          *          *

N.B.  Ma ci sono ancora due aspetti che non vanno travisati:

   quando ho parlato della prima parte del TCC (abbreviazione per Tai Ci Ciuan), facendo notare che viene pure soprannominata:
“le 21 perle del collare celeste”, credo di aver dimenticato di spiegare come mai per la parte nominata “la Terra”, si parla di “Perle di un Collare Celeste”, che appare come una mera contraddizione, un nonsenso.
Ecco una possibile spiegazione che d’altronde illustra bene il carattere contraddittorio ma complementare del TCC:
la prima parte contiene tutti gli elementi fondamentali del TCC e come l’iniziazione agli aspetti terreni soprattutto nella prima fase della nostra vita, ci crea parecchie difficoltà, così come ce le crea l’apprendimento della prima parte del TCC. Ma una volta appresa bene la sequenza e avendo dominato gli ostacoli formali, il vissuto nei suoi riguardi si trasforma: da “terrestre” può diventare “celeste”!
Questo implica ovviamente una particolare dedizione, un particolare lavoro di approfondimento che ha poi come risultato un’elevazione qualitativa sia per il TCC, ma probabilmente pure a carattere generale, almeno per certuni.

   Spesso viene affermato “che l’Uomo sia il  mediatore tra Cielo e Terra”, ciò che ritengo una pura e semplice presunzione, mentre credo che vada riaggiustata la mira, trasformando, ridimensionando questa considerazione in:

è l’essere umano che deve cercare di mediare e gestire in sé stesso e con gli altri le caratteristiche terrestri e celesti, ossia le energie Yin e Yang nel cosiddetto equilibrio dinamico…

So long, I am around…

Fine della “Monografia”



About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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