…un ovulo – due destini…una semplice storia di due gemelli monovulari (libricino, 41 pag. formato A4)

Beni Sascha Horowitz

…un ovulo – due destini…

una semplice storia di due gemelli monovulari

N.B. (Nota Bene)

Mi è stato detto che i miei scritti non sono di facile approccio, ma desidero sottolineare che, sia con
il seguente racconto che con alcuni del passato, per esempio quelli sentimentali, come “Svania” e
alcune “Scenette teatrali”, la lettura dovrebbe essere alquanto facile, tanto da dirmi che potrebbe
perfino essere troppo facile, anche se ovviamente non sta a me deciderlo!

Premessa  
Erano due fratelli gemelli monozigoti, ma a un certo momento il loro percorso si separò e prese
direzioni apparentemente diverse…
È la storia di due neonati, Dreswan e Preswan, abbandonati all’alba di una splendida giornata estiva
davanti all’entrata di un grande magazzino di Fierborn, la capitale dell’Antralcia, “The Creswan
Supermarket”: da lì molto probabilmente i nomi dati ai gemelli e mantenuti anche in seguito, in
omaggio al supermarket che aveva avviato il loro percorso in modo così appropriato: sì, perché
gli impiegati che aprirono il supermarket quella mattina, allarmarono immediatamente il gerente
che accorse senza tardare per prendere in custodia la borsa con i due neonati, portandola nel suo
ufficio.Informò subito quello competente che inviò una coppia di collaboratrici per portare i piccoli
all’Ospedale per gli abituali check-up del caso.

Dopo un periodo di osservazione e stabilito l’ottimo stato di salute dei gemelli, le assistenti sociali
portarono i piccoli alla “Casa per Madri Nubili”, dove la direttrice affidò provvisoriamente i neonati
a due madri con esubero di latte.
Da lì in avanti le procedure proseguirono secondo le regole della circoscrizione e poiché i genitori
rimasero introvabili, dopo un certo periodo i bambini furono inseriti nella lista delle adozioni.
Secondo la prassi in corso i due non furono separati ma affidati a una coppia relativamente bene-
stante dell’Antralcia Centrale, tale da poter offrire ai piccoli una vita alquanto agiata e rassicurante.

1.
Si trattava di una coppia di commercianti che gestivano una ditta di distribuzione di libri,
conosciuti nel capoluogo e apprezzati per la loro disponibilità e correttezza professionale.
Avevano ripetutamente tentato di avere dei figli, ma senza esito e poiché desideravano creare
una famiglia e non soltanto una coppia, vollero ricorrere all’alternativa dell’adozione.
I gemelli crebbero quindi senza problemi particolari di salute, godendo di un’ottima educazione
fino alla loro adolescenza, ma è da lì in avanti che le loro vite assunsero dei percorsi diversi.
In cuor loro i genitori adottivi desideravano che i due fossero iniziati debitamente per riprendere
al momento voluto la loro ditta, magari ampliandola e avevano previsto d’inserirli in un’ottima
istituzione di formazione commerciale nell’Antralcia del Nord, dove conoscevano bene il professore
di musica e direttore dell’orchestra giovanile dell’istituto, in modo che oltre la formazione commer-
ciale, potessero approfittare almeno di una certa cultura artistica poiché loro, nonostante fossero
commercianti, erano dei melomani che sostenevano gli sforzi della città nelle manifestazioni musi-
cali.

Ma Dreswan cominciò a porre dei problemi…soprattutto da quando cominciò a riscontrare delle
serie difficoltà soprattutto nelle materie scientifiche come l’algebra, la fisica, la chimica, registrando
dei voti ben inferiori alla media, addirittura di netta insufficienza.
Sin da bambino era dotato per il disegno e utilizzò questo mezzo per cercare di evitare gli studi su-
periori, nonché l’inserimento nella prevista scuola commerciale.
Voleva diventare pittore e dipingere i più bei quadri del momento.
Cominciò quindi ad insistere sistematicamente giorno per giorno con i genitori affinché gli conce-
dessero l’inserimento nell’Accademia di belle arti Francis De Foltren, la più rinomata della nazione,
che si trovava nell’Antralcia del Sud, denominata secondo il grande pittore del 17° secolo, di cui i
genitori possedevano perfino un apprezzatissimo quadro, messo al sicuro ed esposto in una banca
del capoluogo.
Dreswan giunse perfino a un estremo, per cui spesso di notte si recava nella stanza da letto dei geni-
tori con le lacrime agli occhi implorandoli di non imporgli una formazione commerciale, ma di
lasciarlo diventare pittore.
E tanto fece che i genitori cedettero, dando il consenso per questo indesiderato ed imprevisto percorso,
che in un certo senso s’inseriva però nella loro inclinazione per le arti, nonché nel occulto desiderio di
poter contare in famiglia, almeno in futuro di un artista rinomato.

2.
Preswan invece accettò di buon grado la sua iscrizione all’Istituto Commerciale, nonché il suo trasferi-
mento nell’Antralcia del Nord, ad Asdrisia, luogo dove si trovava l’istituto che accolse il giovane.
Inoltre ebbe già da subito una certa simpatia per il Dr. Freierling quando venne a trovarli a casa per
discutere del progetto d’inserimento, anche perché era il docente di musica dell’istituzione,
conosciuto ormai da tempo dai suoi genitori…
A Preswan non dispiaceva di poter studiare lo strumento scelto, ossia la viola e far parte dell’orchestra
giovanile diretta dal professore, anche se era sicuro di essere poco dotato, ma tanto più incline alla
musica cosiddetta “classica”, da cui traeva un grande piacere estetico, anche perché la viveva come
un’espressione diretta della vita nella sua dinamica profonda
– Ma perché la viola? gli chiese il professore a bruciapelo?
– Perché da un lato mi ricorda in parte la sonorità del violino, che mi piace molto, dall’altro lato pure
quella del violoncello, che mi piace altrettanto, ma poiché non posso suonare i due strumenti…lo
trovo uno strumento a sonorità intense e profonde, polivalente, che mantiene però un certo equili-
brio sonoro tra violino e violoncello!
Il Professor Freierling rimase alquanto sorpreso della risposta, ma non insistette, anche se avesse
voluto andare oltre e provocare maggiormente il suo protetto.
Preswan s’inserì senza problemi particolari, sia come interno dell’Istituto, nel suo insegnamento che,
come programmato puntava prevalentemente sulla formazione commerciale, sia nelle lezioni di viola
e nell’orchestra giovanile diretta da colui che divenne il suo professore preferito: in generale era un
giovane ben voluto per il suo carattere aperto, franco e generoso.

Va detto che tra i violini dell’orchestra suonava una giovane che attirò subito l’attenzione di Preswan,
sia per la bellezza, ma soprattutto per il portamento dignitoso, discreto in cui si sentiva che non dava
importanza alla sua bellezza, per dirla in breve: non aveva la solita “puzzetta sotto il naso” assai tipica
in certe giovani donne, soprattutto quando si vedevano circuite da uno sciame di cascamorto!
Dai compagni seppe che era figlia di una famiglia oltremodo abbiente e influente, ma che Illasia rifiu-
tava categoricamente eventuali privilegi che la direzione dell’istituto era disposta a concederle, anche
perché la sua famiglia era sempre stata una generosa benefattrice dell’istituzione. La giovane voleva
essere trattata esattamente come tutte le sue compagne, né più né meno.
A Preswan piacque molto questo atteggiamento e la cercava spesso con lo sguardo, sia nell’orchestra
che nel refettorio, poiché non frequentava le medesime lezioni.
Non osava avvicinarla, non soltanto perché non voleva passare per un eventuale “cacciatore di dote”,
ma anche perché un numero non indifferente di “calabroni le ronzavano regolarmente d’attorno”.
Quindi si accontentò di ammirarla da una certa distanza!
Un giorno però, alla fine di una ripetizione dell’orchestra, mentre i giovani stavano uscendo dalla sala
dei concerti, egli si trovò casualmente a fianco di Illasia, proprio nel mentre le stava cadendo per terra
uno spartito. Fulmineo Preswan si abbassò per raccoglierlo, porgendoglielo accompagnato da un
caloroso sorriso. Lei lo ringraziò cortesemente e
– Scusa, ma tu chi sei? me lo sono già chiesto alcune volte e anche le mie compagne non sembrano
conoscerti!
Preswan si presentò molto semplicemente, sorridendo però con molta benevolenza.
– E se andassimo in caffetteria a bere qualcosa, così mi racconti…sono curiosa di conoscerti un po’
meglio…
– D’accordo, però t’invito io!
– Mi sembra che sia senza importanza…andiamo.
I due vi si recarono e Preswan fu felicissimo di poterle raccontare brevemente il suo passato e come
mai si trovava nell’istituto.
Illasia ascoltò molto attentamente
– Anche se non ho una sorella gemella, però le ragioni per cui mi trovo qui sono un po’ le medesime…
anche la mia famiglia vorrebbe che io venga formata in modo particolare per poter assumere a
tempo dovuto la loro rete d’imprese.
Scambiando i loro vissuti, passarono un vivace momento assieme in un colloquio molto cordiale e
quando si lasciarono
– Ci rivediamo? chiese Illasia
– Se lo desideri!
– Certo che voglio, se no non te lo chiederei!
– Scusa, hai perfettamente ragione…più che volentieri…
– Diciamo domani alle diciassette all’entrata del parco?
– È perfetto…
– Sono contenta di averti conosciuto…
– Anch’io,  ciao…
E si lasciarono sorridenti, Preswan felicissimo di non dover essere stato intrusivo per conoscerla,
Illasia dal canto suo con l’impressione di aver trovato un vero compagno e non “un calabrone
cascamorto”, magari per di più un “cacciatore di doti”.

3.
Nel frattempo Dreswan aveva trovato dimora nella pensione di una sorella di un amico di suo padre,
pensione che aveva però un carattere che poteva lasciare alquanto perplesso un osservatore attento:
infatti e per esempio, quando il giovane doveva recarsi in bagno, ogni tanto la porta non era chiusa a
chiave ed entrando si trovava di fronte a delle graziose giovani che non si erano ancora rivestite, o lo
stavano facendo molto lentamente.
Dreswan era ancora alquanto ingenuo e si scusava ripetutamente di avere infranto la privacy delle
damigelle, mentre loro ridevano come per burlarsi di lui.
Il giovane però non vi faceva caso e si ritirava vergognoso nella sua stanza, nella quale si trovava
soltanto nelle ore marginali della giornata, passando la maggior parte del tempo nell’Accademia di
belle arti, sia per i corsi teorici che negli atelier di disegno e pittura.
In questi ultimi vigeva una regola valida per tutti gli studenti dell’Accademia: dovevano fare a turno
da modello o modella vestiti, semivestiti o nudi.
In una di quelle occasioni e non ci volle molto, s’innamorò perdutamente di una studentessa che
proveniva dalla Romedania,  di qualche anno più grande di lui ma che ciò nonostante sembrava
corrispondere in un qualche modo ai suoi sentimenti.
Vivevano sul medesimo piano della pensione e ogni tanto di sfuggita, lei veniva a trovarlo nella sua
stanza adagiandosi comodamente sul letto, al punto che Dreswan ne fu alquanto imbarazzato.
– Vorrei sposarti…affermò Vlidia improvvisamente, un pomeriggio di sabato, sdraiata sul letto con
l’accento  della parlata nordica, …e Dreswan balbettò maldestramente
Ma non posso…sono studente…non guadagno ancora…non potrei mantenerti…arrossendo
visibilmente, mentre lei si alzò alquanto contrariata, squadrandolo in modo compassionevole come
per dire “non hai capito niente, matura un po’, diventa adulto”.
– Ora devo andare, ho ancora un impegno con un’amica! e uscì dalla porta di fretta senza voltarsi
indietro.
In un primo tempo Dreswan non capì bene che cosa potesse significare questo improvviso cambia-
mento ma poi, nei giorni successivi anche a pranzo nella mensa della scuola, notò che Vlidia non lo
degnava nemmeno di uno sguardo, si sedeva vicino a compagne, addirittura a studenti e si comportò
come se lui non esistesse, inoltre non veniva più a trovarlo come precedentemente!
E così fu nei giorni seguenti in cui ebbe l’impressione che Vlidia lo stesse evitando dove e quando
possibile. All’idea che la loro relazione, anche se fino a quel momento platonica, ma estremamente
investita da Dreswan si fosse interrotta, lo mise in uno stato vicino alla disperazione: vedeva frantu-
mato il suo primo grande amore!
Si sentiva smarrito, disorientato, non sapeva che cosa fare, anche perché di amici a Princenlac, dove
si trovava l’Accademia, non ne aveva ancora e la proprietaria della pensione non gli ispirava nessuna
fiducia, quindi anche con lei non aveva stabilito un rapporto di vicinanza.
Doveva trangugiare la sua sofferenza solo soletto ed è lì che per la prima volta ebbe l’impressione di
essere un trovatello!

4.
L’indomani alle diciassette in punto Preswan si trovò all’entrata del Parco e poco dopo vide spuntare
la testolina di Illasia da dietro un gruppetto di alberi.
– Vedo che sai essere puntuale…sussurrò Illasia
– Ma anche tu non sei da meno e questo mi fa piacere…trovo che la puntualità è un segno di rispetto
per colui o colei con chi si ha stabilito un appuntamento e preferisco essere un po’ in anticipo che sol-
tanto di poco in ritardo…
– Solitamente anch’io, ma oggi sono stata trattenuta un momento dal docente di musica…
– Posso chiederti come mai?…lo conosco bene!
– Certamente, non è un segreto…mi ha chiesto se me la sentivo di assumere la parte di solista in un
movimento del concerto di Ninlah Sunlah…
– E…?
– Gli ho detto che dovevo pensarci, che dovevo dare un’occhiata allo spartito, perché non volevo fare
“l’arcata più lunga dell’archetto” per intenderci.
– Bella come espressione, mai sentita…l’hai inventata tu?
– Sì, lì per lì, anche perché non mi piace utilizzare sempre quei detti abituali triti e ritriti…
– Mi sembra un segno di creatività che vale anche per gli eventi modesti, le cosiddette piccole cose…
– Infatti mi ricorda la considerazione di Teilhard de Chardin, il cui originale è ovviamente in francese,
ma che da noi suona pressappoco così: “non si tratta di fare grandi cose ma piccole grandemente!”
– La conosco bene ed è uno dei miei detti preferiti… e Preswan cercò di riesumare la versione francese…
«Il ne s’agit de faire des grandes choses, mais des petites grandement ! » d’altronde è stato un perso-
naggio interessante, al tempo stesso paleontologo e teologo gesuita francese, vissuto a cavallo del
diciannovesimo e ventesimo secolo, i cui scritti, se non erro, furono inizialmente rinnegati dalla
chiesa, più tardi però ripristinati!
– Vedo che non racconti storielle tanto per vantarti…
– In effetti è qualcosa che detesto…e continuo a lavorarci…
e Illasia, in cuor suo ne fu soddisfatta, perché aveva già recitato il detto ad altri che facevano finta di
conoscerlo, ma in verità non sapevano neppure chi fosse Teilhard de Chardin.

E così trascorsero un piacevole momento insieme, scambiandosi apertamente i loro vissuti come se
fossero degli amici di lunga data, finché giunse l’ora di cena: quindi si recarono nel refettorio dell’isti-
tuto e spontaneamente si sedettero l’uno accanto all’altra, continuando animatamente lo scambio
iniziato nel parco.
Osservandoli, almeno a prima vista, sembravano una coppia già ben consolidata che si frequentava da
parecchio tempo.

5.
Nel frattempo Dreswan ebbe degli intensi momenti di smarrimento, in cui gli sembrava perfino di venir
meno, rimanendo pure assente dall’Accademia per diversi corsi, finché qualcuno bussò alla sua porta.
Era Drelisia, che viveva sul medesimo pianerottolo e frequentava le medesime lezioni del giovane: si era
accorta che il suo compagno di studi era in difficoltà, che qualcosa era probabilmente successo, forse tra
lui e Vlidia…ma visto che per di più era un giovane che le piaceva, non esitò di farsi notare.
– Avanti…sussurò a malapena Dreswan…
Drelisia lo trovò sdraiato sul letto e quando gli chiese
– Ma che cosa ti succede?
Il giovane si mise a singhiozzare e la giovane lo prese tra le braccia, alle quali Dreswan si abbandonò
grato per quel gesto materno.
Per di più Dresilia gli accarezzò dolcemente il capo un po’ come se fosse un suo figliolino che si era fatto
male cadendo…
Dreswan fu sorpreso della dolcezza del gesto e non si ricordò di averlo mai vissuto così intensamente
nonostante la sua sofferenza, neppure con sua madre.
Questo lo sorprese alquanto, ma non vi prestò attenzione più di quel tanto, pensando che forse sua
madre era un po’ freddina, assorbita principalmente dal lavoro, tant’è che perfino gli scambi affettuosi
con il marito gli erano sembrati alquanto contenuti.
Comunque, l’atteggiamento di Dresilia diede l’impressione a Dreswan che il suo “mal d’amore” si fosse
per così dire evaporato e cominciò a rivolgere tutta la sua attenzione alla giovane subentrata in un mo-
mento opportuno, anche se poteva sembrare il contrario!
Ma poi successe qualcosa di completamente inaspettato.
Sotto lo sguardo stupito del giovane, Dresilia cominciò a spogliarsi, finché in piedi e nuda davanti a
Dreswan gli chiese a bruciapelo:
– Ti piaccio?
In un primo tempo il giovane non riuscì a dire una sillaba, era completamente bloccato, ciò che Dresilia
interpretò in modo completamente diverso dalla realtà sottostante
– Sai, se non ti piaccio puoi dirmelo francamente, non mi offendo mica, anche se io ho una gran voglia
di stare con te.
Dreswan riprese poco a poco fiato e se non proprio i “suoi sette spiriti”, alcuni li ritrovò, cominciando
ad afferrare la situazione
– Sai non ho mai…
– Capisco, ma tu non preoccuparti, lascia fare a me…ci tengo molto ad essere la tua am…stava per dire
amante, ma sviò prudenzialmente in…ica.
Detto ciò cominciò a spogliarlo con delicatezza e completamente privi di vestiti si coricò vicino a lui
accarezzandogli progressivamente tutto il corpo. Dreswan tremava interiormente ma la giovane se ne
accorse:
– Suvvia non prendertela, succederà soltanto la cosa più naturale di questo mondo e se poi proprio
non vorrai, non hai che da dirmelo e non insisterò!
Ma Dreswan desiderava che insistesse, soltanto che al momento voluto il suo corpo scioperò per un
eccesso di timori: che magari potrebbe non essere all’altezza della situazione e ciò lo portò a non avere
le reazioni dovute, sommergendolo per di più da un acuto sentimento di vergogna.
– Non fa niente…può succedere, soprattutto le prime volte…sussurò Dresilia pacatamente, come se fosse
una crocerossina…se vorrai riproveremo un’altra volta.
Ma improvvisamente il giovane si riprese:
– Ti voglio, sapessi come ti desidero… si distese sopra di lei e ciò che doveva succedere avvenne senza
ulteriori problemi, tanto da stupire Dresilia, che si abbandonò completamente all’intenso e prolungato
abbraccio di Dreswan…

6.
Mentre Preswan e Illasia stavano pasteggiando nel refettorio dell’istituto
– Sai già che cosa farai durante le tue prossime vacanze?
– Perché me lo chiedi?
– Perché solitamente mi annoio tutta sola nella nostra tenuta di Formenstratt e volevo chiederti se
magari avresti voglia di accompagnarmi…
– A dirti la verità mi piacerebbe molto, ma vedo due problemi: il primo sarebbe quello della tua
famiglia, ossia di accettare un perfetto sconosciuto sotto il loro tetto e perdipiù un giovane che
non proviene dalla vostra levatura socioculturale; 
il secondo quello dei miei genitori, che aiuto
durante le vacanze…ma tu hai chiesto ai tuoi che cosa ne pensano?
– Da me non ci sono problemi di…“casta”, i miei sono molto liberali anche se discendono da una
vecchia famiglia di duchi, inoltre ho già parlato di te, che sei il mio miglior compagno dell’istituto,
tant’è che mi hanno proposto loro di parlartene…
– Ne sono lusingato, ma dovrei chiedere ai miei se non contano su di me e quindi prevedere un aiuto
sostitutivo, per esempio da parte di mio fratello, che però è assai lunatico e poco affidabile…ma
chiederò loro telefonicamente nei prossimi giorni…
– Oh sì, fallo e dì loro che sarei felice se tu potessi venire!
Questo Preswan proprio non se l’aspettava, ma gli vennero dei dubbi…
– Ma hai già invitato altri compagni prima di me?
– Sì, ma è stato un fiasco…non ho saputo sceglierli debitamente… alcuni erano perfino maleducati
e arroganti e i miei genitori li avrebbero estromessi prima della fine delle vacanze, ma non lo
fecero per non infrangere le nostre regole di ospitalità…
ho parlato loro di te e penso proprio che
non ci saranno problemi!
– Va bene, contatterò i miei al più presto.
Dopo pochi giorni, durante un loro ormai solito ritrovo:
– Ho chiamato i miei genitori e mi fecero capire che, essendo attualmente un periodo di relativa
tranquillità, potevano rinunciare al mio aiuto, che si rallegravano per l’invito e che volentieri lo
avrebbero ricambiato se e quando ti sarebbe piaciuto onorarli con una tua visita.
– Vedo che anche i tuoi hanno uno spirito aperto e condiscendente!
– Oh sì, sono sempre stati molto generosi anche se devo confessarti che si tratta di genitori adottivi!
– Sei stato adottato?
– Con mio fratello gemello sin dalla nascita…siamo stati deposti in una borsa davanti al Creswan
Supermarket e non si è mai saputo chi fossero i miei genitori naturali!
– E questo ti crea dei problemi?
– A dire il vero no…anche perché non potevo augurarmi dei genitori migliori…li amo sinceramente
con tutto il cuore!
– Ciò mi fa molto piacere e quindi non provi il bisogno di cercare chi fossero i tuoi veri genitori?
– Affatto, considero i miei genitori adottivi come i miei veri genitori e non li rinnegherei mai…se
dovessero riapparire quelli naturali, li tratterei con rispetto ma senza investimento affettivo!
Illasia in cuor suo approvava l’atteggiamento di Preswan e lo considerava coerente con tutto ciò che
aveva conosciuto del giovane.
– Puoi dire loro che sarò felice di conoscerli e accetto più che volentieri il loro invito.
– Di sicuro non mancherò…

7.
Per Dreswan, grazie alle premure di Dresilia, fu un periodo appagante, durante il quale dimenticò
Vlidia e si dedicò pienamente allo studio nell’Accademia Francis de Foltren, finché Dresilia si rese
conto che, nonostante tutto, c’era come un’insoddisfazione di fondo che covava nel suo compagno.
Cercò a più riprese di parlargliene, ma senza esito: egli si trincerava dietro affermazioni che sotto-
lineavano il suo benessere e la sua contentezza di avere Dresilia come compagna, di non preoccuparsi
per lui, di non farsi delle strane idee.
Ma la giovane non ne era convinta, tanto più perché vedeva che i lavori di Dreswan non davano i risul-
tati che l’Accademia si aspettava da lui, nonostante i suoi sforzi di rimanere al passo con le esigenze
dell’istituto, d’altronde di notevole livello!

Però l’insoddisfazione di Dreswan prendeva sempre più corpo ed egli cominciò ad accusare certi
professori della loro incomprensione, del fatto che non sapevano apprezzare le sue produzioni, che
forse non era la scuola adatta alla sua statura e che forse avrebbe dovuto cercarsi in un altro istituto.
Dresilia ebbe l’impressione che così ci sarebbe stata una separazione tra loro, fatto del quale lui non
sembrava tenere conto. Lei era molto impegnata in ciò che faceva, con degli ottimi risultati, e non
avrebbe voluto lasciare l’Accademia per seguire Dreswan in una sua avventura, poiché ebbe pure la
percezione che, iscrivendosi in questa istituzione, il giovane “aveva impugnato un pennello troppo
minuto per la grandezza della tela su cui avrebbe voluto dipingere”, ma di cui non si rendeva conto:
ossia che probabilmente non era tagliato né per la pittura in particolare, ma neppure per l’arte in
generale ! E così il loro rapporto si raffreddò poco a poco, fino a giungere ad una frattura quando
Dreswan dichiarò
– Ho deciso di trasferirmi all’Accademia di Fruistone, capitale della vicina Nirandia: degli amici
mi  hanno riferito che si tratta di un istituto molto aperto e moderno e anche se i miei genitori in
un primo tempo non erano d’accordo, mi hanno poi concesso il trasferimento.
Infatti i genitori non erano d’accordo, ma come al solito non vollero contrariarlo!
Così il giovane partì, lasciando dietro di sé un alone poco edificante, poiché nei corridoi si mormorò
perfino che non aveva neppure restituito del denaro “preso in prestito” a Drelisia: anche se nessuno
osò affermare che li aveva semplicemente sottratti, soprattutto perché Dresilia, con tatto continuava
a rettificare che erano un prestito e che lui li avrebbe restituiti quanto prima, pur non credendoci
veramente, non soltanto perché tra loro era calato un freddo glaciale, ma poiché aveva individuato
in Dreswan un personaggio instabile e poco affidabile!

8.
Per Illasia e Preswan si avvicinò il periodo delle vacanze e ambedue si prepararono per la partenza.
– Non preoccuparti per l’abbigliamento, da noi ci si veste in stile casual, quindi va bene anche ciò
che portiamo in istituto…
non pensare di dover acquistare dei capi speciali per le serate, anche
quelle di gala!
– Perché, organizzate pure delle serate di gala?
– Ogni tanto, soprattutto d’estate e nessuno si veste in modo particolare, neppure gli invitati…
– Dobbiamo prendere un treno, un aereo, tanto da sapere se devo riservare un biglietto?
– No, no, viene sempre uno dei nostri autisti a prendermi e vedrai che abbiamo delle macchine
molto comode…quella che preferisco è la Saturno V8, ma non so se è quella che verrà…
– Con una Saturno V8 ?
– Sì forse, perché mio padre sa che è quella che preferisco…ma tu non farci caso, da noi è prassi
comune!
Al momento voluto giunse infatti la vettura preferita di Illasia:
– Ho un padre veramente premuroso!
– Vedo e che automobile…
– Buon giorno signorina duchessa, come sta? e l’autista si tolse il cappello in modo riverente.
– Caro Falkran, quante molte te lo devo ripetere di non chiamarmi signorina duchessa, sono
Illasia punto e basta!
– Sì, signorina du…Illasia…
– E anche il cappello, per me lo puoi lasciar perdere e per favore mettiti comodo, fa caldo, se
vuoi puoi toglierti anche la giacca…
questo è il mio amico Preswan.
I due si diedero cordialmente la mano e furono compiaciuti perché sentirono che nessuna
“distanza di casta” ostacolava il loro rapporto.
Il viaggio fu molto piacevole e i tre scambiarono animatamente e senza remore le loro impres-
sioni.
Dopo alcune ore di viaggio, si aprì davanti a loro un paesaggio con sullo sfondo un bellissimo
castello
– Eccoci arrivati…
– Vuoi dire che la tua casa sarebbe quel castello?
– Non te l’ho detto?
– Non credo!
– Ora lo vedi, è quello…perché, ti crea dei problemi?
– Francamente mi sento un po’ a disagio…anche se è vero che ho sempre affermato che bisogna
sapersi mettere a tavola in modo disinvolto sia con i principi che con i mendicanti!
– Bene, ora ti puoi mettere alla prova…
– Me ne rendo conto ed è una sfida che non mi dispiace…
– Caro signorino Preswan, ho messo parecchio tempo per abituarmi e ogni tanto provo ancora
una qualche difficoltà!
– Anch’io sono semplicemente Preswan, lasci pur perder il signorino…
– Va bene, ma come ha già visto prima con la du…signorina Illasia, per me non è molto facile,
devo avercelo nel sangue…
– Suvvia Falkran, non tirare in ballo il sangue…il sangue non c’entra, non conosce le gerarchie
che abbiamo inventate arbitrariamente noi esseri umani…tant’è che il sangue ce lo possiamo
anche trasmettere in caso di bisogno, se siamo dello stesso gruppo sanguigno e non di casta!
– Sì signorina, sono d’accordo, ma…
– Guarda che anch’io sono semplicemente Illasia e anch’io non dico signor Falkran e per l’età
potrei essere tranquillamente tua figlia…
– Mi sforzerò, ma abbiate pazienza, ci vorrà forse un po’ di tempo!
– Accordato…
Nel frattempo erano giunti molto vicini al castello:
– Ora vedo anche un lago…
– Quello non è proprio un lago, ma un laghetto però nel quale potremo andare a nuotare…
sai nuotare vero?
– Sì certamente, ho fatto anche un corso di salvataggio!
– Così lascerò che tu mi salvi, almeno una volta…
– E poi ci sono pure dei cavalli…
– Certo fanno parte della nostra tenuta che è assai grande e potremo visitarla proprio a
cavallo!
– Ma io non so cavalcare…
– Te lo insegnerò io!
Giunsero all’entrata e venne loro incontro una cameriera per raccogliere i bagagli, poi sul
passo del portone apparve una bellissima donna
– Tua mamma, almeno suppongo…
– Vero che è bella?
– Vuoi dire bellissima…
– Sì, ma non invaghirtene, mio padre è molto geloso…insinuò Illasia con un sorriso da furbetta.
Si scambiarono i soliti convenevoli e la madre invitò Preswan ad entrare, pregando la cameriera
di mostrargli la stanza degli ospiti.
– Mio marito arriverà un po’ più tardi poiché aveva ancora parecchio da sistemare nel nostro
Centro amministrativo…

9.
Dreswan si installò a Fruistone, s’iscrisse all’Accademia delle Belle Arti della capitale, trovò una
pensione non lontana dalla scuola e poco dopo aver preso in affitto un stanza e gustato i primi pasti,
si rese conto che la proprietaria era un donna matura, piacevole, seduttiva, perfino sexy, aiutata da
una figlia ancora adolescente ma ben sviluppata, altrettanto seduttiva, che dimostrava qualche anno
in più dei suoi sedici…

Egli cominciò a frequentare regolarmente i corsi, ma non ci volle molto perché venne intercettato
dalla proprietaria che tutti chiamavano Nusalka, la quale cercò d’insinuarsi nella vita del giovane
con degli espedienti alquanto banali
– Come ti trovi da noi…forse qualcosa ti manca…vorresti modificare i menu serali visto che per
pranzo ti trovi nella caffetteria dell’Accademia?
– La ringrazio, ma finora mi sono trovato bene!
– La biancheria per la doccia ti basta…la temperatura dell’acqua è di tuo gradimento?
Un attento osservatore, ma forse anche meno attento, poteva rendersi conto facilmente che alla
quarantenne e single Nusalka, Dreswan “faceva gola” e che stava cercando di circuire il giovane
che, anche se alquanto imberbe, sembrava già in possesso del potenziale di un giovane amante!
Al che, per complicare la situazione, si aggiunse la figlia Grulina, ma mentre Nusalka aveva sotto
tiro Dreswan, come oggetto del suo desiderio sessuale, la figlia s’invaghì seriamente del giovane,
il quale le chiese di prestarsi come modella per i suoi compiti di disegno, ciò a cui la madre si
oppose categoricamente proponendosi al posto di Grulina.
Per Dreswan ciò non pose problemi soprattutto perché Nusalka disponeva di un corpo femminile
in piena maturità e di tutto rispetto che poteva facilmente competere con donne più giovani, sua
figlia compresa.
Questo scatenò però un attacco di invidia e gelosia in Grulina che fece la sua valigia, sbatté la porta
uscendo, scandendo forte e chiaro
– Mi avete rotto, vado a stare da papà!
Fu un grande sollievo per Nusalka, che vedeva spianata la via d’accesso al giovane.
Infatti non si sbagliava e dopo poche sedute di nudi, Dreswan fu divorato dal desiderio di avere dei
rapporti intimi con Nusalka.
Questa se ne rese conto e un po’ simile a una “Vedova Nera” cercò di attrarlo e avvolgerlo nella pro-
pria ragnatela, a cui Deswan non seppe resistere.
Così iniziò per il giovane studente un periodo assai caotico, durante il quale si occupava maggior-
mente di soddisfare l’eccessivo appetito dell’insaziabile bella quarantenne, che di seguire i corsi
previsti dal programma della nuova Accademia!
I suoi professori se ne accorsero abbastanza rapidamente e Dreswan fu convocato dal direttore dell’
istituto.
– Mi è stato riferito che si è osservato un notevole calo del suo rendimento, nonché una grande irre-
golarità delle sue presenze durante i corsi obbligatori…le chiedo quindi di volermelo spiegare, per-
ché il gremio dei suoi docenti vorrebbe capire che cosa sta succedendo e che così non può continuare,
altrimenti esiste la possibilità di un’esclusione dall’Accademia…
Non siamo qui per giocherellare, ma per lavorare seriamente, poiché un vero percorso artistico è
lungo e arduo!

Dreswan se ne stava lì mogio mogio ad ascoltare e non sapeva che dire, consapevole che con il diret-
tore non poteva utilizzare una serie delle abituali false giustificazioni…si alzò quindi borbottando
– Signor direttore cercherò di fare del mio meglio, di migliorare…
– Sappi che se ti devo convocare ancora una volta per le medesime ragioni, sarà l’ultima!
– Sì, signor direttore…e uscì dalla direzione in un primo tempo alquanto affranto!
Ma poi poco a poco, in Dreswan riprese il sopravvanento la sua vecchia tendenza a voler avere ragione
a tutti i costi e ad accusare gli altri per le proprie manchevolezze e visto che “la brocca va talvolta alla
fonte finché si spezza”, continuando il trantran in cui si era incamminato con Nusalka che non mollava
“la sua preda”, avendole procurato un inaspettato godimento, dopo poco tempo Dreswan fu convocato
nuovamente dal direttore che gli comunicò l’espulsione senza possibilità di concessioni o ricorsi e
in termini più personali
– Mi dispiace caro Dreswan, ma ti avevo avvertito e lasciato anche il tempo per riprenderti, ma ci
siamo resi conto che ti abbiamo lasciato uno spazio senza esito, ragione per cui ci devi lasciare per
il prossimo fine settimana, quindi puoi rivolgerti alla segretaria che ti aiuterà a sbrigare le formalità.
Dreswan si alzò paonazzo e pur farfugliando alquanto, riuscì ad essere scortese e presuntuoso prima
di uscire sbattendo la porta
– Me ne infischio delle vostre decisioni e della vostra mediocre scuola, farò la mia grande carriera al
di fuori dalle vostre stupide e minuscole regole, dei vostri docenti miopi e incapaci e, forse un giorno,
quando sarò famoso, mi supplicherete di tornare ad insegnare nei vostri ranghi, ma scordatevelo,
non metterò più piede in questa latrina !
Il direttore, a ragion veduta, non aggiunse una sola parola, ma pensò di aver avuto perfettamente ragi-
one nell’espellere un simile personaggio !

10.
A cena, Preswan incontrò per la prima volta anche il padre di Illasia, uomo già attempato, al punto che
si chiese se il matrimonio con Sdroila non fosse che un matrimonio di convenienza, poiché da un lato,
e come gli aveva raccontato Illasia, la madre era di una antica e nobile famiglia, dall’altro lato di una
bellezza decisamente rappresentativa.
Però, osservando il loro rapporto durante la cena, Preswan ebbe l’impressione che ci fosse qualcosa di
più che semplice convenienza, perché i loro scambi esprimevano almeno un tenero affetto.
Ma la grande, impensabile sorpresa, avvenne durante la prima notte, quando qualcuno entrò nella sua
stanza e svestitasi tentò di stringersi a lui.
Era nientemeno che la madre di Illasia, al che Preswan sobbalzò mettendosi seduto e accendendo la lu-
ce
– Ma signora!
– Chiamami pure Sdroila…sai, mia figlia mi disse che non era mai stata così bene con qualcuno come
con te…e visto che mi piaci molto, ho pensato che forse…con mio marito c’è parecchio affetto, ma per
il resto…
– Cara signora…
– Soltanto Sdroila…ma Preswan insistette
– Cara signora, io sono innamorato di sua figlia e non potrei mai e poi mai venirle meno e per di più
con sua madre…mi deve scusare…anche se la trovo una donna eccezionale, non potrei neppure se non
fossi l’amico di sua figlia, per me una moglie è comunque…sacra!
– Da un lato mi fa molto piacere sentirtelo dire, dall’altro lato mi dispiace veramente perché speravo
che…e ora come rimaniamo?
– Se lei sta accennando alla mia discrezione, posso assicurarle che da me nessuno saprà mai nulla di
questo intermezzo, mi guarderei bene dal comunicarlo perfino e forse soprattutto ad Illasia!
– Te ne sono molto grata, perché altrimenti potrebbe rivelarsi addirittura drammatico…mio marito…
Illasia, no, no…devo proprio essermi lasciata trasportare da un forte impulso senza riflettere…devi
proprio scusarmi!
– Capisco benissimo…non si preoccupi, so mantenere un segreto!
– Vedo che non mi sono sbagliata sul tuo conto e tutto sommato, sono felice che tu sia l’amico di mia
figlia!
Infilò la trasparente camicia sul suo splendido corpo ed uscì silenziosa come era venuta, sotto lo sguar-
do ammirato di Preswan.

A colazione tutto si svolse normalmente, il giovane era disinvolto e non lasciava trasparire nulla dell’
accaduto e così pure Sdroila.
– Come hai dormito? gli chiese il padre di Illasia
– Grazie signore, molto bene…
– Chiamami pure Reelou…qui da noi ci diamo tutti del tu!
– La ringrazio signore…
– Reelou!
– Sì, d’accordo…
– E oggi che cosa pensate di fare?
– Pensavo di portarlo al laghetto per un buon bagno rinfrescante…intervenne Illasia a sua volta…
– Ottima idea…sono sicuro che gli piacerà…
E così, tra uno scambio alquanto superficiale e l’altro giunse il momento in cui Illasia propose a
Preswan la passeggiata al laghetto.
I due vi si tuffarono e in acqua si abbracciarono appassionatamente.
– Sai, nella darsena qui accanto, la casetta è molto ben attrezzata e ci si potrebbe passare un
momento indisturbati…
I due vi si recarono e passarono alcune ore intime molto calorose.
– Mi piaci molto…sussurrò Illasia
– E tu moltissimo…al che la giovane si strinse ancora più fortemente a lui…
– Sono felice di averti incontrato…
– Quindi puoi immaginarti benissimo ciò che provo io!
E Illasia si ristrinse ancora più insistentemente a Preswan in modo tale che i due, nonostante una
certa stanchezza, ripresero intensamente il loro scambio intimo, dopo di che
– Io credo che con te ci passerei la mia vita…
– A chi lo dici…aggiunse sentitamente Preswan.
Dopo di che, e aver perfino saltato il pranzo, si alzarono per tornare al castello, non senza essersi
tuffati ancora una volta nelle fresche acque del laghetto e dopo essersi asciugati
– Ho una fame tremenda…affermò Illasia…tu no?
– Eccome, è diventato tardi e abbiamo saltato il pranzo e forse anche la merenda, se tu la fai…

– Io no, ci tengo alla mia linea…e poi credo che spiluccare tra i pasti principali non sia molto
favorevole al nostro organismo…qualche anno fa ho letto un interessante libro di un vecchio medico
antralciano che affermava “di essere riconoscente a coloro che gli avevano insegnato sin da giovane,
di non mangiare tra i pasti principali” !
– Credo che sia  di un medico molto saggio, contrariamente alle mode che circolano attualmente e
che vogliono farci trangugiare cinque pasti al giorno anche se piccoli…così l’apparato digerente non
ha mai un momento di tregua!
Illasia annuì soltanto e i due si avviarono verso il castello.

11.
Nel frattempo Dreswan, rendendosi conto della sua sfrontatezza con il direttore, si sottopose ad una
lunga riflessione, mettendo seriamente in dubbio la cosiddetta vocazione per la pittura e decise che
probabilmente la miglior cosa da farsi sarebbe stata quella di rientrare a casa per concedersi un perio-
do in cui valutare le possibilità alternative per il suo futuro.
Ciò che comunque gli era chiaro sin d’ora, era il fatto che non voleva seguire la strada dei suoi genitori
e diventare un commerciante.
Detto, fatto…preparò le sue valigie e noncurante di lasciare Nusalka con l’amaro in bocca, partì da
Fruistone l’indomani, in direzione di Fierdorn.

A casa i genitori lo accolsero a braccia aperte e dopo aver sentito e approvato la sua decisione di abban-
donare la pittura, di lasciarsi un tempo per prevedere il suo futuro, sperarono vivamente che si decides-
se per collaborare con la loro impresa.
Ma non fu così, perché Dreswan dopo lunghe passeggiate nei boschi circostanti il capoluogo, decise che
molto probabilmente gli sarebbe giovato un periodo di studi universitari, per esempio in…filosofia, dal-
la quale si aspettava qualche aiuto per chiarire il suo percorso esistenziale!
I genitori ne furono turbati, ma consentirono perché in tal modo, il giovane avrebbe frequentato l’Uni-
versità locale, tanto da averlo vicino e poterlo seguire, sostenere e verificarne i prossimi passi.
Anche questi non diedero l’esito voluto e, dopo qualche semestre d’assaggio, il giovane cambiò facoltà,
iscrivendosi a lettere.
Di fronte a questa instabilità i genitori cominciarono a preoccuparsi seriamente e pensarono di propor-
gli una terapia, nella forma della “Psicoterapia della Realtà” del Dott. Glass. Ma Dreswan rifiutò catego-
ricamente
– Non ho bisogno di una psicoterapia, non sono pazzo…
– Non stiamo pensando che tu sia demente, ma vediamo che sei in difficoltà, che non sai bene da che
parte girarti, che cosa fare e che stai cercando un po’ a casaccio, senza punti di riferimento!
– Ho soltanto bisogno di tempo e la libertà di poter cercare…ho capito che non sono stato ancora in
grado di trovare e che sono alquanto disorientato, ma non preoccupatevi troverò…
– Noi pensavamo che un terapia avrebbe potuto aiutarti ad accorciare un po’ i tempi, che invece si
stanno prolungando!
– Se è perché non volete più mantenermi, ditemelo pure, che troverò una soluzione per diventare auto-
sufficiente…
– Non è questo il nostro problema, ma non vorremmo che il tuo tempo vada a concludersi in un pugno
di cenere!
Dreswan non capì bene questa differenziazione e decise invece di andare a lavorare da contadini, per
scoprire se magari la sua tendenza non fosse quella di essere molto concreto, di vivere più nella natura,
nelle esigenze del giorno per giorno, momento per momento, di più nella prassi quotidiana che in studi
e pratiche più o meno astratte, ideali !
Infatti era molto impegnato in ciò che faceva e il contadino che lo aveva accolto, era molto soddisfatto
delle prestazioni del giovane, al punto da fargli una strana proposta
– Quando portavi il latte alla Latteria Centrale del villaggio, sottostante alla mia fattoria, avrai notato
lungo il percorso un’altra fattoria…i
n quella fattoria e forse l’avrai pure osservato, vive le figlia unica
del fattore che, a mio parere è una gran bella ragazza, sana e robusta…perché non cercheresti di fre-
quentarla, visto che l’ho sempre osservata sola soletta e chissà…un giorno magari te la sposi e gestite
insieme la fattoria, che è bella, grande e da quanto mi risulta anche redditizia…
Dreswan rimase sbalordito dal suggerimento, però non lo fece capire al contadino, dicendogli semplice-
mente
– Ci penserò…
– Fallo, te lo consiglio…credo che non te ne pentirai…e così rimarrai per di più un mio vicino e se sarà
necessario ci potremo dare una mano per certi lavori impegnativi dove ci vogliono almeno quattro
braccia e magari anche due cervelli!
Da lì in avanti il giovane fu più attento quando passava vicino alla fattoria sottostante e scorgendo la
giovane, si fermava ogni tanto per scambiare con lei qualche parola a proposito del loro lavoro, della
vita nella fattoria e tant’altro.
Pur arrossendo ogni volta, la giovane sembrava molto incline a questi scambi, anche perché Dreswan,
da quanto questi poteva intuire, piaceva alla ragazza, tant’è che un pomeriggio
– Forse sai che nel prossimo fine settimana c’è una festa nel villaggio e vorrei chiederti se saresti
disposta di venire con me al Grande Ballo nella Piazza del borgo…
La giovane arrossì ancora più del solito e quasi balbettò
– Ver…rei volen…tieri, ma…devo chiedere a…mio padre!
– Se vuoi posso venire io a chiederglielo…così ci conosciamo pure!
– Oh sì, molto volentieri: mio padre è alquanto severo e solitamente non oso chiedergli un gran che,
perché ha l’abitudine di rifiutare quasi sempre le proposte e non soltanto di mia madre, ma anche
di gente dei dintorni, tant’è che ormai tutti lo conoscono in particolare sotto questo aspetto, anche
se sappiamo, io e mamma, che in fondo in fondo è soltanto un pochino un burbero benefico!
Dreswan si presentò un giorno al padre, mentre questi stava tagliando la legna.

12.
Al castello era l’ora di cena ed i due giovani fecero appena in tempo a prepararsi prima di mettersi a
tavola, sotto lo sguardo indagatore di Sdroila che squadrava in particolare la figlia come per carpirle
un qualche segreto su quella giornata passata al laghetto e un attento osservatore avrebbe forse potuto
intuire che era invidiosa della figlia e del rapporto con il suo compagno.
Ma questo ovviamente sfuggì a Reelou il marito, che si rivolse con simpatia a Preswan, un po’ secondo
le sue consuetudini
– Mi piacerebbe molto che tu ci raccontassi un po’ dei tuoi genitori e della loro impresa…
Sdroila, afferrando dove voleva arrivare
– Ma Reelou, stiamo vivendo un piacevole momento conviviale, non caricarci con le tue solite preoccu-
pazioni professionali!
– Cara signora, se non disturba gli altri, personalmente non mi infastidisce e rispondo volentieri alle
domande di suo marito…
– Va bene, ma ti ricordo che mi chiamo Sdroila e non signora…
– D’accordo…per quanto concerne i miei genitori, vorrei sottolineare dapprima che li ritengo dei
commercianti molto onesti e affidabili, oltre che essere dei genitori esemplari…
– Questo mi fa molto piacere…intervenne il padre di Illasia
– Il loro è un commercio di distribuzione di libri e cancelleria all’ingrosso, con clienti di rilievo in
tutta la nazione, in più gestiscono una cartoleria di fronte alla Posta Centrale del capoluogo.
Il loro grande desiderio è quello che mio fratello ed io riprendessimo la ditta al momento voluto,
ragione per cui mi trovo nell’istituto in cui ho avuto il grande piacere di incontrare la sua stupenda
figlia…
e qui vi fu una prolungata pausa con significativi sguardi da diverse parti…per prepararmi a
questo non facile compito, mentre mio fratello non ne vuole sapere…si è dedicato alla pittura, poi ha
abbandonato…si è iscritto a filosofia, poi a lettere e ora lavora da contadini nell’agricoltura intensiva…
– Interessante…ma potrebbe magari lavorare nella nostra fattoria che gestiamo attorno al castello…
– Ma papà!
– Bene, di questo forse ne riparleremo un’altra volta…e tu?
– Io pensavo di ampliare la cartoleria in modo molto particolare, perché il negozio attiguo al nostro
si è spostato in un’altra zona e i miei genitori, prudenzialmente hanno già acquistato i locali, così
pensavo di aggiungere alla cartoleria uno snack con qualche frullato e piatto vegetariano, una sezio-
ne dedicata a libri e dischi un po’ speciali, scelti da me personalmente, in modo che si potesse passare
liberamente da una sezione all’altra, senza dover uscire dal negozio!
– Vedo che hai una certa inventiva e mi piacerebbe averti tra i miei collaboratori…
– Ma papà, come corri…non ti sembra un po’ prematuro? Non abbiamo neppure finito gli studi…
– Sì, ma non ne avete ancora per molto e a me piace prevedere le mosse, un po’ come nel gioco degli
scacchi…
– Reelou, forse ti stai dimenticando che loro non sono come le pedine degli scacchi! intervenne decisa
la madre di Illasia, ma Preswan molto conciliante
– Però ne potremo sempre parlare, per quanto mi concerne, credo di essere aperto a possibili alterna-
tive…
– Vedi? fece notare Reelou rivolgendosi alla moglie, mentre Preswan riprese il discorso
– Però, anche se mi dispiace doverlo dire, per il momento non posso suggerire mio fratello per la sua
fattoria, perché mi sembra ancora troppo instabile ed è preferibile che trovi dapprima un assetto esi-
stenziale più sicuro!
Con la continuazione di questi scambi si concluse la cena e tutti furono invitati nel salone accanto per
proseguire la conversazione.

13.
– Buon giorno signor Diransi, posso parlarle un momento?
Il padre di Lesiliana lo squadrò attentamente e depose l’ascia
–  Certamente…
– Sono Dreswan, l’aiuto del fattore suo vicino…
– Lo so, e mi ha parlato molto bene di lei e che gli è di grande aiuto, piacere di conoscerla!
– Piacere tutto mio!
– Suppongo che non ti dia fastidio se ti do del tu, visto che potresti essere mio figlio…e di che cosa vor-
resti parlarmi?
– Vede, ma forse lo sa già, ho molta simpatia per sua figlia e ogni tanto ci scambiamo qualche pensie-
rino…e molto probabilmente sa pure che il prossimo fine settimana c’è una grande festa nel villaggio…
– Infatti, faccio perfino parte del Comitato organizzativo…
– Ho pensato che se lei lo volesse concedere, mi piacerebbe portare sua figlia al Grande Ballo!
Il signor Diransi fece una pausa, lisciandosi pensieroso la lunga barba…poi con una qualche esitazione…

– Ho l’impressione che sei un giovanotto per bene e, anche se non è nelle mie abitudini, visto pure che
me lo hai chiesto cortesemente, non vedo perché non dovrei concederlo…però che per le undici la ra-
gazza sia di nuovo a casa, non più tardi!
– Questo glielo prometto e la ringrazio moltissimo…
– Bene bene, ma ora devo continuare a lavorare…lo dirò a mia figlia…arrivederci!
– Grazie ancora, le sono veramente riconoscente!

Per la serata prevista Dreswan si presentò alla fattoria di Lesiliana e non poco fu il suo stupore quando
apparve la giovane: quasi elegante, vestita con gusto e perfino con i tacchi alti che davano risalto al suo
corpo ben forgiato.
Si salutarono in modo assai formale, ma non appena furono al di fuori dalla vista della fattoria, Dreswan
le mise il braccio attorno alla vita
– Sono molto contento che possiamo uscire insieme…in un primo tempo temevo che tuo padre non lo
permettesse, ma credo che avevi ragione di definirlo un burbero benefico…
– Anch’io sono molto felice e aspettavo con impazienza il fine settimana…così dicendo si appoggiò di
più a lui e così, scambiando del più e del meno quotidiano, giunsero nei pressi del villaggio.
– Ora sarà meglio che ci stacchiamo…non vorrei che qualcuno, magari esagerando…riferisca a mio
padre che ci ha visti abbracciati, addirittura baciandoci…rischierei di non poter più uscire con te…
– Sì, ma al ballo allora…non potremo stare vicini?
– Quello, secondo gli usi e costumi, è un’altra cosa e puoi stare certo che allora mi rifarò!
– Ah!…non riuscì che ad esclamare Dreswan.

Così fecero, ma durante il ballo il giovane sentì come Lesiliana si stringeva vieppiù a lui appoggiando
fortemente l’addome contro il suo, che non rimaneva senza reazione, finché dopo un po’ , lei si staccò
improvvisamente affrettandosi verso l’uscita.
Dreswan la seguì immediatamente
– Scusami…che cosa succede…ho fatto qualcosa che ti ha urtato?
– Ma no, no, al contrario…ma non potevo permettermi di giungere…e qui esitò un momento, poi sus-
surando…a provare piacere in pubblico!
– Ah!.. fece di nuovo Dreswan, ma questa volta vi traspariva la sua contentezza di essere stato deci-
samente di gradimento per la giovane, e di avere provocato una certa attrazione.
– Spero che non mi prendi per una facilona…qualcosa del genere non mi è mai successo…semmai
mi scuso e spero che non te la sei presa a male!
– Ma che dici? …al contrario anche tu mi piaci molto e sono contento di non averti contrariata!
Per un attimo, dimentica del pubblico, che però era alquanto fuori mano, Dresiliana gli saltò al collo
e riuscì a dargli qualche bacio sulle guance.
– Mi piaci veramente molto e spero che ci possiamo rivedere…
– Da parte mia senz’altro!
In Dreswan si fece strada un sentimento di cui, fino a quel momento, non aveva veramente preso co-
scienza, ossia una profonda gioia…perché qualcuno sembrava desiderarlo, volergli bene in modo ge-
nuino, senza mezzi termini!
Però le sorprese non erano concluse…

– Andiamocene, tanto è presto, abbiamo ancora parecchio tempo fino alle undici…così dicendo Lesi-
liana si avviò in direzione di casa sua…
– Ma dove stai andando?
– Se andassimo a casa per ritirarci e starcene tranquilli nel fienile?
Dreswan capì ovviamente l’allusione…
– Ma tuo padre?
– In queste occasioni sta con la mamma, poiché ambedue sono nel Comitato organizzativo, tornano
sempre molto tardi, per concludere anche formalmente la serata.
Così i due avanzarono di buon passo verso la fattoria raggiungendola in breve tempo, dirigendosi verso
il fienile, non senza che la giovane avesse prima cercato una coperta in casa.
Non appena entrati si abbracciarono appassionatamente e successe ciò che doveva succedere a due cor-
pi giovani e vigorosi.
Lei gli fece scivolare discretamente un preservativo tra le mani
– Da dove l’hai preso?– A mio padre…
– Ma non se ne accorgerà?
– Ne ha tanti nel suo tavolino da notte…Dreswan però esitò un attimo
– Ho sentito dire che, come protezione, il preservativo non era sufficiente e che doveva essere accom-
pagnato da una barriera chimica, per esempio sotto forma di un gel…o una pastiglia in regioni parti-
colarmente calde…
– Mai sentito dire…e Lesiliana non vi si attardò, svestendosi e buttandosi a corpo perso su Dreswan.

Per un prolungato momento i due si diedero alla pazza gioia, ma poi lei si fermò…
– Che cosa succede?
– Sento qualcosa di umido dentro di me…
Dreswan si ritrasse e i due dovettero constatare allibiti che il preservativo presentava una fessura.
Lei si alzò immediatamente, mise il vestito e si avviò verso l’uscita del fienile
– Temo che quel tuo “sentito dire” potrebbe avere ragione…vado a lavarmi, spero che non succeda
nulla di ciò che…tu riassetta il fienile e la coperta, per favore riportamela in casa…poi rientra…
ci sentiremo domani e nei prossimi giorni…
Dreswan rimase sbalordito dal sangue freddo che dimostrava Lesiliana, eseguì quanto richiesto e
rientrò con sentimenti intensi per la giovane, ma molto preoccupato!

14.
Le vacanze dei due continuarono senza eventi particolari e il loro legame si consolidò maggiormente
di settimana in settimana, mentre Sdroila non vedeva di buonocchio le notti che la figlia passava nel-
la stanza di Preswan, che spiava compulsivamente, sempre invidiosa di quella intensa relazione, per-
ché stranamente avrebbe voluto lei trovarsi al posto della figlia, anche se in fondo si vergognava di
questa sua attrazione per il giovane, fatto che non le era mai successo prima con altri compagni ve-
nuti in vacanza, mentre  tra loro c’erano dei giovani bellimbusti, anche molto attraenti!
Ma da donna matura, riuscì a non far trasparire nulla, mentre Preswan, come promesso, rimase
muto come una quercia a vantaggio di tutti quanti, visto che in fondo non era successo nulla di ve-
ramente compromettente.
Reelou riprese ancora occasionalmente il suo discorso preferito e rivolgendosi nuovamente a Preswan
durante una cena
– Sai, ho pensato al progetto a cui hai accennato e mi sono detto che era un’ottima idea e anche
originale, che in fondo lo si potrebbe integrare nella nostra impresa di famiglia, magari con delle
succursali in cittadine di una certa importanza, ovviamente con il nostro contributo finanziario!
– Ma papà…intervenne di nuovo Illasia…come corri, non potresti lasciarlo un po’ in pace…siamo
ancora in vacanza…
Ma di nuovo Preswan dimostrò il suo tatto diplomatico
– Certamente…si tratta di una proposta interessante, alla quale non avevo pensato, ma ritengo
che al momento voluto potremo parlarne più concretamente e dettagliatamente.
– Vedi figlia mia, ho talvolta l’impressione che non mi prendete abbastanza sul serio tu e mamma…
ma quello di progettare e realizzare è il mio mestiere, che d’altronde vi fa vivere agiatamente!
– Caro papà questo lo sappiamo, pensavo soltanto che non fosse il momento per parlarne…
– Sai tesoro, io suppongo che ogni momento possa essere favorevole quando si tratta di essere
creativi e non vedo perché pure durante le vacanze non lo si possa essere…
– Cara Illasia, anch’io sono di questo parere e non mi sento disturbato dalle proposte di tuo padre,
anzi…
aggiunse Preswan, senza con questo voler guadagnare punti nell’apprezzamento da parte di
Reelou, mentre Illasia afferrò la sincerità nell’affermazione del giovane
– Va bene, ho capito, volevo soltanto difendere le nostre vacanze!
– Ma sono state bellissime e ringrazio tutta la tua famiglia di avermi offerto questa straordinaria
opportunità!
Reelou e Sdrolia invece e all’unisono, pensarono e sperarono che questo potesse veramente diventare
il loro genero.
La coda delle vacanze si concluse in armonia e Preswan, ma questa volta in particolare anche Illasia,
si staccarono con difficoltà da quel luogo così accogliente per rientrare in Istituto, pur apprezzando
molto quest’ultimo per la sua elevata qualità formativa.

15.
Dopo quell’evento, sia Dreswan che Lesiliana, si consultarono ripetutamente nei prossimi giorni,
con una tangibile tensione, pur mantenendo il loro rapporto di vicinanza, fino al giorno in cui la
giovane pregò Dreswan di trovarsi il più presto possibile nel loro punto d’incontro abituale.
– Sono incinta, non c’è alcun dubbio…e ora che cosa facciamo?
– Tu che cosa vorresti?
– Da noi non c’è spazio per la parola “aborto” e francamente anche se vi fosse questa opzione,
non vorrei…è anche una tua creatura che ha preso il suo inizio e io…ti amo!
Dreswan alla parola “amore” rimase sbalordito e si rese conto che questi erano i sentimenti che
provava per lei e si azzardò per la prima volta ad utilizzare questa parola che continua a fare il giro
del mondo, spesso poco capita e realizzata veramente da chi la pronuncia.
– Se non sbaglio vorresti tenerlo e lo desidero pure io, perché anch’io…esitò un momento come se
fosse incapace di pronunciare
ti amo…parlerò con tuo padre e se sei d’accordo, gli dirò che desidero…sposarti!
Questa volta fu Lesiliana ad essere stupita…ma non esitò a lungo per cadergli tra le braccia ricopren-
dolo di baci
– Come sono contenta…come sono contenta…sono proprio felice…
trasmettendo l’intenso entusiasmo anche a Dreswan.
– Chiedi a tuo padre se è disposto a ricevermi questa sera, perché vorrei parlargli per fargli una
proposta…
– Oh sì, quanto mi piace l’idea di diventare tua moglie…anche se siamo giovani…lo desideravo
tanto in cuor mio, ma non ci speravo…puoi stare certo che non ti deluderò…
– Ma potrei deluderti io…
– Non credo proprio!…ma scusa un’ultima cosa…da chi hai avuto quel suggerimento della “barriera
chimica”?…se ho capito bene!
– È stato nella Maternità di un Ospedale della capitale, dove c’è un centro di consulenza per il pubbli-
co e dove ero stato per essere informato sui diversi metodi utilizzati e le corrispondenti controindica-
zioni…ed è lì che davano questo suggerimento!
– Ma allora…?
– Non l’avevo previsto, non mi sono premunito e mi sono lasciato travolgere dalla passione!

Il signor Diransi ricevette Dreswan con piacere e gli servì il suo miglior mosto.
– Spero che tu possa gradire, l’ho ricavato con cura da un miscuglio delle mie pere e mele…ma dimmi,
di che cosa vorresti parlarmi?
Dreswan cominciò molto esitante, non senza qualche timore di fronte a quel uomo che lo squadrava in
modo alquanto inquisitorio, mentre Lesiliana se ne stava in un cantuccio a testa bassa.
– Sa signor Diransi, forse avrà già capito che voglio molto bene a sua figlia, sentimenti che lei ricam-
bia…
– Sì, credo di averlo intuito…ma continua…
– Ecco, devo confessarle che ultimamente ci siamo lasciati andare e abbiamo avuto…un rapporto…
intimo…
Il volto del padre si oscurò notevolmente e senza mezzi termini
– Mi stai forse dicendo che l’hai messa incinta?
– Sì signor Diransi, proprio così!
Questi si alzò e cominciò a girare per la stanza come un felino in gabbia, lanciando sguardi fulminei
sia verso la figlia che il giovane…
– E ora?
– Vorrei chiederle di poterla sposare!
L’uomo si sedette alquanto rasserenato
– Ma siete molto giovani…anche se lei, almeno legalmente, è ormai  matura…
– Tanto da poter creare una bella famigliola…fu l’immediata risposta di Dreswan, mentre il padre si
stava di nuovo lisciando pensoso la sua lunga barba.
– E dove abiterete?
– Ma padre, la casa è grande, non potremo stare qui con voi?
– E Dreswan, che farà?
– Ma se lei è d’accordo collaborerei molto volentieri nella sua  fattoria, per la quale, almeno così cre-
do, un aiuto in più potrebbe essere utile, ampliando magari un qualche settore di vantaggio per tutti
noi!
Lesiliana fu sorpresa della tempestività con la quale Dreswan era pronto a fronteggiare il padre anche
con dettagli di cui non avevano mai parlato.
– Oh sì papà…forse era la prima volta che non lo chiamava padrenon trovi che sarebbe bello, tutti
quanti sotto il medesimo tetto e con un nipotino o una nipotina e poi magari altri ancora?
Il signor Diransi si sentì  messo alquanto alle strette da tante nuove prospettive e cercò di difendere la
sua posizione paterna…
– Ma Dreswan, hai già parlato con i tuoi genitori?
– Non ancora, ma non si preoccupi, come li conosco, da parte loro non ci saranno difficoltà, anzi
saranno felici della buona notizia e penso anche che si assumeranno volentieri gli oneri del matrimo-
nio!
– Ah!…fece il padre, provando un certo sollievo all’idea che non avrebbe dovuto affrontare spese che lo
preoccupavano in anticipo e il suo tono di voce si fece più conciliante rivolgendosi a Lesiliana come per
essere completamente sicuro e nascondere il suo imbarazzo
– Ma tu saresti d’accordo con tutto ciò?
– Certo papà, ne sarei felicissima, credo che sono la prima ad esserlo!
– Allora va bene…pur esitando ancora…sono d’accordo!
E probabilmente per la prima volta nella sua vita, Lesiliana gli mise le braccia al collo, baciandolo sulle
guance
– Grazie papà, grazie…senza il tuo consenso sarei infelice!
Atteggiamento e affermazione che il padre seppe apprezzare, ma secondo le sue consuetudini, senza
manifestarlo.

16.
Illasia e Preswan raggiunsero l’Istituto, conclusero i loro studi, mentre l’intensità del loro rapporto
rimase immutato.
Approfittando di un fine settimana prolungato, durante il periodo terminale degli studi, il giovane
presentò Illasia ai genitori, come la duchessina di von Formenstratt che venne accolta in ogni modo
a braccia aperte, per quanto già raccontato precedentemente ai suoi .
Illasia però e in disparte, gli rimproverò di averla presentata in quel modo
– Non ti ricordi del discorso già fatto con Falkran l’autista?
– Sì, ti prego di scusarmi…ho ceduto al desiderio di fare impressione ai miei genitori…
– Va bene, ma che non succeda più!
– D’accordo, te l’assicuro!

Con i genitori iniziarono a discutere i loro progetti e Illasia trasmise loro una proposta del padre,
affinché potessero riflettervi e, nel caso di una loro adesione di principio, per incontrare poi Reelou
e attualizzare pure formalmente le sue intenzioni, già accordate preliminarmente con Preswan.
Era indubbiamente un’idea di ampio respiro, che consisteva nella realizzazione di quanto già
abbozzato durante le vacanze passate nel castello , però con una qualche aggiunta di non lieve fattura.
In breve: la proposta consisteva nella realizzazione e diffusione successiva in tutto il paese del modello
abbozzato da Preswan della cartoleria-snackbar-libreria, catena gestita sia  da Illasia che da Preswan
sotto il cappello congiunto dei Formenstratt, ma pur sempre con tre opzioni:
la prima che i genitori di Preswan vendessero la loro impresa per investire il ricavato nel progetto,
la seconda che diventassero i fornitori della catena, ampliando per esempio maggiormente il venta-
glio delle loro forniture,
la terza e meno desiderata, che i genitori di Preswan continuassero come per il passato con la gestio-
ne della loro ditta, mentre i due giovani si occupavano della catena, ma sotto l’ombrello finanziario
esclusivo dei Fromenstratt.
In un primo tempo i genitori del giovane rimasero muti, quasi senza fiato, sommersi da sentimenti
ambivalenti, poi si ripresero poco a poco e, quasi all’unisono
– Sapete…non è cosa da poco…dobbiamo pensarci accuratamente, prenderci il tempo necessario
per valutare il pro e il contro…è veramente un progetto inaspettato, forse maggiore delle nostre
possibilità, ma comunque delle nostre abitudini di vedere gli affari in un’ottica molto più ridotta!
– Certamente mamma, papà, nessuno vi fa fretta…pensateci tranquillamente…
– Infatti mio padre non si aspetta una risposta dal oggi al domani, prendetevi tutto il tempo neces-
sario…e vorrei aggiungere che, vista l’ampiezza del castello di Fromenstratt, un giorno potreste
anche abitare con noi!

E come se non bastasse, da ciel sereno, i due espressero pure il desiderio di sposarsi in breve, non
fosse che per proseguire congiunti anche il loro percorso lavorativo, senza pertanto cadere in una
situazione di opportunismo, come magari si era tentati di pensare superficialmente in un primo
tempo, mentre il loro legame era forte e sincero, attraversato da un intenso vissuto di affetto!
Alla fin fine i genitori di Preswan erano allibiti, ma si proposero di non decidere affrettatamente
per un sì o per un no, vista l’importanza delle prospettive, tutte inaspettate.
Conoscevano l’idea di Preswan d’ampliamento della cartoleria, ma ritenevano che si trattasse di
una realizzazione locale, limitata alla loro cittadina.
Avevano pensato pure ad una unione duratura possibile tra i due, ma il tutto in così breve tempo
era quasi troppo, però non lo diedero ad intendere, rallegrandosi per la loro decisione di sposarsi.
– E dove avete deciso di consacrare l’unione?
– Nel nostro castello, dove c’è pure un luogo di culto per la funzione religiosa…ed è ovviamente
sottinteso che sarete i nostri ospiti!
Illasia fece appena in tempo a concludere con l’invito, che squillò il telefono.

17.
Il padre di Preswan tornò poco dopo aver staccato il ricevitore
– Non lo crederete mai, sapete chi ha telefonato?
– Suppongo mio fratello…
– Sì, ma indovinate anche dove si trova?
– Come lo conosco, sarà appena arrivato in stazione…
– Però non indovinerete mai con chi è arrivato!
Qui tutti tacquero un momento, poi Preswan azzardò
– Scommetto che è venuto con sua moglie, sarebbe tipico di Dreswan, quello di metterci di
fronte a dei fatti compiuti senza avvisarci!
– No, non ancora, ma vuole presentarci la sua fidanzata…
A parte Preswan tutti si guardano meravigliati e incuriositi e il padre, rivolgendosi al giovane
– Suvvia, andiamo a cercarli…

I due partirono, mentre gli altri si persero in considerazioni e congetture.
Dopo non molto furono raggiunti da Dreswan e Lesiliana, ritrovandosi in un bel sestetto, formato
da tre coppie e, dopo i soliti convenevoli, fu la madre dei gemelli che, almeno questa volta, si fece
sentire in modo particolare
– Non sapete quanto sono felice di vederci tutti riuniti, con delle notizie così rallegranti…è tutto
inaspettato, ma così straordinario, soprattutto per questa per così dire quasi inverosimile coin-
cidenza…
– Si chiama “sincronicità”, almeno così è stato definito questo tipo di fenomeno da uno psichiatra
svizzero…
intervenne Dreswan
– E come fai a conoscere questo termine?  volle sapere Preswan
– Se ne è parlato nei corsi di filosofia a proposito dei nessi causali, quando ero iscritto all’Univer-
sità ed è un fenomeno che mi ha colpito, perché consiste tra l’altro in situazioni simili alla nostra,
che coincidono ma senza un nesso causale, difficili da spiegare come per esempio questo nostro
incontro odierno…in cui siamo venuti a presentare le nostre fidanzate senza averlo saputo in an-
ticipo!

La prima ad essere stupita fu Lesiliana, che rimase ammirata di fronte all’aspetto intellettuale ri-
guardante suo futuro marito e che non conosceva ancora.
– Sì, però non dimentichiamo che siamo pur sempre dei gemelli monozigoti…intervenne quasi
immediatamente Preswan
– Certamente, però dovrai riconoscere che è strano ugualmente, anche se siamo dei veri gemelli…
siamo qui nel medesimo periodo con le nostre fidanzate, di cui né i nostri genitori, né noi sapeva-
mo proprio niente!
– Concordo…dissero contemporaneamente Preswan e Illasia.
Però Lesiliana volle sapere
– Psichiatra svizzero hai detto, che sarebbe? e Dreswan rispose pacatamente, senza darsi arie e
senza far sentire alla giovane le lacune cognitive
– In breve, uno psichiatra è un medico che si occupa dei problemi psichici, in particolare delle
malattie mentali, con diritto alla prescrizione di psicofarmaci…mentre la Svizzera è un piccolo
paese molto lontano e se non sbaglio, credo anche che sia stata la prima democrazia al mondo.
– Confermo…aggiunse Preswan…ne abbiamo parlato nei corsi di politica ed economia…ho avuto
l’impressione che si tratta di una piccola nazione esemplare…magari ci si dovrebbe andare una
volta…forse per il viaggio di nozze!

Nei prossimi giorni il clima familiare continuò ad essere alquanto gioioso, il legame tra i due fratelli,
che non si erano più visti da parecchio tempo, si rinsaldò, mentre Lesiliana e Illasia, anche se quest’
ultima di un ambiente socioculturale ben diverso, stabilirono una relazione del genere sorelle d’ele-
zione, forse perché ad ambedue era mancata in passato la sorella pertanto desiderata.
Si accordarono sulle possibili date dei matrimoni, i genitori assicurarono a Dreswan il sostegno
finanziario da lui sperato e promisero ad Illasia che avrebbero dato, a breve termine, una risposta
alle proposte avanzate da Reelou.

Nei prossimi tempi, anche se da considerare come eccezionali, gli eventi si svolsero come previsto
senza impedimenti particolari e la vita dei fratelli si svolse per la soddisfazione di tutti anche se in
modo molto diverso e soprattutto per Dreswan e i suoi genitori, in modo completamente inaspettato.
Il fatto che si dedicava alla vita rurale, li mise in imbarazzo in un primo tempo, ma poi si fecero all’
idea che, la soluzione trovata dal figlio, lo aveva reso felice e produttivo, non era da meno di qualsiasi
altro percorso, offuscando anche i loro desideri di vederlo come collaboratore della loro ditta, oppure
come pittore famoso, addirittura professore di filosofia !
Con Preswan invece, i loro progetti, anche per l’intervento di Reelou e l’insistenza di Illasia, si
modificarono sensibilmente.
Vendettero la loro ditta, parteciparono al finanziamento della catena ideata dal giovane con l’esten-
sione proposta da Reelou e si trasferirono nel castello dei Formenstratt, occupandosi dei loro nipotini
e visitando periodicamente la famigliola di Dreswan che, anno dopo anno aumentava di numero,
grazie alla prolificità di Lesiliana, alla quale quella di Illasia, quasi come se le due fossero in compe-
tizione, non venne molto meno…
Tutti però speranzosi che la ricca progenie potesse un giorno difendere gli interessi delle loro imprese,
pur consapevoli che, contrariamente alle aspettative, ognuno può e perfino deve percorrere vie non
previste e-o desiderate dai genitori !

Fine del racconto                                                                                                                 So long, I am around…

                                                                              *      *      *

Ritrovo di un gruppetto di chiacchieroni:
– Un momento…
– Non manca la morale del racconto?
– Perché, ci deve proprio essere?
– Per nulla, mai stato obbligatorio
– E allora…?
– Suvvia, improvvisiamone una…
– Ma chi la improvvisa?
– Forse io potrei…vediamo un po’…
“È preferibile che i genitori non proiettino sui loro figli, gemelli o no, adottivi o no, i
loro desideri,
le loro aspettative professionali o altre, qualsiasi e quanto elevate
possano sembrare!”
…contenti?
– Contenti? ma chi ti credi di essere?
– Nessuno…
– Sì, ma allora perché offendi i genitori?
– Li ho offesi?
– Chiedi loro e vedrai! pensi che quanto hai sentenziato non lo sappiano già?
– Lì avrei non pochi dubbi…
– Vedi? sei sempre il solito saputone!
– Io saputone?
– Sì, sì, proprio tu…vuoi sempre far loro la morale!
– Ma…
– Niente ma…però smettiamola, altrimenti ci mandano tutti quanti a quel paese!
– A quale paese?
– Basta, finiamola qui!
– Hai perfettamente ragione…

Per fortuna il gruppetto si è poi disperso…!                                                                 Fine definitiva!


 

 

 

 

About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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