II. “IL COMPLESSO DELLA TORRE DI BABELE”
Premessa
“Se all’idea di libertà
non si antepone l’umiltà
con l’accettazione dei nostri limiti,
si rischia di cadere nella dismisura e nell’
illusione dell’onniscienza e dell’onnipotenza…”
1. Nucleo tematico:
BABEL (in ebraico) = luogo dove cercarono di elevare la Torre verso il cielo, in senso figurato verso la divinità, o meglio: la torre che ambisce raggiungere “Dio”, portare l’uomo ad essere come “Dio”, di uguagliare la potenza di cui dispone nell’Universo, di poter fare ciò che pare e piace in modo illimitato, in parole povere e tecniche che al tempo stesso si può definire, anticipando il verdetto finale, supper-giù l’equivalente di “Paranoia” :
ossia tendenza alla megalomania, al delirio di grandezza, che porta soltanto al BILBUL (ebraico), ossia alla disorganizzazione, alla confusione, al caos, al disordine, all’alienazione dalle leggi naturali e universali, quindi alla psicosi collettiva, evento di cui spesso le collettività non si rendono neppure conto, così come un mentecatto non si rende conto di esserlo!
2. Dapprima il racconto del Vecchio Testamento “Genesi 11, 1-9”
(pag. 8, traduzione di Giovanni Diodati Lucchese, 1576-1649):
1 “Or tutta la terra era di una favella e di un linguaggio.
2 Ed avvenne che, partendosi gli uomini di Oriente, trovarono una pianura nel paese di Sincar, e quivi si posarono.
3 E dissero l’uno a l’altro; or su facciamo dei mattoni e cociamoli col fuoco. I mattoni adunque furono loro invece di pietre, e il bitume invece di malta.
4 Poi dissero: Or su, edifichiamoci una città, ed una torre, la cui sommità giunga fino al cielo, ed acquistiamoci fama; che talora noi non siamo dispersi sopra la faccia di tutta la terra.
5 E il signore discese, per vedere la città e la torre che i figliuoli degli uomini edificavano.
6 E il signore disse: Ecco un medesimo popolo ed essi tutti hanno un medesimo linguaggio, questo è il cominciamento del loro lavoro; e d’ora in poi nulla impedirebbe loro di fare tutto ciò che hanno disegnato di fare.
7 Or su discendiamo e confondiamo ivi la loro favella; acciocchè l’uno non intenda la favella dell’altro.
8 E il signore li disperse di là sopra la faccia di tutta la terra; ed essi cessarono di edificare la città.
9 Perciò fu nominata Babel; perciocché il Signore confuse quivi la favella di tutta la terra, e disperse coloro di là sopra la faccia di tutta la terra.”
* * *
3. Se nel complesso di Adamo ed Eva l’impostazione del problema sembra ruotare prevalentemente attorno all’aspetto individuale e cognitivo, nonché ad un evento di trasgressione, essendo stata infranta la prescrizione indirizzata al singolo di non toccare ai frutti dell’ albero della Scienza del Bene e del Male, per non divenire edotto come la divinità.
Detto diversamente: per non trasgredire i propri limiti, assumendo ruoli che non competono all’essere umano, e in ciò il racconto si apparenta nell’essenza a quello del mito di “Lucifero”, in cui “il portatore della luce”, si potrebbe dire per ignoranza, presume, pretende, s’illude di essere “la luce”, ragione per cui si ritrova ridimensionato, “punito” nei bassi fondi della sua coscienza (c’è chi direbbe probabilmente del “subconscio” o “inconscio”, va a saperlo!), ma con l’occasione di ristabilire un’adeguata collocazione dell’essere umano, “vicino all’humus” e non nella “stratosfera immaginativa e megalomaniaca”.
Per inciso: mi rendo conto che ho messo l’accento sull’ignoranza e, se non mi sbaglio, nel Buddismo (credo anche nel suo prolungamento giapponese dello Zen), l’ignoranza corrisponde a un abbaglio, a un’illusione a un accecamento, cui vanno soggetti i nostri sensi nella valutazione della realtà assolutizzandola, vista e interpretata soltanto in modo parziale, frammentario e non globale!
Ricordo l’allegoria di Mawlana Rumi, dello “Specchio della Verità che cadendo dal cielo si frantumò…” (vedi in questo blog l’inizio della Monografia “Accendere e spegnere la luce”).
Qui sembrerebbe che si tratta innanzi tutto di una trasgressione fattiva, concreta (operativa), non imposta dall’esterno, ossia quella che comporta il desiderio di poter agire spontaneamente come la divinità, ma a partire dal presupposto di un’unità collettiva umana che inoltre utilizza “mattoni e bitume” per costruire una “Torre” (ricorda l’evangelico “costruire una casa sulla sabbia”!), che potrebbe significare che i mezzi a disposizione (i limiti) non sono sufficienti per la “costruzione di una Grande Opera” (ovvero per l’Edificazione dell’Essere Umano: opera interiore e comportamentale, più che “ingegneristica e architettonica”!)
Infatti ci viene detto sin dall’inizio:
“Or tutta la terra era di una favella e di un linguaggio…”,
enunciato che sembra descrivere l’unità iniziale della compagine umana, non ancora coinvolta nei processi di splitting, di scissione, alienazione, causata probabilmente e soprattutto dalla presa di coscienza primitiva, di un Bene e di un Male a carattere scisso (e non complementari come andrebbero visti), in modalità isolata, assoluta, tipica del pensiero infantile (che vede la “pars pro toto”, la parte per il tutto) quindi non riesce ancora, per mancanza d’informazioni ed esperienze, a relativizzare eventi e differenziare le svariate categorie esistenziali: queste due ultime facoltà essendo solitamente segno di maturità e non di egocentrismo infantile!
Quindi anche il progetto di “una Torre la cui sommità giunga fino in cielo”, fatto con elementi subordinati “mattoni e bitume”, invece “di pietre e malta”, questi ultimi più consistenti, solidi, sicuri, progetto nato da un atteggiamento, da uno sfondo superficiale, ambizioso e anche vanitoso: “acquistiamoci fama…” (è sempre ancora il “Regno della Lonza” dantesco, vedi il 1° complesso), dall’altro lato timorosi della dispersione: “talora noi non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra”, costante paura dell’uomo per rapporto all’espulsione dei clan, all’esclusione dai gruppi in senso lato.
Sì, perché è abbandonato nell’Universo un po’ come un orfanello, ragione per cui non bastano dei genitori, una famiglia, una patria e un governo, delle alleanze internazionali (d’altronde non di rado frantumate), per togliergli questa insicurezza. Forse perché in fondo è smarrito, perso in questo Universo senza fondo, dalla molteplicità delle manifestazioni percepite dai propri sensi come separate le une dalle altre e non integrate in una Unità indivisibile, stracolma di indispensabili, irrinunciabili complementarietà!
Da lì, da quell’insicurezza funzionale dell’esistenza, proviene probabilmente questo anelito verso “il Cielo” (la Torre verso la “Divinità”), l’illusoria ricerca del “Padre”, il raggiungerlo ed eventualmente perfino trascenderlo, affinché ciò possa infondere le “Certezze”, che le instabili contingenze del quotidiano non possono concedere!
Il tranello risiede molto probabilmente nel fatto che gli esseri umani s’immaginano di poter raggiungere la “Sicurezza” (tutto sommato uno stato interiore), con delle aspirazioni e delle realizzazioni esteriori, qualsiasi ordine di grandezza, levatura possano raggiungere e che oggi come oggi si traduce in particolare nel fatale termine di “Progresso”, magari considerato come illimitato!
E ci si può chiedere seriamente:
– Ma progredire in che cosa, verso che cosa e fino a quando?
Qualcuno saprebbe darmi una risposta? Non credo, almeno non una risposta sensata, che regga a delle considerazioni un po’ critiche, ma sostanziose che non si perdono nelle solite “false giustificazioni”!
E con ciò l’insicurezza, l’incomprensione (uno stato d’instabilità), non fa che aumentare e le “diverse favelle” , i diversi punti di vista dell’egocentrismo non fanno che aumentare, creando disunione, dispersione!
Ed ecco che torniamo pure al concetto di “Paradiso perduto” che abbiamo già incontrato nel complesso di Adamo ed Eva!
È il vissuto di Unità, di Coesione che può dare Forza e Sicurezza!
L’antidoto? L’Illuminazione e la Liberazione: fenomeni preziosi per certe filosofie, certe culture orientali: la prima avente la funzione di portare Luce nell’apprezzamento della Realtà, la seconda di liberarci, sbarazzarci susseguentemente dalla “zavorra mentale ed esistenziale”, dalle interpretazioni parziali o addirittura false!
Ed è quando si è riportato “la Fontana al Centro del Villaggio”, si è ristabilita l’Unità, allora “le favelle” ridiventano comprensibili, perché il “linguaggio” è di nuovo allineato con la Realtà e non con le illusioni separative dovute alla megalomania, ossia a quando “ci si prende per l’ombelico del mondo”!
N.B. Le “psicosi” e questa ne è una di loro, rappresentano solitamente uno stato di scissione, di estraniazione per rapporto alla realtà e con loro, sia a livello individuale che collettivo, il ben-essere decade negli stati inferiori dell’essere umano (l’Inferno!), o detto diversamente e ricongiungendoci alla narrazione biblica:
La Torre, con le assurde ambizioni e illusioni delle genti “crolla”, creando la conseguente dispersione e reciproca incomprensione, insomma in cui non ci si capisce più e dove primeggiano suscettibilità, pregiudizi, malintesi, manipolazioni, prevaricazioni, inganni:
l’egocentrismo, carente d’umiltà non unisce ma separa, allora e tuttora
So long, I am around…
Fine della seconda Monografia sui Complessi
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