III. IL COMPLESSO DI SODOMA E GOMORRA
Premessa
“Se all’idea di libertà
non si antepone quella della disciplina,
dell’autocontrollo,
si rischia di cadere nella lascivia
e infine nelle tendenze lesive e autolesive…”
1. Nucleo tematico:
nella narrazione biblica, troviamo da un lato l’aberrazione, la perversione, l’illusione della libertà comportamentale per così dire totale, dove si crede di poterci muovere a piacimento, magari senza doverne subire le conseguenze (auto- e allodistruttive soprattutto sul lungo termine), dall’altro lato lo spiraglio per un principio di “non-attaccamento” alla suddetta tendenza, ossia alle forme esistenziali perverse, per evitarne la “cristallizzazione” (e diventare “la statua di sale”), con la fissazione al passato (“il voltarsi indietro” e/o regredire), che impedisce la maturazione evolutiva necessaria per il ben-essere (“il guardare avanti”, procedere), sia per il singolo che per la collettività.
Ma vi incontriamo pure il problema del “negoziato, dell’indulgenza, della tolleranza”, ovviamente con i limiti impliciti sia nella loro natura che nello stato situazionale.
N.B. Per inciso, credo che dobbiamo essere prudenti nel voler interpretare questa narrazione della decadenza riferita unicamente e semplicisticamente alla sfera sessuale, come spesso succede: “omosessualità e zooerastia, o zoofilia”, vale a dire il rapporto sessuale dell’essere umano con degli animali, ma di attribuirla ad uno stato di depravazione generale!
Ecco l’inizio del racconto dell’Antico Testamento a partire da Genesi, 18/20, mentre chi è interessato, continui a leggere la parte rimanente nello stesso testo, vedi pure il 19° capitolo, fino al paragrafo 38 compreso, sempre nella traduzione di
Giovanni Diodati, Lucchese, 1576 – 1649, prof. di ebraico a Ginevra, nell’Accademia di Calvino.
Testo stampato a Roma nel 1946.
N.B. I numeri, riferiti alla Bibbia, valgono anche per altre edizioni…:
18/20 Il Signore adunque disse: – Certo, il grido di Sodoma e Gomorra è grande, e il lor peccato è molto grave.
21 Or io scenderò e vedrò se son venuti allo stremo, come il grido n’è pervenuto a me; e se no, io lo saprò.
22 Abrahamo (il “nobile per eccellenza, il sublime padre di una stirpe”) stette ancora davanti al Signore.
23 …si accostò e disse: – Faresti tu pur perire il giusto con l’empio?
24 Forse vi son cinquanta uomini giusti dentro a quella città; li faresti tu eziandio perire? anzi non perdoneresti tu a quel luogo per amor di cinquanta uomini giusti, che vi fossero dentro?
25 Sia lungi da te il fare una cotal cosa, di far morire il giusto con l’empio, e che il giusto sia al pari con l’empio……
26 E il signore disse: – Se io trovo dentro alla città di Sodoma cinquanta uomini giusti, io perdonerò a tutto il luogo per amor di essi…
E il “negoziato” continua fino a giungere ad “un giusto” soltanto, ossia a Lot e il suo seguito che fu salvato, ma non Sodoma e Gomorra!
Cerco di venire subito al dunque:
più brevemente che per gli altri due complessi, perché hanno qualcosa d’importante in comune, a sapere ciò a cui Dante fece allusione sin dall’inizio della sua Commedia…
(vedi d’altronde in questo blog la Monografia “Rileggiamo Dante”):
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.” (Inferno I, 1-3)
Sì, perché per i tre complessi si tratta, almeno secondo il mio punto di vista, di “smarrimenti” dell’essere umano che spesso lo affliggono durante il suo percorso Vita. Quindi, a proposito del suddetto passaggio veterotestamentario e al suo seguito (vedi all’inizio le indicazioni bibliografiche):
1.1 ci si parla di una pentapoli (nel simbolismo storico-geografico si tratta di una serie di centri attorno e ivi comprese Sodoma e Gomorra, regione descritta come in estrema decadenza…;
2 quel “scendere e vedere” , dovrebbe avere il significato del prendere coscienza, diventare consapevole, forse da parte di qualcuno, magari di “un giusto”, simboleggiato forse da Abramo, da un profeta o da un gruppo in chiaro sulla situazione;
3 da questo ordine di realtà emerge una minaccia di distruzione, forse a partire da una sorte che spetta non di rado alle civiltà in decadenza che regrediscono, periscono e scompaiono a un certo punto della loro involuzione;
4 ma prima inizia un “negoziato”, a sapere se a questo processo distruttivo devono sottostare tutti, oppure se il meglio della cultura, rappresentato dal “giusto” può sopravvivere e continuare il proprio percorso magari altrove, all’interno di un’altra cultura…in futuro (nel “guardare avanti”);
5 e avviene ciò che succede non di rado, ossia che esiste questa possibilità di sopravvivenza, ma a una condizione:
se gli elementi, i fattori della decadenza vengono abbandonati nella rinnovata prospettiva culturale, ciò che corrisponde al “non guardarsi indietro”, al non rimanere vincolati al passato, legame che crea “la cristallizzazione”, la pietrificazione degli e negli schemi passati, ossia l’incapacità di staccarsi dai fattori della decadenza!
2. È proprio qui che s’inserisce il “Complesso di Sodoma e Gomorra”:
nel non essere in grado di evolvere, di “guardare avanti e non indietro”, l’incapacità di abbandono degli schemi vetusti, di rinuncia ai “cerchi viziosi” a favore di un rinnovo, di nuove prospettive, di alternative al passato (quel rimanere chiusi nei cerchi ripetitivi e controproducenti, che è d’altronde un fenomeno assai tipico delle “nevrosi”!).
Ovviamente e come solitamente succede, c’è sempre una buona parte della dirigenza e della popolazione che “si volta indietro”, rimane soggiogata dagli schemi inficiati e con ciò non permette un vero “salvataggio”, spesso portato avanti da pochi, che trasmettono i valori salvati a nuove generazioni, in ambiti (luoghi e tempi) magari molto diversi, compito solitamente bene o male assunto dalle cosiddette “correnti iniziatiche”, aventi tra l’altro la funzione di preservare dei valori fondamentali, di salvarli e trasmetterli.
Questo vale tanto per il singolo individuo quanto per intere collettività e la storia ci offre svariati esempi.
Per me uno di quelli più lampanti è quello dell’Impero Romano e del Cristianesimo, al quale da un lato non vorrei alludere, perché urterà probabilmente non poche suscettibilità, ma dall’altro lato mi sento di doverlo fare poiché sono un seguace del detto di Cicerone:
“Guai a me se lo dico, guai a me se non lo dico!” anche se penso che non pochi condivideranno questo punto di vista, poiché è impensabile che io sia il solo ad avere questa visione di un processo storico-religioso così importante!
Sto parlando, come accennato, della transizione dall’Impero Romano al Cristianesimo!
3. Il Cristianesimo non è stata forse una proposta alternativa all’Imperialismo Romano e alla rigidezza, alla “cristallizzazione” dell’ortodossia giudaica, ossia un nuovo modo di guardare agli eventi, forse si potrebbe perfino dire “una bozza di tipo democratico”, un nuovo modo di relazionare, di passare dal verticismo, dalla verticalità dei rapporti a quella “orizzontale”?
E che cosa è diventato? Non è forse stato ricuperato dall’Imperialismo Romano, trasferito, importato a Roma in “terra straniera”, che ne è diventato il centro nevralgico, ricuperando pure i vecchi schemi gerarchici con le modalità di “conquista” (precedentemente da parte del potere temporale), poi e tuttora invece con un sistema non tanto militare ma di sottomissione “religiosa” (ossia al potere spirituale), senza dimenticare le “Crociate e il feudalesimo” che ne sono fuoriusciti!
E con questo c’è stato “un gran bel guardare indietro”, la mitologica “cristallizzazione nella statua di sale”!
Forse perfino con l’illusione di “aver guardato e di essere andati avanti”…
Secondo il mio modesto parere il Cristianesimo originale è rimasto l’appannaggio di pochi che ne hanno saputo scremare l’essenza!
Ricordo Nietzsche che pare abbia affermato suppergiù: “C’è stato un solo cristiano e quello lo hanno messo in croce”!
E la rigidezza dell’ortodossia giudaica, per quanto mi risulta è rimasta invariata, si è forse addirittura complicata, irrigidita, propagandosi attraverso l’Europa e ben oltre, diventando e/o rimanendo “statua di sale”!
Credo che posso fermarmi qui, perché mi sembra di averne dette abbastanza per poter passare al capitoletto conclusivo, al “Postscriptum”, previsto teoricamente, però con una reticenza:
potrebbe darsi che dopo tutto, potrei anche rinunciare al finale, poiché mi sembra che, per chi ha “occhi per udire e orecchie per vedere” , l’essenziale, almeno il mio possibile è stato detto…e non vorrei ripetermi troppo!
* * *
So long, I am around…
Comunque, fine del terzo ed ultimo “Complesso”
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