– Conosce Rainer Maria Rilke ? (scenetta teatrale di sola lettura)

B.S. Horowitz
– Conosce Rainer Maria Rilke?
scenetta teatrale di sola lettura

Scenetta che avviene in mezzo alla strada, in uno studio, in un atrio e in un appartamento, però di sola lettura…
Lei si chiama Miryana, abbreviata in seguito con la M. e lui dovrebbe chiamarsi Eljon , anche se parenti, amici e conoscenti lo chiamano solitamente con il diminutivo Elj, e verrà ovviamente abbreviato con la E.
C’è però qualcosa da precisare prima di “entrare in scena”:
Eljon, prima d’incontrare Miryana l’aveva conosciuta indirettamente, dapprima tramite un’emissione radiofonica, poi una televisiva durante le quali, in rubriche speciali, Miryana leggeva ogni tanto alcune sue poesie, che lasciarono in Eljon un’impressione di stupore, sia per lo stile che per i contenuti.
Aveva difficoltà a definire ciò che lo aveva impressionato, ma diciamo che rimase piacevolmente sorpreso!
Per cominciare s’incrociarono la prima volta in mezzo alla strada. Eljon la riconobbe immediatamente e si fermò pensando “probabilmente non sa chi sono…” :

E.  –  Scusi, lei conosce Rainer Maria Rilke?
M. – No, e chi sarebbe? con un’aria alquanto stupita per lo strano intervento, ma Eljon non si soffermò continuando nel suo intento:
E.  – Da certuni è stato considerato uno dei massimi poeti germanici del secolo scorso…
M. – Una specie di Goethe?
E. –  Proprio un Goethe non credo, ma comunque uno con una considerevole statura di poeta!
Poco a poco si spostarono almeno verso un bordo della strada, anche perché lei stava rientrando, mentre lui se ne andava in città.
M. – Ah!…e…?
E.  – Sì, scusi la mia invasività, ma visto che lei ha una notevole inclinazione per le poesie, pensavo che le lettere che Rilke ha scritte “A un giovane poeta” e “A una giovane donna” potevano interessarla, poiché mi permetto di definire decisamente sostanziali i due testi!
M. – Mi potrebbe ripetere il nome?
E. –   R-a-i-n-e-r   M-a-r-i-a   R-i-l-k-e, ma basta che dica Rilke e i librai capiranno…
M. – Ma è un autore germanico e io il tedesco non lo so.
E. –  Non si preoccupi, è stato tradotto in italiano e i due titoli, raccolti in un solo libricino sarebbero come ho già accennato:
“Lettera a un giovane poeta “ e “Lettera a una giovane donna”, lo troverà senz’altro in una qualsiasi libreria e se non è nello stock, lo potranno comandare…secondo me è ancora in circolazione, dovrebbe addirittura essere un “long seller”!
M. – Vale a dire?
E. –  Si tratta di testi la cui vendita perdura nel tempo…magari all’inizio sono anche dei “best seller” e poi il loro successo si protrae nel tempo…
M. – Cercherò d’interessarmi…
E. –   Penso che ne valga veramente la pena!
M. – Comunque grazie per l’indicazione…
Si scambiarono un po’ alla leggera i nomi stringendosi le mani e ognuno proseguì il proprio itinerario…Eljon strada facendo pensò che, dalle impressioni a prima vista < M. non si sarebbe interessata a Rilke, forse pensando che sono uno di quegli strani tipi che cercano di “attaccar bottone” a tutti i costi, magari raccontando delle bufale! >
Miryana invece, rientrando a casa e ascoltando dapprima alcuni messaggi telefonici, volendolo poi annotarlo, dimenticò il nome di Rainer Maria Rilke, dicendosi < che forse è meno importante di quanto quel tipo volesse farmi credere e che magari poteva essere soltanto un sotterfugio ad avvicinarmi per ragioni ambigue >, quindi passò oltre!
Eljon non abbandonò l’idea di trasmettere il suo messaggio, comperò il testo con l’intenzione di deporlo nella buca delle lettere di M.  e mentre stava per farlo, la giovane apparve come per caso sul pianerottolo, per ritirare la propria corrispondenza:
M. –  Scusi, che fa lei qui?

E. ovviamente era alquanto imbarazzato, perché non si aspettava questa coincidenza, ricordando quel detto germanofono che gli era sempre piaciuto “In primis succede diversamente e inoltre da come si pensa” (“Und erstens kommt es anders und zweitens als man denkt”):
E. – Avevo pensato che forse non ha potuto ritenere un nome per lei poco abituale come quello di Rainer Maria Rilke, ragione per cui avevo l’intenzione di procurarle il libricino, eccolo qua…(tendendolo a M.)
M. –  Ah…grazie…ma non doveva disturbarsi…quanto le devo?
E. –  Ma ci mancherebbe, voleva soltanto essere un piccolo omaggio diciamo…per aver potuto ascoltare le sue poesie!
M. – Le sono piaciute?
E. –  Certo, non sono quelle di Rilke (non rendendosi subito conto della sua gaffe e proseguì), ma hanno una loro personalità e le ho trovate belle e interessanti, vorrei saperne scrivere io di questo genere!
M. – Perché, lei scrive?
E. –  Ho tentato, ma non hanno avuto eco, ragione per cui ho abbandonato!
M. – Me le farebbe leggere?
E. –  Certamente, ma l’avverto che devono essere insignificanti, poiché non hanno avuto risonanza alcuna!
M. – La risonanza, come lei dice, significa pure una certa quantità di lettori o ascoltatori, ma questi non sono necessariamente un criterio per il valore artistico di un’opera…quante sono state apprezzate nella modalità postuma… ma le ha già lette da qualche parte?
E. –  No, non vi ho neppure pensato…
M. – Io sì ed è perciò che lei ha potuto rendersene conto…
E. –  Infatti…
M. – Comunque, me le faccia avere e poi potremo parlarne…
E. – In tal caso, visto che lei insiste, ne imbucherò qui una serie, così potrà rendersene conto…
M. – D’accordo e io nel frattempo leggerò il suo Rilke!
Eljon sorrise tra sé e sé per quel “suo Rilke” e i due si lasciarono senza ulteriori commenti.
Per una strana associazione di idee (“Aimez-vous Rilke?”),  gli venne in mente il “Aimez-vous Brahms?” della giovane scrittrice francese Françoise Sagan, di cui aveva visto l’adattamento cinematografico alquanto fedele al testo e con un cast di tutto rispetto: Anatole Litvak alla regia, poi  Ingrid Bergman, Yves Montand nonché Anthony Perkins…come attori principali, ma non vi si attardò, tornando a casa per cercare le proprie poesie e poterle sottoporre a Miryana al più presto.

Infatti si rese conto che c’era qualcosa di più che lo spingeva a farle avere le poesie, perché anche se la giovane donna non poteva essere definita una bellezza, esercitava su di lui un certo fascino che al momento non riusciva a precisare meglio.
Ritrovate le poesie e, poiché conosceva il nome di M. per intero, trovandola nell’elenco telefonico, la chiamò già il giorno seguente:
E – Sono Eljon Bergman e desideravo sapere quando posso passare per consegnarle le poesie…
M. – Ah, sì…vediamo…oggi no, ma domani potrebbe andare…diciamo alle diciotto, le andrebbe bene?
E.  – Benissimo, sarò da lei a quell’ora…
M. – A proposito, ho poi letto il suo Rilke…ma che spessore!
E. –  È perciò che mi sono permesso di insistere…
M. – E ha fatto bene, sono contenta di averlo potuto leggere!
E. –  Ne sono felice, almeno così sarà compensata in anticipo per quando leggerà le mie poesie…
M. – Andiamoci piano, l’ultima parola non è ancora stata detta…dunque ci vediamo domani…
E. –  D’accordo, a domani…e dopo aver esitato un istante…mi permetterebbe d’invitarla a cena? potremo parlarne in modo conviviale pasteggiando…se non c’è qualcuno che potrebbe intervenire e fare una scenata…
Vi fu una breve pausa da parte di Miryana…:
M. – Può stare tranquillo, non ci saranno scenate…quindi perché no, va bene, ma allora alle otto: e dove ha intenzione di portarmi…?
E. –  C’è un ristorantino cinese non molto lontano, quello “Dei tre saggi”, se le piace la cucina cinese.
M. –  Oh sì, molto, d’altronde lo conosco, è niente male…
E. –   Allora vengo a prenderla per le otto, ma le infilerò le poesie nella sua buca delle lettere già oggi, così magari potrà già dar loro un’occhiata.
Il giorno seguente, E. suonò puntuale al campanello di Miryana…
M. – Arrivo…risuonò nel citofono.
Infatti in pochissimo tempo M. apparve nel portone d’entrata…
E. – Perbacco! esclamò vedendo M. con un look diverso che, oltre l’abbigliamento semplice ma di buon gusto, rivelava un corpo ben scolpito.
M. facendo una giravolta con un’aria volutamente un po’ frivola:
M. – Le piace?
E. –  Altro che…la trovo sexy!
M. – Addirittura…però non esageriamo…non faccia l’adulatore!
E. –  No guardi, lo penso veramente, non sono banali lusinghe…e M. imbarazzata, per sviare: 
M. – Va bene…ma dove andiamo?
E. –  Come avevo accennato, ai “Tre Saggi”…
M. – Ah sì, scusi lo stavo dimenticando…
I due s’incamminarono e:
M. – Chissà poi perché lo chiamano dei “Tre Saggi” ?
E. –  Visto che il proprietario è cinese, posso immaginarmi che allude ai tre padri del taoismo…
Lao-Tze, Chuang-Tze e Liä-Tze…
M. – Non ci avevo pensato, infatti potrebbe essere…lo chiederemo…
E. –  Temo che la risposta sarà più che altro di tipo quantitativo e non sapranno quali erano state le colonne portanti del taoismo…
M. – Be’ vedremo…
E così intrattenendosi di questo ed altro, giunsero all’entrata del ristorantino.
M. – Stiamo a vedere se troviamo posto, solitamente è ben frequentato…
E. –  Non si preoccupi ho riservato un tavolo appartato, tanto da poter scambiare un po’ tranquillamente.
M. – Ottimo…
Entrarono, al che venne loro incontro il proprietario che già li conosceva, per altre cene che avevano consumato ma separatamente:
P. – Buona sela, buona sela, benvenuti nel nostlo modesto locale! Plego, ecco i vostli posti!
E quando il proprietario si allontanò per salutare altri clienti:
M. – Mi piace la loro parlata…
E. – Anche a me… loro hanno certe difficoltà di pronuncia che abbiamo anche noi, per esempio con l’inglese in cui per il “the”, noi solitamente lo pronunciamo con “sé o té” e per il tedesco “ich” diciamo “ic o meglio ick”…ma vediamo un po’ che cosa ci offrono questa sera…
Anche M. prende in mano il menu e comincia a sfogliare…
M. – Che scelta, mette proprio in imbarazzo…
E. –  Questo è tipico per i ristoranti cinesi…in qualsiasi luogo del mondo si vada!
Anche E. continua a sfogliare…e dopo un po’ comandano al proprietario che nel frattempo era tornato… però Eljon a bruciapelo:
E. –  Per favore, mi potrebbe dire perché il ristorante si chiama ai “Tre Saggi ? ” e il proprietario un po’ imbarazzato cominciò col rischiararsi la gola:
P. –  Voi sapele…noi in Cina molto lispettosi dei saggi, allola un saggio tloppo poco, anche due, ma tle, buon numelo, favolevole…soddisfatto?
E. – Sì, tante grazie…e quando il proprietario se ne fu andato volle, ma…:
M. – Ho capito, aveva ragione e credo proprio che ai giorni nostri in Cina c’è poco spazio e non deve essercene per delle filosofie informali e liberatorie come il taoismo!
Continuarono a dialogare come avevano previsto:
M. – Ho letto le poesie e ho avuto l’impressione che ti stai sottovalutando!
E. non voleva credere alle sue orecchie per quel “ti stai” che gli sembrava molto più importante del “sottovalutando”, ma non fece una piega e proseguì:
E. – Ed è proprio ciò che pensi?…Non stai cercando di consolarmi?
M. – Per niente le trovo belle anche se sono in prosa, ricche di contenuti e interessanti…mi rimane un po’ misterioso che non abbiano trovato maggior riscontro…forse non ti sei abbastanza preoccupato di pubblicizzare!
E. – Questo è possibile, ma…
M. – Se vuoi posso provare a trovarti uno spazio in una rubrica della radio o della televisione per leggerle…te la sentiresti?
E. – Faresti questo per me?
M. – Perché no?…(e poi quasi sottovoce)…a parte il fatto che…mi piaci…!
E. rimase allibito, ma soprattutto inibito…non sapeva che dire e anche lui per l’imbarazzo del momento cercò di sviare:
E. – Magari alla radio sì, ma non alla televisione…non mi ritengo abbastanza fotogenico…come per esempio lo sei tu…
M. – Eccoi ci risiamo, è ciò che dicevo prima, anche qui ti stai sottovalutando…
E. –  Probabilmente hai ragione…l’ho già sospettato anch’io…credo che sia un punto debole della mia personalità, forse perché da giovane mi sono sopravvalutato e la cosa, con il passare del tempo, ha cominciato a disturbarmi al punto che sono passato al polo opposto e credo, temo di esserci rimasto appiccicato!
Però rimane il fatto che preferirei la radio…non mi piace mettermi in vetrina, ma non per quanto detto prima a proposito della sottovalutazione, perché credo di sapere che anche fotogenicamente non sono da buttare!
M.-  Lo credo bene, ma libertà tua, cercherò quindi di fare qualcosa per te alla radio…
E. – Te ne sarei molto grato!
M. – E per me sarà un vero piacere…
E così, pasteggiando e colloquiando, la serata passò piacevolmente scambiandosi, a parte il più e il meno, anche i loro percorsi esistenziali, fino a quando venne il proprietario:
P. – Ci dispiacele, ma dobbiamo chiudele e spelo livedelvi un’altla volta!
Dopo aver pagato, strinsero amichevolmente la mano al proprietario e se ne andarono.
M. – A me è piaciuto molto e ritornerei volentieri un’altra volta, se ti va…
E. –  Altro che, non me lo dovrai neppure ricordare…
S’incamminarono in direzione della casa di Miryana e giunti al portone:
M. – Avresti voglia di salire a prendere un digestivo?
E. –  Sai, non vorrei disturbare…
M. – Ma stai scherzando? e lo prese per mano trascinandolo nell’ atrio dove lo strinse a sé, al che Eljon la strinse ancora più fortemente fino a che le loro labbra si avvicinarono fino al punto di non ritorno…

*       *       *

So long, I am around…

Fine dell’ottava scenetta


 

About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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