Beni Sascha Horowitz
LETTERA APERTA ALLE…ORGANIZZAZIONI ASSISTENZIALI
Premessa
Poiché non sono disposto a scrivere ad ognuna di loro, secondo me essendocene troppe con una
dispersione senza dubbio rilevante di sedi, dirigenti, personale, apparecchiature, materiale d’ufficio,
materiale per il contribuente e così via dicendo, invio questa missiva un po’ a caso nella categoria delle
“lettere aperte a…”
Forse raggiungerà qualcuno, forse no. Mi sembra che sarebbe suppergiù la medesima cosa se scrivessi
un articolo per un quotidiano: ma quale di questi sarebbe disposto a pubblicarlo, chi lo leggerebbe, chi
trasformerebbe infine il proprio modo di procedere?
Problema per così dire insolubile, a meno di preparare un centinaio di buste con all’interno la lettera:
ma poi, dopo averla letta e ci si può chiedere da chi, ci sarebbe qualcuno che ne farebbe qualcosa oltre
che cestinarla?
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di mobilitare l’opinione pubblica in modo da organizzare
“uno sciopero” dei contributi tale, che l’insieme delle Organizzazioni dovrebbero per forza modificare
lo stile, il loro modo di procedere, diversamente i loro mezzi prosciugherebbero a breve termine!
Ma inoltre: chi si atterrebbe a uno “sciopero” di questo tipo e all’unisono?
Come accennato credo sia un problema insolubile, a meno che dalle massime autorità venga emesso
un editto nel senso della parsimonia, della razionalizzazione.
Probabilmente dovrebbe essere sottoposto a votazione popolare…
Ma poi come voterebbero i “benpensanti”?
Un detto popolare recita e la storia umana ce lo conferma che
“Le vie per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni”, quindi:
Care, esimie, benpensanti, generose, esemplari Organizzazioni Assistenziali
(scusate il sottotono un po’ ironico, ma non posso farne a meno…),
a scanso di malintesi, non è che per principio io sia contrario alle operazioni assistenziali, ma lo sono
soltanto o perlomeno in gran parte alle forme e modalità con cui questo aspetto della nostra esistenza
ed assistenza viene portato avanti.
Ne adduco alcune ragioni, senza la pretesa di stabilire un ordine per la loro importanza, ossia senza
l’attribuzione di una scala di valori, ma di come si presentano più o meno spontaneamente alla mia
mente e alla mia ben frequentata buca delle lettere (una e più richieste tutti i giorni, ossia gran parte
della corrispondenza!)
1. Noto un fenomeno di quantificazione e dispersione:
1 ci sono troppe opere assistenziali su un territorio così piccolo come il nostro, troppa frantumazione
dei progetti…ognuno vuol fare “il suo”, ritagliarsi il proprio “angolino”, il proprio “orticello”, ognuno
può trovare una qualche falla da colmare in una qualche parte del vasto mondo, anche vicino o addi-
rittura a casa nostra!
Ma poi secondo quali criteri, un po’ per caso e di circostanze più o meno fortuite? C’è una progetta-
zione, una programmazione, un’orchestrazione generale, collettiva?
2 Ne consegue una grande dispersione contemporaneamente alla quantificazione:
disperse sul territorio, ci sono molte centrali, uffici, direttori, personale, apparecchiature, materiale,
spese di vario genere, come ad esempio viaggi sui luoghi spesso lontani, molto lontani, da parte di
singoli collaboratori o di piccoli collettivi, pubblicità, “regalucci” inclusi nelle buste, spese d’invio e
così di seguito.
Al che ci si può chiedere seriamente:
ma quale percentuale di ciò che il pubblico offre, confluisce veramente nei progetti,
nelle persone bisognose di assistenza?
2. Si è mai pianificato per ridurre seriamente le spese che devono essere parecchie e assor-
una parte rilevante che potrebbe andare a favore degli assistiti? Come possibilità mi vengono in mente:
1 centralizzare in modo considerevole le sedi, magari raggruppandole secondo la loro tipologia, op-
pure addirittura con una centralizzazione completa assunta dalla Confederazione (sarebbe contrario
alle regole del “libero mercato”? ma qui non si tratta di “libero mercato”! contrario alla libertà indi-
viduale, alla personalizzazione? ma qui non si tratta di permanere nel campo dell’egocentrismo!)
Si tratta invece di ridurre considerevolmente le spese logistiche e di funzionamento che, nella frantu-
mazione, devono essere parecchie!
2 riduzione di spese inutili, come brossure in quadricromia, aggiunta alle richieste di assistenza di
cartoline e di oggetti inutili, superflui, e conferme delle somme versate per la dichiarazione d’impo
sta, ecc.
3 volontariato, fare forse appello maggiormente al volontariato:
è già in atto? d’accordo! ma non potrebbero esserci ancora molte più persone che sarebbero soddisfat-
te e disposte, magari di poter mettere a disposizione qualche ora, mezze giornate, giornate intere per
una collaborazione gratuita?
4 dislocazione di sedi, non fosse che progressivamente nei luoghi investiti, assunte magari progressi-
vamente da persone locali, perché preparate, con una supervisione periodica e tecnico-finanziaria da
parte di una “Centrale”.
Secondo me sarebbe tutto da ripensare:da ristrutturare, per razionalizzare al massimo un pro-
cesso che indubbiamente può essere più economico ed efficiente, soprattutto a vantaggio dei beneficia-
ri!
P.S. Se qualcuno delle Opere assistenziali dovesse leggermi, potrà obiettare che sto giocando di fantasia:
– che di Organizzazioni non ce ne sono abbastanza,
con tutta la miseria di questo mondo (che bisogna a tutti i costi lenire e salvare, n.d.a.)!
– che le spese sono già ridotte al minimo,
– che il volontariato è già di regola,
– che i direttori e lo staff direttivo se incassano, percepiscono briciole,
– che ci sono dei “benpensanti” che sostengono sostanziosamente, generosamente le attività (affitti,
stampe, oggetti per regalucci, messi gratuitamente a disposizione, ecc. ecc. ecc.)
Temo soltanto che, con una buona lente d’ingrandimento, la realtà risulterebbe alquanto
diversa!
Pensateci, pensateci…e ripensateci: ma dopo “l’ora” (pregate, riflettete, escogitate),
ma non dimenticate il “labora” (elaborate, datevi daffare, realizzate)!
So long, I am around…
Fine della lettera
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