B. Sascha Horowitz
ALCUNE RIFLESSIONI SULL’ ALIMENTAZIONE
“Quando Mulla Nasrudin volle costruirsi una casa ,
chiese il parere di parenti, amici, conoscenti e altri
un po’ a caso, ma quando la casa fu terminata
si rese conto che la casa non era una casa!
(aneddoto paradossale dei Sufi)
Prima parte
Care Lettrici, cari Lettori,
so che va scritto con la l-minuscola, ma ho inserito la L-maiuscola per evidenziare un pensiero di rispetto e apprezzamento (anche se magari qualcuno potrà svalorizzarmi sia per i contenuti del mio testo, oppure prendermi per un lecca-lecca…, cosa che per me sarebbe comprensibilissima e forse anche stimolante…, perché almeno così saprei ben bene che cosa, o chi non è un lecca-lecca…)
Inizialmente mi sono chiesto se non utilizzare il “cari o carissimi amici”, ma riflettendo mi sono convinto che “amici” significa, almeno per me, tutt’altra cosa come per esempio:
– benevolenza reciproca, scambio di aspetti intimi della propria vita, fiducia nelle parole e nell’operato dell’altro, collaborazione se richiesta e-o necessaria, trasparenza, lealtà, disponibilità a conflitto ma poi a riconciliazione, nonché quant’altro…
Ora tutto questo non avviene e non può avvenire tra noi, ma un certo tipo di relazione sì, anche perché l’uno senza l’altro perdiamo il nostro senso reciproco che rimane ovviamente relativo: se io non scrivo, voi che leggete? (P.f. non fatemi notare che andreste a leggere ciò che qualcun altro ha scritto!)
Questo ci riporta al meraviglioso termine di “INTERDIPENDENZA”, non ancora sufficientemente compreso e utilizzato, ossia poco diffuso, mentre si parla molto di dipendenza e indipendenza.
Quindi lo intendevo in senso lato, e per non fraintenderci:
“Se nessuno scrive più, chi legge che cosa e se non ci sono coloro che sono disposti a leggere, chi alla fin fine sarà ancora motivato per scrivere?” (fine dell’annuncio pubblicitario!)
Ma veniamo al dunque o se preferite alla motivazione per questo post, che vorrebbe trattare di un qualche aspetto della nostra alimentazione (senza dimenticare la considerazione banale che “non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere”…oh, che bella scoperta!), ma che si tratta di un tema vasto e complesso sottoposto a innumerevoli variazioni, direi quasi inesauribili, come lo sono le “Cose della Vita”,
che non sarò certamente io a comprendere e spiegare integralmente!
1. Sul Web ci sono tantissimi articoli, video, interviste, dialoghi e tavole rotonde a proposito di questo tema, affrontato sia per la salute che per dimagrire (moltissimo), rendersi belli, forti e abbronzati (molto), per ingrassare (molto meno) e così via dicendo.
Mi sono quindi inoltrato in questa vasta selva (…oscura…che la diritta via era smarrita…Dante, Inf. I, 2-3), piena zeppa di piante di ogni tipo:
diametro diverso, alte-basse, con o senza fioritura, con o senza frutto, piante in deperimento o rigogliose, elastiche o rigide, magari secche in procinto di cadere per reintegrarsi nella terra (“…di polvere sei nato e altresì alla polvere tornerai…” Antico Testamento, Genesi 3, 19), o piantine ai loro inizi che stanno cercando di farsi un varco per raggiungere i raggi del sole (il famoso ” posto al sole”)…
– Ma allora perché un articolo in più?
– Buona domanda! (non è facile rispondere alle buone domande…)
Ma perché ho avuto l’impressione che spesso si procede in modo esclusivo, estremo e talvolta pure contraddittorio, anche se a me piacciono le alternative, essendo io un eclettico, ossia uno al quale piace spilluzzicare qua e là dove i contenuti sembrano sensati e molto meno di abbeverarmi ad una sola sorgente, se pur di acqua potabile, quindi non là dove i ritornelli, nei quali spesso mi sono imbattuto, consistono soprattutto in :
– Dimenticate i carboidrati, no dimenticate le proteine animali, non mangiate questo o quello perché vi fanno dimagrire, no vi fanno ingrassare, sono dei veleni, sì invece vi fanno bene, mangiate soprattutto una buona colazione, vi darà energia per tutto il giorno, no invece perché il digiuno mattutino è un toccasana e poi non si vive di quello che si è mangiato al momento, perché esplica il suo potenziale successivamente; bevete almeno 2-3 l di acqua al giorno, no attenzione rischiate di annegare le vostre cellule se bevete così tanto, e poi dormite abbastanza perché se dormite troppo poco o male rischiate di diventare obesi…ecc. ecc. ecc. !!!
Potrei continuare così per un buon momento, ma suppongo che abbiate capito ciò che volevo dirvi ed è ciò che conta.
Inoltre entra in scena tutta una coorte di…medici, specialisti, teorici, prammatici, sperimentalisti, laici, dilettanti, giovani e meno giovani, istituzioni varie, ricerche universitarie in tutto il mondo e quant’altro per guidarvi attraverso questo non agevole percorso, ossia in:
“esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura!” (Dante: Inf. I, 5-6) e si può ricavarne l’impressione di un fenomeno simile a una giungla, diciamo una “giungla civilizzata” e mi ricorda un po’ il mito della “Torre di Babele” (ma anche quello di “Sodoma e Gomorra”), senza scordarci che ci muoviamo nel campo dell’anagogico, del sovrasenso, del “www.oltreleapparenze.net”.
Nell’originale Babel, ossia la torre che dovrebbe portare verso “l’Elevato”, in altre parole verso “Dio”, per renderci simili alla Divinità, magari per detronizzarla ed assumerne il ruolo, ciò che portò poi al Bilbul, ossia alla confusione, al disordine, al deterioramento, processo che ci racconta pure il mito di Lucifero, l’Angelo portatore di Luce, che s’illuse di “Essere la Luce”, ragione per cui trattandosi di una perversione, precipitò negli stati inferiori dell’essere, di capovolgimento dell’ordine primario, senza dimenticare il mito di Adamo ed Eva che per le medesime ragioni furono “estromessi” dal “Paradiso”, leggi anche: l’essere umano che si è estromesso da uno stato di equilibrio e che precipita nel degrado…come stiamo facendo noi ora, in questo benedetto Mondo Civilizzato !!! (Vedi d’altronde i tre complessi in questo blog nella categoria delle Monografie…)
Scusate la breve escursione, ma mi sembrava qualcosa di fondamentale perché, secondo il mio modesto parere, tutto ciò descrive in modo rinforzato il cosiddetto “Peccato Originale” e il corrispondente “nascondimento” (come lo definiva Martin Buber), che subentra per così dire automaticamente di fronte a manchevolezze di tale entità: perché chi mai vuole riconoscere, ammettere, esprimersi a proposito di un simile smacco?
Ovviamente così pure nel campo alimentare!
2. Ciò che sto per proporvi non è una guida, sono invece delle considerazioni su fatti che mi hanno colpito strada facendo e posso confessarvi che ho cominciato già nel lontano 1950 a occuparmi di questi problemi, pur non essendo allora che un ingenuo novellino, quindi tutt’altro che uno specialista che non sarò mai e mi guarderei bene di volerlo affermare: ma mi pare che qualcosa, strada facendo, devo pure aver raccolto e quindi cercherò di trasmetterlo almeno in piccola parte, affinché possiate magari creare un vostro punto di vista più ampio che specialistico, non esclusivo, non eccessivamente focalizzato, insomma non di tipo estremista, ma polivalente e adatto alla vostra struttura personale.
Per così dire tra parentesi, vorrei accennare dapprima soltanto brevemente ad alcuni aspetti che, almeno secondo me, hanno pure a che fare con l’alimentazione, almeno collateralmente, ma di cui si parla relativamente poco in questo ambito:
1) il primo è la respirazione, per esempio a pieni polmoni e attraverso il naso, possibilmente in campagna, dove non girano troppe macchine anche quelle agricole, nei boschi e in montagna.
Ma anche praticando il “bagno d’aria”, quando si fa “respirare” la pelle, ossia quando da nudi ci si massaggia leggermente tutto il corpo (senza trascurare il fatto che la “respirazione”, tra l’altro anche da un punto di vista relazionale, socio-culturale, rappresenta uno scambio tra il didentro e il difuori tra “il micro e il macro”);
2) il secondo sono le radiazioni solari, utilizzate con prudenza e misura, in ore piuttosto marginali della giornata (come suggeriva uno specialista italiano già negli anni cinquanta, credo un biologo, di cognome Tallarico, ma del quale non ricordo il nome), in ogni modo senza rimanere sdraiati per ore su delle sedie a sdraio che, da quanto mi sembra avere capito è qualcosa di deleterio, soprattutto per la nostra pelle (leggi magari “en passant” anche: melanomi…) ;
3) infine c’è un terzo aspetto che aggiungo, anche se viene trattato abbondantemente, ma desidero affrontarlo con una qualche lieve variante, ossia:
la motricità e penso sia preferibile dapprima di utilizzare le modalità più semplici, naturali come il camminare, il nordic walking, il correre, nuotare, l’escursionismo montano, in seguito le diverse specie di sport, le arti marziali, magari dapprima quelle “soft”, come il Tai Chi Chuan, il Pakua, l’Aikido, ecc. poi quelle più “hard” come il Karatè, il Krav Maga, il Kendo ecc., e soltanto per ultimo, come fanalino di coda e se proprio ci tenete a spendere qualcosina in più, potete anche dedicarvi alla “palestrazione”, ma misuratamente cercando di non diventare dei fanatici della palestra… (di nuovo:”non si vive per la palestra, ma si utilizza la palestra per vivere, possibilmente meglio!”)
Stavo quasi dimenticando nel medesimo riquadro: quando ci si sveglia il mattino pare sia preferibile non praticare subito degli esercizi specifici (ossia balzare dal letto e buttarsi in un allenamento, qualsiasi possa essere), ma lasciando all’organismo un po’ di tempo affinché possa riprendere dapprima i suoi movimenti naturali, abituali…
È un suggerimento che mi sembra sensato e soprattutto funzionale, in provenienza da uno sportivo di rilievo ma di cui mi sfugge il nome (non sto barando, ma veramente non ricordo minimamente il suo nome, ma è esistito e spero che ci sia ancora).
Può darsi che vi sorprenderà se aggiungo anche un nota sulla “masticazione” al paragrafo del movimento perché, anche se di “motricità fine”, pur sempre di motricità e pur sempre di alimentazione si tratta, quindi vorrei parlarvi un momento del “fletcherismo”. Molti lo hanno ripudiato, perfino ridicolizzato mentre, almeno da noi, pochi ne avranno fatto un salvagente come per esempio un mio professore di psicopedagogia che, da giovane negli anni 30, quando era gravemente ammalato di anemia perniciosa, guarì grazie al sistema di Horace Fletcher (un commerciante americano, 1849-1919, che stava malissimo, era molto obeso e pare che fosse in pericolo di vita: si curò con successo con questo suo metodo che da lui prese il nome!)
Consiste essenzialmente nel masticare a fondo ogni boccone, all’incirca da 30 a 50 volte (altri affermano 100 volte, ma forse sono i detrattori: una tale quantità a me non risulta e non soltanto appare come un’ esagerazione, ma anche come una proposta poco realista: chi sarebbe disposto a passare mezza giornata a masticare?)
Comunque sia, si tratta di portare il bolo alimentare ad uno stato di poltiglia vicina a quello liquido: quindi, provare per credere.
Lo dico anche perché ho avuto un altro professore in tempi diversi (durante studi diversi a distanza di circa 10 anni), che affermava di essere guarito dalla medesima malattia, da giovane studente a Parigi, mangiando però sistematicamente carne di cavallo “saignante” (gli “equinofili” alzeranno gli occhi e le braccia al cielo, ma pazienza)!
Per me i due professori erano più che credibili, quindi non cercate di convincermi che “le vie del Signore non siano infinite” così come, a quanto sembra, l’Universo stesso pare che lo sia e alla cui Eternità ed Infinitezza ho la forte propensione a credere!
3. Per quanto concerne le diete, di cui soprattutto alcune sarebbe forse preferibile non chiamarle diete, bensì un modo di nutrirsi vita natural durante, ne ho ritenute in particolare due che cerco di combinare, ma con una premessa che propongo di applicare a tutte e due:
1 si tratta di non formalizzarsi eccessivamente, voglio dire di non diventare troppo ligi nel seguire una modalità o un’altra, come se quella fosse l’unica via percorribile, perché non va dimenticato che nel mondo esistono molte possibilità di nutrirsi e moltissime persone ci vivono anche bene, a lungo e non diventano necessariamente degli “zombi”!
Le proposte di trovare il modo per vivere fino a 120-150 anni, oltre che dell’entropia, ossia del degrado dell’energia all’interno di un sistema organico, temo non tengano neppure conto dei fattori demografici e di finanziamento, quindi secondo me non sono realiste nel particolare perché:
in molte regioni la natalità sta decrescendo e la disoccupazione sta crescendo, se aumentiamo il limite abituale a 120-150 anni, come taluni preconizzano perfino con orgoglio, chi pagherà i contributi del pensionamento per 50-60-80 anni ad ogni singolo individuo?
Anche se aumentiamo il limite del pensionamento a 70 o poco più (molto di più non sarà facile farlo accettare, soprattutto per certe attività), ci daremo la zappa sui piedi, perché non faremo che aumentare la disoccupazione giovanile, altro che pagare i contributi per la cassa pensioni degli ultra-ultra-anziani! Scusate, queste considerazioni vi sembreranno forse alquanto “fredde” e forse anche “crudeli”, ma credo che bisogna pur guardare in faccia alla realtà e la realtà è pur sempre questa, a parte il fatto che io non vorrei vivere fino a 120-150, certamente da vecchietto particolarmente decrepito: altro che “eterna giovinezza”: a un certo momento dovremo pur trapassare e questo “giochetto” non potremo prolungarlo all’infinito, visto che comunque e sin dalla nascita viviamo pur sempre inequivocabilmente anche nel “braccio della Morte oltre che della Vita” !
2 a parte il mangiare, esiste anche il non-mangiare (e con ciò non sto parlando del digiuno vero e proprio, da molti pregiato e da altrettanti evitato), ma che spesso mangiamo più per orari, appetito che per fame e che esiste anche il cosiddetto “semidigiuno”, ovvero quello mattutino, introdotto dal
Dr. Edward Hooker Dewey (medico statunitense 1837-1904) con indubbio successo per i suoi pazienti americani, che mangiavano troppo soprattutto per colazione, a parte il fatto che comunque l’idea che bisogna mangiare come un re (o un principe) il mattino sarebbe tutta da rivedere.
Ricordo soltanto che sia la maggior parte degli animali selvaggi e degli uomini primitivi dovevano/devono, per poter mangiare, prima cercarsi il cibo e che la ricerca poteva/può durare anche a lungo, ciò che rappresenta un ottimo sistema involontario di “bruciagrassi” : d’altronde ho visto dei maiali nei boschi montani della Corsica per così dire allo stato brado, che potevano far concorrenza alle…top model, e quanto i grandi erano belli, tanto i piccoli erano carini e non ne ho visto uno che fosse ciccione!
Quindi deve essere più una questione individuale che una regola universale (io per esempio mi sento a disagio tutta la mattina se faccio colazione e ho osservato molti bambini che inizialmente rifiutano istintivamente la colazione, fin che non vengono obbligati a trangugiarla: passatemi il termine un po’ polemico…)
Forse mi viene in aiuto anche Socrate, quando affermava che “mangiare più di due volte al giorno era da barbari”, tant’è che quando ho cominciato a mangiare tre volte al dì (con il famoso “souper” dei francesi a ora tarda, ma anche di altre etnie), da buon pensionato, già ottantenne con parecchio tempo a disposizione e poco movimento, ho messo su una pancia almeno da “5° mese” (qualcuno mi fece perfino notare che era del 7°) !
N.B. Attualmente è diventato di moda il “digiuno intermittente”, in particolare il 16/8 (siamo nel 2018), che non è altro che il semi-
digiuno, ossia quello mattutino e significa semplicemente che “si è inventata l’acqua calda o la polvere da sparo” e per così dire quasi nessuno fa riferimento al Dr. Dewey (di cui posseggo un’edizione tradotta in tedesco da sua moglie del 1907, tanto per intenderci)!
3 Non dimentichiamo, almeno tra parentesi Ippocrate, il grande medico greco del passato remoto, quando affermava “Che i vostri alimenti siano i vostri medicamenti”, non la vostra perdizione, a dedurne dall’aumento esponenziale di ogni sorta di malattie anche gravi, nonché quello delle spese sanitarie, mentre in molti, anche in campo sanitario vi diranno che il mangiare non c’entra…voi ci credete?
Io no di certo…
D’altronde c’è un detto egiziano che mi piace molto, anche se poi magari non sono sempre molto coerente con questa massima, ma che probabilmente non piacerà a tanti :
“Noi viviamo di un terzo di ciò che mangiamo, degli altri due terzi ci vivono i medici” e volendo si potrebbe aggiungere che tra l’altro ci vivono anche: i Farmacisti, le Assicurazioni malattie, le Istituzioni sanitarie, l’Industria farmaceutica…e…e…brrr!
So long, I am around…
À suivre…(continua)
Seconda ed ultima parte sull’alimentazione
Ma ecco le due diete che mi sono sembrate quelle più interessanti e che personalmente cerco di combinare:
4. quella “dissociata” e desidero subito sfatare un mito che sta circolando a questo proposito, perché non è di per sé una dieta dimagrante e il
Dr. William Howard Hay (1866-1940, laureato all’Università di NY nel 1891), l’aveva concepita per guarirsi da una grave malattia che, secondo i suoi colleghi, aveva raggiunto una fase molto critica che poteva portarlo al decesso abbastanza a breve termine.
(Se non sbaglio: la malattia di Bright, con ipertensione, cuore dilatato e un’accentuata nefrite).
Ma per tornare al sistema alimentare: non è che vengono posti limiti quantitativi, ragione per cui con la “Dissociata” si può anche ingrassare, senza però dimenticare ciò che diceva già il vecchio Lao Tse all’incirca 2500 anni or sono, ossia “che la dismisura è portatrice di sofferenza”, ossia l’eccesso o la carenza. D’altronde soltanto alla fine del suo testo fondamentale “What price health” del 1946, sull’ultima pagina e tra parentesi Hay scrisse: – Coloro che sono interessati a ridurre il peso, possono ottenere una copia del mio “Weight Control” ( = Controllo del Peso).
Ma in che cosa consiste questa “dieta”? Semplificando alquanto la descrizione, tralasciando per esempio il discorso “sull’acido e alcalinico” (concetti ormai molto diffusi), come lo dice la parola stessa:
nel dissociare i cibi, ossia separare quelli che contengono prevalentemente carboidrati (e per non dilungarmi non sarò esaustivo, quindi: patate, pane, pasta, pizza, polenta, riso, i cereali in generale indipendentemente dal contenuto in glutine, nonché i dolciumi anche tipo snack, ivi compresa certa frutta particolarmente dolce come banane, fichi, datteri, uvette, in corner anche certe leguminose); dagli alimenti che contengono prevalentemente proteine (senza entrare troppo nei dettagli: carne, pesce, frutti di mare, uova, formaggio magro, in corner certi funghi e certe leguminose, con le quali si può abbinare la frutta prevalentemente acida, come gli agrumi, le prugne, le albicocche, le bacche, e così via dicendo).
Per dirlo con parole povere e riduttive, addirittura banali, ma un po’ ironiche:
“Il leone mangia la sua bistecca senza banane e la scimmia mangia le sue banane senza bistecca” e per i due non si tratta di una dieta, bensì del loro modo naturale di nutrirsi !
Si tratta dunque di uno spostamento in due pasti diversi anche durante il medesimo giorno, per esempio e come prediligeva il Dr. Hay: i carboidrati a pranzo, le proteine per cena e-o il contrario come si preconizza spesso ai nostri giorni, ma ovviamente con contorni vari, solitamente di insalate e verdure per ambedue i pasti, anche se con diversi condimenti soprattutto per le insalate, con limone o aceto per il pasto proteico, senza per i carboidrati.
N.B. Non escludo che l’inversione tra pranzo e cena, sia possibile, ma in tal caso tenterei di alternare ogni tanto le due modalità, non fosse che per constatare il maggior benessere che potrebbe offrire o l’una o l’altra forma.
Voglio ancora aggiungere un’osservazione del Dr. Ralph Bircher, figlio del Dr. med. Massimiliano Bircher colui che ha creato il famoso “Birchermüsli” (alcuni lo chiamano semplicemente alla germanofona Müsli, forse a ragion veduta perché solitamente la formula odierna è alquanto diversa dall’originale!), che molti mangiano ancora ai nostri giorni senza sapere chi fossero i Bircher.
Il figlio dunque fece notare “che la dieta del Dr. Hay era indicata pure per le persone che avevano difficolà, ossia problemi digestivi, perché questa dieta facilitava la digestione” (ciò che posso confermare, grazie alle mie esperienze pluriennali!)
Mentre il Dr. Ludwig Walb, che volle mettere alla prova questa dieta per certi disturbi anche importanti, ottenne sensibili risultati, che affidò come testimonianza ad un suo primo testo già alla fine degli anni 50 (Dr. Ludwig Walb, “Die Haysche Trennkost”, Karl F. Haug Verlag, Ulm/Donau, 1958: è stato tradotto pure in italiano, ma suppongo che sia ormai introvabile, se non nell’antiquariato).
5. L’altra sarebbe la LCHF, ossia Low Carb Hight Fat (= pochi carboidrati, elevato tenore in grassi), o in altri termini la dieta chetogenica che ha in principio degli ottimi porta vessilli, per esempio e tra l’altro nei Dr. Weston, Dr. Fuhrman, Dr. Eenfeldt e Adriano Panzironi, senza voler entrare nei dettagli concernenti le loro similitudini e-o diversità, che talvolta possono essere anche sensibili, però sempre incentrati su principi simili se non identici…
Comunque sia, anche qui bisogna stare attenti, perché ho notato che si fa facilmente delle confusioni:
– pochi carboidrati non significa omissione di carboidrati, ciò che d’altronde sarebbe praticamente impossibile, perché in piccole quantità ci sono anche laddove si potrebbe pensare che non ci siano e molti grassi non significa di annegare i cibi nel grasso, ma di non temere di mangiarne, anche se poi vanno scelti quelli “buoni” (come per esempio il burro, l’olio di oliva, di girasole, di lino, di colza, ecc.).
Significa anche di non eccedere o lesinare con le proteine animali (come carne, compresi i volatili, i pesci, le uova, i formaggi magri, fatto che farà rizzare i capelli ai vegetariani e soprattutto ai vegani, ma pazienza: ognuno deve trovare la propria via, il proprio ben-essere!)
Come accennato, personalmente cerco di combinare queste due modalità, anche se uno specialista internazionale nel campo della LCHF sconsiglia questa oscillazione tra i due modi e predilige soltanto il percorso della riduzione drastica di carboidrati per svariate ragioni (percorso che poi viene contraddetto da terzi, anche autorevoli!).
Il Dr. Weston porta un’allegoria come esempio: la circolazione stradale e, parafrasando, dice suppergiù
– C’è chi circola a destra (ossia chi estrae energia bruciando prevalentemente carboidrati) e chi a sinistra (creando energia bruciando prevalentemente grassi), ma non si può dire che un modo sia corretto e l’altro sbagliato, anche se il secondo presenta certi vantaggi per rapporto al primo (per esempio per chi vuole dimagrire, o vuole caricare il suo organismo con meno scorie e altro ancora); ciò che però sconsiglio è di oscillare da un lato della strada all’altro, mentre è preferibile decidersi per l’uno o l’altro lato, anche secondo gli obiettivi che si vogliono raggiungere!”
Personalmente come vecchio fan del taoismo cinese, interpreto la dieta dissociata, chiamiamola pure così per comodità, un po’ come una dieta Yin-Yang, ma a modo mio, per cui il pasto prevalentemente proteico risulta Yin e quello con i carboidrati Yang.
Binh Ninh Khuong nel suo testo “Star bene con la cucina Yin-Yang” è molto differenziato e procede a delle attribuzioni che spesso non condivido o almeno mi lasciano perplesso, anche se tutto sommato l’aspetto razionale, teorico di tutto ciò è secondario, o forse di poca importanza, perché un po’ semplicisticamente parlando, ciò che conta è di star bene, di essere contenti di ciò che si mangia, di essere più o meno correttamente nutriti e normopeso nonché energici.
Ciò indipendentemente dalla Via scelta (che sia la Macrobiotica, la Waerland, addirittura una di tipo mentale con effetti psicosomatici, ecc.) che, come accennato sono poi di importanza relativa, vale a dire relativa a tanti fattori che magari con l’alimentazione non hanno apparentemente nulla a che fare, poiché in apparenza non risulta nessun legame diretto, anche se poi a guardarci bene, “oltre le apparenze…”
Ma ciò nonostante, vale la pena di seguire pure le esortazioni del
Dr. Kollath, noto nutrizionista germanofono e padre della colazione Kollath (con prevalenza di cereali, se non erro stabilizzati a 28° circa, per rapporto all’apporto più importante di frutta nel Müesli del Dr. Bircher) che, dopo le sue prolungate ricerche scientifiche nel campo dell’alimentazione, sentenziò suppergiù:
“Lasciate i vostri cibi il più naturale possibile”
Però vorrei scrivere ancora una postilla che forse, per l’importanza che secondo me riveste, avrei forse dovuto inserire sin dall’inizio, ossia vorrei parlare e sottolineare il problema dello zucchero.
Già alla fine degli anni 50, per quanto riesco a ricordare, un medico svizzero, il Dr. med. M.O. Bruker, in uno dei suoi testi del 1958 (poi tradotto “Difenditi dall’infarto”, Ed.Vita Sana/ G.R.Brem,CH-6900, Lugano, del 1973, ma probabilmente esaurito, forse non a caso e per ragioni prettamente librarie!), considerava lo zucchero industriale ed i suoi derivati, uno dei maggiori nemici della nostra alimentazione e non soltanto, ma attribuiva allo zucchero perfino la responsabilità degli infarti cardiaci, oltre che a tutta una serie di problemi per la nostra salute.
Che lo zucchero porti pregiudizi alla nostra salute viene attualmente confermato da più parti e senza voler entrare nei dettagli credo sia un problema da affrontare con la dovuta serietà, visto che ormai lo zucchero lo si trova un po’ in molti alimenti, anche là dove in fondo non c’entra, ma tra l’altro per ragioni sia di “conservazione” che di “sapidità” (senza dimenticare un ruolo simile nel pregiudizievole, assunto dal sale)!
Quindi riassumendo:
– Molte vie sono percorribili e ovviamente ce ne sono di più o meno agibili, più o meno salutari, o addirittura di più o meno pericolose (così come succede pure nel mondo politico, religioso, economico, scientifico, tecnico, artistico e quant’altro!)
Per ognuno di noi si tratta di non polarizzarsi, ma di rimanere elastici (un vecchio detto cinese recita: “Il bambù sotto il peso della neve si piega, ma non si spezza!”), di essere dinamici e cercare informazioni, nonché di mantenere le propriocezioni attivate (ossia la percezione rivolta a sé stesso), ovviamente ognuno secondo le proprie possibilità, le proprie esperienze del passato e del momento e non secondo una qualche illusoria aspettativa magari ideale e non realistica, per poter poi fare delle scelte possibilmente adeguate:
per esempio in base alle proprie propensioni, alla propria struttura psicosomatica, alle esperienze personali, perfino alle situazioni socioculturali in cui si vive e quindi da cui la maggioranza della popolazione rimane, volente o nolente, influenzata!
P.S. C’è ancora un aspetto di cui non ricordo se ne ho almeno accennato, ma credo di no e in tal caso vorrei ricuperarlo ora e semmai “repetita juvant”
– per qualsiasi tentativo con cui si sta cercando di modificare qualcosa, e qui sto ovviamente parlando di tentativi che vanno nella direzione delle “diete”, 2-3 giorni per valutare dei risultati validi sono evidentemente insufficienti e magari ci vorrà un periodo minimo di 2-3 settimane, magari addirittura di 2-3 mesi (di 2-3 anni no, perché questi con i 2-3 giorni sono situazioni estreme e non sono né raccomandabili, ma neppure necessarie per potersi rendere conto di situazioni eventualmente modificate, anche in relazione all’attenzione, la cura, l’impegno ed in generale con gli sforzi investiti)!
– So long, I am around…
Fine della “Monografia”
Appendice I
Mi sono tornati in mente due fatti che trovo significativi e parlanti e che riguardano un po’ tutte le diete. Devo premettere che sono avvenuti molti anni or sono e che non ricordo più certi dettagli, in particolare luoghi, tempi, nomi e circostanze precise, ma che sono ciò nonostante veridici:
1. Un monaco buddista si nutriva di sola frutta, tant’è che quando ci si avvicinava a lui si poteva percepire il profumo della frutta!
2. Un soldato giapponese, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, per non so più quale ragione, si trovò isolato su un isolotto al largo del Giappone, o nel mare del Giappone o nel Pacifico, ma poco importa. Ciò che invece è stato significativo è che a un certo punto non sapeva che la Grande Guerra fosse conclusa, ragione per cui si era organizzato per poter combattere e sopravvivere.
Per nutrirsi non trovò che erba e fogliame di cui si nutrì addirittura per alcuni decenni. fino a che fu scoperto e gli si dovette inviare il suo ex capitano, affinché gli desse l’ordine di fine dei combattimenti.
Quando tornò a casa e tentò di mangiare normalmente, non era più in grado di farlo e dovette continuare a mangiare erba e fogliame, altrimenti stava male!!!
“Quando Mulla Nasrudin volle alimentarsi correttamente,
chiese il parere di parenti, amici, conoscenti e altri
un po’ a caso, ma quando giunse alle conclusioni
a dire il vero non sapeva più che cosa mangiare”
(parafrasi di un aneddoto Sufi)
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