I Complessi : Postscriptum (conclusione per il 3° complesso, ma non soltanto…

POSTSCRIPTUM
(Conclusione per il 3° complesso, ma non soltanto…)

Nonostante quanto ventilato alla fine del “3° Complesso”, mi sono deciso di pubblicare ugualmente questa parte, comunque prevista sin dall’inizio, quindi proseguo:
– esiste un pensiero Sufi che ritengo interessante, insolito che, anche se non lo ricordo alla lettera, ma almeno parafrasandolo, nel contenuto essenziale concerne il

“Sacrificio Volontario”

“Se in certe situazioni non sei disposto a sacrificare volontariamente uno o alcuni aspetti della tua vita, incorri nel rischio che la vita ti strapperà  con forza ciò che non hai voluto-potuto e/o avresti dovuto sacrificare!”

Ma che cosa c’entra in questo postscriptum, addirittura con i “3 Complessi” e il “Sacrificio volontario dei Sufi”? Stiamo a vedere…
Che possa essere attinente al “non voler fare il passo più lungo della gamba”, ossia sacrificando quel “passo più lungo della gamba”?
Detto diversamente: cercare di non cadere nel tranello, parafrasando il detto:
“Quod licet Jovi, nec licet bovi”, (“Ciò che è concesso a Giove non è concesso al bove”!),
trasformandolo in:
“Quod licet Jovi, licet bovi”  (“Ciò che è concesso a Giove è concesso al bove” = bue per i non addetti ai lavori…).
Per dirlo forse con parole più semplici: cercare di non cadere nel tranello esclusivo o prevalente dell’ egocentrismo!
Ricordo per inciso che il “geocentrismo astronomico”, il porre la terra al centro dell’Universo,  è una storia passata e forse vincolata all’egocentrismo e ha carattere medievale,  mentre “l’eliocentrismo”, il porre il sole al centro dell’Universo, ne è una tappa successiva di indubbia maturazione storico-scientifica, per giungere però all’attuale “olocentrismo” (l’essere centrati sul Tutto: mi si corregga se sbaglio, perché forse gli addetti ai lavori sono già arrivati chissà dove…anche se non saprei bene dove, ma in ogni modo non sono ancora stato informato: forse lo volete fare voi?)

Comunque sia, questo concetto dei Sufi, in un qualche modo, mi ricorda stranamente il Wu-wei del taoismo cinese, la cosiddetta “Non-azione” che spesso viene confusa con una forma di passività, addirittura di fatalismo, mentre il suo significato è quello di un’azione potrei dire “neutra”, situazionale, che non parte dall’egocentrismo, dalle proprie intenzioni, dal proprio tornaconto, ma dalle esigenze intrinseche di una situazione, quindi un’azione non voluta, che nasce spontanea dal cuore del problema, perché il momento lo richiede, quindi un fenomeno che può avverarsi anche come molto attivo, come per esempio e tra moltissimi altri:
– Se un bambino che non sa nuotare e cade in acqua, non ci penso due volte, ma mi butto per salvarlo, indipendentemente dal fatto che ho magari un appuntamento, che non voglio bagnarmi, che non voglio rovinarmi i vestiti, che mi potrei ferire, mi becco una polmonite e quant’altro
(a meno che non sappia nuotare o che l’acqua sia tanto gelida che il risultato del cosiddetto salvataggio sarebbe il sicuro annegamento di ambedue, o come diceva pure un altro saggio orientale:
– Che non bisogna confondere stoltezza e saggezza, prendere la prima per la seconda!)

Ma che cosa avrei sacrificato nel caso del salvataggio? Tutto ciò che ho elencato sotto il cappello dell’egocentrismo e forse anche dell’altro!
Per continuare a ricentrare il discorso sul concetto dei Sufi (e collegarlo pure all’idea del Wu-wei che incontreremo probabilmente ancora tra non molto), c’è forse una parola chiave che ci potrebbe aiutare in tutto questo, una “parolina magica”:

“ I L   R I S P E T T O ”

Ma che cosa sarebbe questo rispetto, come lo si potrebbe circoscrivere?
Vediamo dapprima che cosa ci dice l’etimologia e se ci può aiutare: sta scritto che proviene dal “respectus-respicere” latino, composto da re- che accenna a ripetizione o indugio e spicere, ossia guardare,  quindi possiamo trovare il senso nel riguardare, l’avere riguardo!
Questo “tenere conto…avere riguardo di…”, a che cosa può alludere?
Sono tentato di dire immediatamente…all’avere rispetto di tutto!

Di sé, degli altri (non si utilizza ogni tanto il termine “riguardati” a parte il detto rabbinico: “Se non penso a me stesso, chi pensa a me, e se non adesso, quando?” sì, perché se non tengo conto di me stesso come potrò poi tenere conto di tutto il resto?), animali compresi e della Natura in senso lato!
Qui l’egocentrismo trova pure il suo posto “legale” all’interno di un coro a “più voci”, per cui l’importante è che non stoni, non sia esclusivo, che non prevalga sulle altre “voci”, perché normalmente ha pure una sua funzione valida all’interno della personalità o addirittura di una civiltà, di cui disegna anche un po’ i contorni dell’identità collettiva (siamo alconcesi e produciamo i migliori cetriolacei del mondo, siamo romediani e costruiamo i più sicuri Mega-Optimist del continente…)

Però non va dimenticata la contraddizione almeno apparente, la ”logica dei contrari” (come la sottolineava ripetutamente Stéphane Lupasco, filosofo delle scienze rumeno, 1900-1988), che ci riporta al “sacrificio volontario”:
infatti da un lato dobbiamo tenere conto del proprio Ego e, come proposto addirittura rispettarlo, dall’altro lato le situazioni, per esempio anche da parte di terzi, possono chiederci per esempio dei taciti interventi (il “Wu-wei, la non-azione”), ai quali magari non abbiamo nessuna intenzione di rispondere, ma che per svariate ragioni, implicitamente richiedono da noi una risposta, ciò che corrisponde a un aspetto del “sacrificio volontario” (ed è connesso con il senso di responsabilità),
che ovviamente non è la sola forma possibile, perché l’altro aspetto, e lo troviamo per esempio in particolare modo nel complesso di “Sodoma e Gomorra”, quello per cui si tratterebbe di rinunciare alle distorsioni mentali e comportamentali a favore di un equilibrio dinamico, per definizione restio al “malware” (“codice maligno, software malintenzionato, mal congegnato, modello distruttivo”), per utilizzare anche un termine moderno, anche se prevalentemente informatico!

III.    Perché se, diciamo simbolicamente parlando, gli abitanti di “Sodoma e Gomorra” avessero di loro iniziativa “rinunciato, sacrificato” le loro distorsioni mentali e comportamentali (rendo attenti a quel “mentale” che c’entra anche nel “comportarsi”!), non sarebbe avvenuta la decadenza e la successiva devastazione di quel tipo di… ”cultura”!

II.     Questo vale anche per il complesso della “Torre di Babele”:
se si fosse sacrificata la sfrenata ambizione di “elevarsi fino al Cielo”, non sarebbe stata necessaria la distruzione (o l’interruzione nella costruzione) della Torre e la dispersione delle genti, dispersione avente probabilmente la funzione di frantumare la “illegale volontà comune” di edificare la Torre che doveva raggiungere il Cielo, in altri termini per “diventare divini”, che ha a che fare con l’Onniscienza e l’Onnipotenza, di cui l’essere umano spesso s’illude di poter disporre senza problemi, ma che gliene creano invece un’infinità!

I.       Medesima situazione per il complesso di “Adamo ed Eva”:
rinunciando alla tentazione “avvelenata” esternata dal “Serpente” (perché distruttiva dell’equilibrio, dell’armonia), Serpente che rappresenta la “tentazione” (parte implicita della nostra mente, alla quale non è facile resistere!), di assomigliare, perfino di essere come la Divinità, con i suoi poteri.
(Vedi l’aforisma: “L’essere umano ha creato Dio a sua immagine e somiglianza e poi lo ha proiettato nel Cielo”!).
In tal caso non sarebbe stata necessaria l’esclusione dal “Paradiso Terrestre” (Stato Unitario Primordiale, SUP per utilizzare una delle nostre innumerevoli e predilette sigle moderne… gli acronimi), non sarebbe avvenuta la frattura con la realtà, poiché questa richiede da noi quel “nec licet bovi”, soltanto ciò che ci è consentito, quindi ciò che è possibile per l’essere umano, senza voler trasgredire i propri limiti che vanno scoperti e rispettati (ed ecco che ci risiamo con il “rispetto”)!

Per concludere: pure qui troviamo un tema fondamentale con le sue variazioni, che accomuna i tre complessi, a sapere:
“il cosiddetto peccato originale”, quello che secondo me ha originato tutti gli altri, o detto ancora un’altra volta diversamente:
– quel trasgredire i limiti che ci ha assegnato la Natura che, anche se elastici non vanno oltrepassati (che si potrebbe pure definire “lo strafare”) pena la decadenza, il cadere negli stati inferiori dell’essere umano (“l’Inferno”), esclusi dall’equilibrio dinamico che diversamente ci sarebbe consentito!

Ed ecco che riemerge il detto Sufi anche se parafrasato:
“se non siamo disposti a sacrificare la nostra tendenza a voler oltrepassare i limiti proposti dalla Vita, questa ci strapperà (d’altronde lo sta già facendo progressivamente ed egregiamente), il benessere del singolo e quello comune possibile!

Rimane, almeno per me e per ora, un’ultima domanda:
– Ma quali sarebbero questi limiti proposti o imposti dalla Vita?
Mi sembra una buona domanda che però richiede una ricerca collettiva sincera da parte nostra, nonché una risposta franca, trasparente, anche perché essendo elastici, non è agevole stabilire i confini limitativi, e se in passato sono già stati fatti diversi tentativi in questo senso, che però vengono stabiliti e proposti soprattutto teoricamente: (nel “ora…”), difetta loro o manca addirittura l’attuazione
(il… et labora”), o ancora, questa viene troppo dilazionata nel tempo, con il rischio di ”perdere il…vaporetto”!

Le intenzioni ci vogliono (non credo tanto alla “favola” che “la via per l’Inferno sia sempre e necessariamente lastricata da buone intenzioni”!), ma senza le realizzazioni, siamo un’umanità claudicante che rischia, soprattutto sul lungo termine, di farsi togliere, “strappare” anche il “benessere possibile”, quello qua e là raggiunto e/o quello eventualmente ancora raggiungibile!

*          *          *

       So long, I am around…

Fine del Postscriptum al 3°, ma pure per i 3 Complessi!


 

 

 

 

 

 

 

 

About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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