B. Sascha Horowitz
“I COMPLESSI“
DI ADAMO ed EVA
DELLA TORRE DI BABELE
di SODOMA e GOMORRA
3 Monografie
“sul simbolismo storico”
dedicate
ai compagni di percorso del
G. R. E. Q. I.
“Gruppo di
Ricerca e
Realizzazione per l’
Elevazione
Qualitativa dell’
Individuo”
Il gioco più bello del mondo
ma credo il meno giocato
e uno dei più difficili
è quello della verità
Ciung Ci Ming
(1a dinastia dei San – Sou
del Liung Tang)
I N D I C E
1. Praescriptum
2. Il complesso di Adamo ed Eva
3. Il complesso della Torre di Babele
4. Il complesso di Sodoma e Gomorra
5. Postscriptum
1. Praescriptum (introduzione)
“Ora et labora…”
Queste minimonografie non hanno presunzione alcuna:
né quella di avere un carattere scientifico, né di entrare a far parte della storia di una qualsiasi disciplina umanista (come ad esempio della psicologia o pedagogia).
Sono semplicemente l’espressione d’intuizioni, di alcune osservazioni e riflessioni personali fatte nel corso degli anni.
Mi ha sedotto l’idea d’inserirle sotto il cappello dei “complessi” che, come al solito, non da tutti sono considerati allo stesso modo, a parte il fatto che finora ne sono già stati definiti alcuni, d’altronde ben acquisiti e universalmente riconosciuti, che posso tralasciare di dettagliare, poiché si sono già integrati in un certo tipo di cultura umana, ma che forse vale la pena di ricordare almeno nominalmente se non per il loro contenuto, come ad esempio quelli di Edipo, Elettra, Pigmalione, Caino e Abele e altri che non conosco o di cui non mi ricordo.
Permane la domanda: – perché mai li hai voluti raggruppare sotto il termine di “complessi”?
Forse per il semplice fatto che si tratta dapprima di situazioni che vorrei porre nella categoria di ciò che, a torto o ragione, è stato definito il “simbolismo storico”, per dire che i fatti descritti potrebbero avere, da un lato la possibilità di una qualche, anche se magari lontana corrispondenza storica, dall’altro lato però, e per me è ciò che conta veramente, la caratteristica di descrivere analogicamente (tramite allegorie), dei problemi fondamentali con i quali l’essere umano si è dibattuto sin dai primordi e con i quali sarà alle prese, molto probabilmente, fino alla fine del suo percorso individuale e collettivo su questo globo terracqueo!
Problemi complessi, vale a dire ben articolati, polivalenti e certamente non sempre di facile comprensione e men che meno di comoda soluzione.
In altre parole: si tratta di processi talvolta intrecciati, ingarbugliati, qualcosa che assomiglia a un labirinto, magari di facile accesso,
ma da cui è tutt’altro che facile trovare l’uscita per liberarsene (“per rivedere le…o salire alle stelle” di dantesca memoria).
Credo di sapere che sono stati fatti molti tentativi d’interpretazione delle narrazioni che seguono, quindi sono state affermate molte e svariate cose a proposito: a cominciare dal convincimento che questi testi sono stati redatti dalla Divinità Suprema stessa, oppure da uomini ispirati da questa, o più modestamente da uomini saggi, senza dimenticare che in ogni modo, ogni racconto è stato oggetto di svariate ipotesi, tant’è che diventa inevitabile pensare che d’interpretazioni umane si tratta, con tutta la soggettività e le limitazioni che ciò comporta e dove, almeno così mi pare, nessuno, dico proprio nessuno, ha il diritto di presumere:
“io ho ragione e tu hai torto!” oppure: “questo è quanto!” senz’altra via di scampo.
Ed è proprio in questa prospettiva e in questa soltanto, che desidero iscrivere questo semplice tentativo di lettura degli eventi (reali o figurati che siano), che molto probabilmente e in un qualche modo, trascendono egregiamente la nostra comprensione (quella parziale forse no, ma quella totale…)
Non so se riuscirò a portarvi un po’ di luce, ma ciò nonostante è quanto mi sono proposto di fare.
Se ne risulterà anche soltanto un modesto stimolo per una riflessione a più ampio raggio e profondità, ma soprattutto per una susseguente trasformazione, a un modesto miglioramento, forse il tentativo ne sarà valsa la pena.
Altrimenti pazienza…”vaya con Dios”!
* * *
Breve informazione sulla procedura seguita
1 Dapprima estrarrò dal testo veterotestamentario e precisamente da quello che preferisco a causa del suo carattere semplice e un po’ vetusto, ossia dalla traduzione di Giovanni Diodati Lucchese, 1576-1649, professore emerito di lingua ebraica a Ginevra nell’Accademia di Calvino (e sia ben chiaro, non sono né “ diodatese”, né “lucchese” e neppure “calvinista”, quindi non sono di parte!), estrarrò il racconto corrispondente, presentandolo in corsivo, per commentarlo a modo mio, senza tenere conto di ciò che finora è stato detto dai diversi specialisti o profani e senza pretendere che possa essere giusto o sbagliato, perché invero non so che cosa lo sia, così come non so se lo sarà ciò che scoprirò strada facendo (che, trattandosi di allegorie, può sempre essere reinterpretato, arricchito, completato e questo dal lettore stesso!)
N.B. Sono consapevole del fatto che “tradurre significa talvolta tradire”, soprattutto da una lingua così estranea alle nostre dell’area mediterranea, una lingua succinta, ma talvolta con parole a significato polivalente che possono assumere valori diversi, secondo il contesto in cui si trovano, a parte il fatto che certe finezze non vengono colte da chi non possiede pienamente la lingua ebraica (o addirittura quella aramaica).
Per non parlare delle interpretazioni cabalistiche basate soprattutto sui valori numerici costituiti dalle singole lettere all’interno di una parola specifica.
Nonostante questi handicap, penso che si possa comunque estrarre un senso generale valido da questi racconti, sia per il singolo, le collettività, vedi pure l’umanità intera, senza perciò minimizzare la loro portata pratica nell’applicazione quotidiana che, almeno così mi pare, rimane di capitale importanza per ognuno di noi.
2 L’unica cosa che mi sembra sapere è che attualmente posso interpretare soltanto in questo modo, che perciò non posso fare diversamente, senza affermare che sia l’unico modo di procedere o che altre modalità ne rappresentino una superflua, inutile contraddizione.
Ciò che talvolta sembra paradossale, è semplicemente l’espressione di realtà complementari che possono chiarire la comprensione di problemi veramente complessi, che nessuno può pretendere di risolvere in modo esclusivo e definitivo (e qualora lo dovesse voler fare, rischia di cadere nel tranello della presunzione, della superbia, dell’assolutismo!)
3 Alla fine dell’esposizione sommaria, generale, potrei tentare la penetrazione in alcuni dettagli che, a prima vista, potrebbero magari sembrare insignificanti: ma lascio al tempo e all’ispirazione la decisione definitiva se è il caso e utile avventurarsi in un tale meandro…
4 Ciò che comunque rimane fondamentale è il “ora et labora“, ossia l’orare latino che significa da un lato pregare e ci si può chiedere “pregare chi e per che cosa” ? , ma che dall’altro lato rappresenta pure l’aspetto chiarificatore, speculativo, il parlare, ma quello interiore che precede l’azione per guidarla, finalizzarla meglio (o se preferite ciò che si chiama anche la riflessione, per non parlare qui e ora della meditazione, per la quale si può trovare un’altra Monografia in questo blog).
Per quanto concerne il “labora”, ciò significa che si tratta pure di passare all’azione, ossia di realizzare quanto si è appreso nella riflessione, ossia di elaborare il pensato per renderlo operativo, senza supporre ovviamente che basta riflettere ed esprimere quanto si ambisce affinché si realizzi, mentre l’attualizzazione di un pensiero rappresenta spesso uno sforzo, un lavorio notevole, soprattutto se si tratta di trasformare delle abitudini che rappresentano delle distorsioni esistenziali, delle alienazioni da un percorso creativo, costruttivo, degli smarrimenti avvenuti sulla via dell’integrazione equilibrata, armoniosa nella vita in generale!
N.B. Comunque e per rimettere le cose al loro giusto posto, vale forse la pena di tenere presente il fatto che la nostra vita non è un “regalo” che ci è stato fatto, bensì “un prestito” che prima o poi dobbiamo restituire per intero!
Gli uni devono pagare più interessi di altri e, come recita un proverbio russo:
“ la morte è gratuita, ma ci costa la Vita ! “
e questo fatto ci accomuna tutti in un grande atto di “Giustizia Universale”, una realtà che ci dovrebbe rendere molto umili e rispettosi, sia nei confronti della Natura che verso i nostri simili, ma anche verso noi stessi…perché no?
In sintesi:
1. Il complesso di “Adamo ed Eva”, vuole raccontare la nostra trasgressione delle Leggi Universali, del nascondimento del nostro operare deviato, della non-assunzione della responsabilità e la proiezione di questa su terzi.
2. Il complesso della “Torre di Babele”, vuole raccontare la megalomania dell’individuo che vuole fare “il passo più lungo della gamba”, o come dice il proverbio romano “Quod licet Jovi nec licet bovi” (“Ciò che è lecito a Giove, non lo è per il bove”), che detto diversamente può significare “voler trascendere i propri limiti (quelli proposti dalla Natura e insiti nelle cose della Vita”) per cui si può giungere alla confusione, al caos, alla “follia” (in cui mi sembra che l’umanità si sia arrenata attualmente!).
3. Il complesso di “Sodoma e Gomorra”, racconta di una pentopoli (di un’intera “regione”) depravata, tendente a coltivare più i vizi (le debolezze, manchevolezze umane, la loro distruttività), che le sue virtù (i suoi punti di forza, quelli creativi, edificanti, armonizzanti) e, dopo alcuni “negoziati”, di un giusto che viene salvato (ricordo Jean-Paul Sartre, filosofo esistenzialista, 1905-1980, che credo diceva:
– E se rimane un solo giusto su questa terra, la Giustizia è salva!”), a condizione però che nessuno dei suoi si volti indietro per non diventare statua di sale, inoltre di “sua moglie” che invece trasgredisce questa regola fondamentale e si cristalizza!
Insomma una narrazione molto significativa per molti versi, che spero percorreremo in seguito…
* * *
So long, I am around…
Fine dell’ introduzione ai 3 complessi
Seguirà il primo, quello di “Adamo ed Eva”.
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