Pasqua – Pesach – Passover

B. Sascha Horowitz

PASQUA  –  PESACH  –  PASSOVER

Ho colto questa occasione perché siamo anche nelle vicinanze della Pasqua ebraica (Pesach) e se ne parlo non è certamente per partito preso poiché, nonostante le origini religiose dei miei genitori, come loro non sono mai stato osservante, né membro di una sinagoga, o di un’altra comunità ebraica.

Se mi sono attardato su questo tema, non l’ho fatto per ragioni religiose, ma perché nei suddetti termini si cela qualcosa d’interessante ed importante, soprattutto per rapporto al “lavoro di ricerca a favore della nostra maturazione, della nostra crescita umana”.

Dapprima vediamo quindi un po’ i corrispondenti termini:

1. Pasqua (cristiana) proviene indubbiamente dalla parola “Pesach“(ebraica: termine spesso scritto con una doppia consonante all’interno anche se, per quanto mi è risaputo, nell’ebraico non esistono doppie consonanti come da noi) e i due periodi di festeggiamenti, anche cronologicamente parlando, solitamente non sono molto distanti l’uno dall’altro, non di rado coincidono o quasi: comunque sono situati normalmente e significativamente più o meno all’inizio della primavera!

2. Ciò che succede durante la primavera, nella natura e in molte case (in queste ultime: ricerca di sfoltimento, ordine e pulizia), ormai lo sappiamo bene ed è banale, ma un po’ meno per quel che potrebbe succedere in noi e soprattutto che cosa ci vogliono dire veramente il “mito di Gesù(passatemi per il momento l’eretica espressione “mito di Gesù” a carattere simbolico, poiché ufficialmente non viene considerato come tale, bensì come una realtà d’incarnazione personale, etnica e storico-geografica), nonché il “mito di Mosè” (anche questo, vissuto dagli osservanti un po’ diversamente da quanto cercherò di descrivere).

3. Ma torniamo ai suddetti termini:

Pesach = passaggio, passare oltre, liberazione; ed è interessante che l’inglese ne riprende il senso con Passover = Pass-over, dove Pass = passo, gola, strettoia, passaggio, crisi, punto critico, lascia passare e
over = sopra, al di sopra, al di là, dall’altra parte.

4. Ora questi due termini sono legati alla tradizione ebraica (vedi il “Vecchio Testamento”), mentre Pasqua a quella cristiana (vedi il “Nuovo Testamento”).

Nella tradizione ebraica in questo periodo si ricorda e festeggia l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto, la sua liberazione dalla “schiavitù egiziana”, guidata da “Mosè” (senza soffermarmi su questo personaggio, forse anche lui prevalentemente a carattere simbolico, ma comunque significativo, misterioso, ma pure e in un certo senso, un equivalente di “Virgilio” e della sua funzione di guida ma più interiorizzata, che accompagna Dante simbolicamente nelle prime due Cantiche della sua Commedia).

C’è chi afferma che il viaggio dei due nell’oltretomba sia stato reale, ma lasciamo perdere, consapevoli delle limitazioni a cui si va incontro quando si vuole ridurre semplicemente il simbolico al reale!

5. A questo punto mi sembra di una certa importanza fare un lungo inciso, affinché si capisca bene che cosa questa “uscita” potrebbe significare, rifacendomi anche a ciò che Dante affermò nel suo “Convivio”.

Egli cercò di spiegare (nel “Trattato Secondo”), i quattro sensi (“il litterale, l’allegorico, morale e anagogico”), con cui si può leggere e interpretare le “Scritture”.
Il quarto dunque, quello “anagogico(ossia mistico, esoterico, metafisico), rappresenta il sovrasenso, quello
de le superne cose de l’etternal gloria…”

Sempre durante il medesimo passo, Dante prosegue offrendoci un esempio:
“…sì come vedere si può in quello canto del Profeta che dice che, ne l’uscita del popolo d’Israel d’Egitto, Giudea è fatta santa e libera. Che avvegna essere vero secondo la lettera sia manifesto, non meno è vero quello che spiritualmente s’intende, cioè che nel uscita de l’anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestate.”

Vorrei però aggiungere ancora alcune piccolezze che ritengo parlanti e che forse completano il “puzzle” con una mini-catena di associazioni:
Egitto corrisponde all’idea di “terra nera”, “terra nera” = terra bruciata, ma pure sotterra = qualcosa di “oscuro, nascosto, d’inferiore, gl’inferi, l’Inferno” (le nostre erranze “…che la diritta via era smarrita…”, come afferma Dante subito all’inizio della Commedia: I, 3).

Da giovani si diceva: – Ma va’ in Egitto…, per dire a qualcuno che era un rompi-rompi, che sparlava, diceva cose assurde e che appunto perciò lo si invitava di andare, di esportarle…all’Inferno! (Attualmente, molto probabilmente per ragioni “diplomatiche” ci si limita a dire: ” Ma va’ a quel paese “, sottintendendo però e probabilmente “Egitto-Terra Nera-Inferi”).
Intendiamoci, non è per mancare di rispetto all’Egitto (grande e antica culla di svariate Culture), me ne guarderei bene: ma in questo caso, non dimentichiamolo, ci muoviamo a livello allegorico!

6. Ora, sia nell’una che nell’altra tradizione il concetto salvifico, da un lato per l’uscita dall’Egitto del popolo “d’Israel”, (come dice giustamente l’edotto Dante e non “Israele” e vedremo poi perché), con la spettacolare apertura dei flutti marini (che pare sia poi stato “un mare di canne” e che forse c’erano di mezzo anche le maree!) e così il popolo facilitato nel “passaggio oltre la schiavitù”, dall’altro lato per la “Via Crucis” con la messa a morte e poi “la resurrezione di Gesù” che, secondo il mio modesto parere, è pure un “passaggio oltre…oltre la schiavitù del/dal Mondo”, ci raccontano fenomeni essenzialmente simili.

Qui vorrei fare un inciso particolare, anche perché poco conosciuto ma significativo:
” Quando nel racconto biblico ci viene detto che il popolo d’Israel era riuscito a passare illeso perché i flutti si erano spostati al suo passaggio, le truppe egizie persecutrici furono travolte dalle acque e perirono (ripeto: forse per un problema di maree, i primi magari conoscevano i ritmi delle maree, i secondi no).
Comunque sia, a quel punto gli angeli cantarono inni di gioia per il loro decesso.  Al che Dio li rimproverò: – Come, le mie creature soccombono e voi cantate inni di gioia?”
Ciò che c’è di sorprendente è che questo racconto si trova in un’appendice del Talmud, lunga raccolta plurisecolare di considerazioni, commenti e discussioni rabbiniche (quindi di tradizione ebraica), in un’appendice chiamata “Racconti particolari”!

Vorrei però tornare al suddetto concetto di “fenomeni molto simili” ossia:
– prima o poi l’essere umano, collettivo o singolo che sia, durante la sua vita può incontrare difficoltà, trovarsi “incasinato”, ricordate Gesù sulla Croce con il suo:
“Elì, Elì, lama sibachtani?” tradotto secondo me erroneamente con “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” (perché mai “suo Padre” avrebbe dovuto abbandonarlo, o Gesù credere di essere stato abbandonato dal “Padre”?), mentre “sibachtani” mi risulta essere una contrazione verbale con il senso di “complicato, difficile”, per l’appunto di trovarsi in una situazione complicata, difficile, in un “labirinto” per rapporto all’autenticità profonda (il destino dell’essere umano), perché ci si è smarriti
(“si è persa l’anima orientatrice” : “Ab Oriente Lux”), forse proprio per ritrovare poi la Via, ma consapevolmente!

C’è d’altronde una strana connessione tra il termine cristiano per Pasqua in inglese =
Easter,  mentre oriente = East: puro caso? Non lo suppongo, tra l’altro anche per il fatto che i Re Magi venivano da oriente, non da occidente ed erano rappresentanti di virtù speciali (di energie, forze, quindi anche di “luce”, ossia di vera conoscenza).

7. Però l’essere umano ha altresì la possibilità di rifarsi, di rinnovarsi, di riemergere, risorgere dalla sua tendenza a lasciar deperire la sua anima, la sua animazione interiore, ossia di ritrovare un nuovo equilibrio, magari dopo le famose quarantene, vale a dire i tempi che occorrono per ritrovare “l’ordine implicito” come molto probabilmente lo intendeva già nel secolo scorso il famoso fisico David Bohm!

Questo ci porta alla Pasqua-Pesach, sia ebraica che cristiana incentrate sul “Rinnovamento” (come per la primavera nella natura).
Cioè che Isra-el (e non “Israele”, perché l’originale significa “aiutante dell’Elevato, o se preferite di Dio”, o ancora “l’Elevato, Dio è il nostro aiuto”, I/Esra-el), può diventare l’aiutante o essere aiutato, quando cerca di reintegrarsi “nell’ordine implicito”, perché smette di giocare al “Bastian contrario” ossia al “Satan”.

Che abbia dovuto errare nel deserto del Sinai per 40 anni è cronologicamente insostenibile (ma simbolicamente accettabile, perché si tratta di un tempo interiore lungo, talvolta necessario per ritrovare lo smarrito, ma necessario “equilibrio dinamico”, per essere in un certo accordo con gli Altri, la Natura, la Vita  e credo di saperne qualcosa anche perché ne ho fatta l’esperienza a livello personale, d’altronde con me indubbiamente tanti e tanti altri!)

Realisticamente parlando: se calcoliamo il percorso (diciamo dal Cairo), fino nella cosiddetta “Terra Promessa”,  (supponiamo l’attuale Israele), non c’era nessun mare da transitare (il Canale di Suez non esisteva ancora!), mentre si poteva prendere la “Via Maris”, forse in certi punti invasa da canneti acquitrinosi e sottoposti al ritmo delle maree, passando lungo la costa mediterranea su un percorso di circa 400 km al massimo, vale a dire in non più di 40 giorni (e non 40 anni (compresa anche un’escursione e sosta ai piedi del Sinai!), calcolato a un ritmo molto lento di 10 km al giorno, ciò che è ben poco e mi fa pensare di nuovo al concetto simbolico e non a quello storico-geografico!

8. Ben inteso conoscete il senso della “quarantena” (perfino nell’informatica c’è anche per il malware!):
– in passato, periodo di 40 giorni per i viaggiatori e le loro merci che provenivano da paesi infetti di malattie contagiose, costretti di passare in un lazzaretto o a bordo delle navi fino alla scomparsa dei sintomi, prima di poter comunicare, relazionare con gli abitanti regionali e-o portuali!

Quindi. per concludere e non dilungarmi troppo, la prossima Pasqua e-o anche l’estate non potrebbero rappresentare delle splendide occasioni di “quarantena” (forse per certuni una tra altre già avvenute e-o successive?), visto che il nostro abituale modo d’inquinare la natura, di contagiare gli altri, ma pure noi stessi è ricorrente (per esempio con il fumo e i vari tipi di droghe, le false giustificazioni, le ideologie eccentriche, gli usi e costumi perversi e quant’altro).

Dunque tentiamo di “uscire dalle “quarantene” cercando di ripristinarci…
D’altronde non esiste anche la “quaresima” (di tradizione cristiana) a carattere penitenziale, ossia di purificazione (“il Purgatorio”) per “ritrovare la diritta via che era smarrita” di dantesca memoria?
No, non sto parlando di morale, bensì di “Ordine Implicito” che trascende la morale, senza necessariamente escluderla!

*        *        *

So long, I am around…

Fine della “Monografia”


 

About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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