“Lo Scudo” (Moneta a tre facciate)

“LO  SCUDO” (MONETA  A TRE FACCIATE)

Come esempio “pratico” scelgo lo “Scudo” (moneta svizzera), termine attualmente alquanto inusitato, conosciuto prevalentemente dalle persone anziane, mentre per i giovani è suppergiù lingua morta.
Oltre al suo significato fondamentale di tipo protettivo, veniva detto “Scudo” la nostra moneta da 5.- CHF.

Ma come mai questa escursione nel mondo del “venale” per alludere a fenomeni che intendo essere relazionali, interiori, addirittura olistici, spirituali?
È il problema del pensiero analogico (il dire qualcosa con qualcosa d’altro, magari di simile ma di un’altra categoria) che, almeno così suppongo, ha la funzione di stimolare le persone interessate nel procedere a un personale, creativo lavoro di ricerca (un po’ alla stregua della differenza che c’è tra un pasto preconfezionato che si trangugia così com’è, e uno per il quale bisogna inventare il menu, o sceglierne uno già esistente, comperare gli ingredienti necessari e poi cucinarli con un minimo di dovizia gastronomica…)

Desidero premettere però che la moneta, i soldi, non li ritengo né venali né non-venali: sono, punto a capo.
Per me sono un’invenzione straordinaria della creatività umana, perché rappresentano simbolicamente l’energia investita nel “lavoro”, nelle sue attività.
Semmai, la “venalità” viene impressa dall’ignoranza, dall’egocentrismo, dall’avidità umana, mentre i soldi di per sé “sono e restano innocenti” !
Prova ne potrebbe essere il fatto che sono utilizzabili per tutto, per gli scambi a tutti i livelli: “nel bene e nel male”!
Con loro puoi far trucidare la gente, commettere genocidio, puoi salvarla dalle carestie, aiutarla durante le inondazioni, i terremoti o le eruzioni vulcaniche, sostenerla contro l’analfabetismo o la carenza professionale, puoi guarirla quando è malata o ferita, ospitarla quando ha bisogno di protezione, ma pure torturarla e farla scomparire quando fa comodo!

Però torniamo direttamente al nostro “SCUDO” e osserviamo dapprima com’è strutturato:
1. possiamo constatare e tutti lo possono perché è banale, ci sono “due facciate”;

2. già meno banale è che da un lato vi è rappresentato prevalentemente l’aspetto quantitativo: con la scritta di 5 FR e sotto la data della coniatura (ad esempio 1996), mentre al centro la modalità cambia mostrando lo stemma svizzero, circondato da due catene di fiori alpestri differenziati, ciò che ci permette il passo verso le caratteristiche dell’altra facciata che sono…

3. prevalentemente di ordine qualitativo: con la scritta superiore “CONFEDERATIO HELVETICA”, che circonda in parte il busto di Guglielmo Tell, “l’eroe nazionale”.
Questa facciata ci dice a quale organizzazione la moneta si riferisce, la prima invece quanto vale la moneta se riferita all’ente nazionale descritto sul retro.
Senza queste due facciate, la moneta non ha valore alcuno, possiamo tanto buttarla! O forse no?

4. Certamente no, perché c’è una terza facciata, che solitamente non viene neppure presa in considerazione tanto è discreta, silenziosa e non dà all’occhio trovandosi lateralmente, eppure…è costituita dallo spessore, dalla consistenza della moneta!
O magari sareste in grado di immaginarvi una moneta con due facciate per di più impresse, marcate con gli attributi di cui abbiamo visto l’importanza, senza lo spessore, anche del più infimo possibile…?
Su questa facciata c’è la significativa scritta: “DOMINUS PROVIDEBIT” e ci sono delle stelline!
Ma che cavolo, adesso con la moneta c’entra anche la “Provvidenza” e magari pure il Vaticano?
No, no, non credo che un “complotto” di questo genere possa esistere e quand’anche dovesse esistere, lo trasformiamo a dovere, perché…

5. lo spessore rappresenta semplicemente la sostanza, ciò che sta sotto, per sostenere il tutto, il sostantivo senza il quale la moneta non avrebbe diritto d’asilo su questa terra: è il materiale di base che costituisce la moneta sulla quale si possono poi stampare gli attributi necessari per qualificarla in tutti i sensi, ossia darle la sua identità specifica.
Ma è anche quel materiale che fondendolo si può riciclare, trasformarlo in altre monete o altri oggetti, con qualifiche magari completamente diverse: ciò che rappresenta un po’ il segreto dell’energia (la sua tragedia come affermava S. Lupasco, filosofo delle scienze), il suo dramma come preferisco definirlo, visto che tragedia e dramma sono etimologicamente tutt’altro che sinonimi e che quest’ultimo termine dà più senso alla dinamica energetica, salvaguardandola nella sua perennità!

Ed è ovvio che “DOMINUS PROVIDEBIT”, rappresenta comunque l’elemento provvidenziale che ci permette di vivere e operare in modo diversificato:
perché è vero che molto possiamo fare, ma è altrettanto vero che molto, probabilmente l’essenziale, ci è dato, offerto dalla “PROVVIDENZA”, ossia da quel “Qualcosa d’Insondabile, d’Incommensurabile nell’ Universo” che “fa le cose andare come devono andare” (probabilmente ciò che intendeva D. Bohm per “Ordine implicito”), senza possibilità d’intervento volontaristico da parte nostra e che, tra l’altro, ha concesso-permesso la nostra presenza su questa terra.
Aggiungiamo pure il termine “Divina Provvidenza”, per alludere al Mistero da cui tutto ciò proviene e a cui ritorna e dove abbiamo pochissima o nessuna presa, perfino agitandoci nel modo che siamo soliti fare in modo insensato, ma neppure pregando, anche se pregando molto seriamente!

6.  …e le stelline?
“…amor che move il sole e le altre stelle” (così concludeva Dante la sua Commedia…, e adesso che centra Dante?) :
stelle = soli = attività solare, creativa, che dev’essere l’attività in campo se si vuole costruir un’opera,un’organizzazione, una struttura, anche quella semplice di un gruppo, familiare o meno, fin su su ad uno Stato valido e, a mio modesto parere, gli svizzeri checché se ne possa dire, ci sono riusciti a differenza di molti altri che stanno ancora annaspando, barcollando, esitando ma pure di brutto!
Le stelline possono, nello stesso senso, rappresentare i Cantoni (le Regioni) che appunto si sono dati daffare per costituire la “CONFEDERATIO HELVETICA”, iscritta sulla facciata qualificante dello scudo (questa “Confederazione”, con-feder-azione, l’azione-comune-nella-stessa-fede, che comporta pure e tra l’altro molte possibilità per lo sviluppo esteriore ed interiore dell’individuo: e non scuotete la testa perché, nonostante tutto, l’opinionismo personale o giornalistico contrastante, questi rimangono per me i fatti:
“So sieht es aus”, “così appare la cosa” come recita uno slogan televisivo germanofono!)

Ma ora, “del lungo discorso il breve senso” (“Der langen Rede kurzer Sinn” come credo recitasse Goethe), quale sarebbe?
Potrebbe essere la proposta per un “compito”, ma che brutto, conturbante termine da establishment, che ha un profumo di dovere, di obbligo, ossia: quello di prendere in mano uno “Scudo”, di girarlo e rigirarlo ogni tanto tra le dita, cercando di intravvedere quanto se ne può ancora estrarre, come da una miniera, con delle “scale a pioli per penetrarvi”, ossia a partire dai dati che ho messo a vostra disposizione aggiungendo e non dimenticando anche la “Mappa dei due poli: lo Yin-Yang” come carta e bussola, perché è in relazione con tutto ciò e c’entra, eccome che c’entra, sia per la com-prensione che il ben-essere della nostra vita quotidiana, ciò che in fondo in fondo conta veramente!

P.S. Ma attenzione, mentre girate lo Scudo tra le dita, non lasciatevi sedurre da una certa facilità, da una facilità certa che spesso ricerchiamo, quindi tentate di non pensare al Maxi-Gelato o al Mega-Cheese-Burger che potreste comperarvi con questa moneta, perché non era ciò che intendevo quando alludevo allo “Scudo”, alla vostra/nostra comprensione, al vostro/nostro benessere:

alla vostra/nostra felicità…perché no?

– So long, I am around…

Seguono le Appendici I e II


A P P E N D I C E   I  (dello Scudo)

Quando ho parlato delle 3 facciate dello “Scudo”, avrei forse dovuto precisare meglio che i due aspetti, quelli quantitativi e qualitativi, che a prima vista sembrano in opposizione e rappresentare due mondi per così dire inconciliabili, diventano visibilmente complementari grazie alla presenza della “terza facciata”, ossia quella portante, la “Sostanza, l’Essenziale, l’Essere tout court”.
Senza quest’ultima, le facciate “superiori e inferiori” (termini relativi proprio perché si possono invertire: il superiore può diventare l’inferiore e viceversa!), non hanno diritto d’asilo su questa terra (un’altra ovviamente non la conosco, voi forse sì? In tal caso: riferite, riferite!)

Questo ci porta all’importanza del numero 3 e all’idea delle “Grandi Triadi” (i germanofoni affermano regolarmente che “tutte le buone cose sono 3”: “alle guten Dinge sind drei”), questo per indicare l’importanza che il molteplice ha (simbolicamente parlando la dualità), soltanto se compreso, integrato in un’unità (“tutte le buone = alle guten…”), ossia :

tesi/antitesi/sintesi,
inspirazione/espirazione/respirazione,
sistole/diastole/ritmo cardiaco,
terra/luna/sistema solare  (sconsiglio vivamente di voler togliere la luna, anche se ce la trasciniamo dietro apparentemente come un peso morto, perché sarebbe molto probabilmente un disastro per la terra!),
avere/dare/scambiare,
forza centrifuga/centripeta/ gravitazione,
parlare/ascoltare/dialogare,  
yin/yang/tao, ecc. ecc.

Quindi, forse ve ne sarete accorti, ci troviamo qui di fronte allo sperato funerale del dualismo che, sia in passato che nel presente, è stato sorgente e lo è ancora di tante incomprensioni: malintesi, conflitti, distruzioni, disastri, perché il dualismo è all’origine dell’assolutismo, dell’estremismo, del fanatismo, delle radicalizzazioni, del terrorismo, delle “rivoluzioni”, delle monarchie, delle teocrazie, delle dittature!

Qui sovrasta sempre e unicamente uno degli aspetti della “triade”, quello che ha ragione mentre l’altro è nel torto, proprio perché non c’è il “mediatore”, colui che sta nel mezzo (così come il “contenitore”) :

“in media res”

ciò che collega le parti in causa (“le due facciate”), che ci fa capire che si tratta soltanto dei due aspetti di una medesima realtà anche se differenziata, pluriforme (che non vuol dire scissione, “schizofrenia”), che quindi possono, devono con-vivere per vivere veramente,

perché sono complementari…

*          *          *

– So long, I am around…

Segue l’Appendice II


A P P E N D I C E   II  (dello Scudo)

In una parte del “Vecchio Testamento”, ossia nella Torah, che sarebbero i 5 libri di Mosè (e qui si potrebbe sottolineare l’anagramma “Taroh”, da cui “Tarot”, infine italianizzato con “Tarocchi” ciò che certamente non rappresenta un puro caso ma anche, con i suoi “Arcani”, un percorso vitale!) :
per la precisione in “Esodo” (ossia il 2° libro di Mosè: 3, 13-14), si trova secondo me, uno dei passaggi più significativi di tutta la lunga narrazione biblica che, almeno per me, ha prevalentemente un carattere simbolico (ossia che corrisponde a quel “dire qualcosa per accennare ad un altro ordine di realtà”, anche se magari simile ma di altri livelli, con diverse interpretazioni possibili).

Un tipo mitologico che, a differenza di quello greco (a carattere politeistico e prepsicologico), ha invece un carattere storico-geografico, che prende spunto da personaggi, tempi e luoghi presentati come reali (paradigmatici come per esempio: “Adamo, Eva e il Paradiso Terrestre”, “l’Arca di Noè e il Diluvio universale”, “Sodoma, Gomorra con Lot e la moglie diventata statua di sale”, “La torre di Babele con la dispersione e il caos linguistico”, “l’Uscita dall’Egitto degli Ebrei sotto la guida di Mosè e la ricerca della Terra Promessa”, ecc. ), ma che per il loro carattere simbolico, interpretato adeguatamente hanno una valenza intrinseca perenne, che potrebbe quindi perdurare per tutta la durata dell’umanità e quindi non valere soltanto come applicazione a un certo luogo, periodo, a certi personaggi ed eventi ben definiti e limitati, perfino e rispettivamente ad un Olimpo e la sua coorte di dei, semi-dei, dee, titani, centimani, ciclopi e così via dicendo.

Dopo questa un po’ travagliata premessa, ecco però il breve passo biblico in questione, che ovviamente cercherò di parafrasare, abbreviare, sintetizzare:
“Dopo che Dio ebbe scelto Mosè per condurre gli Ebrei fuori dall’Egitto, quest’ultimo disse a Dio:
– Ecco, quando sarò venuto a’ figliuoli d’Israel, e avrò loro detto:
– L’Iddio dei vostri padri mi ha mandato a voi, se essi mi dicono:
“Qual è il suo nome?” che dirò loro?
E Dio disse a Mosè:
“IO SON COLUI CHE SONO”, poi aggiunse:
– Così dirai a’ figliuoli d’Israel, colui che si chiama “IO SONO”, m’ha mandato a voi.”   ( * vedi nota in calce all’articolo)
Qui, a mio modesto parere, ci troviamo di fronte a una visione integrale, olistica della realtà e non semplicemente ad una e una soltanto delle facciate dello…”Scudo”.
Qui non c’è attributo, nessuna definizione vera e propria, nessuna limitazione specifica di ciò che rappresenta la “Trascendenza-Immanente” (come amava dire Karlfried Graf Dürckheim, esimia personalità della spiritualità europea del secolo scorso), il tutto circoscritto con il verbo “essere”:

– IO SONO COLUI CHE SONO, MI CHIAMO “IO SONO”!

D’altronde in latino, considerata come una delle cosiddette lingue sacre (con l’ebraico, il greco, l’arabo. il sanscrito, ecc. ovviamente tradizionali), il modo infinito del verbo essere = esse, lo si può leggere nelle due direzioni senza che cambi il significato: e ci si può chiedere se anche qui si tratta di puro caso!

Lo “Scudo” ha, sempre simbolicamente parlando, questo carattere d’integralità, direi addirittura di necessità, perché innanzi tutto “È” :
questa è la sua natura e sintesi, ossia quella delle 3 facciate, del loro contenuto e del loro contenitore.
Se volete dissecare (da segare) una delle parti, lo “Scudo” non è più lo scudo e quindi sarebbe…”morto” (in tanto quanto Scudo), perché si è entrati nella scissione, nella dissociazione (nella “schizofrenia”), dove c’è splitting tra realtà interiore ed esteriore, tra raziocinio, sentimento e comportamento.

E qui si potrebbe tentare un avvicinamento alla Trimurti dell’Induismo:
Brahma = la mente che crea,
Vishnu = il senti-mento che desidera, tenta di mantenere le forme,
Shiva = il comporta-mento che dinamizza la trasformazione, e last but not least
Brahman = il contenitore, il sintetizzatore, l’integratore…, in altre parole
la “Circonferenza dello Scudo che permette allo Scudo di Essere ciò che è”:

“IO SONO COLUI CHE SONO!”

Ma sentiamo Dante a proposito della “Selva degli smarrimenti”, delle alienazioni, scissioni, perché una “via smarrita” è composta da una scissione, ossia tra una via che sarebbe la “diritta via”, almeno come modello di riferimento ideale e un’altra in cui ci si è smarriti ma di cui si ha magari già preso coscienza, grazie anche al modello alternativo ideale (le due facciate della medaglia):

“Nel mezzo del cammin di nostra vita
         mi ritrovai per una selva oscura
         che la diritta via era smarrita.

 Ah quanto a dir qual era è cosa dura
        esta selva selvaggia ed aspra e forte
        che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;
        ma per trattar del ben ch’io vi trovai,
        dirò dell’altre cose ch’i v’ho scorte.”               (Dante: Comm. Inf. I, 1-7)

In quest’ultima terzina troviamo l’allusione alla complementarietà:
ovvero da un lato la perdizione (dove ci si è persi, smarriti), ma dall’altro lato la possibilità di rettifica, di ripristino dell’in-nocenza primordiale (in cui non si nuoce,  non si nuoce!!!)
Per comprova, Dante conclude la sua “Commedia” con il significativo verso (Par. : XXXIII, 145) :“l’amor che move il sole e le altre stelle…”                 

Dove si può intendere filosoficamente “l’amor” (che andrebbe preferibilmente scritto con la A maiuscola), come l’aspetto Unitivo dell’Universo, antidoto per eccellenza delle più svariate scissioni-alienazioni, se non addirittura di tutte.
Queste due possibilità non sarebbero viabili se non appartenessero alla medesima radice, alla medesima sorgente energetica, ragione per cui un aspetto può trasformarsi nell’altro, come per lo Yin-Yang (nel Tai Chi Tu, la “Mappa dei due poli” cinese), ma ovviamente pure nello “Scudo” perché, come già sottolineato una facciata senza l’altra, ossia nella scissione, la moneta perde il suo senso, come d’altronde molte, moltissime forse quasi tutte se non tutte le cose nella vita!

Direi che non per caso viviamo un’epoca nettamente schizofrenica, senza rendercene veramente conto (anche perché pensiamo che questo disturbo della personalità, si presenta soltanto in certi personaggi, negli studi degli psichiatri e-o nelle cliniche psichiatriche), e non sarà facile che l’umanità in un qualche modo possa uscirne, perché si è entrati in questa fase progressivamente attraverso secoli, quasi silenziosamente, a parte qualche scossone prodotto da alcune illusorie “rivoluzioni”.
Per esempio, dov’è rimasta la Rivoluzione francese con il suo:
“Liberté, Égalité, Fraternité” ? Pare che abbia invece seguito le orme del truce Robespierre (anche se poi l’hanno impiccato).
E la Rivoluzione bolscevica:
dov’è rimasto il “Paradiso del proletariato”? Pare che abbia poi seguito le losche e funeste trame dei signori e padroni del Cremlino, forse peggio degli Zar!

“Rivoluzioni” (per modo di dire!), per le quali ci si può chiedere seriamente se non hanno peggiorato la situazione generale dell’umanità.
Inoltre, si è tanto inneggiato, e per assurdo, alla “rivoluzione industriale”, con la meccanizzazione, l’informatizzazione e robotizzazione, nonché la scaltra esportazione della produzione verso regioni a basso costo di mano d’opera, (straordinarie miniere di possesso e potere!), che ci estraniano sempre di più da una “misura più umana” della nostra Vita, creando inoltre arbitrariamente milioni di disoccupati (in particolare nella gioventù)!

Le “Crisi”, attraverso le quali navighiamo periodicamente, ne sono un indelebile segnale e certamente non avvengono per caso, ma fanno parte di un vasto progetto pure schizofrenico, in cui aumenta sempre di più la ricchezza di pochi e con ciò il loro potere, a scapito dell’impoverimento di molti, ossia della maggioranza (altre due facciate di una triste realtà!), diminuendo il loro potere d’acquisto, una lama a doppio taglio!

Una controtendenza potrebbe essere un revival del “Matriarcato”, ma il “Patriarcato” è troppo diffuso, potente e repressivo per lasciare spazio a simili tentativi di ripristino per riequilibrare la situazione, quindi…
molto probabilmente dovremo continuare a seguire la via dello smarrimento…ma con la speranza che almeno la “Provvidenza, ciò che nell’Universo provvede”, ci assista almeno sul lungo termine, affinché in definitiva “le Cose della nostra Vita” possano svolgersi come devono svolgersi, secondo le Leggi Universali e non soltanto quelle umane!

*         *         *

*  Testo veterotestamentario tradotto da Giovanni Diodati Lucchese, 1576-1649,
professore emerito di lingua ebraica a Ginevra nell’Accademia di Calvino
(non so dirvi il perché ma mi è particolarmente simpatico!)

– So long, I am around…

Fine della “Monografia”


About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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