Accendere e spegnere la luce

“ACCENDERE   E   SPEGNERE   LA   LUCE”

“La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe: 
ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine 
credette di possedere l’intera verità.”

Jalal-al-Din Muhammed Balkhi, chiamato pure Mawlana Rumi
(poeta, teologo e mistico sufi persiano del 13° secolo)

Ecco i miei fatti nudi e crudi che, almeno a prima vista, potrebbero avere un sembiante di banalità, di quotidiano ordinario, o come li vorrete rinominare, tanto non è il nome che fa la cosa, ma a voi la scelta:

– Era buio e nel cuore della notte volevo togliere un fazzoletto di carta da una piccola confezione che non era ancora stata aperta: ma non ci riuscivo, ossia tastando non riuscivo a trovare il punto di apertura della confezione, al che il mio “consigliere interiore” mi suggerì un po’ seccato:
– Ma scusa, accendi finalmente questa benedetta luce!
Ogni tanto ho anche la pessima abitudine di seguire i suoi consigli ed è ciò che feci, scoprendo che tenevo il pacchetto all’incontrario, ciò che provocava “le resistenze” all’apertura. Al che mi dissi:
– Ma guarda un po’, sembra una cosetta da niente, credo però che contenga qualcosa di più importante!

Appunto: “guarda” un po’ meglio e, “a seconda vista”, cominciò a delinearsi qualcosa che mi sembrava degno di essere approfondito e mi sono detto che forse valeva la pena di condividerlo.
Quindi eccomi qua, ragione per cui cerco di descrivere un percorso che potrebbe avverarsi interessante (che potrete magari rettificare e/o completare voi stessi) e mi sono quindi chiesto:
“Ma che cosa comporta questo “accendere la luce” quando non ci si vede, per cui quando è accesa si può individuare almeno “ciò che appare”?
Per inciso, qui mi viene in mente il bel pensiero di un autore, credo fosse francese (forse Apollinaire?), ma poco importa perché qualsiasi fosse ecco quanto, anche se magari non proprio alla lettera, ma almeno per il significato:
– Sans le soleil (la lumière), les choses ne seraient que ce qu’elles sont.
– Senza il sole (la luce), le cose non sarebbero che ciò che sono.

Va bene, ma riprendo da dove ho iniziato:
“il buio” è quando non ci si vede e, allegoricamente parlando, potrebbe corrispondere al concetto di “ignoranza”, ossia a tutto ciò che si ignora, che rimane nell’oscurità (e di cose che ignoriamo, che rimangono nell’ombra ce ne sono, eccome!)

In pratica ignoravo che tenevo il pacchetto di fazzoletti all’incontrario cercando di “aprirlo”, ciò che potrebbe corrispondere in senso figurato all’idea di un “interrogativo”: – come si apre? (che è un po’ come una chiave che cerca di aprire, mettere in luce qualcosa che prima era nell’ombra, chiuso in uno spazio  inaccessibile), in questo caso preciso corrispondeva a una domanda mal posta, mal gestita e quindi la “risposta non poteva essere aperta” in modo adeguato, funzionale (talvolta non si trovano risposte proprio perché le domande non ci sono, o sono mal poste, addirittura “sbagliate” o impossibili).

E questo può succedere proprio per ignoranza (proprio perché si rimane nel “buio”)!
Quindi si tratta di portare luce nella situazione e per trovare la risposta al quesito, “accendendo la luce” ci si può riuscire (sono riuscito a vedere, per rendermi conto che tenevo la confezione sottosopra, all’incontrario).

Ora ci si può chiedere e me lo sono chiesto, tanto per cominciare:
– Che cosa è questa luce, da dove viene, perché in certi casi viene e in altri no?
E ben inteso non sto parlando semplicemente della luce prodotta dalla lampadina del tavolino da notte, bensì di quella che portiamo dentro di noi, non fosse che in modo latente, in “stand-by” (secondo le ricerche degli ultimi decenni pare che nel nostro corpo circoli veramente una luce calcolabile in nanovolt!)

Dunque cos’è che le permette di evidenziarsi, cosa no e glielo impedisce?
I primi termini che mi sono venuti in mente erano e lo sono tuttora:
apertura – chiusura e l’ho associata a un aneddoto cinese di cui avevo avuto conoscenza tanti anni or sono, che trattava di un monaco taoista (di cui non ricordo né nome, né quando visse, ma credo fosse medievale), il quale affermava che:
–  l’unica cosa che dobbiamo fare per la nostra evoluzione spirituale, consiste nel pulire a fondo “la nostra vetrata”, in modo che “la luce” possa entrare ed uscire liberamente”
(a proposito non ci potrebbero venire in mente alcuni fenomeni esoterici di tradizioni soprattutto orientali, che ci parlano di “Illuminazione e Liberazione”? Ovviamente né di lampioni stradali, né di considerazioni politiche!)

Ora, che cosa può significare tutto ciò per l’interrogativo che sto ponendo?
Probabilmente che c’è una “sporcizia” che impedisce il flusso della conoscenza di “entrare” (o di attuarsi, di svilupparsi interiormente), nonché quella dell’espressione relativa per “uscire”, intendendo i concetti di luogo (“entrare” dal di fuori ed “uscire” dal di dentro) in modo allegorico, concernenti “aver accesso alla conoscenza” per poi eventualmente “esprimerla e trasmetterla”!
E in che cosa consisterebbe quindi “la sporcizia” che si dovrebbe pulire per rendere “la vetrata trasparente”, la nostra mente aperta, il nostro spirito “libero ed illuminato”, ossia in grado di trascendere le contingenze, valutandole “oggettivamente” e non soggettivamente, vale a dire non in modo egocentrico?

Mi azzardo a rispondere subito a questo interrogativo per precisare in seguito le seguenti affermazioni:
da un lato sono “i nostri schemi mentali”, che ci siamo creati inconsapevolmente o consapevolmente poco importa e questo “strada facendo”  sin da piccoli, dall’altro lato i “messaggi e dogmi” con i quali siamo stati nutriti sin dalla nostra più tenera infanzia (e magari lo siamo tuttora)!
Per quanto concerne questi fattori, credo proprio che in principio siano inevitabili: da piccoli non abbiamo l’età, l’esperienza, la distanza necessaria nonché gli strumenti mentali per poter sviluppare uno spirito critico nei loro confronti.
Più avanti, con il passare degli anni, li possiamo sviluppare, ma può sempre ancora persistere qualcosa che impedisce il loro progressivo dispiegamento.
Credo sia la nostra “chiusura mentale”, la nostra “ignoranza” che permette sia agli schemi che ai messaggi e dogmi di persistere (mi sembrano suppergiù dei “sinonimi”, aventi perlomeno e in definitiva i medesimi effetti), quindi sono limitati e limitanti per la loro stessa struttura: “chiusa, rigida, inamovibile, più involutiva che evolutiva”, un po’ secondo i principi della logica classica di “Non-contraddizione, d’Identità e del Terzo escluso“, oppure detto semplicisticamente:
“È così e non può essere diversamente”  (ossia non ci sono alternative)

Ciò che mi porta a Paul Diel (psicologo e filosofo franco-austriaco del secolo scorso, animatore della “Psicologia della motivazione”, ma non soltanto), che attribuiva tra l’altro a questo modo di procedere la funzione atta ad evitare la propria responsabilità, ossia la creazione “delle false giustificazioni”, di cui il mondo è strapieno, ciò che provoca in gran parte la “sporcizia”, infine la mancanza di “trasparenza della vetrata”.

Il vettore “afflusso di luce” rimane così bloccato e ci si compiace nei limiti imposti sia dagli schemi che dai messaggi e dai dogmi.
A questo punto cerchiamo di capire un po’ di che cosa sono composti dapprima i cosiddetti “schemi mentali” (e sarò ovviamente alquanto breve, almeno per dare un’idea del dove stiamo cercando di portare un po’ di “luce”).
Abbiamo un fattore importante che è “l’interpretazione della realtà”, realtà che non viene sempre interpretata in modo univoco, ma che può essere interpretata in diversi modi, a secondo dei punti vista, punti di vista che possono partire da posizioni più o meno favorevoli, portando da un lato a delle conclusioni valide, dall’altro a delle erranze (ciò che vale non soltanto per i bambini ma ovviamente anche per gli adulti)!

Anche se forse vi annoio ma non lo spero, desidero raccontarvi un aneddoto autentico che mi ha colpito, di una persona adulta che da piccolino, aveva all’incirca due anni, intravvide da una porta socchiusa e in una luce soffusa un grande panettone sotto l’albero di Natale che interpretò come se fosse un lupo, animale di cui aveva soltanto sentito parlare tramite le favole e il risultato fu che per parecchio tempo si rifiutò di mangiare del panettone: “per la paura sottostante di essere divorato da ciò che mangiava”, anche se ciò per un adulto può sembrare assurdo, irrazionale, mentre per un bambino così piccolo non lo è, poiché “vive ancora nell’irrazionalità”, si trova in pieno egocentrismo, in altre parole non riesce ancora a “decentrarsi”, ragione per cui ho da qualche parte (credo nella categoria degli “Aforismi” del medesimo blog), parafrasato l’affermazione, trasformandola da:
“Dio ha creato l’essere umano a sua immagine e somiglianza”, in
“L’uomo ha creato Dio a sua immagine e somiglianza, per proiettarlo poi nel cielo”!

E già che ci siamo, è proprio l’egocentrismo un fattore di rilievo, ossia quel riportare tutto a sé stessi, in cui il metro che misura la realtà è sempre il nostro “tornaconto”, è quel “procedere per tenere sempre conto soltanto di sé stessi”, ciò che ci porta all’antropomorfismo, in cui l’essere umano riduce tutto a sé stesso, un po’ come se fosse il Signore e Padrone della Vita, in cui può gestire tutto secondo i suoi desideri, la propria volontà, in altre parole con “un libero arbitrio illimitato”, o detto ancora diversamente e più tecnicamente, in modo “megalomaniaco” (e la megalomania è ormai diffusa ovunque a mo’ di pandemia)!

Per inciso e anche se mi si taccerà di eretico, poco importa:
per me, ma suppongo pure per terzi che non conosco, è proprio questo il cosiddetto “peccato originale”, che equivale al prendersi per “il Creatore” e non semplicemente per “la creatura”, il considerarsi il “Coronamento della Creazione” anche “l’Eletto, il Popolo Eletto” posto al di sopra di tutto quanto e non semplicemente “un pari”.
Possiamo trovare nel mito di “Lucifero”, descritto in modo esemplare questo tipo di realtà : “l’Angelo portatore di luce che si prende per colui che è la Luce!”
Il “portatore” ha una funzione ausiliaria, ma si considera e si comporta come se fosse il Creatore della Luce, la luce stessa…
Ed è perciò che si viene “espulsi dal Paradiso Terrestre, si viene precipitati negli Inferi”, perché a me sembra che le “Leggi Universali” non tollerino questo “peccato” contro Natura, poiché non corrisponde a una realtà implicita in ciò che gestisce la Vita!
Non esiste una Galassia, un Sistema Solare, un pianeta che sia al di sopra, che valga più di un altro corpo celeste: non un essere umano, un animale, una pianta, un insetto, un filo d’erba, una zolla di terra, un granello di sabbia superiore e-o con più valenza di un altro degli infiniti aspetti dell’Universo.
Il verticismo è un’assurda e a lungo termine controproducente invenzione umana: 
funzionalità e responsabilità sì, superiorità e più valenza no, decisamente!

L’antidoto? Sarebbe l’esercizio dell’umiltà: compito difficile, forse per noi uno degli esercizi più difficili! (Ne parlo pure in un’altra Monografia di questo blog: “L’umiltà e la nostra vita, omaggio all’umiltà”).
Dante descrive questo processo magistralmente quando si tratta del passaggio (con il “passo del saggio”, parafrasando l’alchimista Patrick Burensteinas) dall’Inferno al Paradiso, transitando dal Purgatorio dove per entrarvi si deve far atto di umiltà, perché è “la Via del Rientro”, quella necessaria per rientrare nel “Paradiso perduto”, Paradiso dal quale, prima o poi, le Leggi Universali ci espellono ogni qualvolta si vuol trasgredire i limiti posti a noi esseri umani, ad essere semplicemente delle creature, simili alle altre creature, non al Principio Creativo!

Credo di sapere che per molti questo può essere un linguaggio insostenibile, incomprensibile, forse anche assurdo e desidero aggiungere:
la vera Cultura, quella che non è periferica, di superficie, corrisponde a un continuo lavoro di conquista per cercare, trovare e percorrere questa “Via del Rientro”!
Che sia poi più o meno consapevole , è ancora un altro discorso…sul quale non mi attardo ora.
Credo pure di sapere che si potrebbe continuare ancora a lungo in questa direzione ma, essendomi già dilungato parecchio, desidero passare ai fattori “esterni”, ossia ai “messaggi e ai dogmi”.

Comincio dai messaggi, perché sono i primi che ci giungono cronologicamente sia dalla famiglia (dai genitori, fratelli e sorelle maggiori, parenti prossimi), dall’asilo, dalla scuola, insomma anche dai docenti e compagni:
“non si tocca, non si fa, non va bene, non sta bene, non fa bene, fa male, è male, si deve, non si deve, sei un pasticcione, non sei mai attento, dà bene la manina, saluta bene la signora, stupido, cretino, asino non capisci niente, sei un buono a nulla, se non mangi rimarrai un nanetto, se mangi troppo diventerai un pallone…e se continui così diventerai un “barbone”, ecc. ecc. ecc.

Poi giungono i dogmi dalle istituzioni religiose, dai partiti politici, dagli usi e costumi del luogo e dal momento storico, ossia dall’establishment, dalle filosofie, dalle sette, dalla moda, da correnti e insegnamenti variegati magari di breve durata, che lasciano il tempo che trovano:
“c’è un solo dio, sarà ma è trino, no ce ne sono tanti, non esiste è un’ invenzione umana, se non segui i suoi comandamenti finirai in Inferno, dove il Diavolo ti accoglierà in persona, no non ci sono né inferno né diavoli e non verrai punito per le tue malefatte, dovresti iscriverti al partito di sinistra, no a quello di centro che è un poco più realistico, perché quello di sinistra è utopico e ci porterà alla rovina economica;
ma che vestito porti, che macchina guidi, sono tutti obsoleti, devi aggiornarti! Che musica ascolti, che cosa leggi? Suvvia, non sarai nato due secoli fa e poi il tuo telefonino, ma svegliati un po’, in che secolo vivi?”
E così si potrebbe andare avanti ancora per un bel po’…ma suppongo che avete capito benissimo, altrimenti non saprei proprio come continuare!
Tento invece di continuare parlando “dell’antidoto”:
si tratta di azzerare un po’ “questo contatore-calcolatore”, cercando di liberarci dalle chiusure settarie (setta proviene da un lato da “sectare”, il seguire che forma poi dei seguaci, ma seguaci di che cosa se non di dogmi? Dall’altro lato da “secare”, tagliare, scindere e quindi “tagliar fuori”, ma da che cosa se non da una visione globale della realtà: oggi si direbbe da una visione olistica).

È appunto questa visione olistica, integrale, che permette alla “luce” di entrare, perché gli impedimenti sono i nostri pregiudizi, i giudizi affrettati, prematuri, visioni parziali, limitate della realtà, appunto di tipo egocentrico che non tengono sufficientemente conto del fatto che si tratta di considerazioni relative, relative ai nostri limiti quando non si evolve, non aprendoci su nuovi orizzonti (non “ripulendo a fondo le nostre vetrate” affinché la “luce” possa entrare ed uscire in un continuo viavai o non prendendo i “pezzetti dello specchio della verità in cui ci ammiriamo, per la verità nella sua integralità, prima che lo specchio cadesse dal cielo frantumandosi” come amava dire Mawlana Rumi!)

Mi fermo qui:
à vous de jouer, e se volete, si continui a cercare e ad esercitarsi!
Ma ancora un breve suggerimento contenuto nella sigla:
“ V.I.T.R.I.O.L…” (che forse conoscete già, ma repetita juvant):
Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem,
Osservando l’Interiorità dei Fenomeni e Rettificandone la visione Cerca e Trova la Sapienza, la Saggezza (…e non lasciate il compito soltanto in mano ad Harry Potter…)
Per inciso: Sapienza e Saggezza hanno a che fare con Sapore e Assaggiare!

*          *          *

Fine della Monografia                                                                                                 So long, I am around…

P.S. Questa voleva essere la descrizione del percorso, rimasto da un lato volutamente frammentario per lasciare spazio alla creatività dell’eventuale lettore, dall’altro lato incompleto per i limiti personali impliciti nella mia personalità, percorso abbozzato a partire da una piccola confezione di fazzoletti di carta, tenuta all’incontrario nel buio, con l’intenzione di aprirla normalmente, però senza riuscirvi! Strano vero?
E se fosse ancora vivo, Johann Wolfgang von Goethe forse chiederebbe:
“Quale sarebbe il breve senso del lungo discorso?”
Credo che gli risponderei:
V.I.T.R.I.O.L , con il detto di Mawlana Rumi !
(vedi l’inizio della Monografia)


 

 

 

 

 

 

 

 

About the Author

Beni Sascha Horowitz
Nato e cresciuto a Lugano (Svizzera, per chi non lo sapesse c'è anche una Lugano in Italia), ho studiato a Ginevra musica, psicologia e psicologia del lavoro (efficiency), pedagogia e pedagogia curativa. Ho praticato a Basilea e Lugano psicologia clinica e psicoterapia di tipo psicodinamico (avendo seguito un "Training psicoterapeutico) , ma indipendentemente da "Scuole", all'interno di Servizi Medico-Psicologici. Ho partecipato ai Corsi per Adulti in tanto quanto animatore di alcuni corsi tra il quali il Tai Chi Chuan, Rileggiamo Dante, I Miti del passato e l'uomo moderno, Il Diario personale creativo, Alla ricerca della propria identità, Psicologia e vita quotidiana, ecc. Sono rimasto sensibilmente influenzato dal Taoismo cinese e dallo Zen giapponese, senza pertanto diventare un "fedele seguace". Ho iniziato i tentativi di scrittura dopo il pensionamento. Ora sto cercando di proporre poco a poco alcuni miei scritti... Per eventuali chiarificazioni, sono raggiungibile tramite l'indirizzo e-mail: [email protected]

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