5. L’Aiuto di uno Studio Medico
Atto unico con qualche interruzione
La scena:
prevalentemente nello studio del cardiologo, ma non soltanto.
Era una splendida mattinata di primavera, tiepida quasi come d’estate e tutta la Natura sembrava luccicare come se fosse vestita con il suo bel costume della festa: la festa della Natura primaverile appena esplosa!!!
Artasann, così si chiamava il nostro giovane amico, che però tanto giovane non era, suppergiù (“nel mezzo del cammin di nostra vita…”). Però difendeva ancora bene la sua quarantina e si trovava per l’appunto in cammino verso lo studio del cardiologo dove il suo generalista lo aveva mandato per degli accertamenti, avendo avuto dei dubbi sulla natura delle eccesive e un po’ particolari aritmie del suo paziente.
Poiché aveva una grande fiducia e un grande rispetto per il cardiologo, che d’altronde era stato un suo ex compagno di scuola prima e degli studi universitari poi, mandava volentieri i propri pazienti da lui quando aveva dei dubbi riguardanti il sistema cardiovascolare.
Artasann, che conosceva già lo studio, come di consueto suonò ed entrò, ma oh, meraviglia…non si trovò davanti la solita segretaria ormai vicina al ritiro, che doveva essere stata lì sin dall’apertura dello studio, bensì di fronte a una bellissima giovane donna con tanto di grembiule bianchissimo e soprattutto dei bellissimi capelli rossi, d’un rosso speciale, tipo Tiziano ma un po’ più chiaro e che luccicava quasi come se si trattasse d’oro e che invadevano la parte superiore del grembiule, creando sul bianco un effetto ancor più prorompente!
– Ha un appuntamento? chiese gentilmente la stupenda chioma rossa e Artasann, alquanto impacciato, quasi balbetttando perché impressionato:
– Sì…se non sba…glio…con il Dr. von Bron…stolfer…alle dieci e trenta…
Ebbe un susseguente attacco di tosse, però senza avere la tosse, ma anche senza poter togliere lo sguardo dall’assistente, forse causa della sua tosse senza tosse!
Lei gli chiese alcuni ragguagli sulle sue coordinate e Artasann tagliò corto ma con garbo:
– Guardi…nulla è cambiato, tutto è…rimasto identico alle volte precedenti…
– Anche la cassa malattia? chiese il diafano viso sotto la lussureggiante chioma, aggiungendo:
– Sa, glielo chiedo perché di questi tempi molti pazienti hanno cambiato le Compagnie Assicurative, anche perché ne sono nate alcune nuove che hanno promesso chissà quali vantaggi a prezzi stracciati, dalle quali la metto però in guardia, perché bisogna essere alquanto guardingo se non ci si vuole poi ritrovare con una serie di soprese: scusi se glielo dico, ma girano dei furbacchioni che sanno sfruttare la credulità e disattenzione dei pazienti…e in men che meno ti ritrovi con un documento firmato di cose che in fondo non volevi!
Artasann rimase stupito di questo gesto preventivo: era la prima volta che lo si metteva in guardia così chiaramente:
– La ringrazio…ha fatto bene a dirmelo, perché proprio di questi tempi stavo cercando dei cambiamenti, ma il rappresentante delle prima Assicuratrice che ho interpellato non mi ha convinto e sono diventato alquanto diffidente…(breve pausa) ma forse lei mi potrebbe consigliare, poiché sembra alquanto edotta in questo campo!
– Volentieri ma in un altro momento, perché ora sono un po’ alle strette con il tempo e quindi la prego di accomodarsi in sala d’attesa.
Artasann seguì l’invito, ma dopo poco riapparve la chioma fiammante, come se volesse riordinare le riviste sul tavolino centrale, che però erano già ben ordinate e Artasann, intuendo che non era semplicemente venuta per ordinare le riviste, ne approfittò:
– Scusi se mi permetto, ma la trovo bellissima, è un piacere guardarla…
Gli occhi s’illuminarono e il volto dell’Assistente assunse quasi i colori dei capelli, dopo di che fece un breve inchino.
– Grazie…molto gentile…non ricordo quando me lo sono sentito dire la scorsa volta…e Artasann di rimando:
– Ma sta scherzando…non mi dirà sul serio che…
– Ma sì, è proprio così…anch’io non capisco perché…non credo di essere così male sia fisicamente che caratterialmente…
– Ma che cosa sta succedendo ai giovani di oggi, stanno diventando scemi, o che cosa?
– Guardi, non glielo saprei proprio dire…
– Forse rimangono impressionati, intimoriti, inibiti dalla sua bellezza…per cui non osano!
– Ma perché, mi trova così bella?
– Non solo bella…bellissima e poi gentile, dolce, affabile per quanto ho potuto vedere finora, insomma una donna…da sposare!
E lì Artasann si rese conto che forse aveva spinto un po’ troppo…che aveva fatto il proverbiale “passo più lungo della gamba”…infatti l’assistente fece una prolungata pausa… si vedeva che era imbarazzata, poi improvvisamente:
– Scusi, ma devo andare, il dovere mi chiama…credo che il dottore sarà pronto tra poco per riceverla…
– Spero di non averla offesa…
– No, no… magari ne possiamo parlare un’altra volta…
– Beh, io ci terrei molto e…
In quel momento il medico la chiamò:
– Vhlasia, per favore potrebbe venire un momento? E Vhlasia ad Artasann:
– Anch’io lo spero…
– Per me, di certo con grande piacere!
Vhlasia uscì di scena e poco dopo venne il medico in persona per invitare Artasann ad accomodarsi nel suo studio.
Gli esami si svolsero secondo rito e in conclusione il medico sentenziò che secondo lui la frequenza delle aritmie era elevata e che avrebbe voluto controllare meglio e con più precisione la situazione, proponendo un Holter cardiaco per almeno 24 ore e poiché Artasann si dichiarò consenziente, il dottore chiamò tramite il citofono:
– Vhlasia, potrebbe per cortesia applicare al signor Artasann un Holter 24 ? Grazie!
La giovane giunse subito e invitò Artasann in uno studiolo separato per preparare l’apparecchio e mentre Vhlasia gli stava applicando gli elettrodi, Artasann fece un gesto, anche se discreto, come per toglierle una ciocca di capelli dal viso e al momento che volle continu-are passando con il dorso della mano sulla guancia a mo’ di carezza, lei indietreggiò:
– Scusi…non qui e non adesso…anch’io vorrei, ma non qui e non adesso…le spiegherò poi…, concludendo poco a poco l’applicazione del Holter.
A quel preciso momento entrò il medico:
– Fatto…a posto?
– Sì dottore…
– Bene…allora signor Artasann torni domani più o meno alla medesima ora per farsi togliere l’apparecchio…analizzerò il tracciato e vedremo se e che cosa sarà indicato intraprendere! Ha forse ancora bisogno di un biglietto per l’appuntamento?
– Sì grazie…forse è più sicuro…
ovviamente Artasann voleva rimanere ancora un momento a tu per tu con Vhlasia, ma il momento fu breve, sempre sotto lo sguardo attento del medico.
– Grazie, a domani…
– Buon pomeriggio, a domani…
Artasann se ne andò alquanto deluso, perché desiderava più spazio e tempo per intrattenersi con Vhlasia e si chiese se poteva essere così anche per la giovane donna!
Il giorno dopo si recò perfino un po’ in anticipo per far togliere gli elettrodi, ma dovette aspettare un po’ poiché Vhlasia era occupata con il dottore e un altro paziente.
Artasann si rese conto che non gradiva molto quella situazione, perché il paziente era alquanto giovane e, avendolo intravvisto un momentino in sala d’attesa, alquanto piacevole d’aspetto. Però non dovette attendere molto:
– Allora, dormito bene con quel coso? chiese sorridendo Vhlasia.
– No, ma non a causa di quel “coso”!
– Come mai?
– Ne parleremo forse un’altra volta…
– Perché forse?…non ci sarà un’altra volta?
– Io spero proprio di sì, ma è preferibile che riporti in altra sede il racconto delle cause della mia insonnia!
– Ah! fece Vhlasia…che sembrava aver capito di che cosa avrebbe potuto trattarsi…e si diede daffare per togliere l’apparecchio e portarlo al medico.
Quello apparve sul passo della porta:
– Allora signor Artasann, analizzerò il tracciato e ne riparleremo tra qualche giorno…nel frattempo la mia collaboratrice le darà un nuovo appuntamento…buon pomeriggio…
e si ritirò nel suo studio dove lo aspettava già un altro paziente.
Nel mentre Vhlasia, preparò il biglietto per Artasann, mettendoglielo in mano in modo particolare, forse un po’ carezzevole:
– Sarà per dopodomani, prima non è possibile…
– Io spero che ci sentiremo prima…sono a casa in fine pomeriggio e tu hai le mie coordinate, ragione per cui, se vuoi e puoi, una tua telefonata mi farà molto piacere, così potremo spiegare tranquillamente i problemi ai quali abbiamo accennato!
A Vhlasia quel “tu” improvviso andò dritto al cuore, facendole provare come una strana vampata di calore…
– Sì, d’accordo, ciao…
E Artasann uscì per prendere l’ascensore…
A quel punto successe qualcosa di alquanto strano, inabituale:
Vhlasia si alzò, avvicinandosi alla porta d’uscita per seguire Artasann, ma in quel momento il dottore apparve sulla soglia del suo studio:
– Dove sta andando così di fretta?
Vhlasia con prontezza di spirito prese un biglietto per gli appuntamenti vergine dalla scrivania, nascondendone il contenuto nel palmo della mano:
– Il signor Artasann ha dimenticato il suo biglietto degli appuntamenti e sto cercando di raggiungerlo perché non deve essere molto lontano…
– Ah, fece il medico…va bene, ma torni subito!
– Sì, sì, certo…aggiunse Vhlasia e sgusciò fuori dalla porta, facendo appena in tempo ad infilarsi tra le porte dell’ascensore che si stavano chiudendo e nel precipitarsi finì senza volere tra le braccia di Artasann che l’accolse con entusiasmo, suggellando l’inaspettato arrivo con un intenso bacio.
Quando le labbra si staccarono Vhlasia non fece che esclamare:
– Finalmente!
Artasann schiacciò quindi il bottone di salita dell’ascensore fino all’ultimo piano per scendere poi al pianterreno sempre abbracciati e baciandosi, perfino in difficoltà nel staccarsi l’uno dall’altra all’aprirsi automatico delle porte.
– Ora devo proprio andare, altrimenti come faccio a spiegare al dottore un’assenza prolungata?
– D’accordo tesoro, ci sentiamo più tardi…
– Sì, ci conto, mi piaci proprio, ciao…
E mentre lei risalì, Artasann uscì sulla strada con l’aria un po’ imbambolata…
Verso la fine del pomeriggio nell’appartamento di Artasann squillò il telefono:
– Siii?
– Sei tu Artasann?
– Certo, ero impaziente di ricevere la tua chiamata!
– Dapprima vorrei chiarire le due cose rimaste in sospeso e che era preferibile dirci fuori dallo studio, anche perché il dottore continua a controllarmi, come avrai potuto notare, perché tutt’a un tratto si fa vivo, anche quando non c’è alcun bisogno della sua presenza. Ti devo confessare che continua a farmi il filo, pur essendo sposato e avendo moglie e figli…
– In un certo qual senso lo capisco, perché avendo sotto gli occhi una persona come te tutto il giorno e durante i giorni lavorativi…
– Va bene, ma è sposato, ha famiglia e poi…e poi…non è il mio tipo!
– Ah, e come sarebbe il tuo tipo?
– Mi stai prendendo in giro? Non ti ho provato che sei tu il mio tipo?
– Scusa…e tu sei la mia stella e ne sono felicissimo…
– E qual è l’insonnia che ti ha fatto dormire male?
– Puoi immaginartelo…pensavo a te e desideravo tanto di averti al mio fianco in quel letto troppo grande per una persona sola…e non riuscivo a chiudere occhio!
– Ma spero che a ciò potremo rimediare…però smettiamo di sognare e diventiamo più concreti: quando ci troviamo? per me anche stasera…anzi stasera assolutamente!
– Ti andrebbe se per cominciare ci trovassimo per una buona cenetta nel ristorante “Ai Lampioni Verdi” in via delle Betulle?
– Oh sì d’accordo, è un posto che mi piace molto…diciamo alle otto e mezzo?
– Perfetto, ciao tesoro, a presto…riserverò due bei posti…
– Senti come ti stringo forte forte? Sono contenta di ritrovarti!
(e i due interruppero la loro chiamata…)
* * *
So long, I am around…
Fine della scena unica
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